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Canto di Guerra

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  • Canto di Guerra

    Il giovane novizio chiuse il grosso tomo, rilegato in un elegante pelle nera, sulla cui copertina brillava con colori vivaci lo stemma di Arsun, il Signore della Guerra.
    Dorak accarezzò per qualche attimo quella pelle, morbida e resistente, mentre con sguardo pensieroso fissava la piccola fiammella del cero che gli aveva fatto compagnia in quella lettura e che ormai era poco più di un moccolo. Si scosse ricordandosi che avrebbe dovuto restituire il tomo a padre Adam il giorno seguente. Sapeva quanto il sacerdote tenesse alle promesse e lui aveva promesso di restituire quel tomo entro la mattina del giorno dopo.
    Si alzò quindi e aprì il piccolo baule che teneva a fianco del suo giaciglio, una delle poche suppellettili della sua stanza assieme a un baule più grande per i vestiti, un tavolaccio con una sedia, entrambi di legno robusto, e una rastrelliera dove teneva con cura le sue armi e i pezzi della sua armatura.
    Dorak prese dal piccolo baule un calamaio, una penna e alcuni fogli di pergamena. Il cero stava per spegnersi, ormai consunto, ma gli avrebbe dato ancora tempo di ricopiare alcune righe dal grosso tomo.

    Mi piace ancora quando il signore
    sopra il cavallo è primo all’attacco
    con le sue armi e senza timore,
    dando così alla sua gente ardore
    con la sua stessa bravura grande.
    E nel momento che la mischia inizia,
    allora ognuno dev’essere pronto
    e di buon grado seguire costui,
    giacché nessuno giammai è nel pregio
    finché gran colpi non ha preso e dato.

    Mazze con brandi ed elmi colorati
    vedremo e scudi cadere a pezzi
    al punto in cui comincia lo scontro
    e tanti vassalli dar colpi insieme,
    talché se ne andranno sbandate
    cavalcature di morti e feriti.
    E quando sarà nella zuffa entrato,
    qualsiasi uomo che nobile sia
    che braccia e teste pensi a mozzare,
    ché meglio è morte di vivere vinto.

    Il ragazzo rilesse velocemente quanto scritto, era riuscito a non sbavare l’inchiostro ed a usare un solo foglio di pergamena. Anche perché se la carovana non fosse arrivata presto sarebbero diventati davvero preziosi quei pochi fogli rimastigli. Quindi, riposto il tomo passò a ispezionare con cura il giaciglio assicurandosi non vi fossero insetti o altri esserini striscianti. Soddisfatto dell’ispezione spense il cero e si lascio andare al caldo abbraccio del sonno.

  • #2
    Considerazioni generali

    La luce tremula del cero iniziò timidamente a illuminare la piccola stanza. Dorak, riposti i pezzi dell'armatura e le armi, indossata la tunica leggera, prese dal suo piccolo baule penna calamio e alcuni rotoli. Sedendo allo scranno del suo tavolaccio, spiegò i fogli di pergamena e iniziò a scrivere.

    Gli ultimi tempi sono davvero pieni di fermento al villaggio, un'aria decisamente nuova sembra spirare negli animi, soprattutto dei più giovani.
    In molti ho potuto notare una spinta notevole ad ambire ad un futuro diverso da quello in cui l'isolamento del villaggio ha relegato la generazione dei nostri padri.
    Ambizione da me condivisa, anche se con scopi e mezzi decisamente superiori grazie all'attenzione che il Signore della Guerra rivolge verso di me.
    Negli ultimi tempi mi sono spinto molto più spesso all'interno della foresta, spesso con persone di cui ho potuto apprezzare il valore in combattimento, altre con persone di cui conoscevo solo il mestiere del padre. A volte con gente la cui unica utilità era quella di da fare da portata principale ad un banchetto di pelleverde.
    Purtroppo, questi che chiamerei non più che semplici incursioni, a volte si rilevano quasi disastrose, in quanto peccano di una disorganizzazione quasi totale. Per fortuna sono riuscito a trovare alcuni degni "compagni escursione" che sanno muoversi con più accortezza oppure sanno ascoltare alcuni buoni consigli. Certo non mi illudo di potermi muovere assieme ad essi, in contesti simili, come un solo "corpo".
    Quel che è certo che la mia vocazione ormai mi è abbastanza chiara e cristallina, vedo con precisione la strada che si stende di fronte a me.
    Voglio approfondire prima di tutto le mie conoscenze teoriche su come guidare le truppe in combattimento e allenarmi in quelle pratiche per migliorare nelle arti marziali. Sono convinto che solo in questo modo potrò servire al meglio il Supremo Comandante.
    Di pari passo, così come padre Kalymor insegna, devo continuare ad affinare le doti diplomatiche e della comprensione dell'animo, delle convinzioni e delle mire altrui, così da farne, quando possibile, strumento per i miei scopi.
    Ultima modifica di gattone1; 21-04-2011, 14:55.

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    • #3
      il disegno

      Nonostante le incursioni frequenti, da parte di ormai parecchia gente del villaggio che ha deciso di prendere le armi, sembra che l'attività nel limitare della foresta degli abomini che la infestano, e che restano gran parte del problema dell'isolamento del villaggio, non tende a diminuire.
      Molto più spesso, anzi, sta capitando che queste incursioni sembrano sortire un effetto contrario. La spavalderia di bestie quali goblinoidi e in particolare dei bugbear, per non parlare dell'attacco di alcuni mannari tempi addietro, sembra aumentare, portando il pericolo fin sotto le mura della città.
      Il problema consta certamente nell'esiguità di queste spedizioni che spesso non hanno alcuna base organizzativa, soli pochi individui formano queste squadre, perlopiù improvvisate al momento. Inoltre il fine spesso è abbastanza nebuloso, senza la visione di un quadro generale.
      Un altro fattore determinate che secondo me gioca a sfavore di azioni del genere è la troppa eterogeneità di convinzioni, scopi e motivazioni di coloro che vi partecipano.
      Mi son dovuto trovare, mio malgrado spesso, in gruppetti in cui vi era addirittura qualcuno che proponeva la via diplomatica con queste bestie, nonostante le controprove decisamente contrarie a soluzioni del genere.
      Tuttavia riflettendo più nel dettaglio su queste velleità diplomatiche di alcuni ho maturato una certa convinzione. Pare che le bestie, in particolare i bugbear. siano guidati da una creatura o comunque un personificazione di un certo lui. ed è probabile che sia questa figura che riesca a tenere insieme le varie tribù degli abomini pelosi.
      Se si riuscisse a identificare questa figura si potrebbe provare ad eliminarla, cercando così di conseguenza di creare una situazione caotica all'interno delle tribù che certamente torneranno a farsi la guerra interna per la supremazia. In un contesto del genere forse sì che potremmo magari cercare una specie di alleanza con qualche tribù delle bestie e far sì che la lotta interna volga a favore di queste, ma con conseguenze nefaste sulle loro forze.
      Una volta sterminate od almeno ridotte notevolmente di forze tutte le bestie sarebbero più facilmente eliminabili.
      Oppure ci si potrebbe spingere più oltre, se le forze di coloro cui ci schieriamo restano ad un certo livello, si potrebbe portare la lotta al di fuori delle tribù e verso gli altri abomini, quali pelleverde e mannari.
      Di certo non potrò mettere a parte di queste mie idee alcune delle persone che reputo valide per poter portare avanti un disegno del genere. Con esse dovrò cercare di sfruttarne i propositi in modo da far gioco allo scopo finale. Ad esempio alcune devote di Destas si potrebbero prestare bene, ma dovrò fare col loro la massima attenzione. La gestione comunque sarà delicata. Solo alcuni che sto conoscendo ultimamente o che condividono con me la devozione ad arsun potrebbero essere messi al corrente del disegno generale, anche se bisogna fare attenzione, molto spesso anche i bravi combattenti tendono a non essere svegli e magari parlare troppo, soprattutto se obnubilati dai fumi dell'alcol e dal profumo delle sottane.

      Ultima modifica di gattone1; 25-04-2011, 21:09.

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      • #4
        Sono giunto ad alcune conclusioni che ritengo meglio mettere per iscritto, non perchè io tema di avere perdite di memoria, ma per poterle poi confrontare con eventuali fatti ed accadimenti che potrebbero confermarle o meno.
        A quanto ho potuto appurare all'interno della foresta, le corruzioni che vi dimorano, quali goblin, bugbear, mannari e troll, sembrano presidiare territori ben precisi. Fin qui nulla di strano si potrebbe dire, tuttavia ho notato un certo comportamento anomalo per creature di quella risma.
        Parto analizzando quelle che paiono le abitudini di presidio del territorio da parte dei Goblin. Praticamente è sempre presente nella radura, a poche centinaia di metri fuori dal villaggio, un piccolo presidio di questi esseri infami. La particolarità pare essere che questi si presentano come un vero e proprio piccolo avamposto di scout, quindi non erranti, che controllano, credo i movimenti da parte delle genti del nostro villaggio.
        Muovendosi poi verso nord della radura, si trovano spesso altri piccoli gruppetti di pelleverde che presidiano alcune zone delle antiche rovine ed alcuni passi. Sempre nei pressi delle rovine più a nord invece sparisce quasi ogni traccia dei piccoli esseri infami.
        In questa parte del territorio della foresta invece il controllo sembra essere in mano a quegli esseri pelosi che vengono chiamati Bugbear. Essi controllano anche una caverna che si apre tra alcuni affioramenti rocciosi. Se si riesce a superarli ed salire per la mulattiera ad un certo punto si trova la strada interrotta da una frana e così anche verso nord ovest, una seconda via.
        L'anomalia più grande sta nel fato che goblin e bugbear non combattono per la supremazia su questo territorio ma addirittura paiono collaborare tra loro.
        A conforto di queste mi conclusioni ho potuto raccogliere alcune testimonianze da vari individui che hanno raccontato epidosi evidenti di commistione tra queste due razze, ed hanno oltresì riferito che sembrerebbe esistere una famigerato e fantomatico "Lui" che sembra guidare e controllare il comportamento di queste bestie immonde.
        Invece per quanto riguarda i mannari essi controllano un territorio verso sud ovest. Sono riuscito a spingermi di giorno in quelle lande assieme a qualche altro valido combattente del villaggio. Quel che abbiamo trovato nei pressi di una caverna all'interno di questa zona della foresta, che trasuda male al solo sguardo, sono resti nella maggior parte umani, come lasciati a monito di chi come noi osa avventurarsi in quei posti. Tuttavia non ho notato nessun resto ne di goblinoidi ne tantomeno di bugbear. Non so se perchè creature di solito più facili al terrore degli altri umanoidi, ma secondo la mia opinione invece c'è dell'altro. Credo che anche i mannari siano in mezzo a questa specie di "coalizione" e anzi, sospetto che sia proprio qualcuno che sta al loro comando che sia il "Lui" che controlla le altre bestie. Di certo bisognerà capire se davvero così è.
        Il fine credo sia che qualcuno vuole estendere il controllo all'intera foresta. Ricordo le parole del vecchio druido che si era addirittura rifugiato nei pressi delle mura del villaggio, dicendo che ormai la corruzione stava dilagando in tutta la foresta.
        Per ora inoltre, almeno fino a poco tempo fa, credo che il villaggio sia stato considerato come una "anomalia" sopportabile, che non avrebbe nuociuto ad alcun piano di controllo di questa famigerata regia superiore. Tuttavia i più frequenti movimenti all'esterno della foresta, di sempre più numerosi gruppetti di abitanti del villaggio, credo che stiano disturbando in qualche modo. Infatti sono accaduti due fatti che ritengo come una specie di avviso al villaggio, un attacco da parte di mannari e una scorribanda di alcuni bugbear. Presumo che l'intento sia quello di far capire ai villani che devono restarsene tra le loro quattro mura.
        Sicuramente se le forze giovani del villaggio dovessero continuare a muoversi secondo la logica di queste "scorribande" e diventare un problema serio credo che potrebbe essere imminente un attacco in forze al villaggio, allo scopo di "risolvere" la situazione.
        Se davvero c'è qualcuno capace di coalizzare mannari, goblin e bugbear, reputo che il villaggio non potrebbe in alcun modo rispondere a questa minaccia.
        Ciò che auspico a questo punto, se le mie conclusioni dovessero rivelarsi veritiere, è che finalmente ci si convinca che muoversi in anticipo potrebbe essere l'unica via di salvezza per noi.
        Una forza cittadina allargata a tutti coloro che si ritengono capaci e possono dimostrarlo, con un unico scopo e intento, ben organizzato e guidato, potrebbe muoversi in anticipo ed attaccare le creature immonde ognuna nel proprio territorio. Muovendo battaglia ora, che ancora sono divisi e possiamo sorprenderli nelle loro tane stesse, potremmo avere la meglio sulle forze ostili al villaggio ed estirparle alla radice.

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        • #5
          Il bagliore giallastro della luce morente del tramonto filtrava dalla piccola finestra, illuminando le parti di armatura sparse a terra vicino al giaciglio sul quale Dorak era disteso. Il giovane novizio non dormiva, era da poco tornato da una escursione nella foresta ed ancora l'adrenalina scorreva nelle sue vene.
          Pensieroso, Dorak fissava la sua grossa mazza da guerra, appoggiata assieme allo scudo sul muro a fianco del suo letto, sporca di sangue rappreso, peluria e alcune schegge d'ossa, ricordo della testa aperta solo poche ore prima di un grosso bugbear.
          Adorava la sensazione che si provava quando gli schizzi di sangue e cervello imbrattavano la sua armatura mentre il grosso maglio calava sul cranio di quelle bestie.
          Il suo pensiero però era focalizzato su un'altra questione. Le sue preghiere ad Arsun e la sua devozione crescente gli avevano dato la forza di richiamare al suo fianco a combattere un essere non morto ed aveva visto brillare il bagliore del terrore negli occhi bovini di quelle stolide creature di fronte all'essere.
          Pensava che fosse ovvio e alquanto poco onorevole ricorrere ad un vero e proprio esercito di esseri non morti, inoltre si sarebbe di certo attirato l'inimicizia della chiesa di Endus.
          Invece era proprio il terrore che aveva visto nelle bestie che affascinava Dorak ed i pensieri che si affolavano nella sua mente si stavano prendendo forma in un unico proposito. Si alzò quasi di scatto dal giaciglio e sedette al tavolaccio dove vi erano sparsi alcuni fogli di pergamena, prendendo la penna che era rimasta immersa nel piccolo calamaio.

          "Ormai sono persuaso che bisogna portare il livello dello scontro con le creature che infestano il bosco ad un piano più alto e più definito. Bisogna portare il terrore all'interno dello scontro, eliminare qualsiasi atto che potrebbe rivelarsi come pietoso nei confronti di quelle creature, lasciare che i loro caduti, mutilati o feriti gravemente non vengano finiti, ma vadano lasciati in vita a monito verso gli altri.
          Nello scontro stesso bisogna portare i colpi in modo che arrechino più danno possibile e ai morti di goblin, bugbear, mannari, non meritevoli di nessun onore, infliggere le più atroci mutilazioni lasciando sul campo uno scempio dei loro corpi.
          Se possibile a volte bisognerà cercare di catturarne qualcuno e si potrà fare in modo di costringerlo a combattere contro i suoi stessi simili. Se si dovesse trovare una tana di quegli esseri bisognerà sterminare sia femmine che cuccioli e bruciare ogni suppellettile o altro che non possa essere utile.
          Azioni del genere devono essere compiute in modo sistematico perchè il terrore psicologico dilaghi a tutte quelle creature. La paura sa essere contagiosa.
          Come ho già annotato nei miei scritti probabilmente il perpeturasi delle azioni nella foresta potrebbe portare ad uno scontro di portata davvero eccezionale. Però non credo che questo avverrà di colpo, per ora le risposte sono parse semplici avvertimenti. Quindi ci dovrebbe essere forse una fase di inasprimento se le "scorribande" nella foresta continuano, con attacchi più frequenti contro il villaggio, che potrebbero essere il preludio a un attacco di massa.
          Probabilmente ci sarà qualche perdita, ma si potrà resistere per un pò, intanto sarà più facile fare breccia nelle coscienze dei villani che sarebbero più facilmente persuadibili a decidersi che l'unica strada possibile è quella della soluzione finale contro le bestie che corrompono la foresta."


          Finito di scrivere, Dorak rimase per un pò a fissare il cielo al di fuori della piccola finestrella, poi guardò le sue armi e l'armatura e pensò che era meglio dargli una bella ripulita e lucidata prima che il sonno lo sorprendesse.

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          • #6
            la missione dello sceriffo Yal

            Finalmente una incrinatura nell'immobilismo di chi comanda in questo villaggio.
            Lo sceriffo Yal mi ha dato mandato per raccogliere informazioni nella foresta e soprattutto catturare un capo Bugbear.
            Credo sia stato l'insolito movimento anche dei troll che sembrano scesi a valle verso il villaggio a persuaderlo che bisogna muoversi.
            Devo dire che negli ultimi tempi nelle mie visite alla caserma ho notato una certa insofferenza dello sceriffo verso le decisioni del sindaco. La paga degli uomini è davvero irrisoria, per quelle quattro monete rischiare la vita, per fortuna molti di essi combattono guidati dalla devozione al supremo comandante.
            Sono soddisfatto che Yal non sia stato sordo alle mie ultime proposte, quella di mettere assieme un manipolo di gente capace, che possa far luce sulla corruzione dilagante nel bosco e un'idea che ha subito sposato.
            Ho già messo su una buona squadra, innanzitutto Yal mi affiderà due reclute, uno è Kalahin che conosco bene, un ottimo soldato anche se pecca ancora di una disciplina ferrea, ha scatti d'ira a volte che possono scoprire i suoi punti deboli; l'altra recluta è un certo Will, un ragazzotto che conosco di vista ma di cui ignoro le capacità, lo sceriffo mi ha detto che non è molto abile nel combattimento in mischia ma che ha altre doti, vedremo se sarà utile.
            Oltre le due reclute ho trovato subito disponibili altri tre individui che credo possano rilevarsi fondamentali per la missione che ci attende. Uno è Tavros, l'ho visto in azione nei boschi e sembra sapersi muovere bene, poi ha una spiccata personalità anche se tende, da quel che ho notato ad essere insofferente agli ordini, ma credo che sia abbastanza sveglio. Un altro è Midnortel, un elfo, di carattere un pò scontroso e tenebroso ma mi piace come la pensa sulle aberrazioni che infestano il bosco, poi conosce molto bene le zone limitrofe della foresta, sa muoversi con agilità nella boscaglia e sarà un ottimo scout, inoltre se la cava anche in combattimento.
            Infine khalan, il cantore, devo dire che è sorprendente la sua abilità in combattimento in mischia, mi ha davvero sorpreso, ma soprattutto con la sua voce è capace di intonare melodie che danno strani effetti in chi le sente, non ultima, e me ne ha dato dimostrazione, riesce ad immobilizzare una creatura, straordinario. Credo che ci sarà molto utile nella cattura di uno dei capi Bugbear.
            Ora non mi resta di comporre il resto della squadra, forse basteranno un altro paio di buoni elementi per essere pronti. Mi servirà ancora un buon combattente da urto, il solo Kalahin non mi basta. Sto pensando ad Hirak, il gigante mezzorco credo faccia al caso, anche perchè non è uno che i fa scrupoli quando si devono spaccare teste.
            Poi vedremo chi altri ma la scelta la farò anche in base a ciò che posso aspettarmi da loro. La missione richiede un grado di decisione e spietatezza abbastanza elevato, anche perchè se è vero che c'è un "lui" che controlla gli abomini della foresta, non dobbiamo lasciare alcun testimone e l'assenza di uno dei capi non deve assolutamente notarsi, quindi i cadaveri che lasceremo andranno fatti a pezzi e sfigurati oppure bruciati.
            Bene ora all'opera, mi serve altra gente al più presto.

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            • #7
              Ormai le mi supposizioni stanno diventando una certezza. L'ultimo episodio è abbastanza chiaro e va nella direzione che immaginavo in cui evolvesse la situazione della foresta. La fonte d'acqua nella radura, poco fuori dal villaggio, è stata avvelenata.
              Devo ammettere che come atto, per quanto meschino e vigliacco, trova la mia quasi ammirazione dal punto di vista tattico, ed è di certo frutto di una mente superiore rispetto a quelle semplici di goblin o bugbear.
              Ero giunto nei pressi della fonte in cerca di Kalahin e vi ho trovato un manipolo di gente, in una discussione assai accesa. Del colpevole purtroppo non vi era alcuna traccia e casomai ve ne fossero state lasciate di certo tutte quelle persone ormai avevano cancellato ogni cosa.
              Il boscaiolo, che là vicino ha la sua dimora, stava chiedendo a Verdevento di muoversi alla ricerca dei druidi della foresta, i quali loro soltanto avrebbero potuto risanare la fonte dall'avvelenamento.
              Visto che purtroppo non si poteva fare altro in quel momento sulla ricerca del colpevole ho convenuto con tutti gli altri presenti di partire alla ricerca dei druidi protettori del bosco. Oltre a Verdevento, c'erano Fenar con quell'altro abominio di nano Grum (che Endus possa al più presto accoglierlo tra le sue braccia), Tavros con l'inseparabile Esmeralda, Melisandra la devota a Destas, Kalahin (possa Arsun mio signore benedire la sua spada), la sfuggente Alykas ed infine una giovane elfa di cui non ricordo il nome.
              Verdevento ci ha guidato verso nord, non so seguendo quale criterio o in base a quale informazione (forse su indicazione del boscaiolo, credo che questi abbia qualche informazione che potrà esserci utile, dovrò parlarci). Abbiamo affrontato oltre a frotte di goblin, lastricando la nostra strada coi loro corpi straziati, numerosi Troll, ormai sembrano scesi stabilmente dalle vette e stanziare nella zona, salvando dalle loro grinfie un tasso che con mia somma sorpresa si è rilevato essere uno dei druidi che cercavamo, in forma animale.
              Verdevento ha comunicato con il druido, pare che lo abbia chiamato Ethelion, il quale gli ha detto di cercare gli altri guardiani del bosco che si mimetizzano nella loro forma animale. Tra questi, per primo, siamo andati alla ricerca di un lupo bianco che a detta di Ethelion viveva tra gli altri lupi nella zona della foresta a Sud, controllata dai mannari.
              Ero ben contento di partire in questa ricerca, nel tragitto si è unito a noi anche Hirak, il mezzorco ha doti eccezionali in battaglia e dovrò appuntare su di lui la mia attenzione in modo più assiduo.
              Posso qui affermare che la lezione che abbiamo inflitto ai mannari se la ricorderanno per un bel pezzo. Ne abbiamo abbattuti a decine senza riportare perdite o ferite insanabili, davvero una giornata gloriosa. Tuttavia, e dico ancora purtroppo, mi sono dovuto trovare di fronte alle ridicole velleità di Verdevento e Melisandra che vanno cianciando di dover "comunicare" con questi esseri. Ci hanno anche provato e in tutta risposta i mannari hanno puntato dritto alla loro gola e nonostante tutto ancora perseverano nelle loro patetiche convinzioni.
              Le loro argomentazioni a riguardo sono che questi essere, figli di una corruzione o malattia magica, un tempo fossero degli esseri umani o umanoidi. Come se ciò bastasse a redimerli ed a renderli degni di pietà. Ma il tempo è galatuomo e anch'essi capiranno che per loro esiste l'unica soluzione possibile, la morte.
              Alla fine, comunque, dopo estenuanti lotte con gruppi di mannari, siamo riusciti a trovare il lupo bianco, un altro dei guardiani. Versava in condizioni pietose, era stato tenuto incatenato e sembrava avere ferite insanabili. Ho suggerito (mio malgrado) a Verdevento di portarlo al cospetto delle sacerdotessa Tissena al villaggio. I druidi guardiani devono vivere, non solo per tutto ciò che possono conoscere sul dilagare della corruzione nella foresta, ma anche perchè possono essere uno dei cardini per far si che finalmente si scateni una offensiva massiccia da parte del villaggio.
              Ora spero che si trovino presto gli altri, anche perchè la fonte va risanata e il colpevole trovato.

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              • #8
                Il terzo Druido

                Quindi una setta di druidi rinnegati che hanno voltato le spalle a Thela, che loro chiamano la dea Madre, sarebbe dietro alla corruzione dilagante all'interno della foresta, e probabilmente all'avvelenamento della fonte. Questo è ciò che ha riferito Verdevento, dopo aver ascoltato il lupo bianco, il druido.
                Non mi sorprende affatto, una fede debole nei suoi propositi non può di certo aspettarsi che tutti i suoi seguaci non decidano di prendere altre vie. Ma lasciamo stare queste disquisizioni. Quello che è certo che essi dovranno pagare il fio.
                Abbiamo quindi accompagnato Verdevento, al quale si è affiancato Imperius, nel viaggio alla ricerca del terzo druido. Ci era stato preannunciato che avremmo dovuto superare due prove. Una di forza e una di intelletto.
                Il viaggio ci ha visti spingerci nel profondo della foresta verso nord-ovest, sino ad arrivare ai piedi di un'enorme affioramento, un monte altissimo. Inoltrandoci abbiamo trovato la strada sbarrata da un numeroso gruppo di orsi. Verdevento ha comunicato con queste creature e si sono rivelate per quello che ci aspettavamo, era la nostra prova di forza che dovevamo superare per avanzare nel nostro cammino.
                Lo scontro è stato cruento ma ci eravamo ben organizzati, per mia parte sono riuscito a combattere e contemporaneamente dare mano forte a chi veniva ferito. Ma quando la battaglia sembrava vinta, coi cadavero degli orsi che giacevano ai nostri piedi, un ruggito ha squarciato i suoni della foresta e di fronte a noi si è palesato un enorme orso, mai vista creatura così grande. Lo smarrimento del nostro gruppo è stato breve, la prontezza e l'adrenalina che ancora scorreva nelle nostre vene a fatto si di poter affrontare l'enorme creatura.
                L'orso gigante ha iniziato e menare fendenti con le sue possenti artigliate, una delle quali non ha ucciso sul colpo Imperius solo per miracolo. Schizzi di sangue e brandelli di carne hanno iniziato a spargersi sul luogo della lotta. Sulle prime i nostri fendenti parevano non provare la creatura, ma alla lunga anch'essa ha dovuto capitolare e soccombere sotto i numerosi colpi che gli abbiamo inflitto. La prima prova era superata.
                Superati gli orsi ci siamo inoltrati in una lunga grotta che ci ha condotti, una volta sbucati fuori, alla cima del monte. Qui ci si è parato di fronte uno spettacolo della natura, il monte, forse un vulcano spento, ospitava una immensa vallata rigogliosa.
                Avanzando al centro della vallata abbiamo finalmente incontrato il terso druido, la lince. E qui, è stato compito di Verdevento e Imperius dare prova della loro fede rispondendo alle domande della lince. Essa infine ha acconsentito di dare il suo aiuto e ci ha altresì indicato di cercare l'ultimo dei quattro, il cervo.
                Ora voglio capire se questa setta ha a che fare anche con tutto il resto che accade nella foresta. Se sono loro, o qualcuno di loro, che viene definito il "lui" dai bugbear, o se essi stessi si sono fatti corrompere da qualcuno. Le informazioni per ora sono frammentarie, ma confido presto di avere un quadro più completo e preciso. Infine spero che i druidi e altri come Verdevento e Imperius siano persuasi che chiunque sta causando tutto ciò nella foresta va combattuto in ogni modo e in maniera definitiva.

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                • #9
                  la lotta

                  I bagliori rossastri del sole che stava tramontando, penetrando tra gli alti rami della boscaglia, si riflettevano sui resti delle rovine dell'antico impero, spandendo tutt'intorno una luce vermiglia. Dorak rimirava l'enorme portale aldilà del quale vedeva estendersi la melodorante palude. Aveva atteso invano che il mago della torre potesse dargli accesso a notizie sulla storia passata di quei luoghi, ma la risposta che gli aveva portato Khalan era stata deludente, almeno per ora, il mago aveva alcuni antichi scritti che però erano vergati in un linguaggio ancora sconosciuto, quindi avrebbe dovuto attendere e magari tenersi pronto a prestare il suo aiuto per decifrare quegli scritti.
                  La notte ormai era alle porte, il sacerdote di Arsun si voltò a guardare nel buio fitto che già aveva invaso il profondo della foresta verso ovest, là dove i licantropi avevano da tempo fatto loro il controllo di quella zona. Si sistemò con cura l'armatura, poi pronunciò alcune brevi preghiere per chiedere l'aiuto del Signore Supremo alla lotta che si preparava ad affrontare. Era la prima volta che cercava di penetrare da solo in quei luoghi. Voleva uno scontro da vicino con uno di quegli abomini, per misurare i suoi progressi nelle arti marziali e per dimostrarsi degno della benevolenza del suo Signore. Se non si fosse dimostrato tale era pronto a pagare con la vita.
                  Imbracciato lo scudo, strinse l'elsa dell'enorme mazza da guerra, ormai riusciva a maneggiarla abbastanza agevolmente, anche se voleva migliorare nella velocità con cui portava i colpi.
                  Bastarono poche centinaia di metri per penetrare nel fitto della foresta, avanzò con cautela senza curarsi comunque dello sferraggliare della sua armatura, non era là per nascondersi ma per farsi trovare da uno di quei mannari. Presto fu accontentato, appena messo piede in una piccola radura si accorse che due occhi ferini erano puntati su di lui. La tenue luce della luna permise al sacerdote di vedere un'ombra ben definita che sembrava quella di un lupo enorme che lo stava puntando, pronunciò velocemente alcune preghiere per raccogliere le forze mentre la bestia si alzò in piedi su due zampe e inizio a correre, con uno scatto fulmineo, verso di lui.
                  Fece appena in tempo ad alzare lo scudo mentre la bocca della creatura, grondande una bava schiumosa e con affilatissimi denti che risplendevano alla luce lunare, andava a infrangersi sul metallo producendo un rumore secco. Dorak roteò la mazza e portò un primo colpo al bersaglio grosso, il mannaro non sembrò accusare più di tanto il fendente e si scaglio con veemenza sul sacerdote.
                  Gli artigli della bestia colpirono l'armatura del sacerdote senza riuscire a penetrarvi mentre Dorak teneva a distanza le fauci dell'essere coprendosi con lo scudo. La lotta proseguì per alcuni istanti che sembravano infiniti, con i due contendenti che non riuscivano a provocarsi più di un graffio. Infine la mazza del sacerdote saettò nuovamente ma questa volta non mirò al bersaglio grosso. L'enorme maglio andò a infrangersi sul ginocchio della bestia che con un rumore sordo si spezzò sotto il colpo preciso, il mannaro si accasciò lanciando un ululato straziato dal dolore.
                  Dorak fece un passo indietrò e buttò di lato lo scudo afferrando a due mani l'arma, guardò per un attimo la creatura che quasi immobile, con una gamba spezzate e piegata in modo innaturale, lo fissava ancora più feroce con gli occhi iniettati di sangue dalla rabbia. Il sacerdote alzò l'enorme mazza sulla sua testa e, mettendoci tutta la forza che aveva, calò il maglio sul cranio del mannaro. Lo scrocchio delle ossa si sentì netto mentre la vita della bestia si spegneva con un guaito. La testa del mannaro si aprì in due e gli schizzi di sangue e i pezzi di cervello si sparsero attorno, imbrattando anche l'armatura del sacerdote.
                  Dorak si terse via dal volto il sangue che lo aveva raggiunto mentre osservava il corpo della bestia giacere al suolo privo di vita. Si riscosse subito, probabilmente sarebbero accorsi altri mannari ed ancora non era certo di poterne affrontare in numero elevato. Raccolse lo scudo e si allontanò dalla radura diretto verso le mura del villaggio facendo attenzione a chiunque potesse arrivargli alle spalle.
                  Ripensò alla sua lotta e si ripromise che avrebbe dovuto continuare sulla strada intrapresa cercando di migliorare ancora nelle arti del combattimento, i colpi che portava dovevano essere più veloci, più precisi e più possenti. Farsi rispettare e seguire da chi combatte dopotutto richiede, oltre buone doti di comando, di dimostrare di saper fare altrettanto se non meglio.

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                  • #10
                    Padre Adam Kalymor mi ha convocato e pare per redarguirmi di qualcosa che ha a che fare con quello che è successo nella foresta.
                    Quei tamburi, ci hanno attirati come degli allocchi. Era solo una trappola, goblin, tanti quanti non ne ho mai visti assieme. Sulle prime solo pochi e deboli, per continuare ad attirarci vero il tempio in rovina, dal quale provenivano urla e forti incitazioni gutturali.
                    Poi ad un tratto quel silenzio che non presagiva nulla di buono. La trappola era scattata, prima quella risata agghiacciante, poi goblin a decine si sono lanciati su di noi, stretti in mezzo alle rocce, sprezzanti della morte in orde incitate dai loro sciamani, con tiratori che ci bersagliavano. Ho invocato Arsun, ho incitato i miei compagni a resistere, ho recitato preci per darci forza, per sanare le ferite che ci venivano inferte, abbiamo retto all'urto. Poi d'un tratto il terrore si è impadronito di quelle creature che si sono dileguate così come erano apparse.
                    Abbiamo creduto che fossimo noi la fonte del loro terrore, ma non era così, un qualcosa... non so ancora cosa, ma impregna l'aria e la foresta. Sull'altare tutto quel sangue, un rito tribale non consumato fino in fondo, siamo mancati noi come sacrificio finale. La guardia che ci è arrivata di supporto per poco non impazziva. La sue mente stava per cedere.
                    Anche Melisandra si è accorta di questo. Gli altri invece erano solo irrequieti, Khalan era nervoso ma non perdeva la calma, Kalahin invece come sempre era sprezzante di queste sensazioni, invece quel Will, aveva una paura quasi contagiosa che potessero arrivare i mannari.
                    Ma chi guida queste creature? A quale dio essi rivolgono le loro preghiere? I loro sciamani hanno poteri che solo un dio può concedere.
                    Imperius mi ha accennato qualcosa su un dio venerato da queste creature della foresta, un dio protettore dela furia cieca, delle bestie sanguinarie. Devo dire che trovo affascinante un dio simile, capace di infondere nei cuori di quelle creature di solito pavide un così alto senso di sacrificio per una causa. Voglio approfondire la questione, voglio saperne di più. Potrebbe esserci, anzi credo di certo che ci sia, un collegamento con tutta la situazione della foresta.
                    Inoltre credo di avere imparato una lezione, a parte la rabbia di essere caduto come uno sciocco in quella trappola, in battaglia dovrò guidare i cuori e gli animi di chi combatte con me, dovrò infondere in loro lo spirito guerriero che Arsun vuole per ogni essere che brandisce le armi contro i nemici.
                    Ora però devo prepararmi alla ramanzina di Padre Adam, spero di sopravvivere alla sua sfuriata, almeno per capirne il motivo.

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                    • #11
                      Sono ormai tre giorni che padra Kalymor mi ha convocato al suo cospetto ma ancora non mi da udienza. Conosco il suo gioco, dopotutto è stato il mio maestro, vuole lasciarmi arrovellare nell'attesa, snervarmi. O forse sta solo mettendomi alla prova e vedere cosa ho appreso dai suoi dettami.
                      Certo deve essere davvero andato su tutte le furie ma ancora ne ignoro il motivo, so solo che è stato in seguito ad una discussione avuta con lo sceriffo Yal dopo l'episodio nella foresta.
                      Attenderò, e gli dimostrerò che l'allievo può superare il maestro.



                      Anche quel giorno si era rifugiato nel piccolo scantinato, illuminato solo da una piccola bocca di lupo per larga parte coperta dalle erbace. Il piccolo Dorak trovava solo in quell'angolo della casa il riparo che desiderava e il caldo abbraccio della solitudine. Rifugiva i giochi con gli altri bambini del villaggio, li trovava insopportabili e poi quella mania di azzuffarsi, odiava qualsiasi tipo di contatto fisico. Seduto ad un piccolo scranno e tenendo tra le mani il pupazzo di un uomo in armi, osservava un piccolo scarafaggio che tentava di liberarsi dalla pozza di colla che aveva messo apposta come trappola, stuzzicandolo con il legnetto appuntito che faceva da spada alla bambola rudimentale.
                      Ripensava alle parole di padre Kalymor di qualche giorno prima e a ciò che gli aveva mostrato. Se non era nel suo buio scantinato molto spesso preferiva andare ad ascoltare le parole del sacerdote di Arsun, nei pressi della caserma. Adam Kalymor lo aveva preso a benvolere e gli dispensava regole e consigli. Quel giorno lo aveva portato in un angolo del giardino e gli aveva indicato un secchio dentro al quale, avvolto nelle sue spire, giaceva un serpente nero. Padre Kalymor aveva preso poi da un sacchetto un piccolo topo che ancora si agitava facendolo cadere nel secchio. Il serpente, con scatto repentino, morse la piccola bestiola, che dopo alcuni istanti in cui si dibbatteva disperatamente cessò di vivere, a quel punto il serpente iniziò a ingoiarlo lentamente. Kalymor allora si era rivolto al ragazzino:
                      "Vedi, anche in natura ogni bestia ne mangia un'altra, ogni essere combatte per la vita, che sia animale o vegetale. Per perpetuarsi la vita deve combattere, solo chi è più forte prevale, i deboli sono destinati alla morte e all'estinzione. L'equilibrio è solo una fandonia per gli imbecilli. Quindi non farti mai mettere sotto da nessuno ragazzo, combatti sempre, combatti per sentirti vivo e combatti per vincere, schiaccia i deboli e non averne mai pietà."
                      Ad un tratto, preso dai suoi pensieri e mentre guardava schifato l'insetto, immaginando in quale modo porre fine a quella piccola vita viscida e strisciante, la porta dello scantinato si spalancò. Sulla soglia apparve la sagoma della madre, il cui solo volto arcigno era illuminato fiocamente dalla poca luce che penetrava in quella stanzetta.
                      "Eccolo qui padre, come al solito si è rifugiato nella sua tana, come una piccola bestiolina."
                      La donna avanzò decisa verso il piccolo Dorak, mentre alle sue spalle si palesava la figura del sacerdote di Salas che i suoi genitori avevano scelto come suo precettore. La madre strappò con forza dalle mani del ragazzino il piccolo pupazzo e ne staccò la testa e gli arti, facendolo a pezzi, buttandone i resti da una parte.
                      "Padre, dategli pure la punizione che si merita, qualche vergata gli farà ricordare le ore in cui deve studiare" - disse la donna al sacerdote mentre saliva le scale dello scantinato.
                      "Mi dispiace ragazzo, ma hai sentito cosa ha detto tua madre" - gli fece il sacerdote mentre estraeva un piccolo frustino dall'interno della tonaca.
                      Il piccolo Dorak, che fino allora era rimasto raggelato e osservava i pezzi del suo pupazzo buttati in un angolo, saettò verso il sacerdote uno sguardo gelido e carico di odio.
                      "Sono pronto!" - disse mentre si girava di spalle alzando la maglia per scoprire la schiena, chinandosi su un ginocchio.
                      Ma nell'attimo in cui il prete gli si avvicinò per dargli la prima scudisciata, il ragazzino si girò di scatto e piantò tra le gambe del sacerdote una piccola lama affilata che aveva estratto dai calzettoni.
                      Il prete sbiancò, sentendo la fredda lama arrivargli fin sotto lo scroto, lasciando cadere il frustino.
                      "Ora ascoltami bene prete, se solo osi toccarmi una sola altra volta giuro che ti sgozzerò come un maiale e poi racconterò a tutti che eri un pervertito che volevi costringermi a fare cose oscene. Tu muorirai e la tua famiglia sarà ricoperta di infamia e vergogna ed io sarò solo un ragazzino che si è difeso come poteva. Quindi, d'ora in poi sarò io a scegliere cosa studiare e quando, siamo intesi?"
                      Il sacerdote, che era rimasto come paralizzato e cereo in volto, osservava lo sguardo gelido e deciso degli occhi del ragazzino che sembravano affondargli nell'animo. Riuscì a muovere lentamente la testa in segno di assenso. Dorak staccò la lama e la ripose dentro ai calzettoni, quindi si avviò su per le scale, poi si girò verso il prete che era ancora rimasto in fondo allo scantinato immobile: "Allora? non mi fa studiare?"
                      Ultima modifica di gattone1; 21-05-2011, 15:12.

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                      • #12
                        Mi hai deluso, con te ho sbagliato tutto. Quelle parole risuonavano nella mente di Dorak come un eco in una vallata. La frase pronunciata dal suo maestro, Adam Kalymor, gli provocava una stretta allo stomaco e provocava nella sua mente pensieri nebulosi. Quanto era stato stolto quel giorno, non se lo sarebbe mai perdonato.
                        Dorak avanzò nella sua stanza con la mente affollata da questi pensieri, ma nel momento in cui fece per levarsi l'armatura delle fitte lancinanti lo riportarono a ricordarsi, con estrema lucidità, delle ferite che ancora sanguinavano sulla sua schiena.
                        La lezione di padre Adam era stata durissima, erano anni che non usava metodi così decisi per impartire i suoi insegnamenti. La mente del novizio corse al tempo in cui, ancora ragazzino, padre Adam gli faceva recitare alcune preci a voce alta mentre, girandogli intorno, lo colpiva dandogli ora schiaffi ed ora vergate. La lezione continuava finchè lui non riusciva a completare le preghiere o cadeva esanime in terra.
                        Dorak riusci con gran fatica a slacciarsi le parti di armatura lasciandole cadere in terra, fu davvero un sollievo, anche se il dolore era ancora forte e lo costringeva a camminare in modo innaturale. Si era fatto solo pulire e bendare i segni dellle vergate ma non aveva voluto che il giovane sacerdote attendente di padre Adam usasse nessun tipo di cura diversa.
                        Voleva che quei segni rimanessero e che il dolore durasse ancora, doveva imparare a rimanere lucido e attento anche con quelle condizioni. In confronto alle ferite che avrebbe potuto subire su un campo di battaglia quelli erano semplici graffi.
                        Le lezioni di padre Kalymor sarebbero state sempre dure, lo sapeva, lo ricordava. Ma non poteva permettersi più di sbagliare, non se lo sarebbe mai perdonato perchè in cuor suo sapeva che era lui stesso che non avrebbe accettato un fallimento.

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