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BG Un giorno all'improvviso.

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  • BG Un giorno all'improvviso.

    Lunga la storia, tortuosa la via, intricata è la vita.
    Tanto tempo è passato, e probabilmente pochi ne conserveranno ancora qualcosa in memoria, ma la storia di Beolth nasce qui, nei sinuosi cunicoli di Wind. Nulla si sa sulla sua origine, chi l’aveva intravisto lo descriveva come elegante, oscuro, dalla corporatura massiccia per la sua razza, la pelle color ebano, i capelli, bianco perla, raccolti in un codino. Nessun segno particolare se non fosse per una cicatrice poco sopra la nuca mal nascosta tra i capelli e quegli occhi, rosso cremisi, talmente scarlatti che avevano indotto le genti a chiamarlo “Bloodlight”. Viveva nell’ombra, fin quando non incontrò per la prima volta la persona che lo incamminò nel lungo cammino verso ciò che sarebbe diventato: “Frederick Molder”. Ci fu un rispetto reciproco, non si parlavano, non ne avevano bisogno, ma da quel momento la sua vita cambiò. Il suo soprannome divenne parte essenziale nel suo nome, era Beolth Bloodlight of Wind.
    Entrò a far parte di quel rigido sistema sociale che regge le sorti del popolo Drow e tante furono le battaglie con loro intraprese. La guerra lo fortificò, divenne, un maestro nell’uso delle “Morgenstern” e questo gli valse il rispetto, il timore, ed il titolo di “Qu'el'saruk”. Tutto ciò continuò, fino alla rovina, quando il casato non c’era più e i compagni d’arme quasi tutti dipartiti; nonostante ciò i pochi superstiti si sforzarono di riunirsi sotto un nuovo stendardo, cercarono di continuare a seguire la vecchia strada ma questo non fece altro che portare tutti più rovinosamente verso la fine compreso il vecchio Frederick, l’ultimo suo compagno rimasto era “Wex”. Dubbi iniziarono a turbinare nella sua mente, tutto quello per cui aveva combattuto, tutto il sangue versato, le vessazioni fatte e subite a cosa avevano giovato? Certo l’avevano reso quello che era, avevano corroborato il suo spirito, temprato il suo corpo, ma questo aveva un prezzo, ed era un grande vuoto. Spinto dall’animosità insieme al suo ultimo compagno formarono un’armata di cavalieri, il loro valore e carisma gli valse il rispetto e la fedeltà degli altri pari che li nominarono a loro condottieri. Ora le guerre, le lotte, non erano più mosse dalla brama di potere, dall’ingordigia, dalla frenesia, dietro c’era qualcosa di più nobile, un tendere verso qualcosa di più alto, confidando di poter affrontare quel senso di vuoto che comunque non tendeva a placarsi.

    Ma col tempo il vigore per quell’impresa venne a mancare, l’inquietudine d’un tempo non si placava, e la perdita del caro amico Wex spezzò definitivamente il nerbo che teneva in piedi quella, che poi lui stesso definirà, pazzia.
    La perdita dell’amico fu un brutto colpo, l’ultimo legame che aveva con lui era ora rappresentato da quello che Wex amava definire un fratello minore: “Lukas”, e Beolth decise che l’avrebbe tenuto sotto la sua ala protettrice, evitandogli di poter compiere le loro stesse pazzie.
    Viaggiarono tanto, fin quando, un giorno all’improvviso, a bordo del loro veliero intravidero un’isola mai visitata prima, splendeva d’oro come la lucente Trinsic, aveva un enorme castello ed una maestosa cattedrale vicino cui attraccarono. Beolth fu subito meravigliato dalla serafica animosità della gente del luogo, quel senso di angoscia che per anni l’aveva stretto in una morsa senza pietà sembrava quasi dargli fiato, e, per la prima volta, sulle dorate spiagge dell’isola gli sembrò di sentire un calore che riusciva ad oltrepassare l’armatura e ad avviluppare il suo cuore.
    Lo stupore iniziale fece spazio ad un’inaspettata letizia, ma ora la smania di sapere era grande. Chiese alle persone del luogo dove si trovava e chi abitava e dava a quel luogo quell’aria quasi angelica.
    “Magincia” qualcuno rispose,
    “Zoe” vociferarono altri,
    “Qui si trovano i suoi templari, dovresti andar a parlare con il rettore dell’Accademia, Argo, potresti trovarlo passeggiare per le strade della città” concluse infine qualcun altro.



    .::E qui è Beo che descrive nel suo diario come andò::.

    “Mosso dalla voglia di conoscere mi ritrovai a passeggiare per i viali di Magincia ed infine lo vidi, il suo dialogare con le persone, i suoi modi pacati gli davano un’aria tranquillizzante, e parlare con lui, ascoltarlo parlare dell’Accademia e di tutto fu per me rincuorante. Accolsero me e Lukas nella loro accademia, qui conobbi un’altra figura altrettanto carismatica, Erik Kaspar, detto “il Rosso”, lui, nel suo impersonare il principio dell’amore, è stato una guida per me e da lui ho imparato tanto, la sua vicinanza oltre che affiancarmi un formidabile maestro d’armi mi ha trasmesso un messaggio ben più profondo, “saprà sempre concedersi senza esitare, rischierà i suoi averi, la sua stessa vita, per proteggere gli ultimi, i più deboli ed indifesi”. Avevamo tutto da guadagnare nello stare con loro, ed ora tutta l’esperienza maturata durante una vita intera poteva essere messa in campo per uno scopo, avrei difeso quelli che oramai son diventati fratelli anche a costo della mia stessa vita.
    Beolth Bloodlight of Wind”
    Ultima modifica di Res20; 18-06-2016, 10:13.

    Beolth Bloodlight of Wind [ZoE]
    What is dead may never die.
    Chi ha voluto il 140?

  • #2
    407 Humiltae 18


    "Da quando son approdato a Magincia tante cose son cambiate, la via di Zoe mi ha trasformato, alle ferite della vecchia vita si erano aggiunte quelle della nuova, i nemici dei templari son tanti e combatterli non è stato, né sarà semplice. Le memorie destinate a questo diario son rimaste inespresse, i compiti da templare, la protezione della città, e della cattedrale mi hanno tenuto occupato oltre ogni immaginazione, e la mia laconicità non ha fatto altro che aumentare. Anche il ritorno di Wex non era riuscito a smuovermi dal mio operoso silenzio, d'altronde anche lui non era più lo stesso, mai parola su ciò che accadde o su quello che aveva passato in tutti questi anni. Ciò che è certo è che questo lo ha cambiato, come son cambiato io; ora siam di nuovo spalla a spalla, le battaglie son diverse, i nemici son diversi, ciò che ci muove è diverso.
    Invictus."
    Ultima modifica di Res20; 18-06-2016, 10:12.

    Beolth Bloodlight of Wind [ZoE]
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    Chi ha voluto il 140?

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    • #3
      407 Humiltae 29

      "Era una fresca mattina, dopo la ronda notturna per le strade di Magincia il mio compito era quello di stazionare al passaggio per l'isola della cattedrale; la rugiada notturna si era poggiata su di me come su di un ebano secolare e disegnava rivoli sul cappello, sulle vesti e sull'armatura. Fisso nella mia postazione avevo osservato la città passare dall'oscurità notturna alla lucentezza mattutina, sempre più convinto che fosse quello il momento che preferivo nella giornata, adoravo osservare l'albeggiare sulle costruzioni e vedere come si passava lentamente da un greve silenzio alla solita serafica operosità, con i palazzi della dorata città rilucenti nello splendore mattutino.
      Sollevato dal mio compito, lentamente, dopo aver rivolto una lode a Zoe, mi avviai all'accademia. Mentre mi avvicinavo udii un vociferare che diventava sempre più forte, ed entrato dalla porta posteriore vidi diversi compagni intenti a discutere, ed uno strano portale, di un colore misto, tra l'argento e l'avorio; quella era la causa del turbamento dei miei compagni. Le discussioni terminarono quando fu presa la decisione di attraversare quel portale per vedere dove conduceva.
      Ci ritrovammo in un posto mai visto, con palazzi enormi dalle pareti di marmo bianchissimo, l'aria che si respirava era misteriosa ma nello stesso tempo carica di tensione, era un posto sacro, si percepiva.



      Avanzai, ero in testa al gruppetto e fui il primo a vedere quello che ci aspettava, una serie innumerevole di creature ed uomini, tutte avevano lo stesso stemma, erano tutti servitori, ma non sapevamo ancora di chi. Lo scontro fu lungo, le ferite riportate iniziavano a provare i compagni e man mano che avanzavamo si sentiva sempre più forte la voce del custode di quel luogo, ci stava sfidando o eravamo noi a sfidare lui.



      Continuavamo ad avanzare in quella misteriosa città, il sentore che ci stavamo avvicinando era forte, non sapevamo ancora a cosa e perchè, ma era nell'aria. Dopo una enorme scalinata fummo tutti teletrasportati in una minuscola stanzina e qui la battaglia infuriò, le urla dei compagni si mescolavano a quelle dei nostri nemici, il clagore di armi e scudi quasi ricopriva il boato dei draghi, ma infine, provati, madidi di sudore e coperti di sangue, riuscimmo a superare anche quell'ostacolo la cui unica via d'uscita era un portale;



      ci ritrovammo in una enorme sala, il clagore che fino a qualche attimo prima ci aveva travolto aveva lasciato spazio ad un silenzio tombale interrotto soltanto dal crepitio di una fontana. La sala era simmetrica, 4 aiuole ai 4 angoli e nient'altro ad abbellirla, si sentiva che c'era un grande potere e tutti fummo attratti dalla sua sorgente, una statua, dello stesso colore del portale che avevamo trovato nell'accademia ai piedi una targa recitava: "Per entrare il tuo nome dovrai pronunciare.", alle sue spalle delle fiamme che lasciavano solo intravedere la presenza di un'ulteriore sala.



      Mi feci da parte osservando lo stupore generale quando, pronunciando i nomi di quasi tutti i presenti, niente accadeva, c'era qualcosa di strano, si poteva tornare indietro né andare avanti, fu Erik, insieme a Warammed, ad avvicinarsi a me per invitarmi a provare, la cosa mi stupiva, esser diventato un Invictus era tutto quello che mi era rimasto e che mi importava. Titubante mi avvicinai, pronunciai il mio nome, e le parole uscirono stranamente potenti, riecheggiarono nella sala, e fui portato oltre. Qui c'era un cavaliere, tutto vestito nella sua scintillante armatura, tutto rigorosamente dello stesso colore, lo stesso della stuatua e del portale; in quel momento compresi dove eravamo, chi erano quei servitori e chi mi si ergeva innanzi, era il custode delle vesti del coraggio, tornate lì da quando Ermac non le indossava più.



      Combattemmo per un tempo lungo, sentivo le voci dei miei compagni in lontananza, ma ero preso dallo scontro, mai avevo affrontato un avversario così forte ma, proprio quando pensai che non ce l'avrei più fatta notai un segno di cedimento in quelle che fino ad allora erano parse invalicabili difese; la mia animosità si rifocillò e mi sospinse, lo scontro non sarebbe finito se non con la morte di uno di noi due. Ora son qui a raccontarlo e a portare queste vesti nella lode e nella gloria di Zoe.



      Non Nobis"
      Ultima modifica di Res20; 19-06-2016, 10:23.

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      • #4
        416 Verum 42

        Ero seduto su uno scranno nella mia magione quando sentì passi frettolosi sulle scale di ingresso, il fracasso era quello tipico della goffa andatura nanica, e la mia intuizione fu confermata quando sull'uscio comparve l'ombra del gran sacerdote Harfur, paonazzo in viso. Sperai che il motivo della visita fosse il solito, voleva farmi assaggiare la sua famosissima birra e ciò mi rallegrò, il frugale pasto avrebbe Avuto tutto un altro sapore, ma ciò che lessi sul suo volto mi fece capire che non era piacevole ciò che l'aveva portato da me, il volto era visibilmente turbato.
        Mi si sedette accanto, e nonostante sentissi che le circostanze di quella visita non fossero piacevoli lo interrogai sperando di sbagliare. Il nano fu veloce, mi raccontò ciò che aveva visto e espresse tutto il suo turbamento per lo stato in cui aveva trovato Loren, presi in carico i suoi turbamenti e lo rassicurai che avrei indagato così se ne andò ancora scuro in volto.




        Qualcosa stava succedendo al nostro amico, gli anni passati nell'oscurità e nell'ombra mi aiutarono a scoprire il viaggio che stava percorrendo alla ricerca di non si sa cosa. Non fu difficile trovare la sua prossima tappa, gli umani non sono capaci a dissimulare le loro tracce; mi sarei fatto trovare sul sentiero e l'avrei accompagnato, probabilmente avrebbe avuto bisogno del mio aiuto.
        Ultima modifica di Res20; 17-03-2018, 14:08.

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