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Ainur, la Spada del Crepuscolo

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  • Ainur, la Spada del Crepuscolo

    (qui c'e' la parte iniziale della storia di Ainur. Piccola nota: questo racconto prende il via da una giocata sul mud con Cleindori e Nebor, e si riferisce a cose successe durante quella giocata, nella quale sono stato pestato dalla simpatica coppia - per dirla tutta, sconfitto dalla puzza dell'orco di Nebor :P - Se c'e' qualcosa che non capite, chiedete pure)

    Le persiane di legno verde erano spalancate, e lasciavano intravedere uno scorcio del cielo e della citta' attorno alla locanda. La vernice era intaccata in piu' e piu' punti, lasciando intravedere un legno che ormai da tempo aveva perso il suo lustro e il suo pregio, acquisendo un colorito grigiastro dovuto sicuramente all'acqua piovana che filtrava dove la resina era andata via. La stanza era semplice, confortevole seppur priva di lussi: in un angolo giaceva un armadio a due ante, accanto ad un piccolo scrittoio dove due piume d'oca facevano capolino. Un basso tavolino rotondo era sistemato al centro della stanza, con un piccolo vaso di fiori poggiato sopra, semplici calendule di un acceso e caldo colore giallo. Nel lato della stanza opposto all'armadio giaceva il letto, la testiera orientata in modo che chi vi trovasse riposo avesse la finestra alla sua sinistra.

    La semplicita' della stanza non lo infastidiva, anzi: aveva su di lui un effetto rilassante. Era un ambiente familiare, a cui sentiva di essere in qualche modo abituato. Sforzarsi di ricordare non aveva senso, pero': per quanto familiare potesse sembrargli, i ricordi languivano sempre al di fuori della sua sfera cosciente. Certe volte aveva l'impressione di essere cosi' vicino ad afferrarli, cosi' disperatamente prossimo ad appropriarsene, che poteva quasi sentire di starli sfiorando con la punta delle dita. La frustrazione che arrivava dopo, quando gli sforzi di ricordare si rivelavano ancora una volta vani, lo metteva a dura prova.

    Non oggi, pero'.

    Oggi i suoi occhi guardavano verso la finestra, verso quel minuscolo ritaglio nel legno da cui il mondo entrava con forza, con intensita', vibrando di tutta la vita che conteneva - infinita vita, infinito brulicare di forze e intenti, di creature ed energie; impossibile non restarne affascinati, impossibile - sfioravano i tetti delle case, i suoi occhi, lambivano il mare di porpora che si era riversato nell'aria, l'incendio che consumava il cielo e tingeva di infinite tonalita' di giallo e carminio le nuvole; si perdevano nel rogo splendido che turbinava sopra Knesya, e per infiniti istanti rimase fermo cosi', l'elfo - perso in quel tramonto che filtrava da quella finestra aperta.

    Lasciava che l'umano terminasse le sue fasciature, l'umano che aveva conosciuto trenta anni prima e che da allora era diventato qualcosa di molto simile alla sua ombra. Aveva a malapena accennato una protesta, quando Shagot aveva cominciato a fasciarlo: stava bene. Era debole, ma stava bene.

    Tuttavia, quando ebbe sentito che ad occuparsi della medicazione delle ferite mortali era stata una paladina, Shagot non volle sentire ragioni. Ainur conosceva le riserve che il vecchio nutriva nei confronti della magia; infinite volte avevano discusso, talvolta anche con piacere, della magia e della sua valenza. Il vecchio si era rivelato una compagnia quasi neppure spiacevole, in quei momenti: quando Shagot parlava delle sue teorie riguardanti l'eccessivo uso e l'eccessiva fede che tutti riponevano nell'incostante e spregevole magia, le sue gote asciutte e scavate si tingevano di una nota di colore e le rughe attorno ai suoi occhi e tra le sue sopracciglia si facevano profonde e dure come fossero intagliate nel marmo. Talvolta, quando Ainur pazientemente rispondeva alle sue argomentazioni, il vecchio stringeva con una tale forza il bracciolo della sedia o il bordo del tavolo, che l'elfo poteva vedere la pelle sopra le sue nocche tendersi fin quasi a diventare trasparente, lasciando intravedere le vene sottili sotto di essa.

    Ainur lo osservava in silenzio, invidiando la dedizione e la determinazione che sole sembravano tenere in vita quell'umano, talmente vecchio da poter quasi essere definito antico, talmente concentrato sul suo scopo da poter essere sicuramente definito folle. Lo osservava e lasciava educatamente che le risposte piu' taglienti e le argomentazioni piu' pesanti ronzassero nella sua mente, senza trovare la strada per le labbra e raggiungere il vecchio che le avrebbe accolte con un altro dei suoi eccessi d'ira.

    Tutto questo comunque apparteneva al passato: oggi erano in silenzio, l'elfo e il vecchio, quest'ultimo mentre continuava a medicare, osservare, trascrivere pazientemente su fogli di carta pergamena disordinatamente impilati sul tavolo; mentre il primo lo lasciava fare, e si lasciava rapire dalla bellezza di quel tramonto e dal calore di quella luce, che inondava la stanza con irruenza e gridava nei suoi occhi un'unica, eccezionale verita'.

    Sei vivo!

    E poi, subito appresso senza un attimo di respiro, lo incalzava.

    Cosa hai fatto per meritarlo?

    Non aveva risposte per quella domanda, Ainur. Osservava il cielo tingersi di sangue, e ripensava alla macchia rossa che colava sull'erba accanto al greto del fiume.
    Il dolore lancinante esploso nel suo petto, quando il pugnale della drow aveva trovato la giuntura delle piastre che componevano la sua armatura e l'aveva attraversata in un lampo, mordendo le sue carni...
    La sensazione terribile che aveva provato quando le dita dell'orco evocato dall'altro drow si erano chiuse attorno al suo collo scoperto, sollevandolo in aria, mentre l'armatura di energia magica che aveva richiamato su di se era l'unica difesa a frapporsi tra quelle mani nerborute come tronchi e il suo collo...

    "A cosa stai pensando?", chiese Shagot mentre terminava l'ultimo bendaggio e cominciava a riporre nella sua borsa l'infinita collezione di tinture, linimenti, bendaggi e polveri con cui aveva invaso il basso tavolinetto al centro della stanza.

    Ainur non fece caso alla scortesia dell'umano: nessun elfo si sarebbe permesso di invadere quel momento di riflessione, ma d'altronde Ainur aveva imparato da lungo tempo ormai che le regole piu' elementari della buona educazione sembravano non avere alcun valore per gli umani, e nel caso di Shagot era giunto persino ad accettarlo, in riverenza all'obbligo che sapeva di avere nei confronti dell'uomo che gia' una volta gli aveva salvato la sua vita.

    Si prese ancora qualche istante per riflettere, invece; e alla fine, con voce calma e meditando ancora tra se e se, si decise a rispondere all'irruenta domanda dell'umano.

    "Pensavo che la vita sembra proprio essere innamorata di me"

    Il vecchio lo fisso' per qualche istante, quindi annui' brevemente e riprese a riordinare le sue cose borbottando.

    "Ci puoi giurare, Ainur. Quella cicatrice parla chiaro, e se il colpo e' stato profondo come hai detto, quel pugnale si era portato via un pezzo di polmone. Senza contare che stando al colore che avevano i bordi della ferita, credo proprio che vi fosse stato applicato un qualche tipo di veleno... Anche se non ne ho trovato tracce sufficienti a permettermi di studiarlo per capire cosa fosse"

    Quindi alzo' lo sguardo, incontrando quello dell'elfo e trattenendolo, prima di continuare. "Certo, se tu non ti fossi fatto mettere le mani addosso da quella paladina e avessi tenuto lontano il suo chiocciante salmodiare, fidandoti delle mie cure, avrei potuto avere un campione del veleno estraendolo dal tuo sangue, e adesso avrei un nuovo antidoto su cui lavorare", recrimino' con aria piccata.

    L'elfo ascolto' con calma la protesta del vecchio, quindi chiuse gli occhi e si inchino' davanti a lui, rimanendo seduto sul bordo del letto. "Le mie mille scuse per non essere morto, e avervi cosi' privato del vostro nuovo antidoto", disse in tono compito ma senza curarsi di nascondere il sarcasmo nella sua voce.

    Il vecchio impreco' a mezza voce, e l'elfo fece finta di non aver sentito. Quando Shagot chiuse la porta dietro di se, uscendo dalla stanza, Ainur affondo' nelle coperte incrociando le braccia dietro il cuscino, e fissando ancora il cielo fuori dalla finestra. Il tramonto era ormai sparito, e il rosso caldo e avvolgente che aveva cinto il cielo sfumava gia' in un viola dalle tinte cupe, che presagiva la calda notte incombente.

    L'elfo chiuse gli occhi, pregando che almeno quella notte i sogni lo lasciassero in pace.

    [CONTINUA sotto: originariamente era tutto un unico post, ma purtroppo superava il limite di 10000 caratteri del forum attuale. Consideratelo un unico brano, non due separati.]
    Ultima modifica di silwyth; 02-02-2008, 15:51.
    "Quello che di bello c'e' nella vita e' sempre un segreto"



    I am the flesh and bone of my own sword.
    Steel flows through my body, and fire is what courses through my blood.
    I have created over a thousand blades.
    Unknown to death.
    Nor known to life.
    Many times I have withstood enormous pain to create thousands of weapons.
    And yet, those hands that have braved so much will never hold anything.
    So as I pray now, I call forth "Unlimited Blade Works."

    Archer's Reality Marble Chant (Fate/Stay Night)

  • #2
    In una stanza vicina a quella in cui Ainur riposava, il vecchio aveva gia' acceso un lume ad olio. Dopo aver buttato la sacca dei medicinali sul letto, Shagot si avvicino' allo scrittoio e trasse un libro da una seconda sacca precedentemente disposta nella stanza. Intinse la punta di una penna d'oca nell'inchiostro, apri' le pagine del libro fino a incontrarne una bianca e comincio' a scrivere.


    Sapevo che sarebbe successo, prima o poi, e ho passato gli ultimi trenta anni a prepararmi a questo momento.

    Ainur continua a reagire bene: la Febbre Scarlatta giace sopita, e gli incantesimi convenzionali non riescono a scovarne la presenza allo stadio in cui tuttora versa. Io stesso faticherei ad individuarla, se non sapessi esattamente dove guardare e non avessi la pazienza di cercare tanto minuziosamente. Tutto cio' che risulta e' qualcosa fuori posto, come una vibrazione anomala nella sua aura: l'eco della presenza del terribile male che lo infesta, ma che giace inerte... Un serpente velenoso intorpidito dal freddo dell'inverno.

    Questa volta non ci sara' bisogno di procedere nuovamente alla rimozione dei suoi ricordi: pare che l'incidente di cui faceva menzione nel suo messaggio non fosse legato in alcun modo all'esperimento, ma ad una banale aggressione.

    Questo mi avrebbe enormemente tranquillizzato, se non fosse sopraggiunto un elemento nuovo e quasi inaspettato: Ainur e' venuto oggi a contatto, per la prima volta dacche' e' iniziato l'esperimento, con magia di matrice divina ad intento curativo.

    A quanto pare l'usufruitrice che gli ha prestato soccorso non era una sacerdotessa, ma una paladina: questo potrebbe essere un bene, giacche' le sue conoscenze in campo magico saranno sicuramente minori, appartenendo ella ad un ordine che la obbliga a portare avanti sia lo studio delle arti magiche divine che quello dell'arte della guerra. E' possibile che non si sia accorta di cio' che sta accadendo nel corpo dell'elfo.

    Tuttavia, non posso correre rischi: non dopo essere arrivato tanto avanti, non dopo essere ad un passo dal perfezionamento della tecnica. Ormai la mia padronanza del processo di ipnosi e nella produzione di droghe dagli effetti sempre piu' mirati e' alta, talmente alta che inizio a credere che sia ora di iniziare una seconda sperimentazione, piu' mirata.

    Se pero' dovesse uscire fuori cio' che ho fatto finora, sicuramente verrei incarcerato e il Concilio non accetterebbe mai di ascoltare l'esposizione delle mie ricerche, ne' tantomeno ratificherebbe la validita' delle mie tesi.

    Ho ancora bisogno dell'elfo: e' la mia prima cavia, e' il mio capolavoro incarnato, la prova piu' tangibile della validita' della mia ricerca. Se scomparisse, la documentazione che ho raccolto finora sarebbe inutile perche' non suffragata da alcuna prova tangibile e materiale: dovra' arrivare vivo ed integro davanti al Concilio, nel giorno del mio trionfo.

    La paladina invece e' solo un ostacolo, ma posso spingermi tanto oltre da arrivare a zittirla per sempre? Non ho alcuna certezza riguardo a cio' che potrebbe aver intuito mentre lo curava, ed eliminarla potrebbe portare piu' guai di quanti non ne risolverebbe. Sicuramente il suo ordine investigherebbe, non accetterebbero la cosa di buon grado.

    E' una situazione pericolosa, ma sono vicino... Troppo vicino all'obiettivo, per permettermi di sbagliare.

    Esiste forse una terza strada...

    Qualsiasi informazione la paladina abbia ricavato dagli incantesimi che ha gettato sull'elfo, essa giace nella sua memoria. Inoltre, ho gia' piu' e piu' volte riflettuto sull'eventualita' di prendere un secondo oggetto di studi, una cavia per esperimenti piu' mirati riguardanti la manipolazione dei ricordi.

    Questa strada e' forse la piu' pericolosa di tutte, ma e' forse anche quella che mi porterebbe piu' velocemente di tutte vicino alla mia meta.

    Devo calmarmi, devo riflettere attentamente.


    Eccitato piu' di quanto non lo fosse prima di cominciare il suo diario giornaliero, Shagot richiuse il diario, mormorando le parole necessarie a riattivare l'incantesimo che lo proteggeva dal disastroso sguardo di eventuali e inopportuni curiosi.

    Era troppo teso per dormire: trasse quindi dalla sacca tutte le pergamene contenenti i dati degli esperimenti degli ultimi 3 anni, quelli che erano stati decisivi al perfezionamento della sua tecnica, e comincio' a ricontrollarli tutti, come spesso faceva nelle lunghe notti insonni che la sua ossessione gli donava.
    Ultima modifica di silwyth; 05-02-2008, 21:21.
    "Quello che di bello c'e' nella vita e' sempre un segreto"



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    • #3
      Mi e' stato fatto notare che, tra zapping tra vecchio e nuovo forum, complice anche un modo di scrivere un po' criptico in certi punti e una narrazione non proprio lineare, la storia di Ainur non e' esattamente chiarissima.

      Prima di andare avanti faccio quindi un riassunto, spiegando anche quello che e' successo durante le giocate.

      Se non avete dubbi sulla storia di Ainur, ignorate pure questo post e aspettate il prossimo


      [Il Passato]

      Ainur non ha alcun ricordo degli anni precedenti il suo primo incontro con Shagot, un umano (un alchimista, per la precisione). Tutto cio' che sa e' quello che l'umano gli ha spiegato: faceva parte di una compagnia mercenaria di ventura, chiamata Spade del Crepuscolo, caduta in una imboscata e trucidata. Quando i soccorsi sono arrivati, i corpi erano in un eccessivo stato di decomposizione per poter resuscitare i morti: Shagot ha comunque tentato con i corpi meglio preservati, riuscendo infine a resuscitare il solo Ainur. La decomposizione dei tessuti ha pero' avuto ripercussioni sulla sua resurrezione, e Ainur si e' risvegliato privo di ricordi.

      In realta' questa e' una menzogna inventata da Shagot, che sta utilizzando l'elfo per un esperimento, una ricerca che porta avanti da tutta una vita. La teoria di Shagot riguarda il potenziale nascosto del semplice e comune corpo umano: l'umano e' convinto che il corpo, sotto determinate condizioni e sottoposto a determinati stimoli, possa effettivamente reagire a qualsiasi male, giungendo infine alla cura. Il problema e' raggiungere un tale stadio di coscienza di se e una tale perfezione interiore da arrivare ad un controllo tanto perfetto sul proprio corpo: per ovviare a questo, Shagot sperimenta l'uso di vari tipi di droghe, alternati a piu' stadi di ipnosi.

      La sua teoria e' che se si cancella ogni traccia del ricordo (anche fisico, attraverso le droghe) del male che affligge il corpo, questi prende a combatterlo attivamente esattamente come potrebbe farlo se il soggetto giungesse a uno stadio meditativo tale da averne il pieno controllo.

      Purtroppo la tecnica di Shagot e' ancora piuttosto imprecisa, e per riuscire nel suo intento e' stato costretto ad eliminare completamente i ricordi di Ainur, che soffriva di una rara e mortale malattia conosciuta come Febbre Scarlatta.

      La malattia e' regredita, Ainur ha vissuto gli ultimi 30 anni senza conservare alcun ricordo del suo passato, che occasionalmente emerge solo nei suoi sogni, e la ricerca di Shagot e' continuata...

      [Il Presente]

      (Qui prendono il via le giocate fatte recentemente sul mud)

      Sono passati 30 a