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[Background] Richiesta cittadinanza

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  • [Background] Richiesta cittadinanza

    La propria discendenza Druin non l’aveva mai imparata. Suo padre Barin e suo nonno Khor ci avevano provato milioni di volte: “No, Druin, non dai Noegyth Nibin…si siamo Kahzad anche noi, ma molto alla lontana. Noi siamo nani celtici, la nostra famiglia si spostò in Eire e qui siamo prosperati come casata dei Gormlaith…” Ma non c’era niente da fare, il piccolo nano, aveva lo sguardo perso e non riusciva a ricordare i nomi, le divinità e tutto il resto. “Ma nonno a che mi serve sapere da chi discendo? Non è importante sapere chi sono?” All’udire queste parole, nonno Khor sputava per terra e dava un sonoro ceffone al nipote “Devi sapere chi erano i tuoi avi per sapere chi sei” Druin, scuoteva la testa ma non si convinceva di quelle affermazioni. Mamma Gunasa, invece, era più paziente con il suo ragazzo: “Druin, non fare caso al papà e al nonno, hanno delle fisse con le casate, la storia, la mitologia. L’importante è che tu ricorda sempre che sei un figlio della verde Eire e sei uno dei pochi nani a poterti vantare di ciò.” E lui così fece. Negli anni della crescita, mentre apprendeva l’arte di forgiare legni, pelli e metalli, cresceva in contatto con la natura e il verde che la sua isola gli offriva.
    Un giorno mentre era nel bosco a far legna, incontrò un’essere strano, la cui voce assomigliava più a un canto, dalle orecchie a punta e dalla figura bella. Era da sola e gli rivolse parola: “Che fai nano in questo bosco sacro?” “Cerco della legna per lavorarla, signore…” “Ah, dunque sei un nano artigiano?” “Si, signora, per ora sono solo il garzone di mio padre…” Druin, però, non riusciva a guardare negli occhi l’elfa. “Tu sai che sono un’elfa, giovane nano?” “No, signora, non lo sapevo” “Quindi non sai che nani ed elfi si odiano?” “Non sapevo neppure questo, mia madre mi ha sempre detto che non è la razza, né la provenienza a determinare chi siamo, ma noi stessi…” “…Una nana saggia tua madre, giovane nano” “…è stata allevata dai druidi di quest’isola, signore: i miei nonni sono morti in un incendio quando lei era ancora una ragazzina” “…capisco. Come vi chiamate giovane nano?” “Druin, signora, e voi?” “Io sono Shanodin, garzon Druin e forse ho una proposta per te, se hai fiducia in me, vorrai scortarmi verso casa tua e potermi dare ospitalità qualche notte?” Druin non era abituato a fidarsi dei forestieri, soprattutto incontrati nei boschi, ma qualcosa dentro gli diceva che quell’elfa era buona d’animo, “seguitemi, signora”. Camminarono per i boschi e il nano, spesso restava a fissarla per qualche secondo, ammaliato dal fascino dell’elfa, che nel frattempo per tenere il passo lento del nano era scesa da cavallo.
    “Eccoci, quella laggiù è la casa della mia famiglia, aspettate qui che vado ad avvertire che ci siete anche voi”. Dopo qualche minuto mastro Barin uscì dalla casa e arrivò davanti a Shanodin; la fissava dritta negli occhi e poi parlò “Mastro Barin è il mio nome, voi chi siete?” “Sono sir Shanodin originaria di quest’isola, ex abitante dei boschi di Yew ed ex combattente di Lord Blackthrone.” “Quindi siete una guerriera di Sosaria…” “Si mastro Barin. Sono tornata alle mie origini per sbrigare delle faccende personali e sto per tornare a Sosaria e ho una proposta per vostro figlio.” A quell’ultima frase Barin si fece curioso e invitò l’elfa ad entrare. Dopo averla fatta sedere e averle offerto da bere, tutta la famiglia di Druin si sedette al tavolo per sentire la proposta della straniera.
    “Ho bisogno di un ragazzo volenteroso che forgi per me armature, scudi e armi. Un ragazzo che sappia costruire una casa e sappia arredarla, che abbia voglia di imparare e di scoprire. Sono settimane che giro per l’isola, senza trovare una persona che abbia saputo impressionarmi in qualche modo. Oggi, incontrando Druin, ho sentito in lui una grande forza di spirito e un animo puro. Se per lui va bene e siete d’accordo anche voi, che siete la sua famiglia, vorrei che venisse con me.” E con il finire della frase, calò il silenzio nella casa dei Lodder. Mastro Barin, dopo qualche secondo di imbarazzante silenzio, tossì, mentre, nello stesso tempo Druin sorrideva: “Per me sarebbe fantastico!” Entrambi i genitori, si voltarono verso il loro figlio quasi increduli. Gunasa tristemente gli sussurrò: “Sei sicuro figliolo?” Druin sembrò improvvisamente adulto e rispose: “Si, madre e se anche papà sarà d’accordo io partirò, per far fortuna e per diventare uno dei migliori fabbri che siano esistiti!” Barin non proferì parola per molti minuti, finchè, rivolgendosi all’elfa disse: “Devo pensarci milady, almeno qualche giorno, nel frattempo restate ospite della nostra casa.”
    Passarono tre giorni finché, un caldo pomeriggio mentre padre e figlio stavano lavorando alla restaurazione dell’arco dell’elfa, Barin disse al figlio: “Perché non mi hai mai detto che volevi partire e conoscere il mondo?” Druin parve sorpreso: “Perché non ci avevo mai pensato prima d’ora, padre!” Barin fece una piccola pausa: “Bene, se è quello che vuoi che il tuo destino si compia, figlio mio. Ricorda ciò che ti ho insegnato e arricchisci tutte le conoscenze. Non odiare nessuno che si onesto e disprezza i furfanti e gli assassini” Detto questo padre e figlio si abbracciarono.
    Due giorni dopo il nano e l’elfa partirono verso Sosaria. E da quel giorno crebbe molto l’abilità di Druin. Il tempo passava e il nano fece nuove conoscenze. Intraprese nuove imprese e conobbe nuove arti, ma gli mancava non avere una casa o una città a cui appartenere in queste nuove terre, iniziò a girare protetta dall’elfa per le terre di Sosaria, un po’ per commercio un po’ per “turismo”. Un giorno sbarcarono a Mongloow, isola immersa nel verde e residenza di una cittadina e un mercato fiorente, fu amore a prima vista.
    “Shanodin, non vi sembra anche a voi che questi boschi assomiglino a quelli di Cork?”
    “Si, Druin, avete ragione”
    “Che devo fare per poter vivere qui?”
    “Credo che il signore di queste terre sia Lord Alioth Fenrir, figlio del mio vecchio amico Ryuga, dove cercarlo…” Non ci furono altre parole da aggiungere, sul volto di Druin comparve lo sguardo determinato che sempre compariva sul suo volto quando si metteva in testa una cosa.



    Questa è la mia storia Lord Alioth. Se la vostra grazia mi vuole incontrare personalmente, sarò ben lieto di recarmi nel luogo da voi concordato per chiedervi personalmente la cittadinanza della vostra bella città.
    In fede,
    Druin Lodder
    Adepto fabbro
    Shanodin di Yew [Ck] (Incantaspade)
    Druin di Camelot [CK] (Fabbro da 3 kg di fava)
    Ruadh (La rossa fencer)
    Orlando di Guy (la NegroAmante )
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