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Melisanda - Canone della Fede

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  • #16
    Arren innocente

    Quando si svegliò, il sole era da poco sorto. Bastarono pochi secondi per realizzare che si era addormentata senza volere. Una vampata di vergogna la travolse e il suo pensiero andò subito ad Arren. Non era nel suo giaciglio.
    Ecco, era stata superbamente fiduciosa e ora ne avrebbe pagate le conseguenze!
    Si precipitò all'ingresso dove trovò un boscaiolo a cui chiedere informazioni: Arren era andato a tagliar legna in compagnia, non molto lontano. In un baleno era pronta e sulle tracce del sospettato. Era già quasi convinta del suo errore, quando vide i due uomini: Bernard, il taglialegna, che picchiava con l'accetta di buona lena ed Arren ad allietarlo con la musica del suo liuto.
    Dopo un sospiro liberatorio, rallentò il passo prendendo fiato. Forse Arren era davvero innocente come si era convinta e questa era una lezione di Destas: solo il totale affidamento a Lui poteva darle certezze.
    Dopo aver brevemente conversato e ringraziato Bernard per l'ospitalità, si incamminarono speditamente al villaggio ed arrivarono alla caserma.

    Il colloquio fu breve e si risolse per il meglio: Arren non era implicato nel rogo cittadino. La guardia che aveva provveduto all'arresto era ben nota allo sceriffo per le aspirazioni a far carriera, anche con mezzi poco retti. Arren dovette quindi pagare un ammenda per non aver eseguito gli ordini di un funzionario fuggendo e ingannandolo con l'uso della magia.

    La giornata era appena iniziata quando i due si separarono, con animo assai alleviato. Melisanda sentiva un gran bisogno di stare da sola. Cercò un luogo appartato sul colle del tempio, da dove i rumori di Ondachiara erano solo un brusio lontano e pregò intensamente, desiderosa di ritrovare la concordia con lo Sposo, l'armonia che per un poco aveva vacillato, ma non aveva potuto allontanare da lei la Sua mano.
    E3 beta: Melisanda Trier

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    • #17
      Ineluttabilità

      Il cuore pulsava forte, ma il fiato non le mancava.
      Quando già le nubi si arrossavano in cielo, percorreva per la seconda volta la via verso casa, questa volta più rapida senza il peso dell'armatura. Le boccette che portava nella tasca erano ben avvolte, ma non mancavano di tintinnare ad ogni balzo maldestro. Le aveva ricevute da madre Lema che le riteneva ormai l'unico rimedio possibile, unitamente alla preghiera. Purtroppo non aveva più incontrato Verdevento, che conosceva diversi rimedi, nè sapeva dove trovarlo, altrimenti lo avrebbe portato con sè.
      Tutto era accaduto in fretta e proprio mentre Melisanda non era alla fattoria a causa della lunga spedizione per cercare i druidi. Ora, mentre il fratello maggiore sembrava ormai fuori pericolo, il minore era attanagliato dalla febbre della malattia. Anche lei, come i fratelli e come altri infelici passanti, si era abbeverata dal pozzo del crocevia due giorni prima, ma era completamente sana. Circolava già la voce che il pozzo fosse stato infettato dai goblin che sempre più spesso si avvicinavano alle terre a nord di Ondachiara, compiendo scorribande, furti e macabre uccisioni tra il bestiame. Con tutti i goblin che aveva visto e affrontato nelle ultime settimane, non le sarebbe stato difficile capire se erano passati anche di lì.
      Frastornata da un tumulto di pensieri giunse a destinazione. Consegnò le boccette alla madre ed insieme si diressero in camera. Lunghi attimi di silenzio. Daniel era pallido e senza forze. Si capiva chiaramente che era esausto dopo la trascorsa giornata. La madre gli fece bere la pozione, quindi tornò dalla figlia con espressione smarrita: forse quell'intruglio poteva fermare la malattia, ma questa aveva già fatto troppi danni.


      E3 beta: Melisanda Trier

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      • #18
        Tormento

        Ora che ho esaurito le lacrime, almeno ora, rispondi alle domande che mi tormentano!
        Perchè hai salvato me? Perchè non sono stata capace di fare qualcosa?
        La mia spada ferisce per tuo volere, le mie mani possono rimarginare le ferite con la tua grazia, e la tua benedizione rende forte i miei compagni e me.
        Ma nessuna preghiera, nessun rimedio, nessuna impresa hanno potuto evitare questa penosa sciagura.

        Sono cieca? Cos'è che la mia mente e il mio cuore non riescono a vedere e comprendere?
        Forse è un Tuo monito. Ho sbagliato e non l'ho capito.
        Quando agisco prontamente mi ricolmi di doni e mi rendi forte, ma se rimango inerte sono debole e indegna della Tua grazia. Sono come l'erba del campo: essa secca ma i raggi del sole durano per sempre.

        Allora glorificherò i tuoi raggi e sarò come Tu mi vuoi, implacabile nel purificare il mondo dal male e allo stesso tempo rimessa alle Tue mani che possiedono la sola giustizia.
        E3 beta: Melisanda Trier

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        • #19
          Cerca dei druidi: seconda spedizione

          La seconda spedizione per riunire i druidi si è rivelata un successo. Dopo i primi due, anche la lince ci fornirà il suo aiuto per purificare il lago e riportare ordine nel bosco, prima che il caos dilaghi anche ad Ondachiara. La preparazione e le capacità di Verdevento e Imperius ci hanno assicurato questo aiuto, incerto fino all'ultimo. Le nostre fila sono state sufficientemente organizzate per affrontare un branco di orsi che ci impedivano il passaggio, capeggiati da un loro immenso esemplare.
          Ancora non capisco appieno il motivo di questa prova di forza. Avrebbero potuto ritirarsi, constatando la nostra preparazione, la nostra forza di volontà e la giusta causa per cui ci battevamo, ma hanno preferito combattere fino all'ultimo sangue. Un atto onorevole e allo stesso tempo misterioso e ammirevole. Un gesto di certo apprezzato dalla natura, che ha preso con se i loro corpi e fatto germogliare candidi fiori al loro posto.
          Che meraviglioso spettacolo!
          Così intenso è stato in quel momento il legame che abbiamo con il divino, che il mio animo si è rischiarato da quell'ombra che gravava su di esso.

          Infiniti sono i tuoi segni, oh amato Destas!
          E3 beta: Melisanda Trier

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          • #20
            Il Canone

            Tale era il desiderio di conservare con ordine le sue riflessioni ed esperienze, che Melisanda aveva messo da parte una somma sufficiente ad acquistare un tomo e rilegare le precedenti pergamene in suo possesso. Aveva la certezza che quelle righe potessero essere di giovamento per lei, ma soprattutto per la gloria di Destas, poichè una vita vissuta sotto le insegne della Nobile Causa è una vita degna di essere tramandata.

            Il volume è diviso in due parti. La prima raccoglie i fondamenti del credo: dogmi, preghiere e precetti. La seconda rilega le precedenti note di Melisanda.
            In entrambe, ma specialmente nella seconda, molte pagine sono intonse, pronte per essere vergate.
            Una didascalia compare alla prima e all'ultima pagina:


            "In unica dimora le raccolsi, poichè solo congiunte meritano lettura.
            Così è per la mia vita.
            Melisanda dei Trier, serva devota del Glorioso Condottiero"


            CANONE DELLA FEDE


            Giuramento

            “Destas, mia luce e mia guida,
            fa che la mia spada sia ferma nel compiere la tua volontà,
            che il mio cuore non tremi di fronte al Male,
            che le mie azioni siano sempre rette e pure”


            Dogmi

            Destas è il tuo signore origine della luce che ti guida.
            Ascolta solo il volere del tuo Dio, solo lui possiede la giustizia.
            Libera il mondo da ciò che è malvagio a tutti i costi.
            Persevera e combatti per la giustizia di Destas.
            Sacrifica la tua vita solo se necessario, ma porta con te quanti più malvagi puoi.
            Compi il sacrificio altrui per un bene più grande, qualora non vi sia altra via per il Bene.


            Corredo

            Lo scudo simboleggia il mio voto di sostenere gli ideali e l'etica del divino Destas.
            La spada simboleggia ciò che ho giurato di difendere: una lama per gli onorevoli compagni di battaglia e l'altra per tutti i giusti che meritano protezione.
            L'armatura simboleggia la mia lealtà verso chi governa. Come questa mi protegge, così io proteggerò la legge del mio paese.
            L'elmo simboleggia la mia lealtà alla chiesa di Destas. Come questo protegge il mio capo, così io sarò sostegno per la mia chiesa, sempre ed ovunque mi troverò.
            Le vesti bianche e dorate, simboleggiano la purezza dell'anima e l'ineffabile aspirazione alla luce divina.
            E3 beta: Melisanda Trier

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            • #21
              Il servizio ed il premio

              Prima un lontano suono di tamburi.
              Dopo che Will ebbe dato l'allerta alle guardie dall'ingresso del villaggio, ci dirigemmo verso sud per conoscere l'entità della minaccia che forse si stava avvicinando. Oltre a Will erano presenti Dorak, Khalan e Kalahin. Oltrepassata la radura dei boscaioli, i tamburi fecero silenzio.
              Poi urla disumane e raccapricianti versi.
              Il pensiero di noi tutti corse a quell'altare presso le rovine, che già Ethan aveva ipotizzato adibito a qualche malefico rituale. Rimanendo compatti proseguimmo in quella direzione.
              Un agguato dei goblin. Poi un altro. Li respingemmo con facilità e solo giunti alle rovine capimmo di essere caduti in un'imboscata di notevoli dimensioni.

              Chiusi tra le rovine e le rocce. Dalle uniche due vie di passaggio sopraggiunsero ondate di pelleverdi che ci circondarono e attesero qualche istante, come un segnale. Quei pochi istanti per unirci in posizione difensiva per quello che poteva essere un disperato combattimento. Un'ultima preghiera al glorioso Destas e dalle rocce si palesarono i lanciatori. A quel segnale la loro carica fu immediata.
              Solo Destas sa come riuscimmo a rimanere uniti sotto quegli attacchi. Per un frangente di tempo che parve lunghissimo mi concentrai unicamente sui fendenti della spada cercando di mantenere la posizione. Più volte le loro armi si insinuarono tra le giunture della mia armatura. Sentii qualcuno urlare e colpire i tiratori sulle rocce, ma ciò che veramente temevo erano gli incantatori i cui incantesimi trapassavano l'armatura, come se fosse di stoffa. Come ne individuai uno, brandii la mia spada con rinnovato vigore e il Condottiero rese letale la mia lama. Più sicura dei miei movimenti, mi voltai, in un istante di respiro, per controllare i miei compagni: da ogni lato le schiere dei goblin sembravano esser state scompaginate. Caricai uno dei più vicini tiratori, uno dei pochi che erano rimasti. Quando un'ondata di luce lo travolse, capii che era stato Will a metterli fuori combattimento per tutto quel tempo. Forse stava imparando a controllare quel dono tanto misterioso e portentoso quanto spaventevole.
              Gli ultimi goblin fuggirono. Sul loro orrendo muso si poteva leggere un'espressione di terrore, troppo marcata per essere a causa nostra. Qualcuno o qualcosa li aveva messi in fuga e, secondo le nostre ipotesi e i successivi rinvenimenti, quasi certamente ci avevano attirati in quella trappola per usarci in qualche macabro rito. Will si era convinto che anche i licantropi fossero coinvolti e ricordai che anche il chierico di Endus aveva espresso questo sospetto. Forse i goblin erano stati incaricati di attirare degli ignari passanti per poi cederli alle grinfie dei mannari, per far proliferare il contagio. L'informazione di Imperius, incontrato sulla via del ritorno, sull'esistenza di culti che veneravano creature bestiali, sembrava confermare questa terribile spiegazione degli eventi.
              Ma, per grazia di Destas, il piano maligno era stato sventato per questa volta. Certo ora il timore era rivolto alle quasi inevitabili ripercussioni, in seguito alla nostra salvezza che aveva sovvertito le loro intenzioni.

              Ero appena rientrata al villaggio, ancora concitata dallo scontro, ed ebbi giusto il tempo di sfilare l'armatura, quando avvenne qualcosa di inaspettato. Un uomo di bell'aspetto si presentò a me con un corposo e ben curato mazzo di fiori, profondendosi in ringraziamenti per i miei servigi. I suoi modi erano davvero cortesi, ma decisamente eccessivi, tanto da lasciarmi piuttosto imbarazzata. Accettai comunque il dono, poichè sarebbe stato scortese rifiutarlo e subito dopo iniziò una discussione con i presenti. Secondo l'elfa Eirynwien, che avevo conosciuto pochi giorni addietro in una situazione poco piacevole e che quella sera aveva atteso nostre notizia alle porte del villaggio, quel mazzo era stato sottratto dal cimitero. Non ci volle molto perchè tutti iniziassero a sospettare che dietro quel dono ci fosse un messaggio personale anzi, l'elfa lo interpretava manifestamente come una minaccia di morte. Che il Condottiero la liberi da pregiudizi e diffidenze!
              Non riuscivo a capacitarmi di un simile furto, ma l'arrivo di padre Bryur, che cercava il suo aiutante, non lasciò dubbi: quei fiori erano di proprietà della chiesa di Endus e Corben, l'aiutante, li aveva rubati. Mi disse che potevo tenerli ugualmente e che avrebbe pensato lui a rimproverare Corben. Certo quel gesto era stato davvero sconveniente: derubare la chiesa di quelli che erano pur sempre un mezzo per il culto dei defunti. Avrebbe potuto trovare molti fiori altrove, anche se non così curati. Avrei apprezzato quel gesto ugualmente, sì, pochè era stato mosso da un animo sincero e mi ricompensava totalmente per i miei doveri.
              Decisi di portare comunque i fiori al cimitero, un po' per rimediare alla situazione che era nata, un po' per rinnovare il decoro, a cui padre Bryur era sempre molto attento, della tomba di famiglia. E per consegnare alla bontà di Destas, e della sua sposa, una preghiera per il mio giovane fratello defunto, che presto si sarebbe unito a quella terra.
              Ultima modifica di yellowpig; 15-05-2011, 17:20.
              E3 beta: Melisanda Trier

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              • #22
                I folletti di strada

                La ricerca di Delisia non ha raggiunto il suo obiettivo, ma ha confermato le parole di madre Lema: quei bambini sono molto uniti, come una grande famiglia e fanno di tutto per proteggersi vicendevolmente. L'ho capito quando quattro di loro sono comparsi dal nulla chiedendomi, con aria molto diffidente, cosa volessi da Delisia, per poi scomparire così come erano apparsi. Sono anche molto scaltri e svelti, tanto che è stato impossibile rintracciarli. Pare che nessuno li avesse visti passare, eccetto un halfling.
                Che sciocca che sono stata! La possibilità di trovare Delisia mi ha reso avventata e per poco non credevo alle sue parole menzognere mirate a sottrarmi qualche moneta! Fortuna che era con me Roy, il sacerdote del Drago Dorato. Sono bastate la sua presenza e la sua voce, così animosa, per far retrocedere l'impostore. Tuttavia non escludo che quel tizio sappia qualcosa sui bambini.
                Uniti, sotto il vessillo di Destas, lo scopriremo e puniremo coloro che hanno allontanato questi innocenti dalla Sua grazia.
                E3 beta: Melisanda Trier

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                • #23
                  Il pilastro di granito

                  Un nuovo incarico mi attende e la possibilità di conoscere meglio lady Eirynwien, che ho scoperto essere una fedele di Odma. Lodevole è la sua risolutezza, la sua fermezza granitica e credo che una nostra collaborazione sarà di beneficio per entrambe, sebbene certi suoi atteggiamenti mi lascino qualche riserva.
                  Come si poteva prevedere, con la miniera sempre inagibile, la fornitura di metalli sta scarseggiando e il povero Yacopu si trova costretto ad acquistare metalli non puri, di quelli che si trovano tra la ferraglia dei pelleverdi. Ma, a suo dire, il nano Gunther potrebbe aiutarci a trovare abbastanza ferro per la sua officina e, in particolare, per l'arma di cui abbisogna l'elfa.


                  *

                  Melisanda estrasse la pietra che Yacopu le aveva venduto e, tenendola ben ferma con il peso del corpo, iniziò a muovere la lama della spada sulla sua liscia superficie, con precisi movimenti circolari. Fu stupita nel constatare che quel gesto le infondeva serenità. Il moto delle mani, quasi carezzevole seppur deciso e ripetitivo, si fondeva alla convinzione di rendere quella lama un'arma efficace, sublimando il gesto stesso a rito spirituale, a lezione virtuosa: cortesia e valore.

                  Strinse fra le dita una moneta e iniziò a farla scorrere sul filo della lama fino a quando due impercettibili rumori le confermarono la presenza di alcune imperfezioni. Strofinò ancora con il cuoio per rifinire il lavoro e infine ripetè la precedente operazione. Ancora doveva acquisire la maestria in quella piccola arte, ma con il tempo sarebbe riuscita ad ottenere una lama perfetta: impeccabilmente liscia e che non riflettesse luce lungo il filo sottile.

                  Ripose la spada nel fodero e passò in rassegna l'armatura, come alla fine di ogni giornata. Per quella aveva assoluto bisogno delle competenze del fabbro, specialmente dopo l'ultimo scontro. Forse avrebbe potuto convincere gentilmente Yacopu o un suo assistente, come ad esempio mastro Fenar, a insegnarle qualche rudimento così da poter tenere sempre in buono stato il suo armamento.

                  Riposti i suoi averi, sciolse un'ultima preghiera. Quindi alitò sulla fiamma della candela.
                  E3 beta: Melisanda Trier

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                  • #24
                    Il nascondiglio alla radura

                    Raggiunsero il confine della radura quando il sole iniziava la sua discesa. Da lì in poi la foresta si faceva molto più fitta e la giovane paladina non vi si era mai inoltrata. Ma Imperius conosceva bene la foresta limitrofa ad Ondachiara e aveva identificato il luogo indicato dalla loro parte di mappa. Vi erano anche Eirynwien, Will e Kalahin. Incontrarono il primo ostacolo al guado: un sostanzioso gruppo di driadi sbarrava loro l'accesso al bosco. Fu lì che la natura così variegata del gruppo di avventurieri cominciò a mostrarsi.

                    Imperius, desposte le armi, si era portato al cospetto delle driadi con atteggiamento rispettoso e con il chiaro intento di dialogare con loro affinchè concedessero un passaggio pacifico. Melisanda, che già aveva veduto il mezzorco in azione, era fin troppo fiduciosa nelle sue capacità.
                    Il guerriero di Arsun si trovava appena pochi passi dietro ad Imperius. La sua vigile posizione trasmetteva ovunque la sua prontezza a rimediare con le armi le trattative, nel caso fossero andate storte. Ai lati della paladina, Eirynwien e Will erano entrambi scettici, seppur ognuno a modo proprio, in contrasto come sempre. L'uomo borbottava non capacitandosi di come un'avversità potesse risolversi col solo impiego della fede. L'elfa, al contrario, rimase in perfetto silenzio in attesa di una prova concreta.
                    Prova che giunse presto, con il sollievo di tutti.

                    Il secondo ostacolo si presentò loro presso il luogo di destinazione. Un ostacolo di nome Niles, un halfling, come loro sulle tracce di qualcosa...

                    *

                    Sono stati attimi di pura dissennatezza. Ancora mi domando perchè quell'hin abbia preferito caricare a spada tratta cinque persone armate, con un motivo così ignobile. Di certo aveva la coscienza sporca per qualcosa, ma non è in quel modo che l'avrebbe lustrata. Ed ora non avremo alcuna spiegazione da lui. Kalahin! Arrogante e incontenibile arsuniano! Fa sempre presto a calare la sua lama senza riflettere. Credo sinceramente che, nel profondo del suo torbido animo, vi sia più paura di quella che mostri all'esterno. Oppure si tratta di stoltezza, volendo usare le parole della granitica Eirynwien. L'hin non era certo una grande minaccia per il nostro numero. Sarebbe dovuto venire con noi dallo sceriffo. Forse le sue parole sarebbero state di utilità per la nostra ricerca e avrebbe di certo ricevuto un giudizio più soppesato.

                    Ma è inutile che mi chieda cosa sarebbe stato. Ora devo trovare il proprietario di questo diario, devo dare un nome a chi si rifugiava in quel nascondiglio alla radura. I soli punti di partenza sono due nomi, Robin e Clara, ed un lembo di stoffa, che Tavros porterà alla sartoria nel tentativo di riconoscerne il propietario. Lo scrigno e la chiave ritrovati sono al momento di poco aiuto, poichè sembra mancare una seconda chiave. Per quanto riguarda i nomi, non essendo aggiornato da anni il registro delle persone scomparse, ho provveduto ad affiggere alcuni manifesti. Sono certa che qualche cittadino ci fornirà notizie.

                    Sia resa lode al glorioso Condottiero.
                    E3 beta: Melisanda Trier

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                    • #25
                      Fede e magia

                      Gli allenamenti proseguono con grande soddisfazione. Riesco ormai a portare l'armatura per lungo tempo e mi sento molto più sicura a maneggiare la spada. Ho così iniziato ad esercitarmi anche con altre armi, per essere pronta ad ogni eventualità: la lancia e la mazza. I manichini della caserma sono un ottimo inizio, ma avrei bisogno di confrontarmi con qualcuno per apprendere appieno le diverse tecniche.

                      Il vigore che ho ottenuto in combattimento, tuttavia, non ha solo origine dalla preparazione fisica. Con il passare dei giorni scopro i sublimi doni del nostro Condottiero. Con la preghiera quotidiana posso assicurarmi il Suo appoggio in battaglia, rendendo la mia spada più precisa e la mia corazza addirittura più resistente, tanto da respingere i colpi di coloro che sono i Suoi ed i miei nemici.
                      Ma infinita è la Sua gloria e chissà quanti prodigi sono ancora celati ai miei occhi!

                      Sento una profonda necessità di incontrare Clolance, la mia amorevole guida, anche per chiederle consiglio su un argomento che mi ha fatto riflettere. Tempi addietro Jalynfein mi aveva parlato dell'uso delle pergamene per conservare gli incantesimi ed ero rimasta molto affascinata. Le sue parole non mi erano tutte chiare ma, con il tempo e ritrovando sempre più pergamene arraffate dai goblin, ho chiarito alcuni dettagli, mentre altri rimangono ancora oscuri.
                      Certo, pensate come riserva di magia, le pergamene appaiono come uno strumento cruciale, soprattutto nel caso dovesse presentarsi l'occasione di un grande scontro alle porte di Ondachiara. Eppure mi sono sorte spontanee alcune domande.
                      Il mio Signore Destas mi è sempre vicino, mi fornisce ogni giorno tutto ciò di cui abbisogno, nei combattimenti e nei momenti di pace, mi adorna con le Sue grazie. Se riponessi troppa fiducia in questi oggetti magici, non sarebbe come disconoscere i suoi doni? E se, come mi pare di aver intuito, una pergamena è un modo per conservare una preghiera, è lecito che io usufruisca della preghiera altrui se non ne conosco l'origine e l'aspirazione del fedele?
                      Forse sono domande a cui troverò risposta quando capirò meglio la natura di tali oggetti magici, ma sono comunque convinta che dovrei limitare il loro utilizzo alle strette necessità. Nel frattempo cercherò di incontrare Clolance.

                      Sia resa lode al glorioso Condottiero.
                      E3 beta: Melisanda Trier

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                      • #26
                        Cerca dei druidi: i Petali della Rosa I

                        Si erano incontrati fuori dalle mura di Ondachiara per organizzare quell'ultima spedizione: Verdevento, Fenar, Kalahin e Melisanda. Non vi erano stati sviluppi dall'ultima volta, quando avevano trovato la lince e, nonostante il numero esiguo, Verdevento sembrava convinto della scelta da prendere. La giovane paladina fu subito d'accordo: inutile rimandare ancora; quanto prima si risolveva questo problema, tanto prima si poteva rivolgere l'attenzione agli altri che attanagliavano Ondachiara e le terre confinanti. D'altra parte, così come avevano trovato i precedenti druidi, non vi era motivo di credere che l'ultima ricerca sarebbe stata molto differente. Partirono dunque tutti e quattro alla volta della foresta e, mentre discorrevano tranquillamente, raggiunsero il guado.

                        Sembrava proprio che quel fiume segnasse il confine fisico tra il mondo umano e quello naturale, la linea oltrepassata la quale vigevano altre leggi, diverse ma pur sempre feree. E i molti treant che si paravano dinanzi a loro erano lì per proteggere tali leggi. Proprio pochi giorni prima Melisanda si era trovata con alcuni alleati a dover affrontare quelle creature per poter fare ritorno al villaggio e si erano rivelate così tenaci che fu ben lieta quando Verdevento propose di dialogare con loro.
                        Si rivelò tuttavia una lunga trattativa: con il suo fare flemmatico e quasi letargico, un treant spiegò che non poteva assicurare loro un passaggio sicuro per le vie del bosco. Sebbene molti di loro fossero ancora in comunione con Thela, altri l'avevano rifiutata e molto probabilmente si sarebbero opposti al loro passaggio, non riconoscendo più il potere della dea. Inoltre non era certo che avrebbero trovato Enuren, il cervo, dal momento che si era sacrificato presso l'albero maledetto per contrastare l'avanzata dei rinnegati. Nell'incertezza iniziava la loro spedizione, ma avevano da assolvere un compito indispensabile e solo la speranza e la fiducia potevano dare loro le forze per riuscirvi.
                        Si fecero strada affrontando alcuni dei treant rinnegati che li attaccavano a vista. In analogia a quanto accade per gli uomini, quelle creature erano corrotte dall'interno, come dimostrava la materia legnosa marcescente che costituiva il loro nervo vitale.
                        Quasi d'improvviso iniziò a salire una brezza gelida. Si trovavano in una vasta piana circondata da pareti rocciose. Quando vi era stata con Alykas, Melisanda non aveva notato quanto fosse vasta e neppure aveva scorto l'ingresso di una caverna.

                        Era l'ingresso che li avrebbe portati all'albero maledetto. Il presagio di quella brezza era agghiacciante e non lasciava dubbi: era lì che avrebbero affrontato le loro paure, come aveva profetizzato la lince.
                        E3 beta: Melisanda Trier

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                        • #27
                          Cerca dei druidi: i Petali della Rosa II

                          L'oscurità ci avvolse quasi subito e poco potè la luce magica di Verdevento: una nebbia fitta e malsana rendeva ancora più lenta la nostra avanzata facendo rifulgere la luce. Le pareti sembravano trasudare qualcosa di terribilmente malevolo che si insinuava fin nelle ossa. Non si poteva immaginare un luogo più indicato per mettere alla prova la propria forza di volontà.

                          Proseguimmo lungo i cunicoli rimanendo sempre vicini, quando la sinistra percezione si fece ancora più intensa. Un essere scuro ed ombroso sgusciò da un lato della nostra visuale per fermarsi davanti a noi. Aveva le sembianze di Fenar, ma i suoi tratti erano sfuggenti e le sue forme non perfettamente definite. Era impossibile riuscire a fissare a lungo un suo particolare senza esserne subito distolti, era un'ombra in quella tenue e nebbiosa luminescenza.
                          Iniziò a dialogare in nanico con il vero Fenar e dapprima questo mi rese tranquilla, poichè ci avrebbe dato tempo per pensare a come agire. Ma il linguaggio non ci permise di comprendere cosa si stavano dicendo, fino alle ultime battute in comune.
                          "Non sarai mai un degno protettore della tua razza. Non sei un vero nano! Io lo sono e tu no." Pronunciò l'ombra con la stessa voce di Fenar.
                          "Fatti avanti contro la mia ascia allora e lo vedremo!" Fenar si preparò a caricare e allo stesso istante una cortina di fiamme esplose davanti a noi tre, rendendoci impotenti di fronte alla sitauzione. Fu uno scontro lungo e assai singolare. Sembrava proprio che Fenar stesse combattendo contro se stesso. L'ombra evitava molti dei suoi colpi, come se conoscesse alla perfezione le debolezze del nano, ma allo stesso tempo Fenar parava buona parte dei controattacchi con il suo scudo, come prevedendo le mosse della sua elusiva copia, fino ad avere la meglio su di essa.
                          Mi aveva detto, quando ci eravamo conosciuti, che era sua ambizione diventare un difensore del popolo nanico. In quel momento aveva affrontato e sconfitto l'incertezza, il sospetto di non essere all'altezza del compito e questo lo rese subito più gagliardo del solito. Non potei essere che felice: ogni singola vittoria ci avrebbe rafforzati e avvicinati alla meta. Ma eravamo appena all'inizio e presto venne il turno di Kalahin.

                          Comandi militareschi rimbombavano nella caverna in lontananza, inneggianti al Signore della Guerra. Kalahin avanzò qualche passo verso le voci mentre Verdevento gli ricordava cosa poteva attenderlo e presto un'altra ombra si manifestò davanti a noi, questa volta nelle vesti del guerriero.
                          "Se vuoi davvero la gloria, unisciti alle mie imbattibili schiere e combatti! Ti offrirò molto potere..."
                          A quelle parole, Kalahin si dimostrò assai fermo nella sua fede in Arsun. Nonostante io abbia sempre trovato sempre discutibili le sue azioni e i suoi modi di ragionare, in quell'occasione stava dimostrando di saper controllare la sua avidità di potere.
                          Una schiera di ombre si palesò, pronta ad affrontare tutti noi. Capii in quell'istante, affrontando per la prima volta una simile creatura, che erano elusive non solo allo sguardo ma anche nei fatti. Ci stavano circondando infliggendoci duri colpi e le nostre lame avevano poche speranze contro la loro massa sfuggente, ma la fede di Verdevento ci venne in soccorso. Una scarica di fulmini travolse i nostri nemici riducendoli ad una macchia sul suolo della caverna.

                          Forti nell'animo, ma indeboliti nel corpo, continuammo il nostro cammino che in quel punto scendeva ancora più nel profondo della caverna. Procedemmo in fila, uno ad uno, attraverso una strettoia, fino a ritrovarci con la melma fino al ginocchio, in una putrida pozza con lo stesso acre odore del lago avvelenato. Ogni dettaglio riportava allo stesso artefice, il Rinnegato, colpevole di innumerevoli nefandezze, ma a noi ancora ignoto.
                          Un pianto disperato ci fece rallentare il passo. Il vagito di un bambino.
                          Diversi pensieri mi assalirono all'istante.
                          Le parole di Ethan, per prime. Sarei stata in grado di uccidere un infante innocente se questa fosse stata l'unica scelta per perseguire il Bene voluto dal mio Condottiero?
                          Poi Delisia e, come lei, molti altri.
                          In ogni istante Lui può allontanare da me la paura. Ma se ve n'era una che mi tormentava, era proprio quella: il pensiero di non essere adeguata, l'insufficienza delle mie azioni e della mia fiducia in Lui.
                          "Dovevi proteggere i deboli e invece non sei arrivata in tempo. Mi hai abbandonato qui! Perchè!? Vieni a vedere cosa mi hai fatto Melisanda..."
                          Gli urlai di mostrarsi e avvertii avvicinarsi un'aura empia e sacrilega, capace di infliggere dolore. La creatura aveva un aspetto abominevole, i suoi tessuti erano gonfi d'acqua fino a deformare ogni sua forma fisica, le vene bluastre risaltavano su tutto il suo corpo e gli occhi erano riversi. Qualunque cosa fosse, non ero certo stata io ad abbandonarla, ma era essa ad aver abbandonato la via giusta, lasciandosi travolgere dalla perdizione di quella infame e dannata esistenza.
                          Strinsi con vigore l'elsa e caricai l'essere annegato. Più volte la mano di Destas guidò i miei colpi, permettendomi di ferire quell'essere ripetutamente. Ma le sue ferite non sanguinavano poichè era privo di vita vera, e perciò perversamente resistente.
                          Kalahin, provato dal precedente scontro, sembrava esausto dalla sua vicinanza. Gli urlai di allontanarsi mentre gli altri miei due alleati accorrevano in mio soccorso. Il loro aiutò si rivelò indispensabile. Il dolore iniziava ad impadronirsi anche del mio corpo e il sostegno di Verdevento mi rinvigorì per il tempo necessario a vedere l'ascia di Fenar comparire al fianco e squarciare quel corpo immondo.

                          Non mancava che l'ultima prova. Un'isoletta emergeva dall'acqua putrida, davanti a noi, e su di essa cresceva un albero dai rami contorti. Come potesse crescere in quell'ambiente un albero era misiterioso ma, dopo quello che avevamo visto fino a quel momento, non ci stupì neanche molto. La nostra attenzione fu attratta subito dalla figura umana che penzolava impiccata ad un ramo. Appena riconobbi in quel cadavere l'aspetto della sacerdotessa Tissena, trasalii e mi premurai di incoraggiare Verdevento, prima che si avvicinasse. Verdevento aveva collaborato assiduamente con Tissena, ben più di me, e metterlo di fronte al suo cadavere era certo una prova dolorosa. Ma, forte si spirito, non cadde nella trappola menzognera. La falsa Tissena si avvicinò schernendoci con risate sguaiate e propugnando la sua oscena natura, la non vita.
                          "Vi porterò via ciò che non meritate più: la vostra vita..." Subito la circondammo, prevenendo i suoi gesti che lasciavano intendere l'arrivo di qualche deleterio incantesimo, ma questo non sembrò assolutamente turbarla: le nostre armi la colpivano con forza, smembrando la sua carne morta, e subito i tagli si rimarginavano. Verdevento invocò il fuoco sulle nostre armi, ma invano. Quell'abominio si rigenerava più rapidamente di un troll.
                          Nel mio cuore chiamai Destas a gran voce e ricevetti ancora una volta il Suo sacro aiuto: strepitando contro la maledetta nemica, riuscii a stordirla per qualche istante, similmente a quanto avevo visto fare da Ethan con i non morti evocati da Clolance. Contemporaneamente le nostre armi acquisirono una forza benedetta e colpirono senza pietà, dando la morte a colei che l'aveva rifiutata.
                          Nell'aere si diffuse un dolce profumo di rose.

                          Non siamo mai soli.


                          *

                          Uscire da quei cunicoli maledetti fu un gran sollievo per tutti. Poterono così arrivare all'Albero Maledetto. Era avvolto da un alone di corruzione e i suoi rami aguzzi, slanciati verso il cielo come le dita di una mano irrigidita dal dolore, tenevano il corpo di Enuren, che sembrava senza vita.
                          L'aura era così forte e straziante che dovettero entrarvi tutti insieme per unire i loro sforzi, al fine di ritirare dalla terribile morsa il cervo.

                          La cerca era terminata con successo. Tissena avrebbe provveduto ad Enuren e i druidi tutti, quando riuniti, avrebbero iniziato a risanare quanto c'era di squilibrato nella foresta. I Petali della Rosa, così li aveva chiamati la sacerdotessa.
                          Ma per fare giustizia era ancora necessario trovare il colpevole e in questo Melisanda era forse d'accordo con l'arsuniano Dorak. Per quanto propensa al perdono, non riusciva a capacitarsi di come simili iniquità potessero incontrare la pietà umana.
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