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[Background] Draconis Venator - Un Tragico Inizio

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  • [Background] Draconis Venator - Un Tragico Inizio

    Giusto qualche sera fa, nel Castello di Moonglow si stava preparando una grande festa.
    Il Clan dei Draconis Venator si era da poco riunito, e durante quella cerimonia ciascun partecipante avrebbe prestato il Giuramento di Fedeltà, a servizio della nuova Gilda DsV, per combattere ovunque il Male, sotto qualsiasi forma di annidasse, e per difendere i più deboli, gli ultimi.
    Erano Presenti i Guild Master B ed M, Argo il tessitore di Trame, Sir Noyz, Judo, Radagast il mago, Isha la nana calva... insomma, tutto era pronto per suggellare il patto, firmando il Libro in cui ciascuno si sarebbe assunto il proprio ruolo all'interno della Gilda, sottoscrivendo di suo pugno il patto di Fedeltà.

    Durante le cerimonia, e prima di pronunciare il mio personale giuramento, ebbi modo di ricordare a tutti i convenuti quanto ormai si stava affermando come il Compito principale per la Gilda dei Draconis Venator.

    Ciascuno di noi giunse a quest'isola seguendo le tracce del suo destino personale, ma di fatto ogni Cacciatore raggiunse il castello perchè spinto a Moonglow da una Forza antica quanto il tempo.
    Così fu per [Judo], come per altri.
    B ed M, forti di un'antica conoscenza delle nostre Terre riaprirono il Castello abbandonato, lo abbellirono rendendolo più che abitabile, e mentre lavoravano per riportalo allo sfarzo dei tempi andati giunsero [Torghill, Laikos]...

    Trascorse del tempo ed anche io, umile relatore di questi eventi, venni a conoscenza del Clan che si stava formando nel mio eterno vagabondare, per terra e per Mare [http://forum.gamesnet.it/f752/dal-di...601833/]:ormai avevo la certezza di qualcosa che si stava muovendo, sentivo di dovermi impegnare più a fondo, e direttamente per tentare di contrastare per quanto mi fosse stato possibile, l'onda nera della Follia che dilaga ormai insanguinando Sosaria.
    Fu B stesso ad accogliermi in seno al Clan, ed M mi chiese di occuparmi delle Cronache di Gilda, di descrivere gli eventi, di cercare di inquadrarli nel disegno più ampio di quello che stava accadendo sotto i nostri cieli.
    Durante una caccia che si rivelò quasi una trappola mortale, B decise di arruolare anche il prode [Sir Noyz], ed intanto il tempo precipitava, gli eventi si susseguivano uno dopo l'altro....

    Ma, sto divagando, correndo il rischio di annoiare i miei quattro lettori: torniamo alla Festa.

    Orbene: dopo aver prestato il Giuramento M prese la parola e disse, rivolgendosi agli altri "Ancora vi voglio ringraziare, per essere qui, e per avere prestato la vostra mente, ed il vostro braccio valoroso, alla causa dei Draconis Venator. Sappiate che da questo momento siamo una Gilda a tutti gli effetti, e per evitare che la Gilda subisca contraccolpi in caso della mia assenza, o della mia morte...."
    Un mormorio degli astanti la interruppe: a nessuno di noi sarebbe mai balenata nemmeno lontanamente l'idea della morte di M, una giovane Elfa, bellissima e forte cone il Germoglio di Eterea ( che peraltro è fidanzata...o dovrei dire.. era fidanzata col famigerato Ugetto of Trinsic, un cavaliere stranoto alle cronache).
    "Nel caso morissi, riprese la ragazza, il qui presente Judo assumerà il mio ruolo, all'interno di questa Gilda, lo nomino pertanto mio vice, a partire da questo momento".
    Un applauso scrosciante sottolineò le sua parole, mentre Judo si alzava e ringraziava inchinandosi ad M.
    Fu poi la volta di B, Guild Master DsV, di prendere la parola, e alzando di poco la voce ( perchè tutti si zittirono istantaneamente) pronunciò brevi parole, ma che porto scolpite nel cuore come fossero state di fuoco.
    "Ora, cavalieri, sta a me nominare un mio vice, in caso dovessi mancare, o se gli impegni mi trattenessero lontano dal Castello, decreto che il qui presente Argo, venga considerato come il mio braccio destro."

    ..... mi trema la piuma d'oca nel ricordare quel momento, e ancora mi si stringe un groppo in gola: non mi sarei mai aspettato una simile decisione (non una proposta, si badi, quando B decide, decide, ed è inutile discuterne, è un Leader!) ma accettai commosso, finsi di sternutire, ma sfregai gli occhi che si erano appannati per la commozione.
    Seguirono altri applausi, firmammo, ed iniziammo a festeggiare quel momento indimenticabile, brindammo, ordinammo delle pizze.
    Fu allora che successe qualcosa di inspiegabile:
    M si fece pallida in viso, mortalmente pallida, e dopo aver lanciato un grido acuto balzò sul tavolo, e pronunciò alcune frasi che non dimenticherò mai.
    Non era la sua dolce voce d'elfa che parlava, ma una molto più cupa, profonda, una voce soprannaturale.
    Fu la dea Ghanjar, antica divinità della bellezza, a possedere il suo giovane corpo, e la voce della Dea trafisse i nostri cuori con una profezia di sventura: "Presto accadranno cose terribili, l'inferno si scatenerà su questa Terra senza Dei, e ciascuno pagherà per le sue colpe".
    M stramazzò sul tavolo, la mettemmo a sedere, e tentammo di rianimarla, perchè sembrava in trance, aveva gli occhi chiusi, respirava piano e sembrava che dormisse.
    Poi, di colpo, spalancò gli occhi. sembrò non riconoscerci... tentò di alzarsi e di gridare qualcosa.... Aiuto! disse soltanto, e sparì.
    Giuro su Zoe: un attimo prima era li, ed un attimo dopo rimanemmo soltanto noi, a guardarci stupiti :
    fu B, come sempre, a capire al volo ciò che era successo.

    Scendemmo le scale precipitosamente, prendemmo i cavalli e ci schierammo in fila, pronti agli ordini.
    Arrivò di gran trotto Ugetto of Trinsic,[coperto da un'armatura in Zulu che lo rendeva spaventoso a vedersi, la sua collera per la scomparsa dell'amata fu tremenda: un messaggero, di nome Filer lo aveva informato della scomparsa della sua promessa sposa.

    Secondo Filer avremmo trovato degli indizi relativi al suo rapimento nei cunicoli di Despice, quindi ci armammo, e partimmo di gran carriera.

    Non fu propriamente una passeggiata, come potrete vedere anche voi,

    ma alla fine riuscimmo a recuperare uno strano libro in cui leggemmo cose che ancora ci stanno facendo riflettere.

    Secondo le informazioni in nostro possesso M, o chi l'ha rapita si trovano, o hanno a che fare con il regno del Chaos, o comunque troveremo le sue tracce in una città di quel lontano Regno.

    Questa serà il Consiglio dei Draconis Venator si riunirà in seduta straordinaria, e presto, molto presto, sentirete parlare di noi.
    Chiunque sia stato così folle da rapire M, sappia che ha il tempo misurato: si goda le poche ore di vita che gli rimangono.

    Argo [ D s V ] Tessitore di Trame.
    Ultima modifica di 44rgo; 29-05-2010, 15:29.
    Argo [ZoE] Tessitore di Trame
    Bortolo [ZoE] Farmer e cuoco personale di Argo
    Meghello Bel Dur [ZoE] Crafter bergamasco
    Il Tempo non ha fretta, ne pietà . Quindi verrà il giorno, e quel giorno, Tu Crederai di Ridere.
    Originariamente inviato da Longobong
    se cercassi amicizia uscirei di casa *_*

    Originariamente inviato da TyrantZHI

    Datevi ad alchemy!

  • #2
    Judo [D s V ]

    Il giovane Drow stava pescando, seduto sulla riva del grande Mare di Serpent's Hold.
    Era cresciuto su quell'isola, fin da picclo il suo spietato Padrone lo aveva obbligato ad
    accudire gli animali, pulire le armature e la villa.
    Gli rimaneva ben poco tempo per sè, ed ogni sera si addormentava sempre più stanco, quasi mai faceva sogni, ed al risveglio sentiva la schiena dolorante, ma gli toccava un'altra giornata di umiliazioni, schiavitù e malinconia.
    La feroce tribù a cui il suo Padrone apparteneva lo aveva strappato dalla culla, e dal seno di sua madre che non poteva ricordare: del resto non immaginava nemmeno dove fosse la sua Terra, chi fossero i suoi Genitori, e perchè si trovava li.
    Gli anni passavano lenti, e quel Giovane pian piano cresceva, si temprava e contemplava le sponde di quel Mare crudele: sarebbe venuto un giorno in cui avrebbe raccolto la rabbia, antica come il tempo, che coltivava dentro, ed avrebbe ucciso quel cane maledetto che lo costringeva a vivere con le bestie del suo serraglio.
    Vivere tra quella gente presentava comunque dei lati positivi,o perlomeno interessanti: la sua mente giovane imparava in fretta, osservava quei barbari durante le lunghe sedute di allenamento, li guardava dividersi il bottino, le femmine ed il vino durante le interminabili orge che cncludevano ogni scorreria del Clan.
    mentre lucidava le armature, riparava gli archi, sellava le cavalcature, l'elfo apprendeva pian piano l'arte della Guerra.
    Segretamente iniziò ad allenarsi, rubò una lama dall'armeria del suo padrone: era così vasta che non se ne sarebbe mai nemmeno accorto.
    In ogni ritaglio di tempo, o togliendo alle poche ore del sonno quello che ne rimaneva pian piano imparò ad usare quella lama, a colpire veloce come il lampo, a parare e schivare gli attacchi dei raptor della scuderia del clan.
    Un infelice giorno il ragazzo,che ormai era quasi adulto uccise inavvertitamente il raptor più bello: aveva dato un colpo di troppo (e che colpo!): il Padrone l'avrebbe fato scuoiare per questo!
    Allora di fretta legò la carcassa sul dorso di un Lama, e portò il cadavere del Raptor il più lontano possibile dalla villa.
    giuse in una piccola radura, sulla riva del Mare, scavò una profonda buca e seppellì l'animale.
    Quando rientrò alla villa era ormai quasi notte, e vide gente nel cortile... li conosceva quasi tutti, erano gli uomini del Clan.
    Il Padrone lo chiamò a gran voce "Lurido Elfo: dove diamine sei stato? E' da stamattina che ti cerco!".
    Il ragazzo scese dal lama, e si avvicinò chinando la testa: "Ero a pesca , padrone, il lama èfuggito ed ho faticato per riprenderlo, poi sono rincasato di corsa...." uno schiaffo violentissimo lo fece ammutolire, ed il padrone riprese con più foga "Pezzente orecchie a punta, mentre ti divertivi a pescare è fuggito il mio Raptor, e tu ne sei responsabile!": gli uomini del Clan sghignazzavano dandosi pacche sulle spalle: il Padrone riprese "Verrai frustato come si fa con i cani, quando non ubbidiscono: non sei in grado di capire nemmeno le cose più elementari, del resto cosa ci si potrebbe aspettare da un imbecille? E poi no, l'imbecille forse sono io, che credevo potessi essermi utile!".
    Argo [ZoE] Tessitore di Trame
    Bortolo [ZoE] Farmer e cuoco personale di Argo
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    Il Tempo non ha fretta, ne pietà . Quindi verrà il giorno, e quel giorno, Tu Crederai di Ridere.
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    • #3
      [Judo]

      Tornò a sedere, prese una coppa di vino e bevve un lungo sorso inzaccherandosi la barba.
      Ruttò fragorosamente e poi si rialzò, con un cenno chiamò i servitori che presero il ragazzo per le braccia, poi disse "Dategli cento colpi di frusta, qui, adesso, tanto perchè capisca l'enormità del suo gesto.", poi si voltò, per recarsi al banchetto che stavano preparando.
      Il Padrone si fermò un momento, girò sui tacchi e si avvicinò al Giovane Elfo, a cui nel
      frattempo avevano strappato la tunica, denudandolo dalla cintola in su: il Padrone, alzando la voce per farsi sentire dal suoi uomini disse: "Sai orecchie a punta? forse avrei dovuto tagliarti a metà insieme alla tua lurida madre, quel giorno: almeno avrei risparmiato tanti anni di vitto e alloggio, e sopratutto ora avrei qui il mio bellissimo Raptor" scoppiò a ridere, e tutti gli altri uomini del clan con lui.
      Il rumore delle risate fu il detonatore, la polvere di Antica rabbia esplose, e fu un momento:
      L'Elfo riuscì a liberarsi dalla stretta dei servi, fece un balzo ed estrasse la spada dalla
      sella del lama, si avventò sul Padrone e questi smise di ridere, all'istante, sbarrò gli occhi portandosi le mani alla gola e le sentì calde, vide il rosso del sangue a cui tanto era abituato, ma questa volta il sangue era il suo.
      Gorgogliò qualcosa ma la voce non sarebbe mai più uscita da quella bocca immonda, dalla gola squarciata il rosso si posò a colorare la neve del cortile, e ci fu il silenzio.
      L'elfo fu velocissimo, saltò sul lama e lo spronò disperatamente, varcando il cancello: i
      barbari si stavano già organizzando dalla sopresa, montavano a cavallo, sguainavano spade ed archi, lanciavano grida di richiamo e di battaglia.
      Cavalcava fusiosamente, alla cieca ma conosceva benissimo quei boschi, ci era cresciuto, ed anche se non era la sua terra, comunque consceva l'isola palmo a palmo: sentiva rumori avvicinarsi, ed i cani da caccia abbaiare, sentiva i rami spezzarsi e gli zoccoli dei cavalli neri lanciati al suo inseguimento, e spronava di piu il piccolo lama.
      Arrivò al Mare, era più nero della notte, scese e liberò il lama: "salvati, almeno tu, piccolo amico", poi si inoltrò nel bosco vicino e cercò di nascondersi meglio che poteva.
      Il rumore dei cavalli si faceva più vicino, vedeva la luce delle torce, sentiva il latrato dei cani, e trattenne il respiro, chiuse gli occhi.
      Eccolo! è là! Dove? non vedo niente! I cani, lo hanno stanato quel verme! Venite, lo abbiamo trovato!
      Ci furono lampi di spade che cozzavano, rumori di colpi sugli scudi dei barbari, e tre degli uomini migliori caddero sotto la spada del piccolo Drow, ma la lotta era troppo impari, e dopo poco, dovette soccombere.
      Cadde riverso sulla neve, sentì la vita abbandonarlo dalle ferite che i Barbari gli avevano inferto, ora, si disse, finalmente avrebbe potuto riposare.
      Vide in un momento ripassargli tutta la vita davanti, se pure breve, se pur così crudele, fu una vita che avrebbe voluto ricordare, che gli sarebbe piaciuto raccontare.
      Si accorse di non provare dolore, sentiva che il suo momento era arrivato, e pensò a sua madre, sapeva per la prima volta di avere avuto una madre, sapeva che il Cane che l'aveva uccisa aveva pagato il giusto prezzo, e sorrise.
      Trammel sbucò da dietro una nuvola, Felucca stava tramontando ad Ovest, la luce delle Lune illuminò il cadavere dall'elfo, finalmente in pace, sorrideva, ed i suoi occhi chiusi forse ora avrebbero potuto sognare.
      Argo [ZoE] Tessitore di Trame
      Bortolo [ZoE] Farmer e cuoco personale di Argo
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      Il Tempo non ha fretta, ne pietà . Quindi verrà il giorno, e quel giorno, Tu Crederai di Ridere.
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      • #4
        [Judo]

        La luce però, anche se le lune stavano tramontando, non accennava a diminuire, anzi, aumentò, si fece più densa, si posò a terra e consolidandosi diventò un portale: un moongate si era appena formato accanto al cadavere del Giovane Elfo.
        Dal gate uscì un uomo, vestito di una semplice veste chiara, calzava dei sandali in pelle di drago, ed aveva una bisaccia appesa al fianco.
        Senza alcun rumore si chinò sull'elfo, lo prese in braccio, e si incamminò nel bosco.
        Nel fitto degli alberi della baia, celato alla vista si trovava uno strano luogo, una pietra
        verde, con un simbolo dorato inciso, circondata da otto colonne in pietra antica.
        Lo Straniero depose delicatamente il piccolo Elfo esattamente al centro della strana costruzione, si allontanò e sedette su di un masso li vicino.
        Una nuvola di scintille, piccole e brillanti, circondò il corpo senza vita, lo avvolse
        riscaldandolo con dolcezza, L'Elfo inanimato si mosse appena, incominciò a respirare piano piano, le numerose ferite iniziarono a chiudersi, il sangue riprese a scorrere nelle vene, finchè non aprì gli occhi.
        Non capiva, non ricordava nemmeno bene cosa fosse accaduto si mise a sedere e vide lo Straniero che lo fissava, fumando da una lunga pipa di legno.
        Chi sei? chiese l'Elfo? Dove mi trovo?
        lo straniero non rispose subito, aspirò e socchiuse gli occhi: "Io chi sono è una domanda a cui non potrei rispondere, giovane Elfo: servirebbe molto, moltissimo tempo, e purtroppo non ne abbiamo."
        "Posso però dirti dove ti trovi, e magari perchè sei qui".
        Questo è un luogo antico, molto più antico di quanto tu o chiunque possa mai immaginare: in questo luogo ogni viaggiatore potrebbe, volendo, capire il senso intrinseco della parola "Umiltà", quel senso che pochi purtroppo conoscono ed onorano veramente.
        E' anche un luogo magico, come forse avrai potuto constatare anche di persona, disse lo Straniere ridendo.
        "Ma.. io sono morto" mi hanno colpito... ho ucciso il Padrone... il raptor.... io."
        Tu sei qui, riprese lo Straniero, perchè ciascuno di voi mortali ha il suo posto nell'ordine delle cose, e ciascuno di noi non è che un frammento del tutto da cui veniamo, una scheggia dell'Universo che ci comprende.
        Guarda, riprese, voglio mostrarti una cosa, ed aprendo la bisaccia mostrò al giovane uno strano medaglione

        Non capisco, disse il Drow...
        e lo Straniero riprese: non c'è bisogno che tu capisca, ragazzo, ciò di cui Sosaria ha bisogno è che ciascuno di voi dia il suo personale contributo alla difesa dei nostri mondi.
        Verranno giorni,mio giovane amico, in cui il Pericolo piu Grande si manifesterà di nuovo, ed in quei giorni tuttii mortali dovranno unirsi, per combatterlo.
        Gli dei parleranno, mostreranno segni e cammini ai loro popoli, e ciascuno li seguirà, fino alla vittoria, o alla morte.
        L'elfo rimase pensieroso, per un lungo istante, poi, con la voce meno sicura, leggermente incrinata dal pianto, riprese:
        "Io, signore non ho un popolo, e non ho dei, sono solo uno schiavo, no ho mai conosciuto la mia terra e nemmeno i miei genitori.. inoltre..." esitò
        "Inoltre?" chiese lo Straniero, "Inoltre, signore, sembrerà assurdo, ma non ho nemmeno un nome! Mi hanno sempre chiamato bastardo, cane, imbecille.. ma giuro, non ho mai potuto possedere nemmeno un nome".
        Lo Straniero si alzò, si avvicinò all'Elfo e gli tese la mano, aiutandolo a rialzarsi, poi gli
        mostrò l'orizzonte, dove stava già iniziando a spuntare il sole.
        In quella direzione, giovane eroe, va la tua strada: il tuo nome te lo sceglirai, te lo sei
        guadagnato alla scuola della vita, e questa notte hai superato l'esame.
        Ricorda, incontrerai gente, conoscerai persone di cui potrai fidarti, altri un po meno, ma non dimenticare che nessuno è privo si significato, ciascuno è un frammento, e la Verità è sempre composta dal tutto.
        Altri credetterò di poter dominare l'universo, ma a causa di piccoli frammenti mancanti,
        riuscirono soltanto a replicare all'infinito gli errori e le sofferenze del nostro mondo.
        Parti quando vuoi: nessuno ti cercherà, perchè lo schiavo è morto, ora sei un Elfo Libero, ed hai una grande missione da compiere.
        "Ma come?..." lo Straniero riprese senza nemmeno accorgesi della replica del giovane elfo: si capiva che stava seguendo i suoi pensieri, e che li esternava ad alta voce: "Questa sera, al tramonto, una grande nave mercantile attraccherà su quest'isola, in cerca di acqua per rifornire la cambusa, e per acquistare le merci depredate dal Clan del tuo defunto Padrone: tu salirai di nascosto, ti nasconderai nella stiva, ed al primo scalo scenderai a terra."
        "Capirai da solo di chi fidarti, imparerai col tempo, perchè ciascuno ha infinite Possibilità di imparare, e tutto è utile prima o poi: so che si sta formando un clan, gente fidata, hanno capito che il Male ha mille facce, ed hanno deciso di porsi l'obbiettivo di combatterlo in ogni sua manifestazione"
        "Potrai decidere il tuo futuro, lo farai cammin facendo, e ricorda le mie parole I cancelli si apriranno, e qualcuno ci dovrà entrare.
        "Addio elfo: il sole sta per sorgere, vedi? l'Aurora, senti la brezza di Levante? Respira a
        pieni polmoni, la vita ti sta chiamando, non farla aspettare.
        Poi lo Straniero si incammino verò il portale, che sembrava essersi fatto più piccolo, vi entrò, e scomparve.
        Il gate si richiuse istantaneamente, mentre ll'Elfo ritornava a guardare verso Levante.. doveva decidersi un nome... ci pensò.. il sole stava sorgendo ed i raggi suqarciavano le poche nuvole rimaste.. aveva deciso: si sarebbe chiamato Judo, del resto il nome aveva poca importanza: ciò che conta è che da quel giorno sarebbe, finalmente, stato libero.
        Si imbarcò la sera stessa, e di lui si persero le tracce: la nave mercantile dopo settimene di navigazione toccò terra in un porto dove avrebbe imbarcato altre preziose merci.
        Era un'isola molto a Nord, fredda e inospitale, ma Judo decise di rimanervi, e vi si stabilì.
        Passarnono anni prima che lo Straniero tornasse a fargli visita.
        Una notte fu svegliato da un rumore, come uno scoscio di pioggia, ed una luce abbagliante invase la sua stanza.
        Si materializzò un portale luminoso, da cui uscì la voce dello Straniero: "Judo, è ormai tempo, la Profezia si sta per compiere, e ti dovrai mettere in cammino."
        Judo si alzò, fece un passo verso la luce, e vide lo Straniero sorridergli al di la del cerchio di luce.
        Judo gli disse: è passato molto tempo da quella notte a Serpent's Hold, credevo vi foste dimenticato di me!.
        Lo Straniero si fece più cupo in volto, e rispose: "Judo, non potremmo mai dimenticarci di te, ne degli Altri. Avete una missione da compiere, e siete stati scelti per servire fino in fondo la Causa. Partirai all'alba, dovrai raggiungere l'isola di Moonglow, dove altri come te, prescelti dagli Dei, si stanno recando, e dove si è costituito un Clan.
        Sono i Draconis Venator, e presto Sosaria avrà bisogno di loro... di Voi, mio nobile amico.
        Judo respirò lentamente l'aria della notte di Asgard che entrava dalla finestra socchiusa, annuì, e prese a vestirsi in silenzio.
        Lo Straniero fece soltanto un breve cenno di saluto, la luce si affievolì ed il portale si
        chiuse.
        La Missione era incominciata.
        Ultima modifica di 44rgo; 12-05-2010, 21:17.
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        • #5
          [Torghill e Laikos]

          Torghill si rivolse all’amico, e guardandolo negli occhi (che si trovavano almeno a venti
          centimetri più in basso da lei) gli disse: gli eventi sembrano precipitare, la violenza dilaga incontrollata, addirittura si dice che un cavaliere degli OAX abbia ucciso gente indifesa, nei boschi qua fuori!
          Il nano alzò gli occhi dal libro che stava tentando di leggere (non aveva mai imparato a leggere del tutto), e sbuffando rispose: “mia cara, mi spiace per te, ma questa volta ti sbagli su molte cose: non si trattava di un Cavaliere dell’Ordine di Xuto, dovresti sapere che un Akrites non si macchierebbe mai col sangue di un innocente”.
          Eppure gli Echi di Sosaria ne hanno parlato! Disse Thorghill, ed il nano riprese: “Dovresti uscire di più, parlare con la gente, scopriresti che non solo le accuse furono infondate, ma addirittura gli OAX hanno combattuto fianco a fianco una battaglia durissima, e che lo Spirito di Xuto stesso si è manifestato alle genti, è successo non più di due lune fa!”
          “Xuto? Non posso crederci! Non mi sono mai piaciute le favole, e agli dei ho sempre creduto poco… quel tanto che basta per mettermi la coscienza in pace…”
          “Sei sempre stata così scettica, o si tratta soltanto di sfiducia passeggera?” chiese il nano.
          Thorghill riflettè un momento sulla risposta migliore da dare all’amico, poi voltandosi a
          guardare dalla finestra disse, a voce bassa:
          “Tu sai, amico mio, che un tempo vivevo soltanto per il filo della mia spada: ho visto uomini, nani, barbari ed elfi morire a centinaia sui campi di battaglia, ed ai moribondi non si è mai presentato alcun Dio, che lenisse il loro dolore.
          Molte, troppe volte, l’unica pietà che si poteva dare ai feriti era un colpo di grazia, che li facesse smettere di soffrire.
          Troppo spesso ho dovuto ammucchiare i corpi dei miei compagni, e bruciarli, perché non c’era tempo di dargli sepoltura, e perché non diventassero cibo per i lupi della foresta.
          Ora questo è il passato, per me, e non credo che un Dio, se fosse esistito, avrebbe distribuito tanto dolore ai Popoli di Sosaria.
          Qui si sta bene, non ci manca nulla… lascia le guerre ai guerrieri, e gli dei ai Sacerdoti,
          quello è il loro mestiere.
          Laikos il nano si alzò dalla poltrona, si avvicinò alla ragazza e le disse,con fare paterno, “Eppure ci sarebbe ancora bisogno del filo della tua spada, sai?”
          “E’ un discorso che non mi va di affrontare, ho chiuso con quella vita, e tu lo dovresti
          sapere….” Laikos la prese per un braccio, una stretta decisa, ferma, la costrinse a voltarsi e guardandola dal basso verso l’alto le disse ancora:
          “Ti conosco da anni, sei stata come una figlia per me, e ricordo come più volte combattemmofianco a fianco, in mille luoghi da cui pochi hanno fatto ritorno: sono stato al Tempio, ed ho incontrato un Uomo, che pareva conoscerti.”
          “Un uomo? Di chi stai parlando? Cosa c’entra con me?”
          “Thorghill, ascoltami: quell’Uomo sapeva esattamente chi sei, sapeva del tuo passato, e del mio,mi ha citato avvenimenti a cui abbiamo partecipato soltanto noi due, sapeva cose che nemmeno a mia madre avrei mai confidato, e mi ha dato un incarico.”
          Guarda questo, disse il nano, ed estrasse un piccolo medaglione dalla bisaccia
          Lo mostrò alla ragazza, che lo prese e se lo rigirò tra le dita: “Sembra molto antico!” disse Thorghill, ed il nano riprese:
          “Lo straniero ha detto che siamo stati scelti dagli Dei per partecipare alla Missione, e che tutto ci sarà più chiaro non appena avremo raggiunto gli altri”
          “Gli altri? Quali altri? Tu sei matto nano: l’incenso del tempio deve averti dato alla testa!” e gettò il medaglione sul tavolo

          Il medaglione però, non toccò il tavolo, ma rimase sospeso a mezz’aria, iniziando a vorticare sempre più velocemente su se stesso.
          La stanza si fece buia, mentre il medaglione splendeva come una piccola stella.
          La stella si ingrandì, divenne un cerchio di luce azzurra, sempre più grande, ed al suo interno iniziarono a scorrere delle immagini.
          Una bambina, figlia di Barbari del Nord giocava in cortile, insieme al fratellino più piccolo: un cagnolino scodinzolava tra loro e la neve del cortile si stava sciogliendo: era primavera, e Thorghill aveva sette anni.
          “Lampo! Il mio cane!” disse Thorghill, le lacrime iniziarono a rigarle il viso, aveva amato il suo cagnolino con tutte le sue forze quando era una bambina...mentre nel cerchio di luce azzurra si vedeva già una scena diversa, più buia… l’antro di una caverna, una giovane china sul corpo ferito di un nano, con la testa fracassata dal masso scagliato da un demone..
          Questa volta fu Laikos a tossicchiare, tentando di mascherare la commozione che gli stringeva il petto.
          La luce azzurra si dissolse, il medaglione smise di roteare, si posò delicatamente sul tavolo, lasciandoli sbigottiti, e pensierosi.
          “Che altro ti ha detto l’Uomo del medaglione?” disse la ragazza.
          Laikos scosse il capo, ed aggiunse: “Null’altro, se non che dobbiamo partire, perché il tempo si sta accorciando, e perché c’è bisogno di noi: ci stanno già aspettando, prenderemo la prima naveche salpa da Britain, e nel giro di qualche settimana arriveremo a Moonglow”.
          Non conosco Mooglow, disse la ragazza, ma dicono sia bellissima.
          Lo è, disse Laikos sorridendo, e la abbracciò alla vita, giacchè più su, non gli sarebbe stato possibile.
          Ultima modifica di 44rgo; 29-03-2010, 21:00.
          Argo [ZoE] Tessitore di Trame
          Bortolo [ZoE] Farmer e cuoco personale di Argo
          Meghello Bel Dur [ZoE] Crafter bergamasco
          Il Tempo non ha fretta, ne pietà . Quindi verrà il giorno, e quel giorno, Tu Crederai di Ridere.
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          • #6
            [Sir Noyz]

            Le guardie di Camelot correvano in ogni direzione, dai boschi circostanti giungevano rumori, grida, cozzare di lance.
            Tutto intorno era precipitato nel disordine più completo.
            La caccia al misterioso Cavaliere Nero, a quell'Akrites che si diceva, avesse trucidato
            contadini innocenti si dimostrava più difficile di quanto previsto.
            B fermò il suo cavallo, e voltandosi scambiò un'occhiata di intesa con il Tessitore di Trame, che cavalcava al suo fianco.
            "So cosa stai pensando, disse Argo, e probabilmente stiamo pensando la stessa cosa!.
            Gia da qualche tempo quel giovane guerriero si univa ai Draconis Venator, durante le cacce: in molte occasioni aveva dimostrato la forza del suo braccio, e la velocità del pensiero quando si trattava di combattere, o morire.
            "Sir Noyz, guardiamo da quella parte!",B chiamò a se il giovane, ed entrambi si inoltrarono di nuovo nella foresta, sparendo alla vista del Tessitore di Trame.
            Argo decise che la sera stessa avrebbe riportato al Consiglio le sue impressioni su ragazzo.
            Sir Noyz, un giovane Macer, ma con la voglia di fare e di mettersi alla prova che sono da sempre qualità in cui contare, quando si presentano situazioni difficili...
            Già, pensò Argo, difficili quanto il compito che ci è stato affidato.
            La Missione andava avanti, il nostro compito ormai è deciso, ed il nostro destino è comunque scritto da millenni sui Libri che riportano la via che ciascuno deve percorrere.
            Si, si disse il Tessitore di Trame: credo che il giovane Noyz saprà essere alll'altezza delle nostre aspettative.
            Richiamò l'Elementale, e si rimise in caccia.
            La battaglia che seguì, la Trappola del Cacciatore di Taglie, ed il prodigio di Xuto furono un vortice di eventi in cui molti si tuffarono, combatterono e alla fine vinsero, non senza grandissimo sforzo, e non senza spargimento di sangue.
            Quando il fragore delle armì svanì, e quando il fumo si fu finalmente diradato, i cavalieri
            presero a fare ritorno alle loro case.
            Argo, Sir Noyz e B si erano riuniti ad osservare i corpi immondi, e ormai senza vita, delle creature scaturite dal sottosuolo: dèmoni, uomini serpente: ovunque era un tappeto di cadaveri mostruosi, che il tempo avrebbe decomposto, e alla fine cancellato dalla faccia di Sosaria.
            Beh, nobili Draconis, io farei ritorno a casa: è stato un piacere poter cavalcare al vostro fianco, disse Sir Noyz.
            Argo stava per parlare, ma B fu più veloce, e disse "Buon viaggio, Sir Noyz, ma se questa sera non fosse troppo impegnato, ci farebbe piacere che lei venisse a trovarci a Moonglow, e sorrise compiaciuto".
            Argo capì che come sempre B aveva già deciso, ed era sicuro che anche quella volta il fiuto del GM non si sbagliava.
            Che dire... aggiunse il Tessitore di Trame: benvenuto tra di noi, Sir Noyz.
            Sir Noyz spalancò gli occhi, stupito, l'avevano colto impreparato, anche se sperava in cuor di poter vestire un giorno i colori della Gilda.
            Io... sono onoratissimo... commosso direi.. ma...
            A questa sera Cavaliere, disse Argo, mentre B aveva già spronato il cavallo sul sentiero per Minoc: voltandosi gridò qualcosa, ed il Tessitore di Trame partì al galoppo, per raggiungere il suo GM.
            Sir Noyz rimase a fissare i mantelli del colore della Luna che si allontanavano, finchè non furono che una macchiolina di azzurro tra il verde degli alberi.
            Risalì a cavallo, e fischiettando allegramente prese la strada di casa.
            Ultima modifica di 44rgo; 29-05-2010, 15:34.
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            • #7
              Le lune avevano predetto un futuro di sangue

              Ho l'abitudine di scrutare il cielo: ho iniziato per passione, e dalle sponde di Moonglow si possono osservare gli astri, quelli più vicini, e quelli lontanissimi.
              Con il tempo e con la pratica ho anche iniziato ad interpretare ciò che i miei occhi mortali vedono attraverso i telescopi, e ad incrociare i segni dei Cieli con quelli della Terra che condividiamo con gli altri Popoli di Sosaria.
              Le nostre Lune erano in fase calante: Trammel tramontava, e Felucca era una mezzaluna morente nel cielo ad Ovest.
              Portavano presagi cupi, ed il Consiglio aveva deciso di partire ugualmente alla volta di Delucia, la capitale del regno del Chaos: li avvisai che non prevedevo niente di buono, ma i Draconis Venator risero della mia "superstizione" astronomica.
              Zoe sa che non mi sbagliavo affatto.

              Ricorderete che l'indizio in nostro possesso citava esplicitamente le città del Chaos, confermando che in una di quelle avremmo trovato ciò che cercavamo: la nostra Principessa M.
              I Draconis Venator, riuniti in Consiglio avevano deciso di partire quella sera stessa, e così fu.
              .

              La sorte volle favorirci, perchè appena giunti alla capitale Delucia, uno strano personaggio pareva ci stesse aspettando, anche se molti di noi ( io per primo ) sembravano non fidarsi troppo del Vecchio Saggio, come si faceva chiamare: gli chiedemmo se avesse avuto notizie di M, ci chiese di descriverla, e gli fornimmo i più minuti dettagli.
              Il colore dei suoi splendidi capelli, la delicatezza della sua pelle elfica, le curve sinuose del suo giovane corpo, nonchè la grande maestria con l'Arco e con le fiere.
              Il Vecchio fu molto evasivo, ma ci disse di avere rinvenuto una pergamena di strana fattura, che a lui non sarebbe di certo servita, e che pareva felice di regalarci.....
              Quanta fortuna, o quanta follia nei nostri cuori, per non dubitare nemmeno un momento di quell'uomo, e della sua dannata pergamena.
              Ma ... tant'è: la Mappa delle Isole diceva di cercare a Sud di Occlo, in un piccolo gruppo di isolette, apparentemente prive di significato.
              Ci recammo quindi a Serpent's Hold, come indicato , e dopo esserci procurati una barca facemmo rotta verso quelle isole, che scoprimmo soltanto in seguito, erano maledette, maledette da dei antichi come il tempo, ed abitate da Orrori indescrivibili.
              A tutti i naviganti consiglio di evitare attentamente quell'angolo di mare, e quei due fazzoletti di terra che hanno messo a dura prova le capacità della nostra Gilda.
              Ultima modifica di 44rgo; 29-05-2010, 15:36.
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              • #8
                Leviathan

                Quel nome mi ronzava in testa, non riuscivo a capire dove potevo averlo già sentito, eppure in qualche antico testo, o forse nelle taverne sul mare vicino Trinsic.
                Ero preoccupato, comandavo il timoniere con ordini secchi,mentre l'aria di mare ci sferzava il viso, e nessuno sapeva cosa avremmo trovato, una volta sbarcati su quelle Isole.
                Il sole stava ormai tramontando, però si vedeva ancora bene quando scorgemmo le prime forme tra gli alberi, quando iniziammo a percepire il rumore osceno delle loro chele, lo schianto dei rami spezzati dalla furia cieca dei più grossi, e le fiamme degli incantesimi che alcune creature iniziavano a scagliare contro la nostra piccola imbarcazione.
                M era scomparsa, il Consiglio aveva decretato la Guerra ad oltranza, finchè non fosse salvata, o finchè non avessimo più avuto fiato in gola, sangue nelle vene, vita in corpo.

                Sbarcammo come una furia e fu un impatto devastante.
                Il pontile toccò la riva e già alcuni di noi si erano precipitati in mezzo a quella massa di creature che sorgevanol da ogni albero, comparivano da ogni pozzanghera.
                Fu uno scontro immenso...
                La battaglia durò a lungo, e ci furono gloria ed onore per tutti: i Draconis Venator erano all'altezza della Fama che si stavano pian piano costruendo tra le Genti di Sosaria
                Ultima modifica di 44rgo; 29-05-2010, 15:38.
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                • #9
                  Leviathan si rivela

                  Quando la battaglia sembrò terminata un'improvvisa apparizione ci fece capire che dietro a quella trama non si celavano altri esseri mortali: tra i Popoli di Sosaria non c'è forza in grado di evocare orrori come quelli, di rapire un'elfa come M, e di cercare di schiacciare i DsV, come invece ormai sta accadendo.
                  Capimmo chi era il fantomatico Leviathan solo quando si manifestò a noi, già provati dagli scontri.
                  Leviathan è un Dio, credo un Dio di cui si è persa la memoria, un Dio crudele e meschino, che si è divertito a giocare con noi piccoli mortali, e che di nuovo ci voleva mettere alla prova.


                  Ci spronò al combattimento, e la sua risata macabra fu per noi una scarica di adrenalina.
                  Sull'isola di fronte si stavano già materializzando altre creature da lui stesso evocate, che urlavano, sentendo l'odore delle nostre ferite aperte.
                  Mostri ancora più grandi e più feroci, bramosi di cibarsi delle nostre carni: B urlò, incitandoci, afferrammo le nostre armi ormai quasi in pezzi e con la forza della disperazione attraversammo il piccolo braccio di mare che separa la due isole, e ricominciammo a combattere per la nostra vita, e per la vita della nostra povera principessa.


                  Forse l'incubo era finito.... forse potevamo riprendere fiato: ecco, nel cadavere dell'ultima creatura, quella che non ne voleva sapere di morire, B raccolse un ultimo libro, lo sfogliò e fu il silenzio:

                  B ci lesse le parole con voce bassa, pacata.
                  Tutti ci guardammo l'un l'altro: Sir Noyz si tamponava una ferita all'avambraccio, io mestamente mi stavo rivestendo, e lavavo le bende insanguinate nelle acque del mare di Occlo.

                  La donna è nascosta nella montagna fuori Trinsic: trovatela e uccidetela!





                  Mancava la firma, ma a tutti parve di sentire ancora la risata di Leviathan, che ci scherniva, che si divertiva a giocare con la vita dei piccoli esseri mortali per il semplice gusto di vederci morire, per il semplice capriccio di vedere se il sangue che avremmo versato fosse capace di durare più d'una pioggia su quelle sabbie d'oro.
                  Avrei voluto sedermi, ora che il silenzio era tornato.
                  Mi sarebbe piaciuto rimanere li, su quella piccola isola, magari avrei pescato un paio di pesci, li avrei cotti al fuoco, e poi mi sarei addormentato ascoltando il rumore delle onde, ora piccole e dolci come il canto degli uccelli nei giardini di Nujel'm...

                  Ma ancora una volta non si potrà dormire, finche l'incubo non avrà fine i Draconis Venator combatteranno, finchè M non sarà libera Noi non ci fermeremo.
                  Ucciderla? Leviathan capirà con chi ha a che fare, una volta scoperto sarà lui a chiedere tregua, e non avremo alcuna pietà.
                  Ultima modifica di 44rgo; 29-05-2010, 15:41.
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                  • #10
                    A Trinsic!

                    Come ogni Storia, sarebbe bello poter scrivere di un lieto finale, dirvi che riuscimmo al liberare M, e a fare ritorno a Moonglow scortandola come una regina, ma così non fu.

                    Nessuno di noi parlava, ci dividemmo i pochi reagenti rimasti, rianimammo i cavalli con l'aiuto della Magia, e dopo aver contato le frecce e le bende di cui disponevamo prendemmo ordinatamente la strada di Trinsic, seguendo il nostro Leader B.
                    Conosceva la strada alla perfezione, in epoche andate aveva ricoperto cariche importanti in una Gilda ormai estinta, ma il cui nome ancora in molti ricorderanno, gli ...., e che da quelle parti erano temuti e rispettati dalle Genti.
                    Ci condusse alla grotta, entrammo e fu subito battaglia.
                    Inutile descrivere altri mostri, altre creature, la fantasia degli Dei sa partorire perversioni immense, quando lo fa per gioco.
                    Quando si hanno gli Dei contro si può certo lottare, ma.. vincere si può?


                    eppure nessuno di noi si arrese, certo non fu facile, ma comunque le nostre armi non si spezzarono, i nostri cuori ressero allo sgomento di sapere ormai che eravamo soltanto pedine in mano a Dei capricciosi, piccoli mortali scagliati dal Destino dentro a turbini di eventi che in alcun modo avremmo potuto modificare, cambiare....
                    Durò un'eternità, ma quando devi vivere o morire il tempo perde di significato, combatti, fuggi ti nascondi, soffri in silenzio e vorresti soltanto non essere li, vorresti solo che ti fosse stata concessa un'altra partenza, un finale alternativo, una domanda di riserva: purtroppo invece è tutto vero, e da li non si esce se non a forza di mazzate, se non a morsi, e calci e sputi.

                    Gettammo uno sguardo alla valle insanguinata, ricoperta dei cadaveri degli incubi creati dal Dio maledetto.
                    Leviathan ci guardava beffardamente dall'alto di una roccia


                    finalmente ci disse che cosa si aspettava da noi.

                    Si, vorrei poter descrivere un bel finale, una Gloriosa vittoria, una festa liberatoria e brindisi, e danze...
                    Il mostro rideva, chiedemmo a gran voce la libertà di M, ce l'eravamo conquistata sul campo, era giusto in fondo poterla riavere tra di noi.
                    Leviathan ci chiese un ultimo prezzo, il prezzo più alto: ciò che lui pretendeva era la vita della nostra Principessa, quello che il Dio maledetto voleva da noi, era la Sua testa in dono.
                    Nessuno di noi lo volle ascoltare, ci precipitammo verso la piccola costruzione in fondo alla valle, dentro alla casupola stava Lei, imprigionata da una forza soprannaturale, nuda e bellissima in sella al suo cavallo Blu.


                    L'avremmo liberata, saremmo morti per farlo, e non ci importava del resto: senza di Lei nemmeno noi saremmo stati ciò che siamo.
                    Mi spogliai, entrai deciso nella piccola costruzione, forse un tempio dei tempi andati, forse una garconniere di qualche ricco mercante di Trinsic.
                    Pensavo in fretta, Leviathan volava sulle nostre teste, ed il destino che ci aveva riuniti ci stava mettendo alla prova per l'ultima volta.
                    Sentii la voce, dentro di me: era la stessa voce che credo abia parlato anche ad altri di noi, una voce maschile, calma e profonda.
                    Una voce che mostrava chiaramente di avere già visto tutto, e di conoscere molte più cose di quante in una sola vita potremmo mai scoprire noi uomini.
                    Tessitore, sai che la Missione sta solo incominciando, e questa non sarà la sola decisione di cui dovrai farti carico.
                    Capii, annuii dentro di me, ed il mio cuore si spezzava: il dolore mi opprimeva il petto, offuscandomi gli occhi, facendomi tremare le gambe.
                    Misi la mano nello zaino, sentii la lama fredda della daga sotto il palmo, e mi avvicinai ad Athena.
                    Volevo solo che non soffrisse, la vedevo incatenata sull'altare, stretta da catene soprannaturali, e decisi di liberarla.
                    Nessuno credo se lo aspettasse: Kal Vas Flam....
                    Spero solo che non abbia sofferto, pego Zoe che non abbia sofferto in quell'istante fulmineo in cui decisi di liberarla per sempre dalla morsa di Leviathan.


                    La guardavo giacere a terra, finalmente libera: il fuoco non l'aveva scalfita nemmeno, la sua pelle, solo un po più pallida, era liscia e morbida come seta: mi chinai veloce su di lei, le chiesi perdono, ma non mi avrebbe potuto sentire mai più, poi, chiudendo gli occhi usai la lama.
                    Raccolsi la testa dell'elfa con delicatezza, non volevo svegliarla... lo so è sciocco da dire, ma non volevo farle male.
                    La avvolsi nel mio mantello colore delle Lune, e la adagiai piano nello zaino, che pareva pesantissimo, più pesante del peso stesso del tempo vissuto, e che mi rimarrà da vivere.
                    Non so se gli altri mi abbiano capito, o se mai mi capiranno fino in fondo: viene sempre il momento in cui si deve decidere in fretta,ci tocca rischiare tutto quello che abbiamo, e se poi lo si perde toccherà ricominciare, ma tant'è: rischiare si deve.
                    Ho voluto credere in un Dio, mi sono aggrappato alla speranza che le favole nascondano davvero un fondo di verità, ho voluto sognare un mondo in cui il Male non abbia a trionfare come sembra purtroppo stia accadendo per Sosaria.
                    Avatar, ti ho voluto credere, ed ho obbedito: se sei lo Straniero che ci ha mandati, e se sei esistito veramente, so che prima o poi ci mostrerai la strada.
                    Se quel cancello di cui parli veramente c'è, lo troveremo.
                    Ho dovuto liberare M, l'ho riportata a Moonglow, ed ora riposa ai piedi della Nostra Guild Stone.
                    Ho scelto di salvare i DsV perchè son certo che abbiano un Compito più grande, e ci verrà spiegato quando e se gli Dei vorranno.
                    Sento la tristezza farsi più grande adesso, non per la perdita di Lei, perchè la morte è solo un'altra Strada, ma perchè mi spiacerà di abbandonare queste rive quando sarà il momento.
                    Dalla mia finestra vedo il mare: l'aria di Yhelom è tiepida, ed annuncia Primavera.
                    Questa sera è troppo buio per pescare, ma per un paio di birre forse c'è abbastanza luce sul molo.
                    Da qualche parte le avrò messe... eccole! Birra nanica, la migliore dei Mondi: siedo sul molo e guardo lontano.
                    Aspetteremo le Lune Nuove, e forse il Cielo, questa volta, sarà con noi.
                    Ultima modifica di 44rgo; 29-05-2010, 15:46.
                    Argo [ZoE] Tessitore di Trame
                    Bortolo [ZoE] Farmer e cuoco personale di Argo
                    Meghello Bel Dur [ZoE] Crafter bergamasco
                    Il Tempo non ha fretta, ne pietà . Quindi verrà il giorno, e quel giorno, Tu Crederai di Ridere.
                    Originariamente inviato da Longobong
                    se cercassi amicizia uscirei di casa *_*

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                    • #11
                      Le disavventure non hanno mai fine

                      Il Tessitore di Trame sedeva mestamente allo scrittoio, pensava e prendeva tempo.
                      Le idee si affollavano in testa, premevano per uscire, ma la dura realtà dei fatti era già sulla bocca di tutti, e tutti si aspettavano ormai un gesto, delle azioni, insomma qualcosa che sbloccasse lo stallo in cui i DsV si erano venuti a trovare.....
                      Intinse la piuma d'oca nel calamaio, ed incominciò a tracciare poche righe, di una calligrafia minuta, un pò disordinata ma chiara: poche parole, sintetiche, che richiamavano i Draconis Venator al loro Compito sovrumano.

                      Questa sera, all'ora nona il Consiglio dei Draconis Venator è convocato sull'Isola di Moonglow per discutere di fatti gravi e recenti.
                      Si raccomanda la presenza a tutti i componenti, si informano i Gildati di tenersi pronti, molte sfide ci attendono, ed è ormai tardi per rimandarle ancora.


                      Si alzò, soffiò sulla pergamena azzurra finchè non si fu asciugata e chiamò a se il giovane macer che gli stava a fianco, taciturno come sempre.
                      Sir Noyz prese il foglio, lo arrotolò con cura e disse : "Entro un'ora al massimo sarà affisso nella Bacheca di Gilda, e tutti lo leggeranno....."
                      Prese fiato e poi aggiunse: "Argo: sei sicuro di quanto stiamo per fare?

                      Il Tessitore di Trame lo guardò dritto negli occhi, vide il suo sguardo attento, la forza dei suoi pochi anni che tendeva i muscoli del collo, pronto all'azione.
                      Si Noyz!: dobbiamo eseguire quello che ci viene ordinato, e con B non si discute, lo sai anche tu.
                      Sir noyz annuì, e si allontanò con la pergamena, senza aggiungere altro.

                      Argo tornò a sedersi, e si prese la testa fra le mani.
                      Era preoccupato, inutile nasconderselo, M era morta, gli Dei malvagi sarebbero presto venuti a reclamare anche la Sua Testa, ed ora... questa notizia...

                      Un breve messaggio del Leader Venator, B, informava i Consiglieri, e di conseguenza tutta la Gilda, che improvvisi impegni lo costringevano a lasciare Moonglow, che non poteva prevedere se e quando avrebbe fatto ritorno.
                      Indicava al suo vice, cioè Argo di sostituirlo, coadiuvato da Sir Noyz.
                      Insieme con Judo, vice GM di M, che ricordiamo fu uccisa per strapparla dalla trappola di Leviathan avrebbero dovuto guidare i Draconis Venator lungo i sentieri di Sosaria, alla ricerca del loro Destino.
                      Smise di preoccuparsi, si alzò, ed afferrando una mela che stava nel cesto si diresse verso l'uscita: "Ciò che deve succedere, succeda: ciò che non faremo mai sarà tirarci indietro!", disse, ed addentando il frutto uscì sull'aia.
                      Fuori lo attendeva il suo pony, che fiutava l'aria del mattino in cerca di erba verde da calpestare.
                      Montò a cavallo, e lo spronò verso il bosco, sollevando una piccola nuvola di polvere, che volteggiando si perse nel sole della primavera di Jhelom.
                      Ultima modifica di 44rgo; 29-05-2010, 15:50.
                      Argo [ZoE] Tessitore di Trame
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                      • #12
                        [Mordekainen]

                        Il tempo era trascorso lento da quando aveva abbandonato la sua città: aveva visitato posti, conosciuto Genti e si era fermato mai troppo a lungo, in ogni taverna di Sosaria, suonando la sua musica per dilettare gli avventori.
                        Era un bardo, uno dei molti cantastorie che si guadagnano da vivere suonando alle feste paesane, o nelle corti sfarzose dove ricevono un pasto, un letto, e a volte gli è permesso di raccogliere le briciole che cadono dalle tavole dei Potenti di turno.
                        Eppure quella era la miglior vita che si era potuto permettere, da quando una notte lontanissima aveva dovuto correre, con il fiato il gola e con gli altri alle calcagna: se solosi fosse fermato, ora non sarebbe mai stato qui.
                        Guardò la costa avvicinarsi lentamente, mentre il vento di POnente spingeva l'imbarcazione verso l'approdo.
                        La riva si faceva più distinta, si intravedevano le prime case, fattorie e campi coltivati: scorse una grande costruzione, un dispositivo montato sul treppiede che indicava il cielo.
                        E' la che lo troverò, si disse il Drowerlomeno si aspettava di trovarlo.
                        Mise mano alla sua arpa, ed intonò una canzone dolce, triste, cantava dei suoi fratelli che aveva perduto, delle caverne scure in cui aveva mosso i primi passi, e della Gloria di Lolth, che guidava i suoi figli anche ora che uno dei suoi figli si trovava "al di sopra", esposto alla luce vivida del Sole di Mezzogiorno.
                        Quando fuggì da Wind ne andava della sua vita: il suo piccolo Clan aveva osato sfidare dei vicini troppo potenti, quella femmina che gli aveva fatto perdere la testa era stata la sua condanna, e fu suo fratello a farne le spese.
                        Lo trovarono morto avvelenato dentro alla legnaia: una profonda ferita nerastra proprio al centro della schiena era la firma della mano che lo aveva ucciso, ed a sottolineare, ad insultare il piccolo Clan, giaceva sul terreno il pugnale avvelenato che lo aveva trafitto a morte: recava incastonato il diamante simbolo del Clan rivale.
                        Povero Mordekainen: quanto fosti avventato, e quanto bella era lei: la sorella di Ndwar Kelgh'M, capo indiscusso del Clan omonimo.
                        Giselle... un nome strano per un'elfa oscura, ma ancora più strano il fatto che Lei si era degnata di parlargli, di conversare con lui, di concedergli attenzioni sempre crescenti, finchè una sera non si trovarono così vicini che non fu possibile fermare le loro labbra.
                        Si incontrarono, baciandosi, mentre le torce nere illuminavano i vicoli di Wind e gettavano ombre vive sulle pareti scure.
                        Fermati! le disse: non puoi..non possiamo... ma Nemmeno lui avrebbe avuto la forza di lasciarla quella notte.
                        Le voci corrono, come si sa, ed il Clan rivale venne informato dai soliti noti che per poco denaro avrebbero venduto anche la loro madre: Giselle venne immediatamente allontanata da li, nascosta agli occhi di tutti, e probabilmente rinchiusa al servizio del Clero, Vestale di Lolth e sepolta viva.
                        Mordekainen fu convocato dal Consiglio del suo Clan, ed immediatamente gil dissero, senza mezzi termini, che se ne sarebbe dovuto andare, se teneva alla vita.
                        Il giovane Drow non parlò, chinò il capo e voltò le spalle, si diresse verso l'uscita a passi lenti...
                        Fu suo fratello a richiamarlo a voce alta Aspetta! disse Ken'Ym Gaalem, e volgendosi agli astanti, in tono di sfida riprese, a voce ancora più alta e ferma:
                        "Voi non siete un Clan, siete soltanto un insieme di piccoli elfi, timorosi anche della loro
                        ombra!" In passato ci siamo difesi con ogni mezzo, abbiamo dominato questi quartieri e mantenuto interessi e potere anche in altre piazze, in altre città.
                        Anche in superficie sapevano chi fossimo, e le nostre insegne sventolavano con fierezza su questi pennoni oggi nudi!
                        No!, riprese Ken'Ym: voi non siete un clan, ma soltanto il ricordo del rispetto che tutta Wind ci tributava.
                        Mio fratello ha sbagliato, è vero, ma Giselle Kelgh'M è sempre stata una gran femmina: e chi di voi, se avesse avuto sangue vivo nelle vene, non avrebbe ceduto al suo fascino?
                        Non è un delitto amare, e Mordekainen non ha colpa dei suoi vent'anni!.
                        Il Consiglio taceva: gli anziani Drow si guardavano perplessi, qualcuno tossicchiava per mascherare l'imbarazzo, mentre altri annuivano nell'ombra.
                        Fu la loro madre ad alzarsi, ed a prendere la parola:
                        "Ken'Ym Gaalem!, Mordekainen!"... "Figli miei... noi non possiamo scusare gli errori di
                        Mordekainen: Giselle era consacrata a Lolth ancor prima che nascesse, e suo padre e vostro padre... esitò appena, pensando al marito e padre dei suoi figli, ucciso tanti anni fa proprio dal Nonno di Giselle Kelgh'M... "Il vostro povero padre avrebbe deciso la stessa cosa, perchè da sempre i nostri Clan sono rivali, e così sarà per sempre!".
                        Gli anziani annuirono con vigore, anche perchè così si erano levati da un impiccio che
                        volentieri avrebbero scaricato su chiunque.
                        Argo [ZoE] Tessitore di Trame
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                        Il Tempo non ha fretta, ne pietà . Quindi verrà il giorno, e quel giorno, Tu Crederai di Ridere.
                        Originariamente inviato da Longobong
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                        • #13
                          [Mordekainen]

                          I giovani principi Galeem erano da sempre stati considerati teste un pò calde, e la perdita del padre in tenera età non aveva fatto altro che accentuare il loro carattere irruento, impulsivo... Pertanto sarebbe stato molto meglio per tutti se la loro madre stessa fosse riuscita a risolvere la faccenda.
                          Mordekainen tornò sui suoi passi, si voltò a guardare il pubblico in sala, e poi osservò i volti scavati degli Anziani seduti al tavolo, sua Madre al centro: ancora non sapeva che quell'immagine sarebbe stata l'ultima di lei, e di quasi tutti gli altri, che avrebbe conservato negli anni a venire.
                          Il principe Drow parlò, con calma e rassegnazione, mentre sua fratello maggiore gli teneva un braccio, in segno di solidarietà.
                          "Nobili convenuti, rappresentanti del Clan Galeem, Madre e Signora...", esordì... so di avere commesso uno sbaglio grandissimo, e so che soltanto andandomene potrò cercare di porre rimedio, spero soltanto di attirare su di me le ire di Ndwar Kelgh'M, e della sua gente.
                          Soltanto mi rammarica di sapervi qui, a ricordare che un tempo ormai andato, ci tributavano rispetto, incutevamo timore, mentre ora stiamo soltanto aspettando che finisca l'olio delle nostre lampade, per spegnerci piano piano.
                          Io amo Giselle, e la amerò per sempre, ed amo Voi, Madre, e te, Fratello mio, ed è a voi, ed alla memoria di nostro padre che chiedo perdono, ed è al ricordo di questo Clan, che giuro fedeltà eterna: partirò domani, così sia.
                          La madre di Mordekainen ebbe un fremito, ma le femmine dei Drow sanno essere ancora più dure dei maschi, ed il suo volto non mutò espressione, rimanendo imperturbabile.
                          Nelle sue stanze preparò la bisaccia, ci mise il pugnale, un po di pane e la sua cetra, poi decise di riposarsi un poco, prima della partenza.
                          Avrebbe preso l'uscita più vicina, sbucando in superficie si sarebbe mischiato alle genti
                          colorate del mercato e da li proseguito la sua strada infinita, verso il futuro.
                          Fu il nitrito dei cavalli a svegliare la Casa, uno scalpitare frenetico ed un rumore di porte sbattute: Mordekainen afferrò la bisaccia, per istinto, e si precipitò giu per le scale, di corsa: entrò e cercò di calmare gli animali imbizzarriti lanciando comandi secchi: inciampò in qualcosa a terra, nel buio non s'era avveduto dell'ostacolo, cadde sulla paglia umida e calda e toccò nel buio.
                          Capì perchè gli animali acquietandosi tacquero, e sentì il respiro: col le mani percepì la forma di un corpo sdraiato nel buio, sentiva il respiro del moribondo farsi più leggero, mentre gli arti iniziavano giù ad irrigidirsi, legati dal veleno mortale che solo i Drow sanno preparare.
                          Accese una piccola candela e lo prese tra le braccia, lo strinse forte a se, per riscaldare quelle membra che si stavano già raffreddando, chiuse gli occhi e cercò di ricordare i pomeriggi passati a sedere sulle ginocchia del padre, a farsi raccontare storie fantastiche di sfide epiche, di battaglie sempre vittoriose, di onore, rispetto e nobiltà.
                          Lo cullava piano, ricordando quando invece era lui a cullarlo, perchè nelle lunghe e buoe notti di Wind non riusciva a prendere sonno.
                          Mordekainen stringeva a sè il corpo del fratello, ferito a morte: Ken'Ym, Principe Gaalem spirò tra le braccia del fratello, che silenziosamente piangeva, senza tuttavia versare alcuna lacrima, come soltanto un Drow sa fare.
                          Passò qualche minuto...forse passò un'ora, chi lo può dire? Mordekainen teneve ancora il cadavere senza vita del fratello maggiore, e taceva.
                          Sentì un rumore, scattò improvvisamente ma il laccio già gli stringeva la gola, sottile e mortale, seta di Occlo, la più resistente.
                          Il fiato gli mancava, stava perdendo le forze, ma trovò lo stesso il modo di deporre delicatamente il corpo di suo fratello a terra, tese i muscoli, scattò violentemente tirando a sè l'avversario invisibile, e facendolo cadere di lato.
                          Si liberò dal laccio, mentre la candela si spense rotolando a terra.
                          Corse tossendo verso l'uscita, sentì un fischio, un chiaro segnale, e udì due frecce sibilare vicino alle orecchie: i cani erano appostati ad attenderlo, era un'imboscata..
                          Corse, scattò, si nascose, durò un'eternità ma poi fu fuori, nel bosco, la pallida luce blu e bianca indicava il portale delle Lune: ci si buttò dentro a capofitto, e a Wind non lo videro mai più.
                          La barca toccò la sponda delicatamente, il Comandante gettò l'ancora e Mordekainen lo ringraziò per il passaggio, gli diede uan trentina di monete per il distrurbo, ed a piedi si incamminò sulla spiaggia.
                          Imboccò il vialetto che serpeggiava tra viti coltivate e giardini fioriti.
                          Alcune ville magnifiche indicavano benessere e potere, un binomio che gli era sempre piaciuto: sapeva che chi aveva richiesto i suoi servigi poteva permettersi di pagarlo profumatamente.
                          Acarezzò il suo strumento e si fermò davanti al grande portone.
                          Bussò, sentì qualcuno aprire i battenti, e si trovò davanti un cavaliere vestito di cotta azzurra, con una strane veste brillante che ricordava il colore delle Lune quando sono piene: "Vi stavamo aspettando, signor Bardo, prego, si accomodi.
                          Mordekainen entrò nel corridioio silenzioso del grande palazzo, sul fondo la Guild Stone dei Draconis Venator torreggiava, imponente e silenziosa.
                          davanti a lei, adagiata su di un cuscino di stoffa preziosa, stava la testa mozzata di una Giovane Elfa, con gli occhi chiusi, e pareva dormire il sonno dei giusti, gustando la Pace che soltanto ai morti, è dato di conoscere.
                          Una voce dai saloni superiori chiamò: il Leader Venator B disse a Sir Noyz :"Sir noyz, faccia salire il Principe Galeem, abbiamo una Missione per lui."
                          Mordekainen salì le scale, mentre tutto il suo passato tornava dirompente, con la forza di cento uragani a scuotergli le vene.
                          Mordekainen Galeem, Ultimo Principe dei Galeem di Wind rialzò la testa, salendo le scale capì soltanto che qualcosa di grande stava incominciando, ed accarezzò l'arpa per trarne conforto.
                          Un debole sorriso passò fugace sul volto scuro del Drow: gli tesero una coppa di vino di Nujel'm, brindando al nuovo venuto: i Cacciatori di Draghi levarono i calici, il vino sigillò il Patto con il Bardo, che da allora li accompagna con la sua musica nelle eterne battute di caccia.
                          Ultima modifica di 44rgo; 29-05-2010, 15:51.
                          Argo [ZoE] Tessitore di Trame
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                          • #14
                            [b]

                            Un cavaliere procedeva guardingo tra le rocce accuminate.
                            Vestiva una tunica grigia, anonima, il volto era celato da un cappuccio dello stesso colore: tre piccoli ma robusti lama da trasporto lo seguivano obbedienti, schiacciati da un grande carico riposto nei loro zaini.
                            Il cavaliere cavalcava a piccolo trotto, aveva già percorso molta strada da quando gli eventi erano maturati, da quando molti nodi erano venuti al pettine.
                            Le bestie acquistate da tempo erano già state caricate dei bauli chiusi a chiave che la sua Compagna aveva sapientemente stipato di ricchezze indescrivibili.
                            Il nome di quel cavaliere era un nome molto conosciuto tra le genti di Sosaria, anche se in quel momento il Leader Pedatore cavalcava solo, e cavalcava in incognito.
                            B si fermò a controllare il sestante, la strada era ancora lunga, là il suo Buen Retiro lo aspettava, con dentro Lei, spietata e crudele, femmina più che mai e avida calcolatrice aveva architettato il Piano concordandolo con lui, e si sarebbero goduti l'immensa ricchezza, il potere e tutto ciò che avrebbero potuto comprare, in barba a quei piccoli pg che li avevano seguiti, gettandosi negli scontri sanguinosi che sin da subito erano stati teatro di gesta grandi, di piccoli colpi di Fortuna, Eventi che avrebbero potuto cambiare il Mondo, ma che loro due scientemente avevano sfruttato per trarne il massimo, in termini di mero profitto.
                            Un sorriso gli illuminò il volto, ed il pensiero di Lei che lo aspettava, nuda e sdraiata davanti al fuoco, del vino dolce e della frutta matura gli fecero venire l'acquolina in bocca.
                            Le Terre Perdute non sono mai state un luogo sicuro, questo lo sanno anche i piccoli Dwarf che crescono al caldo delle loro grotte, allattati dai seni generosi delle mamme, e che intanto raccontano di come la vita, in superficie, sia fatta di sole feroce, e di Razze crudeli sempre pronte ad attaccarvi, ad uccidervi, o nella migliore delle ipotesi a ridere di voi.... eppure di questo, B, non aveva paura.

                            Si fermò, scese da cavallo e legò ben strette le briglie dei lama tra di loro, e poi ad un albero, perchè non si potessero allontanare: mise i sacchi della biada e poi preparò l'accampamento.
                            Accese un fuoco e prese a cucinare la carne di cervo, cenò e poi si distese sull'erba, riparato da una pelle d'orso, addormentandosi soddisfatto alla luce di Trammel, che stava sorgendo da Est.
                            Poco dopo Felucca seguì l'astro fratello, ed il cielo fu chiaro come a giorno.
                            La luce delle lune rischiarava gli alberi ed i fiori, rimbalzava sull'acqua dello stagno lì vicino, azzurrando intorno anche i sassi.
                            Sembrava che la foresta fosse diventata Icerock, tanto era splendida.
                            Nel suo sonno pasciuto B sognava palazzi e gioielli, femmine e cavalli, manti splendenti e musica intorno: sorrideva beatamente e La prendeva per mano, danzavano e bevevano alla salute di quei piccoli player ormai lontani, ridevano al ricordo di puntini d'azzurro persi dietro ad un Sogno a cui loro due non solo non avevano mai creduto, ma che sapevano essere un'abile stratagemma confezionato e servito per procacciargli quell'immensa ricchezza che finalmente li avrebbe posti al di sopra delle Genti, ed al di la degli Dei.
                            Ultima modifica di 44rgo; 29-05-2010, 15:54. Motivo: Voluntas Dei
                            Argo [ZoE] Tessitore di Trame
                            Bortolo [ZoE] Farmer e cuoco personale di Argo
                            Meghello Bel Dur [ZoE] Crafter bergamasco
                            Il Tempo non ha fretta, ne pietà . Quindi verrà il giorno, e quel giorno, Tu Crederai di Ridere.
                            Originariamente inviato da Longobong
                            se cercassi amicizia uscirei di casa *_*

                            Originariamente inviato da TyrantZHI

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                            • #15
                              [Lo Straniero]

                              Il calore del sole lo svegliò toccandogli la fronte, si mise a sedere e subito cercò con lo sguardo le cavalcature: i lama non erano dove li aveva lasciati!
                              Afferrò la spada e si alzò di scatto, ispezionando il terreno scoprì le orme degli zoccoli, si dirigevano verso il piccolo stagno, e B le seguì.
                              Poco discoste dalla riva le cavalcature stavano quietamente aspettando il padrone, ed una strana figura sedeva sulla sponda, gettando piccole pietre nell'acqua, ed osservando i cerchi concentrici che si allargavano all'infinito dal punto in cui la pietra toccava l'acqua.
                              Sembrava un uomo, perlomeno B credette che si trattasse di un uomo: vestiva incredibilmente la stessa tunica grigia che anche lui indossava, e teneva in testa lo stesso cappuccio.
                              Alzò la spada, deciso ad ucciderlo senza nemmeno lasciargli il tempe di voltarsi, si avvicinò correndo e calò il fendente.
                              Solo che il braccio rifiutò di compiere il gesto, rimanendo sospeso sopra il capo dello Straniero, bloccato da forze invisibili, come se d'improvviso si fosse mutato in pietra.
                              Non gli fu memmeno possibile abbassare il braccio, la spalla sembrava saldata con il tronco, e per la prima volta, da quando era partito, B sentì di avere paura.
                              L'uomo seduto sulla riva parlò, con voce pacata, serena: "Abbassa il braccio, B, la tua spada gemmata non serve più, è ormai un pezzo di Zulu inutile a difenderti dalle tue mancanze.".
                              Il Leader Predatore si bloccò all'istante sentì le gambe cedere, ed allentò la presa: la spada cadde a terra, con un piccolo tonfo sordo sulla sabbia tiepida che il sole iniziava piano a riscaldare.
                              Lo Straniero si voltò, alzandosi si avvicinò al GM dei Dsv e lo guardò diritto negli occhi.
                              So che non mi si crederà, udendo ciò che accadde, ma sulla riva di quello stagno B si ritrovò, faccia a faccia, con se stesso.

                              Lo straniero aveva il suo viso, i suoi capelli ed il colore della sua pelle: persino i suoi occhi erano identici, e soltanto la voce non era la sua, ma era una voce che aveva il suono di chi sa, e che non si può smentire.
                              Perchè mi volevi uccidere? chiese l'Uomo.
                              B esitò... poi riprendendo un pò di coraggio disse d'un fiato: "Pensavo che volessi rubarmi i lama, siamo molto lontani da qualsiasi città, e questi luoghi non sono sicuri...
                              Lo Straniero sorrise, e riprese: "Devi tenere moltissimo a questi lama, per uccidere un uomo innocente!"
                              B abbassò lo sguardo, imbarazzato, ma anche intimorito dall serenità dell'Uomo che gli stava davanti: gli uccelli intorno cinguettavano timidamente, anch'essi sorpresi da quelle strane presenze.
                              Avatar parlò di nuovo, e guardandolo di nuovo diritto nell'anima gli disse semplicemente: "Prendi i tuoi lama, piccolo player, sicuramente trasportano un carico prezioso, se per difenderlo avresti versato del sangue innocente, se per averlo hai ripudiato te stesso, l'Amicizia, e l'Onore."
                              Segui la Tua strada, fino in fondo, è quella che ti sei scelto, e di cui nessun altro avrà più colpa.
                              B guardò la spada, si chinò e la prese, riponendola nel fodero.
                              Ora sapeva che non l'avrebbe usata, mai più.
                              Prese la briglia dei lama, a piccoli passi si diresse verso la radura dell'accampamento notturno, ma sentì un piede sprofondare un po' nel fango: lo ritrasse ma era invischiato.
                              Si voltò verso l'Uomo, ma l'Avatar era tornato ai suoi cerchi d'acqua, gli alberi intorno si stavano colorando di luce più scura.
                              Bestemmiò gli Dei e cercò di togliere lo stivale dalla melma, era sprofondato di un buon palmo, ed anche l'altro piede lentamente affondava, bloccato dalle sabbie mobili che improvvisamente si erano rivelate sul sentiero.
                              I lama si stavano spaventando iniziavano a scalciare tentando di liberarsi dal fango e si udì la Risata.
                              Ultima modifica di 44rgo; 29-05-2010, 15:58.
                              Argo [ZoE] Tessitore di Trame
                              Bortolo [ZoE] Farmer e cuoco personale di Argo
                              Meghello Bel Dur [ZoE] Crafter bergamasco
                              Il Tempo non ha fretta, ne pietà . Quindi verrà il giorno, e quel giorno, Tu Crederai di Ridere.
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