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La storia di Khalan

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  • La storia di Khalan

    Cammino sicuro tra le strade della città di Zakro, cammino mantenendo il mio cappuccio celato, nonostante i cittadini non possano vedermi grazie alle abilità imparate da quando sono qui, non voglio che una razza infima come quella umana possa vedere i miei lineamenti drow.
    Finalmente giungo all’uscita di questa cittadina che emana un’aurea di pura malvagità, mi dirigo verso i cancelli a sud supero le guardie che non si accorgono della mia presenza, le osservo con disprezzo, come fanno a stare li fiere e non accorgersi di un pericolo imminente come il mio.
    Finalmente sono lontano dalla città di umani, ormai mia dimora, avendo smarrito la strada per tornare nel mio amato sottosuolo, il cappuccio sempre abbassato, si alza per una brezza di vento respiro a pieni polmoni, il mio senso dell’olfatto non molto sviluppato percepisce gli odori che circondano Zakro, zolfo, violenza e morte provengono dalla cittadina, qualche profumo dalla foresta, mantenendomi nascosto nelle ombre, percepisco qualcosa, mi fermo, tendo i muscoli del corpo, pronti a scattare come un arco, la mano è già sull’elsa della spada oscura dono della potente Dea…

    Ricordo come se fosse ieri i giorni di nel regno di Cress, nonostante non appartenga a nessuna famiglia nobile, le mie abilità innate di muovermi tra la folla senza farmi vedere dalla vista finissima dei drow attirò l’attenzione di un Drow, che mi segui fino ad una svolta della cittadina, convinto di averla fatta franca anche sta volta tirai fuori una mela dalla tasca e soddisfatto iniziai a giocarci tirandola in aria prima di mangiarla, al primo lancio la mela non ricadde, mi voltai terrorizzato, afferrando un sasso pronto a lancialo, ma non vidi nessuno, e poi senti una voce maschile in aspro drow mormorarmi:” Sei abile piccolo, potresti divenire un’ottima ombra e divenire potente tra i maschi”, cercando di mantenere una voce tranquilla e cercando quella voce dissi :”Signore sarei onorato di divenire l’ombra di cui parlate, non ho paura sono pronto a tutto”, a quelle parole l’ombra prese forma e iniziò a ridere con gioia e disprezzo, una risata potente e malvagia come l’aspetto imponente del drow, i suoi capelli quasi argenti erano nascosti da un cappuccio, vestito completamente di nero con una spada dall’aspetto malvagio nel fodero e quegli occhi rossi che mi fissavano mi chiese:” Come ti chiami giovane drow? “Non ho un nome, non ho dimora ne famiglia”. Gli occhi si fecero sottili come se volesse indurmi a parlare ancora, e come se me lo ordinasse io continuai a parlare “la mia famiglia è stata trucidata, non so da chi, so solo che erano simili a me, quindi sono stati dei drow, ma non so chi fosse il mandante, io pregai la Dea per lasciarmi in vita e come per magia i mandanti non mi videro e così riuscii a strisciare fuori dalla casa e iniziai a scappare per le vie di Cress.” Prima che fini il mio discorso Sirag, così si chiamava, mi disse sibilando “ Khalan ho bisogno di un servo, vieni con me”. Decisi di scappare, io non sono il servo di nessuno, io sono libero e troverò il mio posto tra le strade di Cress.
    Dopo quell’incontro percepii la presenza di Sirag molte volte, come se mi stesse controllando. I giorni passarono, così come gli anni, ormai ero divenuto grande stavo raggiungendo la maggiore età. Tutti i giorni trascorsi a fuggire nei vicoli oscuri, a rubare qualche frutto per sopravvivere hanno reso le mia abilità via via migliore, e così potevo girare per le vie completamente mimetizzato. Osservavo con cautela la gente, cercando di apprendere più informazioni possibili, imparai che le donne detengono il potere, che sono loro al capo di tutte le organizzazioni, sia militari sia politiche. Gli uomini potevano assumere solo incarichi di guerrieri o maghi e ai guerrieri più abili potevano ambire di essere maestri d’arme per le loro casate. La cosa che preferivo era uscire dal sottosuolo per la caccia era il mio modo per sfogarmi e ammazzare qualche essere inferiore, riuscivo sempre a sgattaiolare fuori con gli allievi dei pomposi maestri d’arme, non erano male quei ragazzi, ma la mia palestra è sempre stata la giungla che è la città con i suoi pericoli che si celano ad ogni angolo, ero abbastanza agile, sapevo muovermi abbastanza bene nelle ombre e senza fare molto rumore, anche se all’inizio facevo fatica a abituare le mie iridi alla fastidiosa luce che si trova in superficie, i miei bottini erano buoni, tornavo sempre con qualcosa da mangiare e qualche cuore di elfo.
    La mia dimora era una caverna poco fuori dalla capitale del sottosuolo, era ben nascosta e nessuno aveva mai fatto caso a quell’antro nascosto.
    Come ogni giorno mi alzavo e allenavo i muscoli del mio corpo, sperando di affinare ancora le mie abilità anche oggi sarebbe stata una giornata difficile, ogni giorno pregavo la dea che mi facesse tornare a casa sano e salvo, dopo gli allenamenti mattutini mi diressi verso la città.
    Forse i miei sensi erano meno attenti del solito o forse non mi accorsi che 4 guardie mi saltarono addosso appena misi piedi nella capitale, mi diedero un colpo in testa e mi stordirono.
    Mi sveglia dopo un lasso di tempo indefinito, avevo un grosso mal di testa e del sangue ormai insecchito sulla mia guancia attirava le fastidiose mosche che popolano nelle celle della capitale, come mai ero finito in quel luogo.
    La serratura scattò e la porta si aprì la mia sorpresa era tale quando riconobbi il capo delle guardie.
    “Salve Khalan” disse Sirag “sei riuscito a rimanere vivo e causare un po’ di problemi con le tue scorribande”
    Non riuscì a rispondere, avevo la gola secca ed ero ancora rintontito dalla botta alla nuca, lui disse ridendo “avresti dovuto divenire mio schiavo avresti avuto una vita migliore, ora la tua vita è appesa ad un filo, sarai mandato al mercato di schiavi, addio Khalan l’ombra morta” e ridendo chiuse la porta.
    Non sopportavo l’idea di essere uno schiavo, sono sempre stato libero come il vento, io non sarò il servo di nessuna donna.
    Cercai di riprendermi, ma avevo fame, dopo qualche giorno le guardie portarono una brodaglia che la divorai subito, almeno i morsi della fame erano placati.
    Cercai di mantenere i miei sensi acuti e piano piano imparai a riconoscere ogni movimento, le guardie drow erano convinte che noi eravamo solo carne al macello e ridevano, io appresi molte informazioni utili, e per il giorno in cui mi avrebbero portato via mi sarei fatto trovare pronto.
    Il giorno finalmente arrivò, la porta si apri e senza fare la minima resistenza mi feci portare fuori da quel postaccio, era passato un anno dal giorno della mia cattura, mi fecero un bagno per lavare lo sporco e togliere la puzza che ormai erano mie compagne, i capelli tornarono al loro colore bianco finalmente davanti ad uno specchio riuscì a vedere la mia immagine e li mi venne in mente l’unico modo per fuggire, spaccai lo specchio nascondendo un pezzo di vetro nell’abito da schiavo e mi portarono nella passerella.
    Appena arrivai nascosi il vetro tra le mani e mi spogliarono, avevo bisogno di una sola frazione di secondo per scappare, dovevo essere pronto, concentrai tutte le mie energie caricai i muscoli e svuotai la mente, il piano lo sapevo a perfezione, avevo passato le ultime ora a vedere il piano di evasione nella mia mente, tutto stava andando come avevo previsto.
    Ma i piani della Dea sfuggono al volere di noi plebei, e da quel giorno la mia vita cambiò del tutto.
    Non sapevo fosse tra i presenti anche una sacerdotessa il suo nome è Novilwhen.
    Appena fui sulla passerella cercai una via di fuga, la vidi e con l’agilità che mi ha sempre contraddistinto cercai di arrivare all’uscita, una guardia tentò di bloccarmi, conficcai il pezzo di vetro nell’occhio sinistro della guardia, ero quasi giunto all’uscita quando qualcosa mi colpì e persi i sensi.
    Ero convinto che la mia vita era ormai giunta al termine ma quando aprì gli occhi mi ritrovai in una stanza con una donna drow che mi guardava e sorrideva maliziosamente.
    L’elfa oscura era molto alta, non molto formosa ma era molto bella, sicuramente era una sacerdotessa riconobbi il vestito tipico delle sacerdotesse, o almeno avevo sentito parlare dalle persone delle sacerdotesse. Dopo aver ricevuto uno schiaffo per aver guardato fisso negli occhi una sacerdotessa, lei mi disse con tono leggero e soave “ mi hai rovinato la scelta per il dono a mia sorella feccia, chi sei?” cercai di mantenere un tono normale, ma l’ira cresceva dentro di me, risposi ”Khalan, l’ombra” risposi cercando di non guardarla dritta negli occhi mi accorsi che un barlume si era acceso negli occhi della sacerdotessa, “Khalan potresti divenire tu il regalo per Cleindori ora vattene devo preparare gli ultimi preparativi, i miei schiavi ti prepareranno per il viaggio e niente scherzi.” “Io non appartengo a nessuno e mai sarò uno schiavo, pensai.” Prima di uscire mi sembrò di sentire una risata malefica provenire dalla sacerdotessa.
    Le guardie mi portarono ad un portale e mi ordinarono di entrare, appena oltrepassai il portale mi trovai in una città che mai avevo visto ma che avevo sentito nominare da alcuni guerrieri ero giunto a Zakro, dove la mia vita sarebbe cambiata completamente.

    Una folata gelida mi ridesta, la mia mano è ancora sull’elsa della spada, un ricordo ecco cos’era un ricordo della mia vita passata, della mia infanzia, mi volto in direzione della città scruto con attenzione il limitare della foresta, riabbasso il cappuccio e usando le mie abilità rientro nei cancelli dell’oscura e malvagia metropoli.
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