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[Background] Dinastia dei principi

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  • [Background] Dinastia dei principi

    Ancora! Aveva ancora una volta fatto quel sogno!
    Saniboy si svegliò di soprassalto. Era sudato.
    Si guardò intorno, nell' oscurità intravide la sagoma della candela. La prese e con
    un piccolo acciarino la accese.
    Si mise il kilt, prese la faretra e se lo allacciò sulla schiena: il suo arco gli
    dava moltissima sicurezza. Camminò sino all'uscio di casa e s' infilò gli stivali;
    infine si sciacquò il viso, prese alcune provviste e lo zaino, spense la candela e
    uscì.
    C'era un pallidissimo chiarore, segno che l' alba sarebbe giunta di lì a poco; una
    veloce folata di vento gelido gli raggiunse il petto nudo e l'odore delle foreste di
    conifere gli penetrò le narici.
    Nella tenuissima luce dell’aurora lui se ne stava imperioso, quasi un metro e
    novanta; a braccia conserte, con i lunghi e crespi capelli biondo-rame che si
    muovevano al vento. Il suo petto, nudo e muscoloso, risplendeva al pallidissimo
    riflesso della luce come se oliato di balsamo. Lunghe trecce gli cadevano, più
    lunghe del resto della chioma, dalle tempie sino al borsello di pelle attaccato alla
    cintura del kilt. I suoi occhi verdi che sembravano scrutare l’infinito, lasciavano
    intravedere una grande forza interiore. Le gambe atletiche finivano in un paio di
    stivali di cuoio, con varie fasciature per rinforzarli; imbottiti e ornati di pelo di
    lupo bianco.
    Così se ne stava a pensare al suo sogno, a ciò che poteva significare.
    Rimase per più di qualche minuto fermo, come in contemplazione, immobile e
    assaporando il paesaggio che si stendeva oltre la collina dove abitava: le
    Highlands; terre di grande fascino e magia, pregne di misteriose forze arcane.
    Iniziò a scendere il pendio, avviandosi verso la foresta di Yew: laggiù avrebbe
    trovato una risposta ai suoi problemi. Almeno così sperava.
    Lungo il viaggio verso la foresta, vide il sorgere dell' alba: maestosa e
    abbagliante. Con essa, incontrò i contadini che si svegliavano per adempiere ai
    loro lavori, il passaggio occasionale di qualche pastore e i lontani ululati degli
    ultimi lupi che si attardavano a ritirarsi nel fitto dei boschi o delle caverne.
    Ormai erano già tre ore, quasi quattro che camminava, riusciva a vedere la
    foresta, ma gli venne fame e sete: così si fermò a mangiare un po' del cibo che si era
    portato nel suo tascapane. Mangiò pane e formaggio, bevve la birra e poi si distese
    per riposarsi un po'. Si addormentò.
    Si risvegliò nel tardo pomeriggio, sotto una pioggerella molto fina; non aveva
    fretta, non importava quando sarebbe arrivato alla casa dell' anziano Lyrthanas:
    l'importante era arrivare.
    Raggiunse la foresta poco dopo il suo risveglio. La foresta di Yew:
    antichissima, presente fin dalla guerra fra gli dèi, residenza del primo clan elfico,
    dove visse la potente dinastia dei Principi Dei Draghi, che tutti dicevano ormai estinta.
    Trovò un sentiero che s' inoltrava nel fitto della vegetazione, composta da
    gigantesche sequoie millenarie, pini, abeti, felci e moltissimi altri vegetali.
    Non sapeva esattamente dove abitasse il vecchio Lyrthanas, ma si diceva che la sua
    dimora si trovasse
    perfettamente al centro dell' immensa foresta: vicino all' antico sito elfico.
    Ormai si era fatto tardi e Saniboy si fermò in una radura per accamparvisi. Accese
    un fuoco e con alcune trappole da lui preparate, catturò due lepri. Ne preparò una e
    la mise a cuocere.
    La foresta pareva così viva al tramonto, così mistica: quasi pulsante. Saniboy
    sfoderò il suo arco. Il legno pregiato intarsiato di rune e decorazioni
    luccicò al riflesso del fuoco, ricordando al suo padrone la propria natura magica.
    Rassicurato dal fatto di avere con sè l'arma che fu della sua famiglia sin dall' alba
    dei tempi, iniziò a mangiare e a bere.
    Finì il pasto con un sonoro rutto e cominciò a prepararsi per la notte, quando sentì
    un lieve fruscio dietro di sè. Si girò di scatto con la spada sguainata ma innanzi a
    lui c' era solo la densa vegetazione del bosco.
    Ritornò seduto voltandosi di nuovo verso il fuoco, come se niente fosse.
    Poco dopo, di nuovo un rumore, ma ancora più lieve del primo. Il giovane però non si
    mosse, rimase tranquillo e attese. Intravide nel riflesso prodotto dalla fiamma
    sulla spada, tre figure alte, un po' gobbe, che si avvicinavano minacciose alle sue
    spalle.
    Non appena la prima fu più vicina a lui, Saniboy, si voltò velocissimo e mentre
    urlava a squarciagola il suo slogan (Sluaghghairm), sferrò un colpo roteando il
    bacino.
    Il colpo fu così veloce e forte, che piantò il corpo della prima creatura ad un albero.
    Tutto si fermò per un attimo: Saniboy poté così vedere i restanti due avversari:
    Troll!!
    Questi mostri erano praticamente il doppio dell'highlander e per di più potevano
    contare su una velocissima rigenerazione, mentre il giovane no. Saniboy non potè
    fare a meno di rabbrividire alla vista di questi esseri: magri e scarni, ma molto alti e
    forti. Avevano grandi mani dai lunghi artigli e piedi allungati enormi e sgraziati,
    formati da solamente tre dita. La pelle era gommosa e di un colore muschio a
    sfumature grigio-verde-marcio. In testa avevano un ciuffo sporco di capelli
    arruffati di colore imprecisabile; i loro occhi, infossati e inespressivi fissavano il
    giovane impassibili.
    I due rimasti si lanciarono addosso all' uomo che si vide arrivare contro una
    raffica di graffi e morsi. Non si perse d'animo. Urlando ed imprecando, il
    combattente trapassò più e più volte i Troll, che feriti gravemente, caddero.
    Anche se malconcio e pieno di graffi sapeva di avere pochissimo tempo prima che si
    rialzassero rigenerati, perciò iniziò a trascinare i cadaveri sul fuoco. Mise ad
    ardere il primo, ma mentre stava trascinando anche il secondo, vide con suo grande
    orrore che il primo, quello da lui bloccato all'albero, si era rialzato e si stava riassestando
    la testa. Lasciò il corpo che aveva fra le mani e si precipitò contro l'altro; ma
    ormai anche questi si stava alzando.
    William si sentiva ormai come il topo fra gli artigli del gatto: ....MORTO!
    Quando tutto dun tratto una luce accecante proveniente dalle spalle di Saniboy, invase i corpi
    dei troll polverizzandoli...era Eterea l'albero sacro di Yew che risplendeva di luce propria.
    Saniboy si avvicinò ed entrò telepatia con lo spirito di Eterea che lo reclamava come il successore
    della dinastia degli elfi di Sosaria e condottiero della stirpe dei Principi dei Draghi.
    A questo Saniboy non poté rifiutar, accetto il suo destino pronto a seguire le volonta di dello spirito guida di tutti gli elfi.
    sigpic
    Elme i nar oire
    Elme i laitar taure.
    Elme i melir i tingilindi.
    Elme i nar tyelce quingamor.
    Elme i feuyar i Sauro.
    Elme i tirner Gaea.
    Elme i mahtar macilelma Cith.
    Elme i nar Elannath En'Dunedhil, elma umbartelma ea mi Yew..
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