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[Bg] Willow di Garenwood e il Volto di Kintos

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  • [Bg] Willow di Garenwood e il Volto di Kintos

    “Canta ancora Willow!” così erano soliti rivolgersi a lei quando durante le serate invernali tutta la famiglia era raccolta davanti al focolare e Willow, ben felice di assecondare la sua passione, cantava per loro.

    Willow è una giovane elfa, nata nella regione di Garenwood a pochi giorni di cammino da Mallia, seguendo il sentiero verso sud, sin da piccola ha mostrato alla sua famiglia e agli abitanti del villaggio quale fosse la sua passione, la musica, ella amava cantare, danzare, inventare melodie sempre diverse camminando nei boschi e lasciando che la sua voce allietasse gli animali intorno a lei. Crescendo iniziò a studiare gli strumenti musicali, non bene, ma piano piano migliorava, tra i suoi preferiti però la Lira era lo strumento che amava maggiormente.

    Quando arrivò all’età di sessant’anni, poco più che adolescente agli occhi umani, decise di mettersi in viaggio: voleva diventare un bardo, portare la sua musica, le sue storie in giro per l’Ardesya. Durante il suo peregrinare non smetteva mai di comporre musica, si perdeva in essa, smettendo di curarsi di molte cose. Alla sua età le sue coetanee si erano già interessate agli elfi, cercando di attirare la loro attenzione su di se, ma lei non pensava all’amore, lei trovava tutto il suo appagamento nella musica e nelle storie che cantava.

    Iniziò a frequentare le taverne dei vari villaggi in cui si fermava, capì subito che per una giovane donna, priva di mezzi di difesa poteva essere molto pericoloso addentrarsi la sera nelle taverne, così iniziò a farsi passare per un ragazzo. Indossando abiti larghi e avendo cura di avere sempre il viso e le mani sporche, lavorava come sguattero, raccoglieva dei soldi e ascoltava i canti e le storie raccontate nelle taverne, guardava i bardi esibirsi, chi con successo chi con meno successo. Apprese ben presto i segreti dei rapporti tra donne e uomini, ma la lasciavano indifferente, per lei erano come gli accoppiamenti degli animali, interessanti ma privi di qualunque fascino. Imparò a nascondersi negli angoli più bui, a volte anche nei posti più impensati aveva capito che a volte nemmeno i maschi erano lasciati in pace quando l’alcool annebbiava la vista agli avventori.

    Una sera la folla era particolarmente agitata, avevano trovato un ragazzino che alleggeriva le loro borse e volevano vendicarsi. Willow conosceva il ragazzo, gironzolava intorno al villaggio, era povero e cercava vari modi per procurare cibo alla sua famiglia, non sapeva proprio come aiutarlo, poi le venne un idea, iniziò ad imitare la voce di alcuni attaccabrighe che erano solito molestarla, in breve il ragazzino venne lasciato a se stesso e scoppiò una rissa. Willow si nascose sotto a un tavolo ma ben presto gli avventori iniziarono a distruggere la locanda, così seppure impaurita, cercò di distrarli. Uscì dal suo nascondiglio e arrivando al palco intonò un canto cercando di calmare gli animi: in effetti riuscì a sedare la rissa, gli uomini iniziarono ad ascoltare il suo canto, ma erano talmente ubriachi che nonostante tutto si accorsero che Willow lo sguattero era una donna.

    In una situazione normale nessuno le avrebbe torto un capello, erano tutte brave persone, ma la situazione era sfuggita loro di mano. Fu così che si trovò tirata in malo modo giù dal palco, gli abiti le vennero strappati di dosso con violenza e avrebbe certamente subito degli abusi se in quel momento il suo corpo non fosse apparso come quello di un ragazzino. Terrorizzata approfittò della confusione per fuggire nella notte, coperta a malapena dai suoi stracci, corse fuori dal villaggio, corse nei prati fino a giungere nei boschi e di li al fiume. La luce della luna rischiarava la zona e rendeva tiepida quella notte di inizio estate, il calore e la corsa avevano contribuito a creare una patina di sudore sul suo corpo. Si fermò ansante sulla riva del fiume, le mani strette sugli stracci che la coprivano a malapena, allentando leggermente la prese vide che il suo corpo era tornato ad essere femminile. In quel momento qualcuno le appoggio sulle spalle un mantello grigio perla, di un tessuto caldo ma leggero. Willow con un grido si allontanò, ma vide che si trattava del ragazzino che aveva aiutato alla locanda. Egli le sorrise e la rassicurò, le porse una piccola sacca contente alcuni vestiti, poi fece qualche passo indietro e le chiese.

    “Prima mi hai salvato, perché?”

    “Tu! *fa un breve sospiro per calmarsi* tu non avevi fatto nulla di male, non sei cattivo, rubi perché la tua famiglia ha bisogno”

    Il giovane sembrava mutare il suo aspetto di minuto in minuto, ora sembrava essere un uomo e non più il ragazzino che aveva salvato prima.

    “Devi allenare il tuo occhio mia cara, naturalmente, se vuoi diventare una vera barda. Non sempre ciò che sembra è reale!”

    “Io non so se voglio essere una barda…non lo so più”

    “E’ perché mai, la tua voce e’ stupenda e questa sera hai calmato i loro animi evitando che distruggessero la locanda, studia un po’ e poi potrai iniziare a cantare le vecchie leggende”

    “Mah! Non credo…quando canto non ascoltano certo la mia voce, loro guardano il mio corpo e il mio viso e pensano alle loro porcate”

    “Dici? Con tutto quello sporco vedo poco, lavati e indossa qualcosa di decente, intanto ti preparerò da mangiare sei tutta pelle e ossa”

    Il ragazzo si allontanò di qualche metro lasciandola sola con i suoi pensieri, le dava le spalle e non faceva alcun tentativo per spiarla, dopo qualche altro attimo Willow entrò in acqua si lavò a lungo fino a sentirsi nuovamente pulita, si sentiva rinfrancata nella mente e nel corpo, la paura che l’aveva invasa fino a poco prima era un lontano ricordo. Uscì dall’acqua, si asciugò e indossò gli abiti che quello strano uomo le aveva portato, una casacca e un pantalone di pelle. Fu allora che lui si voltò guardandola a lungo.

    “Be’ il tuo aspetto può distrarre effettivamente” disse con un tono scherzoso.

    Willow avanzò nel cerchio di luce creato dal fuoco da campo, quando fu completamente illuminata, lui la guardò attentamente. Ora che era pulita e la luce la illuminava l’uomo si accorse di non riuscire a smettere di guardarla. Non era certamente una bellezza, nella sua vita aveva visto donne che con la loro beltà avevano fatto scoppiare guerre e rovesciato regni e lei certamente non rientrava tra di loro, ma non riusciva lo stesso a smettere di guardarla.

    Era alta, il fisico non particolarmente formoso, certamente femminile ma non aveva le curve che attirano lo sguardo degli uomini, proporzionata in effetti, quello che attirava lo sguardo era la sua pelle. Aveva un incarnato che possedeva la tenue e delicata luminosità delle perle, era quello che attirava il suo sguardo come una calamita. I capelli, lunghi fino alle cosce, erano di un colore strano, non biondo né scuro, ma che alcuni con vena poetica potrebbero paragonare ad un campo di grano maturo in una giornata estiva. Le labbra erano ben disegnate ma non erano del tipo che avresti fatto follie per assaggiarne il sapore. Risalendo con lo sguardo lungo il volto non poteva fare a meno di perdersi nei suoi occhi. Occhi di un azzurro talmente chiaro e limpido da ricordare l’acqua del mare o quelle pietre che i gioiellieri amano vendere e che chiamano acquamarina, ricchi di forza, determinazione e sotto, lontano, dalla portata dei molti, tenerezza.

    Lui la guardò per qualche altro istante poi le fece cenno di sedersi e mangiare qualcosa.

    “Credo di capire il tuo problema. In effetti distrai dalla tua voce”

    L’uomo rimase in silenzio per molto tempo, consumarono un pasto frugale poi iniziò ad intagliare un pezzo di legno, il silenzio della notte intervallato dal rumore del coltello che scavava il legno lungo le sue venature, le fiamme che danzavano lanciando nell’oscurità qualche scintilla. Goderono in quelle ore della reciproca compagnia, senza parlare, soltanto godendo del conforto della presenza l’uno dell’altra, Willow guardava quelle mani lavorare il legno, ogni tanto sonnecchiava per risvegliarsi di colpo per assicurarsi di non essere sola. Quando mancava poco meno di un’ora all’alba l’uomo aveva terminato di intagliare, da un anonimo ciocco di legno aveva ricavato una maschera. Una maschera finemente intagliata, una maschera raffigurante un viso che a Willow ricordava qualcosa, ma che non riusciva ad associare a un nome, guardava quel viso di legno dalle caratteristiche indefinibili, aveva l’apertura per gli occhi e la bocca, per il resto avrebbe coperto qualunque viso rendendolo anonimo. Iniziò a lucidarla, limandone le ultime imperfezioni poi parlò con voce stanca e antica.

    “Solitamente proteggo i giullari, ma tu sarai la prima barda che prenderò sotto la mia ala, ti chiedo solo di portare allegria e divertimento oltre alle tue storie ovunque andrai! Questa maschera è solo tua, ti aiuterà ad ottenere quello che vuoi”

    Così parlando le fece indossare la maschera, quando Willow la sentì aderire al suo volto senti nelle orecchie una forte risata e delle grida allegre, alzò lo sguardo ma l’uomo si era già allontanato, così si alzo e gridando chiese

    “Chi sei?!”

    Senza voltarsi ma mettendosi a ridere rispose

    “Willow lo sai bene chi sono!”

    Lei abbassò lo sguardo, si tolse la maschera, ne guardò le sembianze e poi la indossò nuovamente udendo quelle risate gioiose e allegre.

    “Kintos!”
    Ainu Anie Culnamo
    Tellerryn Earwen Tasardur, della Quiete il Sussurro
    Cleindori Claddath Ilharess [Matrona]
    Yisa, Paladina di Myreck
    Willow di Garenwood --,--'-@ La Cantastorie @-'--,--
    Ilia Annael Calien [ Dono di Luce ]

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