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Il ritorno dei Ribelli

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  • Il ritorno dei Ribelli

    Girovagando tra paludi, deserti, boschi e lande, ormai non ricordo quanti soli sono sorti e tramontati , vago per le terre città locande , il pensiero fisso dei miei fratelli caduti mi logora mi affligge ,sembra ieri quando il viso della principessa Lady Viridiana Proudmoore ,gioioso e splendido illuminava la notte … ma quando la notte si fa più buia i ricordi più tenebrosi si materializzano nella mia mente , il rapimento di Farz fratello minore della principessa, il sangue, il complotto, la nostra principessa tradita, la fuga ,la ribellione ,valorosi guerrieri e potenti maghi decisero di schierarsi al fianco della nostra eroina , ricordo ancora i loro nomi :Elius ,Dark Cross, Osmandasal , Darath Sideblade ,Paladine , Leben ,Frank Spidif, Brazor e tanti altri , incuranti del pericolo hanno difeso con tutte le loro forze la nostra Principessa , esiliati maltrattati hanno trovato rifugio in una piccola città ai tempi chiamata Deep Water, ci furono molti scontri, molti sono caduti la ribellione e l’amore verso Viridiana era immenso, si unirono in sua difesa :cavalieri, assassini, maghi, necromanti, tutti uniti con un unico scopo , quella piccola città divenne una roccaforte, guidati dal saggio Elius, con il passare delle lune quel manipolo di persone divenne sempre più numeroso, sempre più unito, le mura della città divennero impenetrabili, difese fino alla morte, il nostro nome echeggiava ovunque, eravamo diventati i RIBELLI i RIBELLI DI DEEP! Ormai i tempi gloriosi della ribellione sono passati, ognuno ha intrapreso la propria strada i RIBELLI sono dispersi , qualcuno è diventato un valoroso capo, altri esperti e apprezzati mercanti i vecchi maghi tornati a studiare nelle loro dimore, io Leben sono un povero vagabondo ormai perso nei miei boschi, amico delle creature che ci abitano con cui condivido il mio girovagare ma un legame mi lega a quei valorosi uomini e donne un patto di sangue, un giuramento che tutti coloro che ne hanno fatto parte lo portano nel cuore, non è un simbolo ne un arma ma solo il ricordo indelebile delle gesta di quel gruppo di persone pronte a morire per una causa. Forse il mio cuore si è indebolito con il passare del tempo, dopo molto girovagare sono capitato su quelle terre che abbiamo difeso , tutto è cambiato tutto è diverso, anche il nome della cittadella è cambiato, con i pochi risparmi ho comprato la vecchia casa alle porte del tanto amato castello, combatto contro Orchi che assediano la zona , disperato scruto l’orizzonte con la speranza di rincontrare qualcuno del valorosi fratelli , forse sono un un’illuso, forse sono rimasto solo, forse un giorno il tempo mi darà le risposte.
    PG : Leben (RoD)

  • #2
    Il sole sembrava non voler sorgere quella mattina.
    Elius era rimasto sveglio per tutta la notte, la sua prima notte a Deepwater dopo la dipartita dei Ribelli.
    L'ardore che aveva mosso le loro gesta non era stato sopito dagli eventi; non riusciva però ad accettare che la Regina Viridiana fosse ancora nel mondo dell'oblio.
    Passò l'intera notte seduto davanti l'ingresso della palude di Shorewards, che ormai dava il nome a tutta la zona.
    Deepwater era stata forse dimenticata? I sogni, le battaglie, la passione dei Ribelli erano state inutili?
    La non-vita che avevano scelto era probabilmente più lieve per le loro anime rispetto alla vista che si apriva oggi ai loro occhi.
    Mastro Titta lo aveva scorto dalla finestra della sua torre ma aveva deciso di lasciarlo solo con i suoi pensieri; sconfiggere i fantasmi
    che divoravano la sua mente era forse il primo passo da compiere per tornare ad essere nuovamente libero.

    Al primo bagliore dell'aurora Elius alzò al cielo lo sguardo, si asciugò gli occhi e si rialzò, per tornare verso quello che un tempo era il castello di Deepwater,
    oasi di pace e bellezza, ora diventato un banale mercato senza più ricordi.
    Quando aprì la porta ebbe un groppo in gola: i suoi compagni erano già lì ad aspettarlo.
    Anche loro non avevano chiuso occhio quella notte ed Elius era l'unico che potesse risvegliarli dal torpore e dallo sconforto che li attanagliava.

    "Lei non è con noi", disse con lo sguardo fisso verso il bonsai che oramai non emanava più alcuna aura magica.

    "Dobbiamo riportarla indietro, subito!", esclamò Frank Spidif alzando il pugno e sferrando fendenti nell'aria
    con l'unica spada che aveva trovato quella notte, rovistando nelle vecchie ceste accatastate fuori la torre di Mastro Titta.

    -"Calmo Frank" -sussurrò Osmadansal - "questa volta le armi non funzioneranno".
    Dobbiamo anzitutto ritrovare noi stessi se vogliamo riprenderci la nostra Regina.

    Le saggie parole del Mago scossero Dark Cross, che poggiando una mano sul suo amico Gilgamesh disse con un filo di voce:

    -"Stai pensando a dove sia nascosto?"

    No, esclamò Gilgamesh con un sorriso: "Sto pensando a quando andremo, non si nasconde nulla a un ID, ricordi?"

    I due si fecero un cenno di intesa e salutarono i Ribelli:
    "Torneremo prima che cali il sole, state bene Compagni e non fate nulla senza di noi.

    "Dove andate", chiese Leben, fino a quel momento rimasto silente:
    "E' ovvio amico mio, a ritrovare noi stessi" rispose Dark Cross chiudendo il grande portone con delicatezza.

    I due si allontanarono sui loro Lama, sembrando essere sicuri della direzione da prendere.
    Arrivarono a Nujelm dopo qualche ora, il sole era alto e i Lama iniziavano ad avere fame; scesero dalle
    cavalcature per fare più in fretta perchè erano quasi giunti a destinazione.

    La casa di Francis era ormai vuota e cadente ma a pochi metri, nascosto da grandi erbe rampicanti.
    Sembrava che le liane degli alberi si fossero unite alla terra come per uno strano sortilegio.
    Gilgamesh esclamò alcune frasi druidiche, incomprensibili per il Padrino, che negli anni aveva perso
    le sue doti magiche per imparare nuove arti: cucina, pesca e coltivazione.

    Appena Gilgamesh ebbe finito, le liane si ritirarono fulmineamente per lasciare finalmente libera la Sua statua.
    Il Sacro Porco era rimasto lì per tutto questo tempo, immobile e nascosto.
    I due iniziarono ad inchinarsi ripetutamente, come era solito fare ogni membro della Istitutio Dolosa.
    Di rimando la statua pacchiana emanò un lieve suono, impercettibile ai più ma inconfondibile per i due amici:
    *Oink*

    In quel momento gli occhi di Gilgamesh e Dark Cross cambiarono espressione, anche le loro anime perdute erano finalmente tornate.
    Non ebbero bisogno di aggiungere nulla, si guardarono, si abbracciarono e si accommiatarono dal Sacro Porco con un'ultima serie di inchini.

    Quella sera fecero ritorno al Castello prima del buio e trovarono tutti gli altri compagni Ribelli, riuniti a casa di masdtro Titta.
    Elius preparava pozioni per capire se ancora ricordava tutte le arti magiche che un tempo lo avevano reso celebre.
    Leben aveva incontrato vecchi compagni, ora fuorilege, con cui si era unito per ritrovare la sua vecchia carica interiore.
    Frank affilava la spada con meticolosità, controllando che la lama fosse in grado di tagliare di netto anche una vecchia pergamena ingiallita.
    Osmadansal batteva in terra la sua staffa, ripetendo a memoria tutte le magie conosciute.
    Penelope, un tempo sposa di Dark Cross, era andata a cercare degli animali da portare a casa, sarebbe stato bello tornare a dare vita a nuove specie,
    come faceva un tempo.
    Poco prima della dipartita, Penelope e Dark Cross erano stati vittime di un maligno sortilegio che aveva cancellato la memoria del loro amore.
    Penelope aveva ancora con sè il loro anello, di un colore pacchiano mai visto prima; l'unica scritta rimasta all'interno però era irriconoscibile: sposa di @#rç

    Mastro Titta era seduto su un vecchio sgabello e scrutava attentamente i Ribelli, forse per essere certo di non aver commesso un grande errore nel
    riportarli indietro.

    Improvvisamente la quiete fu squarciata da un boato che veniva dalla palude. Penelope tornò sanguinante e pallida in volto.
    Cosa è successo cara? chiese dark Cross, come se nessun sortilegio potesse oscurare del tutto la sua passione verso la donna:
    "Non lo sò, non l'ho mai visto prima, ma ci ucciderà tutti", rispose con voce tremolante e affaticata.

    Frank Spidif fu il primo ad aprire la porta di casa, correndo a piedi verso la palude con la sola spada in mano.
    Ancora un altro boato, poi una figura claudicante si avvicinava alla torre; la figura smise di camminare, si fermò e svenne a terra.
    Era Frank.

    Nessuno di loro aveva mai visto cadere Frank in così poco tempo; evidentemente penelope aveva ragione, non era creatura di questo mondo.
    Tutto il gruppo allora decise di spingersi con ircospezione all'interno della palude, magari avrebbero potuto comprendere di cosa si trattasse per poi
    sferrare un attacco tattico; non avevano cerrrto dimenticato l'arte della tattica militare che in molte occasioni aveva supplito alla modesta forza in combattimenti dellamaggior parte dei membri.

    Mastro Titta immaginava cosa fosse; aveva sperato fin a quel momento che le maledizioni lanciate dall'oltretomba non si incarnassero su questo mondo.
    Invece così era stato e la bestia scelta era un grande dragone, più grande dei soliti draghi abitanti su Sosaria e di un colore mai visto per un drago: lo Zulu.
    L'oscuro signore dell'oblio era arrivato su Sosaria, sotto forma di un grande Zulu Dragon, per reclamare le anime che gli erano state sottratte dall'incantesimo di Mastro Titta.

    Quando il drago li vide, poco prima di sparare fuoco sul terreno paludoso facendolo ribollire, fece uscire un fortissimo rumore gutturale dale fauci che risultò purtroppo comprensibile a tutti:
    "Tornerete tutti con me", aveva detto.

    Il gruppo corse indietro verso Deepwater e, solo dopo aver curato Frank, rientrò in casa per fare il punto della situazione.
    Mastro Titta aveva chiaro in mente cosa fare: "Compagni", esordì con tono fermo ma preoccupato, "abbiamo due strade da scegliere: la prima è il ritorno all'oblio,
    in quella stasi comatosa che vi ha avvolto finora. L'altra è combattere e tornare a calcare le vie di Sosaria.
    Con o senza la nostra Regina.

    -continua-
    Dark Cross [RoD]
    Penelope [MeF]
    Un pacchiano è per sempre

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    • #3
      Il sole sembrava non voler sorgere quella mattina.
      Elius era rimasto sveglio per tutta la notte, la sua prima notte a Deepwater dopo la dipartita dei Ribelli.
      L'ardore che aveva mosso le loro gesta non era stato sopito dagli eventi; non riusciva però ad accettare che la Regina Viridiana fosse ancora nel mondo dell'oblio.
      Passò l'intera notte seduto davanti l'ingresso della palude di Shorewards, che ormai dava il nome a tutta la zona.
      Deepwater era stata forse dimenticata? I sogni, le battaglie, la passione dei Ribelli erano state inutili?
      La non-vita che avevano scelto era probabilmente più lieve per le loro anime rispetto alla vista che si apriva oggi ai loro occhi.
      Mastro Titta lo aveva scorto dalla finestra della sua torre ma aveva deciso di lasciarlo solo con i suoi pensieri; sconfiggere i fantasmi
      che divoravano la sua mente era forse il primo passo da compiere per tornare ad essere nuovamente libero.

      Al primo bagliore dell'aurora Elius alzò al cielo lo sguardo, si asciugò gli occhi e si rialzò, per tornare verso quello che un tempo era il castello di Deepwater,
      oasi di pace e bellezza, ora diventato un banale mercato senza più ricordi.
      Quando aprì la porta ebbe un groppo in gola: i suoi compagni erano già lì ad aspettarlo.
      Anche loro non avevano chiuso occhio quella notte ed Elius era l'unico che potesse risvegliarli dal torpore e dallo sconforto che li attanagliava.

      "Lei non è con noi", disse con lo sguardo fisso verso il bonsai che oramai non emanava più alcuna aura magica.

      "Dobbiamo riportarla indietro, subito!", esclamò Frank Spidif alzando il pugno e sferrando fendenti nell'aria
      con l'unica spada che aveva trovato quella notte, rovistando nelle vecchie ceste accatastate fuori la torre di Mastro Titta.

      -"Calmo Frank" -sussurrò Osmadansal - "questa volta le armi non funzioneranno".
      Dobbiamo anzitutto ritrovare noi stessi se vogliamo riprenderci la nostra Regina.

      Le saggie parole del Mago scossero Dark Cross, che poggiando una mano sul suo amico Gilgamesh disse con un filo di voce:

      -"Stai pensando a dove sia nascosto?"

      No, esclamò Gilgamesh con un sorriso: "Sto pensando a quando andremo, non si nasconde nulla a un ID, ricordi?"

      I due si fecero un cenno di intesa e salutarono i Ribelli:
      "Torneremo prima che cali il sole, state bene Compagni e non fate nulla senza di noi.

      "Dove andate", chiese Leben, fino a quel momento rimasto silente:
      "E' ovvio amico mio, a ritrovare noi stessi" rispose Dark Cross chiudendo il grande portone con delicatezza.

      I due si allontanarono sui loro Lama, sembrando essere sicuri della direzione da prendere.
      Arrivarono a Nujelm dopo qualche ora, il sole era alto e i Lama iniziavano ad avere fame; scesero dalle
      cavalcature per fare più in fretta perchè erano quasi giunti a destinazione.

      La casa di Francis era ormai vuota e cadente ma a pochi metri, nascosto da grandi erbe rampicanti.
      Sembrava che le liane degli alberi si fossero unite alla terra come per uno strano sortilegio.
      Gilgamesh esclamò alcune frasi druidiche, incomprensibili per il Padrino, che negli anni aveva perso
      le sue doti magiche per imparare nuove arti: cucina, pesca e coltivazione.

      Appena Gilgamesh ebbe finito, le liane si ritirarono fulmineamente per lasciare finalmente libera la Sua statua.
      Il Sacro Porco era rimasto lì per tutto questo tempo, immobile e nascosto.
      I due iniziarono ad inchinarsi ripetutamente, come era solito fare ogni membro della Istitutio Dolosa.
      Di rimando la statua pacchiana emanò un lieve suono, impercettibile ai più ma inconfondibile per i due amici:
      *Oink*

      In quel momento gli occhi di Gilgamesh e Dark Cross cambiarono espressione, anche le loro anime perdute erano finalmente tornate.
      Non ebbero bisogno di aggiungere nulla, si guardarono, si abbracciarono e si accommiatarono dal Sacro Porco con un'ultima serie di inchini.

      Quella sera fecero ritorno al Castello prima del buio e trovarono tutti gli altri compagni Ribelli, riuniti a casa di masdtro Titta.
      Elius preparava pozioni per capire se ancora ricordava tutte le arti magiche che un tempo lo avevano reso celebre.
      Leben aveva incontrato vecchi compagni, ora fuorilege, con cui si era unito per ritrovare la sua vecchia carica interiore.
      Frank affilava la spada con meticolosità, controllando che la lama fosse in grado di tagliare di netto anche una vecchia pergamena ingiallita.
      Osmadansal batteva in terra la sua staffa, ripetendo a memoria tutte le magie conosciute.
      Penelope, un tempo sposa di Dark Cross, era andata a cercare degli animali da portare a casa, sarebbe stato bello tornare a dare vita a nuove specie,
      come faceva un tempo.
      Poco prima della dipartita, Penelope e Dark Cross erano stati vittime di un maligno sortilegio che aveva cancellato la memoria del loro amore.
      Penelope aveva ancora con sè il loro anello, di un colore pacchiano mai visto prima; l'unica scritta rimasta all'interno però era irriconoscibile: sposa di @#rç

      Mastro Titta era seduto su un vecchio sgabello e scrutava attentamente i Ribelli, forse per essere certo di non aver commesso un grande errore nel
      riportarli indietro.

      Improvvisamente la quiete fu squarciata da un boato che veniva dalla palude. Penelope tornò sanguinante e pallida in volto.
      Cosa è successo cara? chiese dark Cross, come se nessun sortilegio potesse oscurare del tutto la sua passione verso la donna:
      "Non lo sò, non l'ho mai visto prima, ma ci ucciderà tutti", rispose con voce tremolante e affaticata.

      Frank Spidif fu il primo ad aprire la porta di casa, correndo a piedi verso la palude con la sola spada in mano.
      Ancora un altro boato, poi una figura claudicante si avvicinava alla torre; la figura smise di camminare, si fermò e svenne a terra.
      Era Frank.

      Nessuno di loro aveva mai visto cadere Frank in così poco tempo; evidentemente penelope aveva ragione, non era creatura di questo mondo.
      Tutto il gruppo allora decise di spingersi con ircospezione all'interno della palude, magari avrebbero potuto comprendere di cosa si trattasse per poi
      sferrare un attacco tattico; non avevano cerrrto dimenticato l'arte della tattica militare che in molte occasioni aveva supplito alla modesta forza in combattimenti dellamaggior parte dei membri.

      Mastro Titta immaginava cosa fosse; aveva sperato fin a quel momento che le maledizioni lanciate dall'oltretomba non si incarnassero su questo mondo.
      Invece così era stato e la bestia scelta era un grande dragone, più grande dei soliti draghi abitanti su Sosaria e di un colore mai visto per un drago: lo Zulu.
      L'oscuro signore dell'oblio era arrivato su Sosaria, sotto forma di un grande Zulu Dragon, per reclamare le anime che gli erano state sottratte dall'incantesimo di Mastro Titta.

      Quando il drago li vide, poco prima di sparare fuoco sul terreno paludoso facendolo ribollire, fece uscire un fortissimo rumore gutturale dale fauci che risultò purtroppo comprensibile a tutti:
      "Tornerete tutti con me", aveva detto.

      Il gruppo corse indietro verso Deepwater e, solo dopo aver curato Frank, rientrò in casa per fare il punto della situazione.
      Mastro Titta aveva chiaro in mente cosa fare: "Compagni", esordì con tono fermo ma preoccupato, "abbiamo due strade da scegliere: la prima è il ritorno all'oblio,
      in quella stasi comatosa che vi ha avvolto finora. L'altra è combattere e tornare a calcare le vie di Sosaria.
      Con o senza la nostra Regina.





      - continua -
      Dark Cross [RoD]
      Penelope [MeF]
      Un pacchiano è per sempre

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      • #4
        Il sole sembrava non voler sorgere quella mattina.
        Elius era rimasto sveglio per tutta la notte, la sua prima notte a Deepwater dopo la dipartita dei Ribelli.
        L'ardore che aveva mosso le loro gesta non era stato sopito dagli eventi; non riusciva però ad accettare che la Regina Viridiana fosse ancora nel mondo dell'oblio.
        Passò l'intera notte seduto davanti l'ingresso della palude di Shorewards, che ormai dava il nome a tutta la zona.
        Deepwater era stata forse dimenticata? I sogni, le battaglie, la passione dei Ribelli erano state inutili?
        La non-vita che avevano scelto era probabilmente più lieve per le loro anime rispetto alla vista che si apriva oggi ai loro occhi.
        Mastro Titta lo aveva scorto dalla finestra della sua torre ma aveva deciso di lasciarlo solo con i suoi pensieri; sconfiggere i fantasmi
        che divoravano la sua mente era forse il primo passo da compiere per tornare ad essere nuovamente libero.

        Al primo bagliore dell'aurora Elius alzò al cielo lo sguardo, si asciugò gli occhi e si rialzò, per tornare verso quello che un tempo era il castello di Deepwater,
        oasi di pace e bellezza, ora diventato un banale mercato senza più ricordi.
        Quando aprì la porta ebbe un groppo in gola: i suoi compagni erano già lì ad aspettarlo.
        Anche loro non avevano chiuso occhio quella notte ed Elius era l'unico che potesse risvegliarli dal torpore e dallo sconforto che li attanagliava.

        "Lei non è con noi", disse con lo sguardo fisso verso il bonsai che oramai non emanava più alcuna aura magica.

        "Dobbiamo riportarla indietro, subito!", esclamò Frank Spidif alzando il pugno e sferrando fendenti nell'aria
        con l'unica spada che aveva trovato quella notte, rovistando nelle vecchie ceste accatastate fuori la torre di Mastro Titta.

        -"Calmo Frank" -sussurrò Osmadansal - "questa volta le armi non funzioneranno".
        Dobbiamo anzitutto ritrovare noi stessi se vogliamo riprenderci la nostra Regina.

        Le saggie parole del Mago scossero Dark Cross, che poggiando una mano sul suo amico Gilgamesh disse con un filo di voce:

        -"Stai pensando a dove sia nascosto?"

        No, esclamò Gilgamesh con un sorriso: "Sto pensando a quando andremo, non si nasconde nulla a un ID, ricordi?"

        I due si fecero un cenno di intesa e salutarono i Ribelli:
        "Torneremo prima che cali il sole, state bene Compagni e non fate nulla senza di noi.

        "Dove andate", chiese Leben, fino a quel momento rimasto silente:
        "E' ovvio amico mio, a ritrovare noi stessi" rispose Dark Cross chiudendo il grande portone con delicatezza.

        I due si allontanarono sui loro Lama, sembrando essere sicuri della direzione da prendere.
        Arrivarono a Nujelm dopo qualche ora, il sole era alto e i Lama iniziavano ad avere fame; scesero dalle
        cavalcature per fare più in fretta perchè erano quasi giunti a destinazione.

        La casa di Francis era ormai vuota e cadente ma a pochi metri, nascosto da grandi erbe rampicanti.
        Sembrava che le liane degli alberi si fossero unite alla terra come per uno strano sortilegio.
        Gilgamesh esclamò alcune frasi druidiche, incomprensibili per il Padrino, che negli anni aveva perso
        le sue doti magiche per imparare nuove arti: cucina, pesca e coltivazione.

        Appena Gilgamesh ebbe finito, le liane si ritirarono fulmineamente per lasciare finalmente libera la Sua statua.
        Il Sacro Porco era rimasto lì per tutto questo tempo, immobile e nascosto.
        I due iniziarono ad inchinarsi ripetutamente, come era solito fare ogni membro della Istitutio Dolosa.
        Di rimando la statua pacchiana emanò un lieve suono, impercettibile ai più ma inconfondibile per i due amici:
        *Oink*

        In quel momento gli occhi di Gilgamesh e Dark Cross cambiarono espressione, anche le loro anime perdute erano finalmente tornate.
        Non ebbero bisogno di aggiungere nulla, si guardarono, si abbracciarono e si accommiatarono dal Sacro Porco con un'ultima serie di inchini.

        Quella sera fecero ritorno al Castello prima del buio e trovarono tutti gli altri compagni Ribelli, riuniti a casa di masdtro Titta.
        Elius preparava pozioni per capire se ancora ricordava tutte le arti magiche che un tempo lo avevano reso celebre.
        Leben aveva incontrato vecchi compagni, ora fuorilege, con cui si era unito per ritrovare la sua vecchia carica interiore.
        Frank affilava la spada con meticolosità, controllando che la lama fosse in grado di tagliare di netto anche una vecchia pergamena ingiallita.
        Osmadansal batteva in terra la sua staffa, ripetendo a memoria tutte le magie conosciute.
        Penelope, un tempo sposa di Dark Cross, era andata a cercare degli animali da portare a casa, sarebbe stato bello tornare a dare vita a nuove specie,
        come faceva un tempo.
        Poco prima della dipartita, Penelope e Dark Cross erano stati vittime di un maligno sortilegio che aveva cancellato la memoria del loro amore.
        Penelope aveva ancora con sè il loro anello, di un colore pacchiano mai visto prima; l'unica scritta rimasta all'interno però era irriconoscibile: sposa di @#rç

        Mastro Titta era seduto su un vecchio sgabello e scrutava attentamente i Ribelli, forse per essere certo di non aver commesso un grande errore nel
        riportarli indietro.

        Improvvisamente la quiete fu squarciata da un boato che veniva dalla palude. Penelope tornò sanguinante e pallida in volto.
        Cosa è successo cara? chiese dark Cross, come se nessun sortilegio potesse oscurare del tutto la sua passione verso la donna:
        "Non lo sò, non l'ho mai visto prima, ma ci ucciderà tutti", rispose con voce tremolante e affaticata.

        Frank Spidif fu il primo ad aprire la porta di casa, correndo a piedi verso la palude con la sola spada in mano.
        Ancora un altro boato, poi una figura claudicante si avvicinava alla torre; la figura smise di camminare, si fermò e svenne a terra.
        Era Frank.

        Nessuno di loro aveva mai visto cadere Frank in così poco tempo; evidentemente penelope aveva ragione, non era creatura di questo mondo.
        Tutto il gruppo allora decise di spingersi con ircospezione all'interno della palude, magari avrebbero potuto comprendere di cosa si trattasse per poi
        sferrare un attacco tattico; non avevano cerrrto dimenticato l'arte della tattica militare che in molte occasioni aveva supplito alla modesta forza in combattimenti dellamaggior parte dei membri.

        Mastro Titta immaginava cosa fosse; aveva sperato fin a quel momento che le maledizioni lanciate dall'oltretomba non si incarnassero su questo mondo.
        Invece così era stato e la bestia scelta era un grande dragone, più grande dei soliti draghi abitanti su Sosaria e di un colore mai visto per un drago: lo Zulu.
        L'oscuro signore dell'oblio era arrivato su Sosaria, sotto forma di un grande Zulu Dragon, per reclamare le anime che gli erano state sottratte dall'incantesimo di Mastro Titta.

        Quando il drago li vide, poco prima di sparare fuoco sul terreno paludoso facendolo ribollire, fece uscire un fortissimo rumore gutturale dale fauci che risultò purtroppo comprensibile a tutti:
        "Tornerete tutti con me", aveva detto.

        Il gruppo corse indietro verso Deepwater e, solo dopo aver curato Frank, rientrò in casa per fare il punto della situazione.
        Mastro Titta aveva chiaro in mente cosa fare: "Compagni", esordì con tono fermo ma preoccupato, "abbiamo due strade da scegliere: la prima è il ritorno all'oblio,
        in quella stasi comatosa che vi ha avvolto finora. L'altra è combattere e tornare a calcare le vie di Sosaria.
        Con o senza la nostra Regina.

        - continua -
        Dark Cross [RoD]
        Penelope [MeF]
        Un pacchiano è per sempre

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        • #5
          Il sole sembrava non voler sorgere quella mattina.
          Elius era rimasto sveglio per tutta la notte, la sua prima notte a Deepwater dopo la dipartita dei Ribelli.
          L'ardore che aveva mosso le loro gesta non era stato sopito dagli eventi; non riusciva però ad accettare che la Regina Viridiana fosse ancora nel mondo dell'oblio.
          Passò l'intera notte seduto davanti l'ingresso della palude di Shorewards, che ormai dava il nome a tutta la zona.
          Deepwater era stata forse dimenticata? I sogni, le battaglie, la passione dei Ribelli erano state inutili?
          La non-vita che avevano scelto era probabilmente più lieve per le loro anime rispetto alla vista che si apriva oggi ai loro occhi.
          Mastro Titta lo aveva scorto dalla finestra della sua torre ma aveva deciso di lasciarlo solo con i suoi pensieri; sconfiggere i fantasmi
          che divoravano la sua mente era forse il primo passo da compiere per tornare ad essere nuovamente libero.

          Al primo bagliore dell'aurora Elius alzò al cielo lo sguardo, si asciugò gli occhi e si rialzò, per tornare verso quello che un tempo era il castello di Deepwater,
          oasi di pace e bellezza, ora diventato un banale mercato senza più ricordi.
          Quando aprì la porta ebbe un groppo in gola: i suoi compagni erano già lì ad aspettarlo.
          Anche loro non avevano chiuso occhio quella notte ed Elius era l'unico che potesse risvegliarli dal torpore e dallo sconforto che li attanagliava.

          "Lei non è con noi", disse con lo sguardo fisso verso il bonsai che oramai non emanava più alcuna aura magica.

          "Dobbiamo riportarla indietro, subito!", esclamò Frank Spidif alzando il pugno e sferrando fendenti nell'aria
          con l'unica spada che aveva trovato quella notte, rovistando nelle vecchie ceste accatastate fuori la torre di Mastro Titta.

          -"Calmo Frank" -sussurrò Osmadansal - "questa volta le armi non funzioneranno".
          Dobbiamo anzitutto ritrovare noi stessi se vogliamo riprenderci la nostra Regina.

          Le saggie parole del Mago scossero Dark Cross, che poggiando una mano sul suo amico Gilgamesh disse con un filo di voce:

          -"Stai pensando a dove sia nascosto?"

          No, esclamò Gilgamesh con un sorriso: "Sto pensando a quando andremo, non si nasconde nulla a un ID, ricordi?"

          I due si fecero un cenno di intesa e salutarono i Ribelli:
          "Torneremo prima che cali il sole, state bene Compagni e non fate nulla senza di noi.

          "Dove andate", chiese Leben, fino a quel momento rimasto silente:
          "E' ovvio amico mio, a ritrovare noi stessi" rispose Dark Cross chiudendo il grande portone con delicatezza.

          I due si allontanarono sui loro Lama, sembrando essere sicuri della direzione da prendere.
          Arrivarono a Nujelm dopo qualche ora, il sole era alto e i Lama iniziavano ad avere fame; scesero dalle
          cavalcature per fare più in fretta perchè erano quasi giunti a destinazione.

          La casa di Francis era ormai vuota e cadente ma a pochi metri, nascosto da grandi erbe rampicanti.
          Sembrava che le liane degli alberi si fossero unite alla terra come per uno strano sortilegio.
          Gilgamesh esclamò alcune frasi druidiche, incomprensibili per il Padrino, che negli anni aveva perso
          le sue doti magiche per imparare nuove arti: cucina, pesca e coltivazione.

          Appena Gilgamesh ebbe finito, le liane si ritirarono fulmineamente per lasciare finalmente libera la Sua statua.
          Il Sacro Porco era rimasto lì per tutto questo tempo, immobile e nascosto.
          I due iniziarono ad inchinarsi ripetutamente, come era solito fare ogni membro della Istitutio Dolosa.
          Di rimando la statua pacchiana emanò un lieve suono, impercettibile ai più ma inconfondibile per i due amici:
          *Oink*

          In quel momento gli occhi di Gilgamesh e Dark Cross cambiarono espressione, anche le loro anime perdute erano finalmente tornate.
          Non ebbero bisogno di aggiungere nulla, si guardarono, si abbracciarono e si accommiatarono dal Sacro Porco con un'ultima serie di inchini.

          Quella sera fecero ritorno al Castello prima del buio e trovarono tutti gli altri compagni Ribelli, riuniti a casa di masdtro Titta.
          Elius preparava pozioni per capire se ancora ricordava tutte le arti magiche che un tempo lo avevano reso celebre.
          Leben aveva incontrato vecchi compagni, ora fuorilege, con cui si era unito per ritrovare la sua vecchia carica interiore.
          Frank affilava la spada con meticolosità, controllando che la lama fosse in grado di tagliare di netto anche una vecchia pergamena ingiallita.
          Osmadansal batteva in terra la sua staffa, ripetendo a memoria tutte le magie conosciute.
          Penelope, un tempo sposa di Dark Cross, era andata a cercare degli animali da portare a casa, sarebbe stato bello tornare a dare vita a nuove specie,
          come faceva un tempo.
          Poco prima della dipartita, Penelope e Dark Cross erano stati vittime di un maligno sortilegio che aveva cancellato la memoria del loro amore.
          Penelope aveva ancora con sè il loro anello, di un colore pacchiano mai visto prima; l'unica scritta rimasta all'interno però era irriconoscibile: sposa di @#rç

          Mastro Titta era seduto su un vecchio sgabello e scrutava attentamente i Ribelli, forse per essere certo di non aver commesso un grande errore nel
          riportarli indietro.

          Improvvisamente la quiete fu squarciata da un boato che veniva dalla palude. Penelope tornò sanguinante e pallida in volto.
          Cosa è successo cara? chiese dark Cross, come se nessun sortilegio potesse oscurare del tutto la sua passione verso la donna:
          "Non lo sò, non l'ho mai visto prima, ma ci ucciderà tutti", rispose con voce tremolante e affaticata.

          Frank Spidif fu il primo ad aprire la porta di casa, correndo a piedi verso la palude con la sola spada in mano.
          Ancora un altro boato, poi una figura claudicante si avvicinava alla torre; la figura smise di camminare, si fermò e svenne a terra.
          Era Frank.

          Nessuno di loro aveva mai visto cadere Frank in così poco tempo; evidentemente penelope aveva ragione, non era creatura di questo mondo.
          Tutto il gruppo allora decise di spingersi con ircospezione all'interno della palude, magari avrebbero potuto comprendere di cosa si trattasse per poi
          sferrare un attacco tattico; non avevano cerrrto dimenticato l'arte della tattica militare che in molte occasioni aveva supplito alla modesta forza in combattimenti dellamaggior parte dei membri.

          Mastro Titta immaginava cosa fosse; aveva sperato fin a quel momento che le maledizioni lanciate dall'oltretomba non si incarnassero su questo mondo.
          Invece così era stato e la bestia scelta era un grande dragone, più grande dei soliti draghi abitanti su Sosaria e di un colore mai visto per un drago: lo Zulu.
          L'oscuro signore dell'oblio era arrivato su Sosaria, sotto forma di un grande Zulu Dragon, per reclamare le anime che gli erano state sottratte dall'incantesimo di Mastro Titta.

          Quando il drago li vide, poco prima di sparare fuoco sul terreno paludoso facendolo ribollire, fece uscire un fortissimo rumore gutturale dale fauci che risultò purtroppo comprensibile a tutti:
          "Tornerete tutti con me", aveva detto.

          Il gruppo corse indietro verso Deepwater e, solo dopo aver curato Frank, rientrò in casa per fare il punto della situazione.
          Mastro Titta aveva chiaro in mente cosa fare: "Compagni", esordì con tono fermo ma preoccupato, "abbiamo due strade da scegliere: la prima è il ritorno all'oblio,
          in quella stasi comatosa che vi ha avvolto finora. L'altra è combattere e tornare a calcare le vie di Sosaria.
          Con o senza la nostra Regina.
          Dark Cross [RoD]
          Penelope [MeF]
          Un pacchiano è per sempre

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