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    John Seppia,
    è questo il nome che mi porto dietro come una condanna, una taglia sulla testa con cui gli abitanti di Sosaria mi hanno marchiato a vita,
    ero per tutti "il Rinnegato".
    Seppia era il nome che i genitori insegnavano ai bambini per evitarmi, si sentiva spesso dire "Sei una Seppia" come fosse un dispregiativo, gli stessi infami
    che qualche anno dopo mi avrebbero bandito da ogni città in maniera definitiva.
    Bistrattato soprattutto dalla alta società, ero diventato ormai un personaggio marginale, ma ero proprio io: John Seppia il Rinnegato.
    La mia storia ha sempre avuto coerenza, infatti quando ero solo un piccolo Drow, la mia casata, per motivi a me ignoti,
    perse il favore di Lloth, come fosse una delle molte condanne che erano li ad aspettare me.
    La mia famiglia anche per quel che ricordo è sempre stata molto sfortunata, ma i miei genitori nel tentativo disperato di salvarmi la vita
    e di far proseguire la loro stirpe mi abbandonarono fuori Wind con solamente un piccolo cristallo nero, la Reliquia di Zajho, un atico arcimago noto per
    aver intrappolato piu di un esercito anime dentro ai cristalli neri delle cave cittadine.
    A dire il vero, la mia infanzia da reietto non fu assolutamente facile.
    Ricordo che fù come una prova di resistenza, quella di crescere senza una famiglia e di sentirmi discriminato da tutti coloro
    che mi incontravano per colpa delle mie origini, motivo per cui l'unica amicizia su cui potevo contare erano dei piccoli animali selvatici
    con i quali riscoprii un vero e proprio talento ad addomesticarli e a comandarli che con il passare degli anni mi permise di riuscire
    ad addomesticare anche grandi draghi e spaventosi basilischi.
    Negli anni a venire, spesso ebbi il desiderio di ritornare nella mia patria a Wind, ma gli anni passarono ed io non fui mai veramente pronto
    a rimettere piede in città.
    Lungo questo periodo, per quanto tentassi di avere sempre un buon nome con tutti (più per mera sopravvivenza che per reali valori morali)
    subii spesso pesanti ingiustizie e maltrattamenti da parte delle persone più disparate, il che mi portò gradualmente ad un totale esilio dalla società Sosariana.
    Gli unici rapporti che intrattenevo con gli altri erano a doppio fine in quanto la mia crescente mancanza di fiducia per la gente portava
    la mia intera esistenza ad essere costantemente incline ad ingannare il mio prossimo prima che lui potesse farlo con me,
    di sfruttarlo finchè "le cose andavano bene" e quando non ne avevo proprio più bisogno non esitavo neanche un attimo a liberarmene.
    Per questo motivo, seppur reietto, mi sentivo molto attaccato a Lloth, sentivo il suo germe vivo dentro di me e man mano che gli anni passavano
    il mio morboso attaccamento per il culto di Lloth cresceva, cresceva anche un totale senso di ripudio verso i miei genitori che,
    perdendo il suo favore, avevano fatto si che io potessi additare loro ogni colpa e di conseguenza non erano assolutamente più degni di alcun ricordo.
    Giunto ormai nell'ultima lunga fase della mia vita, i miei pensieri erano diventati molto più profondi e rancorosi che mai.
    Infatti non mi capacitavo di come Lloth, nella sua magnificenza, potesse condannare l'esistenza di un bambino a causa degli errori dei suoi genitori e di una
    società sempre più infausta e opulenta.
    Divorato da questo pensiero mi domandavo allora perchè io, che mi sentivo più devoto a Lloth di chiunque altro, dovevo essere escluso?
    Questo senso di devozione ribolliva nella mia testa, la mia appartenenza a questa razza elfica ed il desiderio di asservire ad una causa più nobile e più
    occulta al fianco degli altri Drow.. Mi convinsi a ritornare!
    Macchiato di tradimento a causa degli errori dei miei genitori durante la mia tenera età,
    il primo passo da compiere era porsi dinanzi alle sacerdotesse che dopo un lungo concilio stabilirono che per essere riaccettato nella società Drow dovevo
    compiere un sacrificio.
    Il mio sacrificio consisteva nel distruggere e disfarmi per sempre del piccolo cristallo nero che mi lasciarono in custodia miei genitori,
    la Reliquia costitutiva della mia casata.
    Distruggerlo significava rinnegare completamente la mia appartenenza a quel casato di infedeli da cui tutto aveva avuto inizio.
    Tutta la mia afflizione era per entrare a far parte della schiera di elfi ragno agli ordini delle sacerdotesse.
    Inutile dire che per quanto quel cristallo fosse stato l'unico oggetto di attaccamento alle tradizioni Drow nell'arco di praticamente tutta la mia vita,
    l'ossessivo diniego per la mia casata ed il morboso senso di rifiuto, per non essere accettato da Lloth, mi diede la forza necessaria a frantumare quel piccolo cristallo
    in mille pezzi dal quale scaturì l'energia dell'Underdark sotto forma di "ombre" che uscirono da esso.

    Finalmente ero tornato nel regno di Wind.
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