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[Background] Harfur

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  • [Background] Harfur

    La luce argentea della luna illuminava debolmente i tetti delle case di Magincia, mentre un debole vento rinfrescava le strade e smuoveva gli alberi. Nel silenzio della sera una figura camminava da sola facendo rieccheggiare tra i palazzi i tacchi degli stivali sull’acciottolato. Nonostante la lunga veste, si intuiva una corporatura massiccia e una statura bassa e nonostante il cappuccio, che copriva parte del viso, si poteva vedere una lunga barba ben curata. Si addentrò nella cattedrale di Zoe a passo sicuro, come se lo avesse fatto molte altre volte, e prese posto su una delle tante panche lì presenti.
    Il nano recitò una silenziosa preghiera a Zoe mentre spaziava con lo sguardo su tutta quella maestosa cattedrale rimanendo meravigliato come fu per la prima volta. Ci veniva spesso, era un luogo molto rilassante e lo faceva sentire in pace con se stesso, in più da quando era stato nominato Gran Sacerdote ci passava gran parte della giornata, e questo non poteva fare altro che piacergli.

    Ma quella sera la mente di Harfur non pensava al presente, ma al passato, a quando aveva fatto umile richiesta di diventare un Templare. Aveva conosciuto tante persone gentili che subito lo avevano accolto nel migliore dei modi. Gli avevano insegnato molte arti che gli sarebbero state molto utili nei giorni a venire, gli avevano insegnato i dettami della fede verso Zoe, una fede che lo accompagnava ogni giorno e gli aveva permesso di diventare custode del più importante luogo di culto della Dea. Erano stati anni molto impegnativi, pieni di molte ore dedicate agli allenamenti e di altrettante ore dedicate allo studio, ma gli insegnanti erano i migliori di tutta Sosaria e quello che era adesso lo doveva soprattutto a loro. Quegli stessi insegnanti che ora non lo considerano più un allievo, ma un loro pari, un degno Confratello. Un amico.

    La sua mente viaggiò più indietro, ai suoi genitori. Il padre è un onesto mercante e grazie alla sua bottega è riuscito a provvedere in modo dignitoso alla famiglia. La madre si occupava della casa e spesso aiutava il marito negli affari. Il volere del padre era quello che Harfur continuasse a mandare avanti l’attività di famiglia e, da buon nano testardo, quando apprese l’intenzione del figlio a voler diventare Templare, non fu per niente d’accordo. La madre, seppur a malincuore, appoggiò il figlio in tutti i modi possibili. A distanza di anni, Harfur tornò dai genitori indossando fiero i colori della Dea; conoscendo il padre, sapeva di non doversi aspettare delle scuse. Ma quando lo vide e lo guardò negli occhi, quegli occhi duri ma che mostravano i segni dell’età, riconobbe un orgoglio che mai aveva visto prima.

    Harfur si riscosse dai suoi pensieri e, pensando agli impegni che lo attendevano l’indomani, si rialzò dalla panca. Ma mentre si avviava verso casa, un ultimo ricordo riaffiorò: una volta, da giovane, aveva chiesto ai suoi genitori come mai vivevano a Magincia. Il padre gli aveva dato una risposta evasiva, dicendo che aveva ben altro a cui pensare che a delle storie ormai passate. La madre invece, gli confessò che un loro antenato, per un non ben precisato motivo, era andato via da Minoc. Che fosse andato via in buoni o cattivi rapporti, questo nemmeno lei lo sapeva.

    Mentre rientrava in casa, Harfur pensò che forse avrebbe dovuto fare ricerche più approfondite, magari andando nella famosa città nanica……
    Harfur [Zoe]
    Nola [Zoe]

  • #2
    Nuvole basse si muovevano lentamente nel cielo, mentre il sole del tardo pomeriggio iniziava la sua inesorabile discesa. Harfur abbandonò i rumori esterni per entrare nella quiete della biblioteca templare. La biblioteca era immensa: scaffali su scaffali contenenti centinaia e centinaia di libri, tomi, registri e pergamene. Camminando si guardò intorno, osservando altri confratelli immersi nelle loro letture come aveva fatto tante volte anche lui. Ma questa volta non era lì per studio, ma per una ricerca.



    Seguendo le indicazioni che gli aveva dato il bibliotecario trovò la sezione dei registri censori di Magincia e, sistematosi intorno al polso le perle che utilizzava per le preghiere, iniziò a leggere a uno a uno i dorsi dei voluminosi registri.
    Non fu semplice e neanche veloce. La candela che gli illuminava il tavolo ormai non era altro che un mozzicone ed era ormai notte inoltrata quando finalmente riuscì, cominciando dai suoi genitori, a risalire a ritroso per i vari parenti e avi raggiungendo il “capostipite” della famiglia. Sorrise quando lesse il suo stesso nome. Veniva riportato che secoli prima un giovane nano di nome Harfur con la sua giovane moglie incinta si erano trasferiti da Minoc a Magincia.
    Si appoggiò allo schienale della sedia massaggiandosi gli occhi stanchi riflettendo sull’avo che viaggiò con la moglie incinta. Doveva aver avuto un valido motivo per fare un viaggio del genere con un futuro figlio in arrivo; non solo il viaggio ma addirittura trasferirsi. Ora, Harfur non conosceva le usanze di Minoc, men che meno le usanze dell’epoca, ma gli veniva in mente un solo e semplice motivo: un matrimonio non voluto da entrambe le famiglie. Sembrava semplice ai suoi occhi, ma dubitava che lo fosse stato anche per i suoi avi. Slegò le perle che aveva al polso e pensò sorridendo che aveva origini di Minoc, si alzò e si avviò verso l’uscita.



    Il cielo era limpido, senza neanche una nuvola. Il sole splendeva allegro, riscaldando dolcemente le teste dei marinai affaccendati sulla nave ormeggiata al molo di Magincia. Harfur se ne stava in solitudine sulla banchina a osservarli affascinato da tanta coordinazione, ascoltando il capitano che abbaiava ordini. Non aveva voluto nessuno lì a salutarlo mentre partiva, niente meno come accompagnatore. Era un viaggio che doveva intraprendere da solo alla volta di Minoc. Ovviamente ne aveva parlato con alcuni dei suoi Confratelli, i quali si erano dichiarati favorevoli appoggiandolo in tutto e aiutandolo anche nei preparativi.

    Il nano sapeva che non poteva assentarsi troppo a lungo, i suoi doveri erano importanti non solo verso i Templari, ma soprattutto verso la Dea. Ma sapeva che se rimandava questo viaggio, la sua mente sarebbe sempre stata distratta da questo pensiero, facendo un torto a chi gli stava intorno. E questo non poteva permetterlo.
    Si sistemò meglio al polso le perle per le preghiere e, dondolando a causa del vento, si avviò sulla passerella della nave sputando imprecazioni qua e là. Il capitano con un gran sorriso gli disse: “Se vomiti, l’importante è farlo fuori bordo, non mi va di pulire il ponte dalle tue budella”. Harfur bofonchiò una risposta guadagnando l’ingresso alla nave, recitando una silenziosa preghiera alla Dea, in netto contrasto con i precedenti improperi. Sapevano entrambi che avrebbe vomitato, e per questo il nano non era molto propenso a ridere e scherzare a differenza del sorridente capitano che continuava a guardarlo ammiccando. In fondo questa era una vacanza, non doveva fare altro che godersi il viaggio e i giorni di riposo a Minoc.



    Dopo qualche giorno giunsero nella città nanica. Un pallido Harfur ringraziò il capitano e si avviò traballante sulla passerella imprecando sottovoce. Lì il nano si concesse qualche giorno per visitare la città e conoscere i nani del posto. Rimase affascinato dalla solidità del Municipio, dalla enorme miniera sottostante e dall’imponente monte Keldan del quale poteva solo immaginare la maestosità degli edifici al suo interno.



    Rigenerato da quel viaggio Harfur tornò a Magincia con rinnovato vigore, e una maggior conoscenza delle sue origini. Si sentiva pronto ad adempiere ai doveri nei confronti della Dea. Entrò nella Cattedrale, si accomodò su una delle ultime panche prendendo le perle dal polso e cominciò a pregare.
    Harfur [Zoe]
    Nola [Zoe]

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    • #3
      La sede dei templari era immersa nel silenzio, molti si stavano riposando dopo la recente cerca. Il grande salone era deserto, a eccezione del nano che mangiava rumorosamente seduto al lungo tavolo. Mentre si accaniva sul cibo borbottava frasi sconnesse. Qualunque osservatore si sarebbe chiesto come fosse possibile fare tanto rumore mentre si mangia, e tutto senza strozzarsi. E tutto questo ampliato dalle dimensione del salone…
      Finita l’abbondante cena, Harfur si occupò di lavare la barba completamente unta dai sughi del pasto. Dopodichè uscì nelle strade di Magincia. Dopo le ore
      frenetiche della giornata, il nano ora poteva godersi appieno la città in tutta la sua magnificenza e tranquillità. Credette anche di intravedere la luce della luna riflessa sulle squame dei pesci al di sotto del lungo ponte che lo portava in direzione della cattedrale. Lì giunto, si abbassò il cappuccio e prese il
      braccialetto delle preghiere dal polso, e si accomodò su una panca. Ripensò al momento del ritrovamento delle reliquie quando dopo tanta fatica, finalmente riuscirono a trovarle. Il sollievo dopo tanta fatica, e la gioia condivisa con tutti i suoi fratelli. Dovevano essere molto fieri dell’impresa che avevano compiuto, è stato un giorno storico per tutti i Templari di Zoe che verrà ricordato negli anni a venire.
      Harfur poteva rimanere ore lì seduto, quasi ipnotizzato dal lume tremolante della Candela, o dalla luce che si rifletteva sulla Campana e sugli intarsi dell’antico Libro. Ma doveva adempiere ai suoi doveri nei confronti dei suoi fratelli e della Dea. Perciò si alzò, afferrò la ramazza e cominciò a pulire il pavimento.
      Harfur [Zoe]
      Nola [Zoe]

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