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[Racconto] Echi lontani

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  • JackDarkrose
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    Enuren e l'albero maledetto

    Avevano affrontato le loro paure e le avevano vinte. La prova che era stata paventata loro era stata superata. Non senza difficoltà Verdevento, Melisanda, Fenar e Kalahin avevano fatto ritorno ad Ondachiara con il cervo Enuren.
    Grande era stato lo sgomento in Verdevento alla notizia che il cervo Enuren si era sacrificato per ridare l'equilibrio al Grande Albero nel centro del bosco, ma senza riuscirvi. Uno degli alberi guardiani, ancora fedeli alla Dea Madre, li aveva messi in guardia sul grande male che chiamavano il Rinnegato. Costui aveva maledetto e volto ai suoi scopi il Grande Albero, facendo dilagare quell'ondata di ferocia e malvagità nella foresta.
    Ora, nel tempio del villaggio, curavano le loro ferite, attendendo che Enuren si rimettesse per compiere insieme agli altri druidi il rituale di purificazione per l'acqua avvelenata. Ma affrontare le loro paure nel sentiero oscuro, scavato sotto la terra, non era stato semplice.
    Fenar aveva dovuto fronteggiare un'altro se stesso e la paura di non essere all'altezza dello scopo che si era prefissato nella sua vita. Kalahin aveva incontrato il suo alterego nel suo smisurato desiderio di raggiungere le vette del comando sul campo di battaglia, superando tale prova in uno scontro convulso tra un drappello di ombre e loro quattro. Poi era toccato il turno di Melisanda affrontare la sua paura, il peso di voler salvare tutti e caricarsi il fardello anche di ciò che non è possibile evitare si era palesato sotto le sembianze di una creatura dannata. Con uno sforzo di volontà e la collaborazione di tutti anche quell'essere era stato sconfitto.
    La prova seguente fù quella di Verdevento, messo di fronte al dolore della perdita di qualcuno di caro come era la sacerdotessa Tissena. Vederla impiccata era stato doloroso e angosciante, ma la forza di spirito del druido gli aveva permesso di ricacciare indietro quella menzogna. Fù così che il male si era manifestato per ciò che era realmente. Un simulacro di vita, la non morte nella sua fisicità, l'abominio che offende la Grande Madre. Insieme affrontarono e sconfissero quella creatura non morta, anche grazie all'aiuto della Dea.
    Poterono così giungere, uscendo da quelle caverne, innanzi al Grande Albero ora maledetto. Erano nel cuore più profondo del bosco e guardavano quell'albero completamente annerito da chissà quale malvagio rituale. Intorno all'albero vi era un bagliore sinistro e tra i suoi rami c'era il cervo Enuren. L'animale sembrava privo di vita. Verdevento cercò di entrare in contatto con l'albero, ma ciò che ottenne fù una visione fugace e dolorosa. Un uomo incappucciato che alzava il capo lentamente e due occhi rossi di fuoco, carichi d'odio, lo scrutarono per un istante. Poi la visione sparì. Fù allora che il piccolo colibrì, legato a Tissena, si posò su una roccia poco distante parlando al druido. Verdevento annuì verso il piccolo uccello che volò via, mentre gli altri osservavano la scena. Allora il giovane druido entrò deciso all'interno dell'alone che avvolgeva l'albero e cercò di prendere il cervo. Un fitta di dolore lancinante gli fece piegare le gambe, ma tenne duro. Allora anche gli altri entrarono nell'alone e solo dopo lunghi momenti di dolore e fatica riuscirono a recuperare il cervo Enuren.

    Avevano compiuto quanto chiesto loro dal druido Ethelion e da Tissena. Ora lì, nel tempio di Thela, la sacerdotessa felice di rivederli si apprestava a curare Enuren. Lì aveva ringraziati tutti appellandoli come i Petali della Rosa. Verdevento, felice nel vedere l'elfa, disse poche parole di ringraziamento certo che il tempo per parlare sarebbe venuto. Ora avrebbe atteso, insieme agli altri, che i druidi fossero stati pronti per il rituale di purificazione dell'acqua.
    Verdevento lasciò che il suo corpo ottenesse il meritato riposo mentre il suo spirito era già soddisfatto per la riuscita della ricerca. Poi per un momento l'immagine di quegli occhi fiammeggianti lo scossero nuovamente, ma ricacciò via il presentimento. Ci sarebbe stato il momento anche per quello, ma non ora... ora voleva solo parlarle...

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  • JackDarkrose
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    I doni del cuore

    Un vento sostenuto agitava il mare alla stessa maniera dei capelli di Verdevento. L'uomo, seduto presso un promontorio, guardava in lontananza ripensando alle parole della sacerdotessa Tissena. In fianco a lui vi erano adagiati al suolo un piccolo scudo in legno ed un'armatura molto particolare nella foggia. All'aspetto appariva dapprima come una semplice armatura in cuoio, ma su di essa sembrava intrecciarsi e fondersi col pellame una maglia fitta di legno e piccoli inserti in metallo. Un simbolo, raffigurante la Rosa della Dea Madre, era inciso su di una piccola placca vicino al petto e la stessa rosa campeggiava all'interno dello scudo. Una preghiera vi era stata inscritta in elfico e rileggendola Verdevento sorrise dolcemente. Poi mormorò tra se:

    "Prometto che farò di tutto per tornare."

    Sapeva che poteva essere una promessa difficile da mantenere, ma sapeva anche che i cuori spesso hanno bisogno di essere messi alla prova. Era certo di una cosa, l'elfa non avrebbe smesso di credere in lui ed egli non l'avrebbe delusa in ogni caso.
    La sacerdotessa aveva voluto fargli quel dono inatteso. Consacrare alla Dea Madre quello scudo e quell'armatura rendendoli migliori di quanto sia lui che Yacopu avrebbero mai potuto fare con il legno della foresta. Era grato a Tissena, una gratitudine che trascendeva quei doni, questo lo sapevano entrambi.
    Iniziò a togliersi alcune delle pelli con cui era vestito e, presa l'armatura, la indossò. Nel mentre, con devozione, innalzava una preghiera alla Dea Madre. Poi in piedi tenne lo sguardo fisso verso l'orizzonte. Il sole fece risaltare le venature del legno e la sua levigatura tanto che l'armatura sembrò essere fatta d'un legno ancora fresco e vivo. Per un'attimo il vento parve divenire caldo ed avvolgente così come lo era stata la benedizione di Thela al tempio attraverso le eburnee mani di Tissena.
    Lentamente Verdevento si avviò verso il bosco, mentre i suoi pensieri tornarono alla preghiera incisa sullo scudo:

    "Che la Signora delle Rose possa difendere il suo figlio fedele."

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  • JackDarkrose
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    La preghiera

    Pregava assorto con tutto se stesso seduto al centro del tempio della Dea. Sentiva di aver assistito ad un fatto illuminante e straordinario. In quel luogo, in quel villaggio, in mezzo a tutti loro aveva camminato l'essenza della Signora delle Rose.
    Verdevento ora pregava... pregava nello stesso punto in cui lo aveva fatto l'elfa con tra le braccia il frutto del suo ventre. Aveva sentito tante parole, tante chiacchiere, ma era rimasto in silenzio. Aveva ascoltato con lo spirito ed aveva udito.

    Solo con la sua fede pregò. Con lo sguardo fisso nella splendida quercia, lì nel tempio, pregò. Verdevento pregò mentre le lacrime scorrevano lungo le sue guance. Con parole nuove pregò:

    "Sia lode a te o Thela,
    Madre della Natura, di grazia piena.
    La vita è con te, sii benedetta in eterno
    e benedetti siano i frutti del tuo ventre.
    Signora delle Rose, di noi tutti Madre,
    prega per noi e concedici la tua grazia.
    Ascoltaci e nell'ora della nostra morte
    in te troveremo rifugio, poichè tutto da te
    procede ed in te ritorna.
    O Dea Santa in te vivremo in eterno."

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  • JackDarkrose
    ha risposto
    Un lavoro nel bosco

    In attesa della prossima partenza si era recato nel bosco, in un luogo tranquillo ed appartato, per mettere in pratica un'idea che gli era venuta in mente guardando un lavoro eseguito dal fabbro Yacopu. Aveva ipotizzato, osservando un'armatura realizzata dal nano in maglie di metallo, che potesse essere usata quella stessa struttura, ma realizzata in legno. Quindi si era procurato i materiali che aveva ritenuto necessari ed ora erano posti in terra davanti a lui. Osservava le assi in legno di ferro e l'armatura in cuoio mentre valutava con attenzione il modo per procedere. Intanto Zampa lo osservava poco distante. L'orso teneva la testa poggiata sulle zampe e con gli occhi sornioni seguiva i movimenti di Verdevento. Il giovane druido aveva ora in mente chiaramente come agire, per prima cosa avrebbe posto le assi sul busto dell'armatura di cuoio. Poi, per mezzo della magia concessagli dalla Dea Madre, avrebbe modellato il legno di ferro facendogli assumere una struttura simile alla maglia metallica fino a radicarla direttamente sul cuoio. Di certo la durezza del legno di ferro e le sue doti di resistenza al fuoco avrebbero reso quell'armatura simile in caratteristiche alla creazione del nano Yacopu. Naturalmente con la differenza che sarebbe stata più leggera e completamente affine ai principi naturali della Signora delle Rose.
    Verdevento prese un ramoscello di agrifoglio e, certo che la sua opera avrebbe riscontrato il favore della Dea Madre, iniziò a recitare la sua preghiera incanalando così il potere concessogli verso il legno posto davanti a se.
    Zampa guardò per ore l'uomo concentrarsi nel rituale poi sbadigliò. Non capiva tutto quell'affaccendarsi di Verdevento nel voler cambiare pelliccia, ma presto sarebbero andati a mangiare. L'orso ne era certo o almeno così sperava il suo stomaco.
    Ultima modifica di JackDarkrose; 16-05-2011, 15:19.

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  • JackDarkrose
    ha risposto
    Oscure rivelazioni

    Verdevento non riusciva a smettere di pensare alle parole che Jethro aveva rivelato loro. Era stata opera sua quella d'incatenare il lupo Ehngwyn. Lo aveva fatto dopo che il druido aveva combattutto con i mannari subendo gravi ferite. Poi aveva attaccato anche Jethro il quale dopo averlo sconfitto aveva deciso d'incatenarlo fuori da quella caverna. Anche Khyber ed Imperius erano rimasti colpiti da quelle parole, ma avevano atteso di ascoltare l'uomo. Furono quindi informati della strana malattia trasmessa da Eghwyn a quei licantropi che poi erano morti tra atroci tormenti.

    Verdevento in cima ad una delle alture del villaggio cercava il nesso per far combaciare tutte quelle informazioni. Di certo avrebbe parlato anche di quello al druido Ehgwyn, poichè solo questi avrebbe dato un giudizio dell'operato di Jethro più obiettivo. Verdevento non riusciva ad agire così drasticamente come si era ripromesso di fare Imperius nei confronti dell'uomo. Doveva esserci altro dietro quella storia e quella strana sensazione provata al cospetto di Jethro nè era la riprova. Il giovane druido sapeva che ogni azione avrebbe portato conseguenze e pertanto si ripromise di sapere altro sull'accaduto prima di agire. Di certo se Jethro fosse stato colpevole avrebbe pagato le sue colpe, di questo Verdevento era certo. Forse già le stava scontando... ed il volto del giovane druido si rabbuiò...
    Ultima modifica di JackDarkrose; 12-05-2011, 12:56.

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  • JackDarkrose
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    La lince Venye

    Verdevento saliva lungo la strada che lo avrebbe portato al tempio della Dea Madre. La notte fonda lo accompagnava insieme alla stanchezza del fisico. Eppure nel suo spirito una grande pace albergava. Avevano trovato la lince Venye dopo la lunga cerca nella foresta ed ora sapevano anche dove cercare il cervo. Ma quello che rendeva ogni fibra dell'essere di Verdevento in completa armonia era stato poter vedere e toccare quel luogo. All'interno di quel vulcano la Signora delle Rose aveva manifestato in tutta la sua grandezza il suo operato. L'enorme albero dorato che cresceva sul fondo di quel vulcano era qualcosa di miracoloso. Tutta la natura rigogliosa che lo circondava sembrava permeata di un alone di grazia immensa. Il tepore che penetrava in ogni piccola fibra del corpo donava una sensazione di armoniosa calma. Avevano dovuto lottare per raggiungere quel luogo, ma lo avevano fatto perchè così voleva la Madre. Quando aveva parlato con gli orsi era rimasto titubante alle loro parole, ma poi aveva compreso tutto quando i corpi di quegli orsi morti erano tornati alla terra rigenerandosi in splendidi fiori bianchi. Avevano combattuto insieme ed insieme erano riusciti a sopravvivere, anche contro il mastodontico orso che si era loro parato davanti. Una creatura magnifica e benedetta dalla Dea, ma che alla fine cadde portando a termine il suo compito come era stato deciso. La Grande Madre voleva che ognuno prendesse parte al ciclo della vita con i propri mezzi e le proprie capacità donate dall'ordine naturale delle cose.
    Poi, giunti al centro del vulcano, insieme ad Imperius avevano risposto alle domande di Venye. Erano riusciti a dar prova della loro fede nei dettami della Dea Madre e così la lince aveva acconsentito alla loro richiesta di aiuto. Aveva inoltre detto loro di cercare il cervo Enuren nel cuore della foresta.

    Ora Verdevento, risalendo quel pendio per riferire alla sacerdotessa Tissena del ritrovamento del terzo druido, sentiva la soddisfazione per la collaborazione dimostrata da tutti i membri nel gruppo. Sapeva che ognuno aveva perseguito quella missione con intenti diversi, come diverse sono le creature figlie della Dea. Ma ciò non toglieva importanza al loro apporto nel ristabilire l'equilibrio, l'obiettivo principale nell'ordine del ciclo vitale.
    Guardò un attimo verso la lontana foresta scrutando le chiome scure degli alberi nella notte e, con uno sguardo ricolmo di reverenza e gratitudine, entrò nel tempio.
    Ultima modifica di JackDarkrose; 11-05-2011, 12:41.

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  • JackDarkrose
    ha risposto
    Attimi e rivelazioni

    Mentre cercava di prepararsi e riposare per ciò che li avrebbe attesi non poteva fare a meno di ripensare alla fragilità ed allo stesso tempo forza d'animo della sacerdotessa. Mentre la stringeva tra le braccia, consolando il suo sfogo di pianto, era rimasto scosso dalla delicata forza di Tissena. L'aveva sempre vista come una figura da prendere ad esempio, distante ed irraggiungibile. Invece ora era così vicina e presente da assumere una nuova dimensione agli occhi e nell'animo di Verdevento.
    Ora però la grave minaccia richiedeva la massima dedizione, la sacerdotessa aveva fatto del suo meglio per curare Ehngwyn, il lupo bianco, ma sembrava che in lui oltre all'avvelenamento vi fosse in atto una malattia ben peggiore. Mentre Tissena prestava la sua assistenza al lupo prima che egli potesse parlare col druido, una buona notizia raggiunse Verdevento. Imperius era tornato al villaggio. L'uomo non perse tempo ed informò il mezz'orco di quanto era accaduto e del fatto che avevano rintracciato due druidi. Non ci fù bisogno di molte parole perchè Imperius offrisse la sua completa disponibilità alla ricerca degli ultimi due druidi. Passarono alcune ore prima che potessero parlare per breve tempo con Ehngwyn, il quale li informò che gli attacchi che avevano subito e la malattia che lo stava debilitando erano opera di una setta di druidi che avevano voltato le spalle alla Dea Madre ed ai suoi insegnamenti. Erano diventati dei rinnegati, maledetti agli occhi della Natura. Poi diede loro indicazione su dove trovare la lince, il suo nome era Venye. L'avrebbero trovata a nord, ma sarebbe stato difficile rintracciarla poichè era solita cacciare solo la notte ed avrebbe combattuto sicuramente pur di non farsi prendere. Ehngwyn disse anche che probabilmente avrebbe richiesto loro una sfida per accettare di ascoltarli ed avrebbero dovuto rispondere oltre che con la forza anche con intelligenza. Allora lasciarono il lupo bianco alle cure della sacerdotessa confidando ognuno nelle capacità dell'altro per assolvere il compito che avevano assunto. Tissena chiese loro di raccogliere qualsiasi radice di Malagera avessero trovato, questo naturalmente dopo avergli descritto la pianta e le sue caratteristiche, in tal modo forse avrebbe potuto ricavarne un antidoto.

    Verdevento odorava il profumo della notte cercando di focalizzare la sua attenzione sulla missione. Avrebbero dovuto agire in fretta per riportare l'equilibrio in tutta quella situazione e permettere ai druidi di compiere la loro opera. Poi gli tornò alla memoria prepotente il profumo della donna. Decise quindi di non opporsi lasciandosi accompagnare nel sonno da quelle emozioni e si addormetò.

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  • JackDarkrose
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    Il richiamo della Natura

    L'aria che penetrava nei suoi polmoni gli dava una sensazione nuova seppur simile nella sua natura. Era come percepire in essa una nuova dimensione, miriadi di sfumature, sensazioni e sapori che prima restavano celati. Il corpo gli trasmetteva percezioni inattese, la muscolatura era così possente e solida che in se sentiva una forza a lui prima inimmaginabile. I suoni avevano assunto nuove armoniche e segnali inconsueti tutti da scoprire. Ogni fibra del suo essere sembrava volerlo sommergere di nuove informazioni. Dovette fare uno sforzo per dominare il suo spirito e le sue emozioni. Cercò di selezionare tutte quelle percezioni con un esame minuzioso, dando una risposta per ognuna di esse.
    Quale dono, quale grazia gli era stata concessa dalla Dea Madre: la possibilità di vivere il contatto pieno e totale con le creature del bosco. Aveva potuto mutare il suo essere nella forma a lui più nota. Guardava finalmente il mondo con gli occhi dell'orso. La sua mutazione dopo tanto tempo era completa, quelli che nei mesi precedenti erano state semplici sensazioni ottenute mettendosi in contatto con le creature del bosco, ora avevano raggiunto la loro massima espressione nella trasformazione fisica. Così Rufus gli aveva parlato in passato ed ora finalmente riusciva a capire completamente ciò che gli voleva trasmettere.
    Ora percepiva inebriante e coinvolgente quello che gli era stato definito:

    'Il richiamo della Natura'.

    Si mosse per tre giorni nel bosco come orso e fù così che in Verdevento la consapevolezza dell'intimo legame tra ogni parte del creato divenne coscienza.
    Da quel giorno nulla sarebbe più stato uguale.

    Ultima modifica di JackDarkrose; 09-05-2011, 12:36.

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  • JackDarkrose
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    Tasso, lupo, cervo e lince

    Seduto sotto uno degli alberi nel giardino presso il tempio, Verdevento guardava il cielo stellato. Il suo corpo portava ancora i segni dei duri scontri avvenuti nel bosco, ma le ferite più gravi erano quelle inferte al suo spirito per le molte vite che erano state recise per raggiungere quel risultato, anche se parziale.
    Con Melisanda avevano deciso di partire per la ricerca ed il caso aveva voluto che tutti gli interpellatti, più altri volontari, fossero proprio nel bosco quel giorno. Erano stati spinti ad agire per rintracciare i druidi da una nuova evoluzione della situazione. A detta di un boscaiolo ora l'acqua avvelenata era in grado di mutare anche gli uomini quindi bisognava agire al più presto. Il gruppo, organizzato da Verdevento e Melisanda, aveva tra i suoi membri il nano Fenar ed il suo amico Grum, Tavros, Esmeralda, Khyber ed i due uomini d'armi Dorak e Kalahin, in più si unì a loro anche la guardia Alykas. La ricerca verso nord li portò ad imbattersi in un gruppo di troll che colpivano un tasso ormai sul punto di crollare. Sconfitti i troll, Verdevento e gli altri scoprirono che l'animale in realtà era Ethelion, un druido che aveva deciso di vivere lontano da tutto e tutti. Verdevento discusse a lungo col druido nella lingua del bosco ed alla fine Ethelion, appena saputo del pericolo legato alla radice di Malagera, decise di aiutarli. Disse a Verdevento che avrebbero dovuto riunire gli altri animali simbolo degli aspetti della Natura: il lupo bianco, il cervo e la lince. Questi non erano altri che guardiani del bosco come Ethelion, il quale disse di riferire un preciso messaggio appena avessero trovato gli altri:

    "La Madre vuole che il circolo sia riunito per combattere l'antico male che sta contaminando la foresta, è giunto il momento di ristabilire l'equilibrio."

    Su indicazione di Ethelion avrebbero dovuto cercare per primo il lupo bianco, che a detta del druido si nascondeva insieme ad altri lupi. Il tasso Ethelion, dopo averli salutati, disse loro che sarebbe andato nei pressi della pozza avvelenata per attendere tutti gli altri lì. Il gruppo, deciso a trovare il lupo, si avviò verso il bosco a sud, nella zona dove vivevano i mannari. Con l'aiuto della Dea Madre, Verdevento aveva individuato la presenza di un lupo bianco proprio in quella zona dove vi era la tana di quelle creature. Quando vi giunsero furono attaccati da alcuni mannari e i tentativi di dialogare con loro da parte di Verdevento furono vani. Il giovane druido sapeva che ci sono momenti in cui ci sono poche alternative e, purtroppo, quello era uno di quei momenti. Dovettero affrontare i licantropi, tante vite furono spezzate e questa era una ferita che non smetteva di dolere nello spirito dell'uomo. Alla fine riuscirono a trovare il lupo bianco, era ferito per lo scontro con i mannari che lo avevano tenuto incatenato, ma oltre alle ferite aveva anche una sorta di male che continuava a debilitarlo. Verdevento riuscì a sapere il nome del lupo, era Ehngwyn. Purtroppo era troppo debole e sarebbe potuto morire senza le adeguate cure, decisero quindi di condurlo in fretta al tempio dalla sacerdotessa Tissena. Così fecero e, giunti al cospetto della sacerdotessa, riferirono l'accaduto. Dopo aver udito il racconto dei fatti la donna si chinò sul lupo per curarlo. Un lungo momento di silenzio, poi una lacrima corse lungo il viso della sacerdotessa e quando cadde sul pelo dell'animale questi tornò a respirare regolarmente, ma senza riprendere conoscenza. Ora avrebbero solo dovuto attendere il risveglio di Ehngwyn per sapere dove e come trovare il cervo e la lince.

    Avrebbe voluto chiedere molte cose al lupo e appena possibile lo avrebbe fatto. Vedere sia Ethelion che Ehngwyn nelle loro forme animali gli aveva fatto tornare in mente il suo amico Rufus. Forse presto sarebbe ricomparso anche lui. Un moto di speranza lo fece sospirare. Doveva sapere perchè Ethelion aveva detto che era tutto perduto, cosa aveva reso i guardiani così sfuggenti e persi nel loro sconforto? Chi o cosa minacciava il bosco? Di certo loro sapevano. Tante le domande, troppe, ma ora era stanco.
    Sentiva il vento della notte sul viso ed una sensazione di calma lo toccò. Cercò di fare ordine nel suo animo, poi il suo volto si distese al pensiero dello sguardo della sacerdotessa Tissena ricolmo ancora di pianto. C'era speranza, lo sentiva... l'equilibrio sarebbe stato ristabilito...

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  • JackDarkrose
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    Sulla via del legno

    Il sole filtrava appena tra le chiome fitte degli alberi. L'orso studiava i due troll che lo avevano accerchiato considerandolo la prima preda da abbattere perchè la più pericolosa. Un errore che avrebbero presto compreso. Uno dei troll riuscì a colpire Zampa sulla schiena, ma l'orso con una rapida artigliata aveva dilaniato il polpaccio dell'attaccante. Intanto Verdevento aveva iniziato a recitare una preghiera d'aiuto alla forza animatrice della Natura. Un istante dopo un enorme lupo comparve di fianco all'uomo e subito saltò alle spalle del secondo troll che iniziò a cercare di scrollarselo di dosso, ma senza risultato. Ora l'orso era libero di attaccare senza doversi guardare le spalle e alzandosi sui due piedi posteriori buttò a terra il troll ferito. Quindi con un morso possente gli spezzò il collo. Verdevento non perse tempo e preso un altro rametto di agrifoglio pregò la Signora delle Rose affinchè gli concedesse la sua fiamma purificatrice. Il bastone da lui impugnato iniziò allora ad ardere di una fiamma possente. Un istante dopo l'arma colpiva il troll atterrato e morente prima che il suo potere rigenerativo avesse modo di attivarsi. La fiamma dilaniò la carne dell'essere che giacque definitivamente inerte. Intanto Zampa si era lanciato contro il secondo assalitore. Il lupo era stremato dallo scontro e fù scagliato lontano, ma nello stesso istante l'orso con un preciso colpo della sua zampa strappò un braccio del troll. Mentre quest'ultimo lanciava un grido di dolore, Verdevento calò il suo bastone infuocato sulla testa del troll. Questi, arso dalle fiamme, si accasciò al suolo e dopo alcuni ultimi convulsi movimenti cessò di vivere. Il lupo, che intanto si stava rialzando, lanciò un ululato di soddisfazione e mentre Verdevento lo ringraziava scomparve così come era apparso.
    Il giovane druido si trovava in quel luogo poichè era intenzionato a raggiungere la zona indicatagli dal capo dei boscaioli per trovare l'albero che cercava. Doveva farlo il più presto possibile poichè ormai il tempo a loro disposizione era poco. Grazie alla Dea Madre avevano ormai trovato quasi tutti i volontari e di lì a qualche giorno sarebbero partiti per quella missione tanto importante. Voleva trovare il legno che cercava prima della partenza, di certo gli sarebbe potuto essere utile in ciò che li attendeva. Controllò la ferita dell'orso poi lo carezzò sul capo. Zampa leccò la mano di Verdevento e lentamente i due proseguirono attraverso il folto degli alberi. Per mezzo della benedizione della Dea riuscirono ad evitare gli animali predatori presenti nella zona addentrandosi sempre più nel bosco. L'uomo decise di tenersi a debita distanza del luogo dove vi era la tana dei bugbear e grazie alla sua conoscenza della foresta, accresciutasi profondamente negli ultimi tempi, riuscì nell'intento anche grazie al fiuto del fidato Zampa. Ormai sapeva di non essere così lontano dalla zona indicatagli ed iniziò a studiare gli enormi alberi che lì vi crescevano. Pronunciò alcune parole nella lingua della foresta per individuare ciò che cercava grazie all'aiuto di Thela. Poi si mosse con circoscpezione, mentre l'orso fiutava l'aria per evitare possibili pericoli in agguato. Verdevento toccava con rispetto i grossi tigli e le imponenti quercie, ma ciò che cercava era un albero specifico. Difficile da scorgere perchè simile ad altri alberi come il boscaiolo gli aveva indicato, ma la benedizione della Dea Madre lo guidava nella sua ricerca. Trascorse delle ore studiando il tronco delle piante e cercando di percepire in esse tracce del potere concesso loro dalla grazia della Grande Madre.
    Poi mentre esaminava un albero che si diramava dal terreno con più tronchi ebbe la certezza che era ciò che cercava. Lo studiò con più attenzione girando in torno ad esso per trovare i punti dove poter estrarre delle assi senza ledere irrimediabilmente l'albero. Quindi pregò la Dea e l'albero affinchè gli concedessero di poter prendere quello di cui aveva bisogno e con l'ascia raccolse delle assi del legno scuro e resistente. Poi invocò il potere della Signora delle Rose per guarire la ferita inferta all'albero e, ancora grato di quanto ricevuto, riprese la sua strada diretto al villaggio. Zampa, annusando l'aria in allerta, seguiva Verdevento che teneva le assi legate sulla schiena. Mentre avanzavano cauti l'uomo non poteva fare a meno di pensare a quanto avrebbero dovuto affrontare. Cercò di volgere il suo pensiero alle immediate necessità e allungò leggermente il passo. Sarebbe stato meglio rientrare al villaggio prima del tramonto. Anche la fatica ormai si faceva sentire ed il lavoro da compiere era ancora molto...

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  • JackDarkrose
    ha risposto
    Una vitale cerca

    Mentre la sacerdotessa Tissena parlava, ai due che l'ascoltavano si delineava un quadro allarmante. Il liquido versato per avvelenare l'acqua era in realtà ricavato da una radice rarissima: la malagera. Tale radice rarissima non era sufficiente di per sè a causare l'avvelenamento, ma solo un'esperto conoscitore di tale pianta, di cui solo in alcuni antichissimi testi era riportata l'esistenza, l'avrebbe potuta miscelare con altri prodotti alchemici rendendola la mistura che aveva contaminato l'acqua. L'effetto di tale liquido era in grado di mutare, deteriorandoli, i tessuti degli animali. Purtroppo una delle vittime di tale liquido era stato il cane della sacerdotessa: Namor.
    Guardare come era stato ridotto l'animale raggevale il sangue e dilaniava lo spirito. Ciò che restava del cane, che Verdevento conosceva, era un essere deformato e mutato, privo della sua precedente personalità. Un essere deturpato... quasi un demone del peggiore inferno. Alla fine la decisione presa dalla sacerdotessa in comunione con Verdevento e Melisanda era stata quella di organizzare una spedizione per ricercare i druidi del Circolo. Solo loro avrebbero potuto depurare l'acqua contaminata e forse rispondere alla domanda più pressante: chi aveva potuto fare quell'atto tanto ignobile e degenere?
    Lasciata la sacerdotessa il giovane druido e Melisanda discussero su chi portare con loro in quella cerca tanto importante e vitale per il villaggio intero. Avevano bisogno di persone fidate ed in grado di assumersi le loro responsabilità. Dopo una lunga decisione trovarono alcuni nomi, li avrebbero interpellati il prima possibile. Il tempo non era molto ed il pericolo gravissimo... forse i druidi con il loro sapere avrebbero anche potuto curare gli animali già contaminati.... Verdevento in cuor suo lo sperò ardentemente mentre pregava la Signora delle Rose di aiutarli nel loro compito.
    Ultima modifica di JackDarkrose; 28-04-2011, 19:36.

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  • JackDarkrose
    ha risposto
    Nefandi atti

    Verdevento era diretto al tempio della Dea Madre. Nel suo cuore la preoccupazione era pressante. La scoperta fatta presso le acque del laghetto fuori la capanna dei boscaioli lo lasciava sconcertato. Era riuscito a curare il piccolo cervo che si era abbeverato in quelle acque. Sembrava che qualcuno avesse versato una sostanza velenosa nell'acqua. Sostanza che ora teneva in una piccola fiala nella sua sacca, forse la sacerdotessa Tissena gli avrebbe potuto dare qualche risposta. Di certo gli era passata di mente, almeno per ora, la ricerca del legno particolare indicatogli dal capo boscaiolo e la sua ubicazione nel bosco. Una cosa positiva era che quest'ultimo aveva acconsentito di buon animo a controllare l'acqua in modo che nessun animale o essere vivente vi si dissetasse. Aveva inoltre promesso a Verdevento che avrebbe recintato e mantenuti in buon ordine i cartelli affissi dallo stesso per avvisare i passanti.

    "Chi aveva potuto fare un gesto tanto ignobile?"

    Questa era la domanda che assillava Verdevento. Avrebbe trovato il colpevole e sarebbe stato punito. Un'azione del genere era priva di qualsiasi giustificazione agli occhi del giovane druido. Affrettò il passo nella notte che calava....

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  • JackDarkrose
    ha risposto
    Inattese apparizioni

    Il nano armeggiava col barile di olio mentre Verdevento tentava di farlo ragionare sulla follia che stava per commettere.

    Solo pochi minuti prima l'uomo era intento a parlare con quel vecchio eremita, era quasi certo che quello strano individuo fosse il vecchio druido che cercava. Di certo il potere che aveva percepito in lui lo conduceva in tale direzione, quel vecchio lo aveva salvato dall'attacco di quel branco di lupi e Verdevento gli avrebbe voluto parlare ancora e chiedere molto altro. Ma come tutte le cose che spesso avvengono inattese accade che subito prendano vie imperscrutabili. Fù così che vide passare quel nano con il barile d'olio sotto il braccio. Verdevento conosceva l'intenzione del nano di appiccare il fuoco alla foresta, avendolo sentito parlare in locanda di quella folle idea. Non poteva temporeggiare, si allontanò di corsa dal vecchio per raggiungere il nano sperando che l'eremità lo seguisse.

    La discussione fù lunga mentre la notte era ormai calata da tempo. Grum, quel nano, sembrava a Verdevento molto meno ragionevole di tanti animali selvaggi del bosco. Fù allora che l'attacco di due mezzorchi ruppe la situazione di stallo. Allo scontro si unì anche Fenar giunto sul luogo. Ebbero la meglio sui due assalitori dopo un acceso scontro. Erano mezzorchi insoliti, da un'attento esame Verdevento aveva percepito in loro un potere contorto e velenifero, ma purtuttavia sembravano individui legati in qualche modo ai poteri naturali. Di certo la foresta si sarebbe difesa da attacchi folli come quello del nano, al quale cercò ancora di dare spiegazioni sui possibili pericoli causati da quel folle gesto. Anche Fenar, grazie alla Dea, cercò di far ragionare Grum, ma fù solo dopo l'arrivo di Hiraak che si riuscì a far desistere il nano dal suo intento. Probabilmente fù solo il pericolo di perdere denti da strappare per le sue collane ed il cibo per il suo stomaco che fece ricredere Grum sul gesto che stava per compiere.
    Ancora delle inattese sorprese li attendevano. Furono accerchiati da goblin guidati da uno sciamano e dopo un duro scontro ebbero la meglio sulle creature, non senza subire perdite. Grum era a terra morente, ma Verdevento non perse tempo e senza alcun dubbio curò il nano. Il dogma della Dea Madre era sempre presente nell'uomo ed una vita, anche se così stolta, andava preservata se non fosse ancora giunta la sua ora. Stabilizzò le ferite del nano e poi tutti insieme condussero il moribondo al tempio per assisterlo con le dovute cure dei sacerdoti lì presenti. Grazie alla Dea Madre giunsero ad Ondachiara senza ulteriori incontri.

    Finalmente poteva riposare. Era seduto in terra sul retro del tempio e guardava la foresta lontana nella notte. Tante le domande che albergavano il suo spirito, ma la principale era se avrebbe rincontrato presto il vecchio eremita. Poi ripensò all'attacco al circolo druidico a nord da parte di goblin di cui gli aveva parlato la sacerdotessa Tissena, il motivo per cui si era inoltrato nel bosco quella notte. I druidi quindi erano ancora attivi nel bosco in qualche modo... forse per quello aveva incontrato il vecchio eremita... erano solo alcune delle tante domande. Pensò un momento al nano che ora era steso nel tempio per essere curato ed al fatto di come gli avesse impedito di continuare a parlare col vecchio. Poi sorridendo pensò che forse fermarsi col vecchio a parlare non era stato per soddisfare una sua necessità, ma solo il volere della Grande Madre per un altro scopo. Tutto per impedire che il nano compisse il suo gesto? In fondo quello che veramente contava era aver evitato che la foresta bruciasse.
    Ripensò al suo mentore Rufus che sicuramente lo avrebbe apostrofato dicendogli:

    "Ragazzo mio ogni passo che facciamo cercando di raggiungere una meta ci porta sempre in un luogo diverso da quella meta. Non avere fretta di raggiungere la meta, ma osserva il cammino che fai per raggiungerla."

    Sfiorò con la mano il simbolo della Signora delle Rose appeso al collo e, con animo più sereno, cercò di trovare l'equilibrio in tutto ciò. Un ululato lontano lo rallegrò, forse era il vecchio eremita che metteva in fuga un altro branco di lupi.


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  • JackDarkrose
    ha risposto
    La via del legno

    Verdevento aveva quest'idea nella mente da molto tempo. Finalmente si era deciso a parlare con alcuni boscaioli, ma quelli con cui aveva avuto a che fare non gli erano stati di molto aiuto. Avevano parlato di abeti, castagni e querce, ma nulla che già non sapesse. Gli avevano però detto che forse poteva rispondere alle sue domande il loro capo, di certo più esperto di loro. Verdevento si era ripromesso che quanto prima avrebbe chiesto qualche consiglio anche a costui, non appena avesse avuto modo d'incontrarlo. Era sicuro che Rufus più di una volta gli aveva parlato di alcuni alberi molto resistenti ed in grado di competere sotto alcuni aspetti con altri materiali inclusi i metalli, ma purtroppo poche nozioni gli restavano. Ricordava che gli avesse parlato di un albero di legno completamente nero con stupende foglie chiare quasi bianche. Eppure sino a quel giorno, nel suo peregrinare nel bosco, non aveva mai scorto un tale albero. Ma non si perse d'animo, forse il capo dei boscaioli poteva fornirgli alcune risposte ed egli non avrebbe mancato di reperirle.
    Si alzò lentamente da terra, dove era seduto nei pressi della grande quercia, e salutò con rispetto l'albero simbolo della Dea Madre. Poi si diresse cauto verso una zona del bosco, avrebbe prima raccolto alcune bacche di cui necessitava. Intanto il sole caldo sembrava voler fargli compagnia nel suo cammino. Senza pesi sul cuore sorrise grato.

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  • JackDarkrose
    ha risposto
    Azzardi e fughe

    Sedeva nel tempio di Thela con gli occhi chiusi ed in completo silenzio e solitudine. Era lieto che non vi fosse nessuno a quell'ora tarda nel tempio. Voleva ritrovare un pò di calma e pace dopo i tragici eventi della giornata. Insieme ad un gruppo formato da Kaleb, Fenar, Galador, Bjorn e Richard si erano messi in marcia nel bosco a nord. Per ritrovarsi alla fine circondati su più lati da decine di goblin e bugbear. Così tante di quelle creature tutte insieme non le aveva mai viste, qualcosa di grave si celava dietro tutto ciò. Ripensò agli scontri avuti con quelle creature e probabilmente alla troppa determinazione di alcuni del gruppo d'ingaggiare battaglia. Ma spesso, come il lupo messo con le spalle al muro trova nell'attaccare per primo la sua unica possibilità di salvezza, così si eravano comportati loro. Quello che seguì fu una catastrofe, ad un certo punto Verdevento insieme a Galador e Bjorn si erano ritrovati a fuggire braccati da un gruppo di bugbear. Verdevento aveva sperato che riuscendo a raggiungere Ondachiara avrebbe in tal modo messo in salvo loro stessi e impedito a quei bugbear di infierire sui corpi dei caduti. In tal modo, se già non erano morti, avrebbero avuto una possibilità di salvezza. Riuscirono a raggiungere di corsa Ondachiara con il cuore che ormai scoppiava nel petto, ma lo stupore fu grande quando videro i cancelli del villaggio chiudersi innanzi a loro. Dovettero difendersi, lasciati là fuori in balia di quelle bestie che, per fortuna, vista la vicinanza delle mura ed alcuni loro compagni caduti si diedero alla fuga. Quello che ne seguì fù un inutile richiesta alla guardia cittadina per organizzare un recupero dei caduti seguita dall'arrivo dei feriti. Avevano avuto modo di riprendersi, non senza difficoltà. Erano poi riusciti a giungere al villaggio, probabilmente i bugbear avevano davvero perso interesse per i loro corpi mentre inseguivano i fuggitivi. Grazie alla Signora delle Rose l'idea di Verdevento aveva dato in qualche modo un risultato positivo.
    Ora era lì seduto il repisro più regolare e misurato, i segni di alcune bende lasciavano un evidente testimonianza sul suo corpo del duro scontro. Mentre una parte di lui gioiva perchè delle vite erano salve, anche grazie alla scelta di una fuga non prevista; un'altra si rendeva conto degli errori fatti nel muoversi a quel modo all'interno del bosco. Vi era un ulteriore motivo di rammarico in lui era poi venuto a sapere che un gruppo, del quale aveva fatto parte lo stesso Kaleb, erano andati nella tana dei bugbear e ne avevano uccisi decine. Di certo quell'azione aveva reso quelle creature più agguerrite e desiderose di vendetta. Se solo lo avesse saputo prima, ma ora erano inutili le recriminazioni.
    Alzò lo sguardo verso l'enorme quercia del tempio e sospirando chiese alla Dea Madre di concedergli il dono di saper comprendere meglio la Natura e le sue creature, così da poter agire evitando di commettere azzardi del genere in futuro.
    Lentamente sentì una sensazione di equilibrio tornare nel suo spirito e lasciò che questo stato pervadesse ogni fibra del suo corpo... domani sarebbe stata un'altra lunga giornata di vita...

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