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[Bio] Nebor

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  • [Bio] Nebor

    Rimasto orfano quando era ancora in fasce, Nebor venne ritrovato lungo i margini di una palude da un drow di nome Oloker. Egli allevò Nebor come un figlio e una volta che il ragazzo fu giunto all'età adulta, Oloker non lo costrinse a scegliere il suo destino..lo guidò per mano. Ogni giorno, Oloker sfogliava libri che narravano di storiche vicende, di maghi, chierici e guerrieri che avevano calcato le terre antiche e avevano scritto il proprio nome nella storia conseguendo epiche imprese... Fra tutti, la figura del mago Reinart penetrò nella mente di Nebor... Reinart era un mago, ma non un mago qualunque... Egli disprezzava la vista del sangue e il contatto con esso, tanto che per non sporcarsi le mani nemmeno di una goccia del sangue nemico, egli riuscì a governare la magia dell'evocazione. Dal nulla dietro di lui, apparivano creature e mostri mitologici, richiamati da altri piani astrali per merito del suo mana. Reinart non combatteva... lasciava che le sue creature facessero quello che egli voleva, quello che lui gli ordinava di fare... Nebor cresceva ogni giorno di più con la consapevolezza che avrebbe seguito le orme di Reinart e lo avrebbe superato in fama ed eleganza. Cosi, di giorno aiutava Oloker nelle mansioni domestiche e quando il sole andava a dormire dietro le frastagliate montagne, Nebor si concentrava sullo studio dell'evocazione. Notti e notti di fallimenti e lacrime seguirono, dagli incessanti sforzi che lo spossavano nel corpo e nell'anima non riusciva a mettere in atto la sua magia.

    Quando una notte...

    “Nebor, sei sicuro di ciò che fai?” chiese Oloker con fare stanco.
    “Ho deciso che sarà questo il mio destino e per tutti gli dei, lo sarà!” esclamò Nebor baldanzoso mentre si preparava alla quotidiana seduta notturna di magia.
    “Forse non hai nessun motivo per combattere...ecco perché la tua magia è cosi insignificante” le dure parole di Oloker penetrarono nella mente di Nebor.
    “Che significa padre? Non ho ANCORA motivi per combattere, ma data la mia giovane età è comprensibile” rispose Nebor fissando Oloker.
    “Ho temuto che questo giorno arrivasse Nebor, devo dirti la verità, non posso più aspettare” il tono di Oloker era grave e stanco allo stesso tempo.
    “Di cosa parlate?” Lo sguardo di Nebor si fossilizzò su Oloker.
    “Io non sono il tuo vero padre, Nebor...” Oloker chinò lo sguardo, vergognandosi del segreto che finora aveva celato.
    “Ma cosa dite, padre?” Nebor fece un passo.
    Oloker gli fece cenno di fermarsi. “Non fui io a darti la vita, ti trovai quando eri ancora in fasce lungo i margini della palude che circonda il nostro villaggio. So chi ti abbandonò... Tua madre si chiamava Oylin, era una drow... Ella non era decisamente una donna con alti valori morali, anzi era una vera e propria meretrice, Nebor” Le parole erano cosi pesanti che facevano fatica a fuoriuscire dalla bocca di Oloker.
    “Un giorno arrivò al villaggio un drow che non avevo mai visto prima, i suoi occhi erano vitrei ed un alone di mistero lo circondava. Tua madre se ne innamorò e il frutto di quell'amore fosti tu, Nebor” Oloker si voltò e si appoggiò al tavolo.
    “E chi è quest'uomo? Il mio vero padre?” chiese Nebor.
    “Questo non so dirtelo” proseguì Oloker “ma sono sicuro che fu egli ad uccidere tua madre, o almeno ci provò... non sopportava l'idea di aver avuto un figlio..di aver avuto te!” Delle lacrime cominciarono a solcare il viso di Oloker.
    “IO HO VISTO DANNAZIONE, HO VISTO E NON HO FATTO NULLA PER SALVARLA!” Adesso Oloker sbatteva i pugni con violenza sul tavolo, agitandosi.
    Non appena riprese il controllo, egli si voltò verso il giovane Nebor, gli occhi rossi dal pianto e la voce spezzata dalla vergogna.
    “La uccise Nebor, la uccise come se fosse stata una bestia e la gettò nella palude come un fantoccio senza vita... Tua madre riuscì appena a nasconderti fra i giunchi della palude e scappare lontano, ma sapeva già cosa l'attendeva... Tuo padre la uccise mozzandogli la testa di netto...” Lo sguardo di Oloker si fece più serio.
    “Io vidi tutto, ma non ebbi il coraggio di sfoderare la mia spada verso quell'uomo, la sua aura malvagia era impressionante...” si asciugò le lacrime e proseguì “sono stato un vigliacco, forse potevo salvare tua madre o almeno vendicarne la memoria, ma non lo feci ed è questo il peso che mi porto dietro da sempre, fu per questo che decisi di allevarti come un figlio, per soffocare il rimorso e la codardia che presero il controllo di me quella maledetta notte di 22 anni fa...”
    Nebor lo stava a guardare, impietrito... Le sue labbra erano serrate con odio, il suo respiro era sempre più forte ed affannoso e gli occhi vitrei erano diventati due piccole fessure.
    “Tu sapevi, tu sapevi tutto ciò e non mi hai mai detto niente, MI HAI INGANNATO!!” Nebor raddrizzò la schiena leggermente curva e si girò leggermente verso destra, come un eroe consapevole della sua forza.
    “Ho sbagliato, ho sbagliato tutto Nebor... forse l'unica cosa buona che ho fatto è stato allevare te...è ora che paghi per la mia codardia..è giusto cosi” Oloker chinò il capo.
    “Non io a darti la morte, come potrei Oloker, siete stato comunque il mio tutore fino ad oggi...No, non per mano mia perderete la vita, ma forse avete compiuto un'altra buona azione...”
    Oloker alzò lo sguardo e la paura prese il sopravvento su di lui... una strana aura rossa andava espandendosi dietro la figura, ormai diventata imponente di Nebor.
    “Che cosa? La sua aura è piena d'odio e risentimento, è l'odio di chi nulla gli è stato concesso nella vita, di chi ha perso tutto ciò in cui credeva!” Oloker aveva gli occhi sbarrati mentre vedeva Nebor abbassare il braccio destro e rivolgere il palmo della mano verso il basso.
    All'improvviso, al fianco di Nebor si materializzò un imponente leone dalla criniera dorata, ruggiva mentre Nebor lo accarezzava tristemente.
    “Ci sei riuscito Nebor! Hai evocato una creatura!” Fra le lacrime, un accenno di sorriso calcò le labbra di Oloker.
    Nebor annui e si voltò mentre due lacrime gli rigarono il viso “Mi dispiace Oloker” sussurrò in un filo di voce.
    Di colpò, il leone fece un balzo e travolse Oloker, che all'inizio tentò di dimenarsi, poi accettò il suo destino, abbassò le braccia e sorrise, mentre il leone gli lacerava il corpo con gli artigli e si cibava di lui.
    D'un tratto, Nebor alzò il braccio destro mentre un alone rosso aleggiava intorno alla sua mano. Nebor si voltò, ed il leone era sparito nel nulla, come dal nulla era arrivato, richiamato dalla sua rabbia e dal suo odio.
    Da quella notte, Nebor viaggia di città in città alla ricerca di notizie su suo padre, sull'unica altra persona che potrà assaggiare la sua furia come successe per Oloker. Il suo carattere, dopo quell'avvenimento mutò, diventò silenzioso e concentrato sulla sua missione mentre vagava come un'anima in pena fra le terre dell'Ardesya.

    Nebor, Lo Spirito Silente
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