annuncio

Comprimi
Ancora nessun annuncio.

[Background] Templari di Zoe

Comprimi
X
 
  • Filtro
  • Ora
  • Visualizza
Elimina tutto
nuovi messaggi

  • [Background] Templari di Zoe

    Nel lungo corridoio illuminato dal sole un uomo camminava in silenzio: la sua veste era bianca, semplice, arrivava fino a terra ed un cappuccio gli copriva il volto, assorto in pensieri profondi e silenziosi.
    Quell’uomo non si fermava mai, percorreva il corridoio del chiostro che attraverso un lungo giro lo riportava al punto di partenza, mentre le ore del giorno si succedevano scandite soltanto da un rintocco lieve di campana.
    Al quarto rintocco l’uomo si trovava nel punto esatto da cui era partito all’alba, sempre in silenzio uscì da una porticina laterale, e si recò nel refettorio, dove altri stavano recandosi per il desinare.
    Sedette al suo posto e levando il calice posto dinanzi a lui si rivolse ai compagni che attendevano in silenzio.
    Pronunciò una formula di rito, sempre uguale da centinaia di anni, e gli altri risposero levando i loro calici: “ Che questo vino sciolga le vostre gole, fintanto che il desco sia approntato, e che le vostre voci si levino, per cantare la gloria di Zoe.”.
    I frequentatori di quel luogo, o chi stabilmente lo abitava, sapevano che lì vigeva la ferrea regola del Silenzio.
    Soltanto nel refettorio, oppure durante le celebrazioni rituali, i frequentatori di quel luogo erano autorizzati ad usare la voce per comunicare tra loro, per proferire parole o per discutere delle loro questioni interne.
    Altre deroghe erano concesse, in via eccezionale, solo in occasione delle riunioni del Concilio, momento in cui i membri si incontravano per decidere, giudicare, o sentenziare in merito a fatti o persone, lì dove si decretavano la vita e la morte di tutte le Genti di Sosaria.

    Antefatto

    Quell’antico monastero fu abitato, un tempo, da un’altra stirpe di Cavalieri, anch’essi al servizio della Dea Madre. Con il passare delle epoche, e con le alterne vicende militari che travolsero i Popoli di Sosaria, sempre meno adepti erano stati cosi forti, o così avventati, da raggiungere le coste di Magincia.
    Sempre meno menti avevano raccolto la sfida, e pochissimi eletti riuscivano poi a superare le prove, l’addestramenti fisico, militare e spirituale che li avrebbe elevati al rango di Cavalieri.
    Nel giro di soli seicento anni, o se preferite quattro ere, la Scuola dei Templari di Zoe si vide costretta a chiudere i battenti, per mancanza di uomini validi che impugnassero le armi e la Fede sotto le sue fulgide insegne.

    La Chiesa di Zoe, privata dei suoi Cavalieri fece da allora affidamento soltanto sugli eserciti delle Fazioni, del Chaos e dell’Order, popoli illuminati dalla Grande Dea, devoti e consci che la loro Fede si erge al di sopra, ma purtroppo sempre in eterno conflitto tra loro. Nonostante ciò, nel momento del bisogno, anche gli eterni avversari Order e Chaos non hanno mai mancato di unirsi in nome di un nemico più grande, e soprattutto, per rispetto del volere di Zoe, da cui tutto deriva, ed a cui tutto ritornerà.
    British e Blackthorne, con la benedizione di Zoe, guidano le loro genti con saggezza e vigore.
    Argo [ZoE] Tessitore di Trame
    Bortolo [ZoE] Farmer e cuoco personale di Argo
    Meghello Bel Dur [ZoE] Crafter bergamasco
    Il Tempo non ha fretta, ne pietà . Quindi verrà il giorno, e quel giorno, Tu Crederai di Ridere.
    Originariamente inviato da Longobong
    se cercassi amicizia uscirei di casa *_*

    Originariamente inviato da TyrantZHI

    Datevi ad alchemy!

  • #2
    [Arrivo a Magincia]

    Reggeva la Grande Chiesa un Sacerdote Supremo, il Magister Fidei, unico depositario della Vera Fede ed illuminato esempio di rettitudine: in lui albergavano i tre Principi Primi di Amore, Verità e Coraggio, da cui tutto è disceso, ed in lui risiedeva il dono dell’infallibilità, concesso da Zoe, con cui poteva giudicare, assolvere o condannare le colpe dei suoi Figli dispersi ai quattro angoli delle Terre conosciute.
    Accadde un giorno che il Magister Fidei si trovasse sulla riva del mare: camminava sulla sabbia ed in silenzio recitava le orazioni del mattino, lodando la Grazie di Zoe nelle sue molteplici manifestazioni.
    La notte precedente c’era stata una tremenda burrasca, che aveva scagliato sulla riva tronchi abbattuti, ciarpame di vario tipo, pesci ed alghe.
    Il Magister notò un fagotto bagnato, di discrete dimensioni, abbandonato a riva: ripose la piccola catena incastonata di perle che utilizzava per misurare le sue preghiere nella tasca della tunica e si avvicinò per scrutare meglio quel cumulo di alghe.
    Si chinò sul fagotto, e scoprì che si trattava di un uomo: lo voltò con delicatezza e vide che aveva una profonda ferita alla tempia, causata molto probabilmente dall’urto violento con gli scogli.
    A circa una lega di distanza un brigantino squarciato stava riverso sul fianco, le vele arrotolate agli alberi ed il cordame strappato che lo tratteneva, legandolo, dal cadere in pezzi.
    Il naufrago respirava a malapena, era fradicio, e le sue labbra stavano cambiando colore mentre emetteva dei flebili lamenti, ormai allo stremo: la circolazione sanguigna era debolissima, segno che doveva avere perso molto sangue.
    Eris posò una mano sulla fronte dell’uomo ferito, che subito prese a respirare più profondamente, e smise di lamentarsi, cadendo in un sonno cupo e senza sogni.
    Posò il capo del ferito sul suo mantello arrotolato, a fare da cuscino, e alzandosi si incamminò verso la piccola nave.
    Dallo squarcio nella carena uscivano barili di polvere da sparo, botti di grog e cordame fradicio: si intravedevano bauli di vario tipo e dimensione, come se quel carico così eterogeneo provenisse dalle stive di dieci navi diverse: non era di certo una nave comune, ma sul troncone dell’albero spezzato non comparivano insegne. Quella piccola nave non batteva nessuna bandiera.
    Aggirando il relitto il sacerdote si arrestò, stupefatto: una donna, con gli abiti a brandelli, reggeva il capo di un giovane elfo sdraiato sulla sabbia accanto a lei.
    Eris si avvicinò: la femmina era di razza elfica, ed anche se i suoi capelli erano bagnati e sporchi di alghe, era comunque bellissima.
    Aveva uno sguardo fiero, anche se impaurito, ed i suoi occhi dicevano di avere visto molto, anche se dalla sua bocca stretta non uscì alcun suono.
    Il Magister si chinò vicino a lei, e le chiese: “ Chi siete? Come ti chiami?” L’elfa guardandolo dritto in faccia, quasi a sfidarlo, rispose: ”Io sono Marina”.
    Marina teneva sulle sue ginocchia il capo del giovane Erik, detto il Rosso: Erik aveva una freccia conficcata profondamente nel petto, all’altezza del cuore. Era morto da tempo, ma Marina non lo avrebbe mai abbandonato solo al suo destino.
    Si udì un rumore di legname, ed una sonora imprecazione che spezzò il silenzio del momento: “Ma porca Lolth! Nave maledetta!”
    Dalle corde e dall’ammasso di vele e di bauli emerse un altro personaggio: il suo nome era Bruce, tempo addietro conosciuto con il nome di Bruce of Yew.
    Bruce, il druido, vide Eris sulla sabbia, e l’espressione di dolore di Marina: mise mano alla spada, ma non la trovò nel fodero!
    Il Magister Fidei, leggendo nella mente di Bruce le sue intenzioni, gli sorrise e la luce dei suoi santi occhi convinse l’elfo che da quest’uomo non avrebbero avuto niente da temere.
    Eris si rivolse allora al druido, e chiese i loro nomi ed il perché si trovavano lì, quali circostanze li avevano fatti approdare proprio a Magincia.
    Bruce rivelò al Magister che una tremenda burrasca li aveva fatti naufragare e che un fitto banco di nebbia, incontrato al tramonto del giorno precedente, gli aveva fatto perdere la rotta tracciata con le stelle, non potevano quindi sospettare di ritrovarsi all’altezza di Magincia.
    L’espressione di Buce fu forse convincente ed il Magister ebbe il pudore di non chiedere quale burrasca avesse scagliato frecce avvelenate sui marinai di passaggio….

    Un fischio allegro richiamò l’attenzione del gruppetto: un giovane elfo arrivava di gran corsa, trasportando sulla schiena un casco enorme di banane: “Ragazziiii ho trovato qualche cosa da mangiareeee!”.
    Finarfin rimase con mezza banana tra i denti, meravigliato dalla sopresa di vedere il Magister che lo osservava divertito: credeva di trovarsi su di un’isola deserta.
    Insieme intrecciarono una struttura di rami su cui posarono i corpi dei loro sventurati compagni e, trascinandoli sulla sabbia, seguirono Eris fino ad un antico castello che, ergendosi sulla riva del mare, dominava la sponda.
    Spingendo i battenti antichi il Magister ringraziò Zoe che gli aveva preannunciato la venuta di quel gruppetto e che puntualmente si era verificata, come la Profezia aveva descritto.
    Argo [ZoE] Tessitore di Trame
    Bortolo [ZoE] Farmer e cuoco personale di Argo
    Meghello Bel Dur [ZoE] Crafter bergamasco
    Il Tempo non ha fretta, ne pietà . Quindi verrà il giorno, e quel giorno, Tu Crederai di Ridere.
    Originariamente inviato da Longobong
    se cercassi amicizia uscirei di casa *_*

    Originariamente inviato da TyrantZHI

    Datevi ad alchemy!

    Commenta


    • #3
      [La Profezia]

      Magincia, oltre a conservare l’antico castello, è da sempre stata sede di biblioteche famose, depositarie di tomi, e di segreti relativi agli studi arcani.
      In quei luoghi, su quegli scaffali, è possibile ancora oggi leggere gli scritti di Melbeth il Veggente, sull’alba delle ere, approfondire la conoscenza in quasi tutti i rami dello scibile Sosariano, compiere studi di Magia, sia bianca che nera.
      Magincia conserva un poderoso archivio mai dimenticato dove per centinaia d’anni sono state depositate le copie delle sentenze teologiche più discusse, degli editti più famosi e delle Cronache di Sosaria che molti hanno dimenticato.
      Nei meandri di questo archivio Eris ha sempre trascorso il suo tempo libero, dovendo amministrare il Culto di Zoe, ed in quanto depositario della Vera fede, ha sempre avuto accesso ai Sigilli che custodiscono i documenti più delicati, le pergamene più preziose.
      Uno di questi documenti è chiamato la Profezia. Reca impresso un simbolo antico che ormai le Genti hanno dimenticato da generazioni, il simbolo che racchiude le radici della genesi di ogni scheggia, di ogni immagine passata, presente e futura del mondo che chiamiamo Sosaria, ed in cui tutti viviamo.
      Narra, la profezia, che oltre la polvere del tempo, e dopo le Guerre degli Dei, sarebbe giunta dal mare la Mano di Zoe, avrebbe recato corpi e menti a sua maggior Gloria, e quelle persone sarebbero state investite del difficilissimo incarico: quello di riaprire la sale del tempio, di rifondare la Scuola dei Custodi del Tempio.




      Haeter, Hydros, venite a me
      Prendete quest’uomo per mano
      Ed insegnategli la rotta
      Dalla nebbia del tempo egli è venuto
      Molta strada ha percorso, ed altra ne avrà davanti
      Sarà nel tramonto della decima èra, quando il tempo sarà maturo.
      Sarà sulla sponda della Sua fine, in cui troveranno
      Un nuovo inizio
      Hic Sumus, et iremus.

      Il Magister Fidei sapeva della loro venuta, li stavano aspettando ed era ormai tempo di mettersi al lavoro.
      Argo [ZoE] Tessitore di Trame
      Bortolo [ZoE] Farmer e cuoco personale di Argo
      Meghello Bel Dur [ZoE] Crafter bergamasco
      Il Tempo non ha fretta, ne pietà . Quindi verrà il giorno, e quel giorno, Tu Crederai di Ridere.
      Originariamente inviato da Longobong
      se cercassi amicizia uscirei di casa *_*

      Originariamente inviato da TyrantZHI

      Datevi ad alchemy!

      Commenta


      • #4
        [Il pasto]

        Il cibo era semplice: legumi, del pane ed un po’ di formaggio che i contadini della città portavano alla Scuola in segno di devozione.
        L’uomo che sedeva al centro della grande tavola guardò i compagni ad uno ad uno, li vide felici: vedeva in loro brillare l’Orgoglio e la Fede, sentiva di portare su di se un compito Immenso, per cui ringraziava Zoe in ogni momento della giornata.
        Quell’uomo era il Rettore della Scuola dei Templari di Zoe: a lui i Cavalieri prestarono ascolto, mentre parlava con tono sommesso.

        “Compagni, fratelli: ormai il tempio è difeso, guardato dalle nostre spade, e ciascuno di noi ha trovato in se la Vera Fede.
        Ciascuno di voi, di noi, ha consacrato la sua esistenza a difesa di Zoe, del suo Santo Nome e dei Principi di Amore, Verità e Coraggio, da cui ogni virtù discende ed a cui ogni Gente si ispira.
        Siate lieti, mangiate e festeggiate perché ogni alba ci vedrà vegliare affinché la luce di Zoe illumini i cuori dei Popoli, ad ogni tramonto Sosaria sa che la Vera Fede li protegge e li giudica.
        Corruzione non sarà mai doma, verranno giorni in cui le nostre spade dovranno tagliare se le nostre voci non avranno saputo ricucire gli strappi piccoli e grandi che nella tela del mondo le Genti provocano di giorno in giorno.
        Nella Gloria di Zoe vi dico di stare sereni: mai nessuno di noi sarà solo, finché durerà il tempo. Se dovremo incrociare le nostre armi col nemico, ricordate che indietro non si torna.”.

        Un unico cenno di assenso passò tra i volti degli uomini e delle donne, degli elfi e dei nani presenti al tavolo: ciascuno sapeva di avere scelto una via senza ritorno, ma il fervore che ardeva in ciascuno di essi bastava ad alimentare la fiaccola della Vera Fede, Fede che illuminava i loro cammini.
        Argo levò il calice per l’ultima volta, e pronunciò la consueta formula: “Che quest’acqua ristori le vostre menti, ora che il desco si leva, e che le vostre menti si aprano, per vivere nella la gloria di Zoe.”.
        I Cavalieri del tempio di Zoe alzarono il calice, bevendo un piccolo sorso risposero all’unisono “Hic Sumus!”.

        Ciascuno ritornò, in Silenzio, ai propri incarichi: nel bagliore del pomeriggio si udiva, passando di lì, il clangore di armi scosse, il rumore di telai al lavoro ed il battere di forge: un bimbo dava la mano al padre, un pastore di quei luoghi: “Padre, che luogo è mai, quel castello bianco?”.
        Il pastore accarezzò la testa del figlio, e sorridendo gli disse: “Guardati intorno, vedi il cielo, il mare... senti il vento?”.
        “Si padre…”.
        “Quei cavalieri la dentro, sono la garanzia che tutto quello che vedi e che senti, esisterà per sempre: sono I Templari di Zoe.”.
        Il bambino spalancò gli occhi, dentro di lui decise che sarebbe cresciuto il più in fretta possibile e che da grande avrebbe provato a bussare alle porte del Castello bianco.

        E’ bello essere bambini: niente è precluso, se lo si sa sognare davvero.
        Argo [ZoE] Tessitore di Trame
        Bortolo [ZoE] Farmer e cuoco personale di Argo
        Meghello Bel Dur [ZoE] Crafter bergamasco
        Il Tempo non ha fretta, ne pietà . Quindi verrà il giorno, e quel giorno, Tu Crederai di Ridere.
        Originariamente inviato da Longobong
        se cercassi amicizia uscirei di casa *_*

        Originariamente inviato da TyrantZHI

        Datevi ad alchemy!

        Commenta


        • #5
          [Il Giuramento dei cavalieri Templari]

          Ad ogni studente che avesse superato con successo il percorso di addestramento, fatto di preghiera, meditazioneed allenamenti massacranti, veniva proposto poi di servire per sempre il Credo della Scuola di Zoe.
          Alla presenza del Consiglio, e con il benestare del Magister Fidei i novizi si presentavano al Tempio indossando solo una tunica di lana bianca, scalzi ed a capo scoperto.

          Con solennità, sfilando uno per uno davanti al Consiglio, proclamavano a gran voce il Giuramento del Templare, usando sempre, e da centinaia di anni, le stesse indentiche parole:

          Giuramento templare


          Cavalieri, scudieri, servitori, che la pace di Zoe, promessa ai pg di buona volontà, sia con noi.

          In questo luogo angusto e santo, in Suo nome, noi vedremo pronunciare, da labbra pure e con umile fierezza, il Giuramento del Templare che i Cavalieri fecero nel momento più sacro della vita Templare.
          Zoe, che spieghi i cieli come una tenda di luce, Dea che fai dei fulmini i messaggeri della tua maestà, davanti il tuo sacro altare, dove s'adempì la sublime immolazione, noi leviamo alta la spada della luce, per depositarla ai piedi dell'altare come testimonianza del nostro giuramento.
          Zoe, Dea delle armi, noi lo giuriamo per Amore, giammai contro la tua Luce, per la difesa del tuo Nome, per la guardia dei pozzi, per la Verità, per la Giustizia.
          Contro gli oppressori, contro i mietitori di scandali ed i corruttori dell'innocenza, contro la menzogna liberata, contro i traditori delle fazioni e delle Genti:
          Noi lo giuriamo di impegnare la doppia spada: quella d'acciaio levigato e quella della parola splendente e fulminante.

          Giammai noi attaccheremo per primi.

          Giammai noi provocheremo per primi.

          Tre volte noi sopporteremo l'ingiuria.

          Tre volte noi ignoreremo il disprezzo e la menzogna.

          Ma quando la spada brillerà nel sole come un colpo di chiarore, tuonerà la parola.
          Allora poi non indietreggeremo di un solo passo, non taceremo che dopo il silenzio dell'avversario.
          Davanti ai ranghi degli Eroi Caduti, nostri compagni d'armi, noi lo giuriamo a Zoe, Regina del Creato.
          Chiunque rinnegherà questo giuramento, sarà per noi e per loro, rinnegato.

          Niente per noi, Zoe niente per noi, ma per la sola Luce del Tuo nome.
          Ultima modifica di 44rgo; 05-11-2010, 21:16.
          Argo [ZoE] Tessitore di Trame
          Bortolo [ZoE] Farmer e cuoco personale di Argo
          Meghello Bel Dur [ZoE] Crafter bergamasco
          Il Tempo non ha fretta, ne pietà . Quindi verrà il giorno, e quel giorno, Tu Crederai di Ridere.
          Originariamente inviato da Longobong
          se cercassi amicizia uscirei di casa *_*

          Originariamente inviato da TyrantZHI

          Datevi ad alchemy!

          Commenta

          Sto operando...
          X