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[BG] e [Resoconto Quest] parte 1: Phylith e il Mago rosso dei draghi.

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  • [BG] e [Resoconto Quest] parte 1: Phylith e il Mago rosso dei draghi.

    "Il Mago Rosso dei draghi"

    Una folta chioma argentata si muoveva leggera nel vento, sospinta dalla brezza marina che pervadeva le strade di Knesya, in quella fresca notte di tarda primavera. La luce delle lucerne illuminava stancamente la zona del porto, dove, silenti gomene stridevano all’ondeggiare delle barche trattenute. Tutto attorno, lo sciabordare delle placide acque ed il beccheggiare delle navi che rollavano lentamente, copriva il rumore di qualche ratto che scorrazzava qui e la’, con quello del sartiame. Solo il suo stomaco non voleva saperne di quietarsi, da quando era sfuggita dalla schiavitu’, non era ancora riuscita a darsi una pulita o a mettere qualcosa sotto le zanne. Osservo’ con aria quasi ipnotizzata i punti in cui la pelliccia non ricopriva per intero la pelle del colore del mare, seguendo con lo sguardo l’intreccio di linee piu’ chiare che si dipanava sulla sua pelle come una ragnatela, facendo presagire che molto probabilmente sarebbero continuate sotto le zone pelose.
    Ognuna di quelle cicatrici, le ricordava il suo passato, gli anni trascorsi come cavia per quel folle mago umano, e gli innumerevoli tormenti fisici e non a cui l’aveva sottoposta. Fu la fame a riportarla al presente e a richiamare pressante la sua attenzione. Con passo malfermo la leonide cerco’ di spostarsi quanto piu’ silenziosa di ombra in ombra, adocchiando una delle finestre piu’ basse delle case portuali. All’interno del cerchio di luce di una candela tremolante si intravedeva un grosso uomo corpulento, la faccia bitorzoluta madida di sudore mentre addentava quello che sembrava essere un cosciotto di coniglio, o forse pollo…
    Zaffate di profumo arrivavano alle sensibili narici della leonide, rendendo ancor piu’ dolorosi i crampi per la fame. La zona del porto a quest’ora sembrava tranquilla, solo una guardia di pattuglia era passata nell’ultima mezz’ora, se avesse fatto rapidamente forse avrebbe potuto darsela a gambe prima del ritorno della prossima ronda.
    La giovane valuto’ con attenzione le distanze, con un balzo avrebbe potuto facilmente aggrapparsi alla grondaia e da li’ risalire verso la finestra del primo piano, poi una volta dentro avrebbe deciso il da farsi. Tutto quell’odore di cibo le aveva messo l’acquolina in bocca, l’apri’ e richiuse un paio di volte, leccandosi le labbra inconsapevolmente, le orecchie tese ad ogni minimo rumore. Tendendo i muscoli, raggiunse la balaustra della casa con pochi balzi felini, cercando di non far rumore e di muoversi nell’ombra. Giunta sotto la finestra inizio’ a scalare lentamente, arrampicandosi come un gatto su per la grondaia e poi sgusciando dentro la finestra adiacente a quella dell’uomo.
    Prima di entrare la giovane lancio’ uno sguardo all’interno, la camera era vuota, il letto scarno con lenzuola di poco valore faceva da padrone in quell’abitazione modesta, il proprietario doveva trovarsi ancora in cucina, a strafogarsi nonostante l’ora tarda. Procedette in silenzio, valutando ogni singolo rumore, cercando di capire la posizione degli abitanti della casa, e il loro numero, ma se vi erano altri oltre al grassone non riusci’ a dirlo. Con cautela si avvicino’ alla porta della camera, socchiudendola appena per sbirciare fuori. Un piccolo corridoio si dipartiva subito oltre, e sulla sinistra da una porta aperta filtrava la luce tremula della candela, sapeva dove andare ora.
    Con lentezza apri’ la porta per non farla cigolare e sgattaiolo’ nel corridoio avvicinandosi alla cucina, da dove si trovava poteva sbirciare all’interno; il corpulento uomo se ne stava beatamente dinanzi a una tavola imbandita di quello che ai suoi occhi, data la fame, sembrava ogni ben di dio. In realta’ si trattava solo di qualche pezzo di coniglio arrosto, un tozzo di pane e un bicchiere di vino mezzo vuoto. Cercando di placare i brontolii del suo stomaco la leonide valuto’ le possibilita’ di arraffare qualcosa prima di saltare fuori dalla finestra, ma proprio mentre stava per agire, arrivo’ dall’esterno il frastuono di qualcuno che stava litigando.
    “Forza vieni con noi! Non puoi stare qui!” senti’ dire con tono duro a qualcuno giu’ al porto, proprio vicino alla finestra della cucina dove stava il grassone.
    “I..Iiio NnOon me sh ne Vvad..Ddo da Qhui Chapito?” senti’ biascicare in risposta a quello che pareva essere un uomo completamente ubriaco. A questo senti’ seguire un tonfo, dei tafferugli all’esterno accompagnati da imprecazioni e grida biascicate. Con un forte rumore la sedia gratto’ sul pavimento della cucina e il corpulento mercante ando’ verso la finestra con un cosciotto in mano. Sbirciando in cucina vide che il grassone si era affacciato alla finestra, dandole le spalle, per osservare cosa stesse succedendo di fuori.
    La leonide decise in un battito di ciglia che non avrebbe avuto occasione migliore e senza indugi entro’ di soppiatto, camminando china per non proiettare ombre, cerco’ di raggiungere il tavolo, allungando una zampa per prendere un pezzo di coniglio. Aveva gia’ un cosciotto in mano e uno in bocca quando il suo stomaco la tradi’! un brontolio eruppe dal suo ventre in protesta della fame e il grassone si giro’ di scatto. I piccoli occhietti lattiginosi e infossati dell’omone si strinsero mentre sputacchiando pezzi di cibo inizio’ a inveire contro la giovane leonide, cercando per quanto gli concedeva la sua mole di avventarglisi contro. “ehi tu sPpforco dFemonio! Cfosa Stai facendo!!?” grido’.
    Presa dal panico di essere stata scoperta la leonide lascio’ la presa sul cosciotto e porto’ immediatamente la mano sull’elsa del pugnale che portava al polpaccio e con un balzo si avvento’ sul grassone graffiandolo e pugnalandolo alla gola prima che potesse urlare di nuovo, ma era tardi, le guardie che si trovavano di fuori, udirono l’imprecazione dell’uomo e con un gran vociare richiamarono l’attenzione delle altre pattuglie in zona. Una di queste si diresse verso la porta della casa, con l’intenzione di fare irruzione mentre l’altra si precipito’ verso l’angolo, richiamando a gran voce i rinforzi. Senza curarsi del corpo agonizzante del grassone la giovane leonide si lancio’ con un balzo fuori dalla finestra, ruzzolando e rotolando sulle assi del porto prima di rallentare la caduta e rialzarsi. “Ehi’ sta’ scappando, presto! Prendetelo! E’ un demone blu!” grido’ una delle due guardie, sfoderando la spada e iniziando a correre verso di lei.
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    “Fiumi di parole su pagine di fragile follia”
    - Sharyel - ElghinN - SsinsS - Earithil - Sharenor - Layle - Phylith - Kea - Laira - Nashia - Anahel - Veldriss -

  • #2
    La leonide si lancio’ in una corsa sfrenata, senza voltarsi, zigzagando tra i vicoli della capitale senza preoccuparsi di controllare a che distanza fossero le guardie, strappo’ lenzuola appese alle finestre e divelse vasi, seminando un terribile scompiglio accompagnato da un crescente mormorio di voci di protesta. Il petto le bruciava per la mancanza d’aria e la fame non placata continuava a darle il tormento, ma doveva correre, o ne sarebbe andato della sua vita, non credeva affatto nella clemenza dei knesyani una volta scoperto il corpo del ciccione nella sua casa.
    Ad un certo punto perse l’orientamento, e comincio’ a correre a casaccio, fino a ritrovarsi in una grande piazza aperta, se non avesse trovato immediatamente un posto dove nascondersi sarebbe stata la fine. Alcuni drappelli di guardie cominciarono ad arrivare dalle stradine laterali, comincio’ a temere il peggio mentre il suo sguardo cercava alacremente un posto dove nascondersi, quando vide un tombino, senza indugiare oltre sollevo’ la botola e si lascio’ cadere dentro richiudendosela alle spalle. “e’ andato da quella parte!!” senti’ urlare mentre il rumore di passi in corsa si fece sempre piu’ vicino.
    Una zaffata di odore sgradevole che permeava quel fetido luogo la investi’ in pieno , non appena prese la prima boccata d’aria, il petto ansimante per la corsa. Ma aveva troppa fame anche solo per provare un conato di vomito e cercando di ignorare il rumore poco invitante di melma e esoscheletri schiacciati sotto le zampe, procedette lungo il tunnel a tentoni, fino a trovare una nicchia dove nascondersi. Ci si rannicchio’ accovacciandosi e avvicinando la coda, cercando di controllare il proprio respiro. Si accorse solo allora di avere ancora uno dei due cosciotti di coniglio che aveva cercato di rubare. Gli diede un morso vorace, strappando la carne con i piccoli canini affilati e deglutendo senza quasi masticare, aveva troppa fame. Spolpo’ per bene l’osso e poi si mise a rosicchiare pure quello, fino a quando un rumore dal lato opposto del tunnel dal quale era giunta la mise in allarme.
    La coda della leonide inizio’ a muoversi nervosamente, i muscoli tesi e pronti a scattare, sobbalzava anche al rumore del ticchettio degli scarafaggi che abitavano quelle fogne. La leonide si accovaccio’ ancor di piu’, pronta per uccidere o fuggire quando da dietro l’angolo ad est giunse con andatura molto lenta, quello che pareva essere solo un vecchio e storpio mendicante, avanzava reggendosi al muro su un fianco, per evitare di cadere completamente a terra, con passo affannoso e altalenante.
    “uff…..” disse nel linguaggio comune di Ardesya il vecchio, “vanno piu’ veloci anche gli scarafaggi, povero me…”
    La leonide tesa e ancora carica di adrenalina per la fuga trasali’ al semplice vedere l’uomo, prima ancora di accorgersi di cosa si trattasse, e fece un balzo che per poco non sembro’ volersi attaccare al soffitto con le unghie. Al rumore e alla vista della leonide il mendicante parve rimanere di stucco, senza parole, e a sua volta fece un leggero e incerto sobbalzo indietro, rischiando quasi di rigirarsi sulla propria gobba a gambe all’aria come una tartaruga.
    La giovane nel vedere il tipo di minaccia sembro’ rilassarsi lievemente, nel notare il passo infermo e l’instabilita’ del vecchio si fece da parte come per lasciargli il passo in modo che se ne andasse.
    “non e’ posto per te questo, vecchio”. Gli disse con aria scocciata per l’interruzione del suo pasto.
    “da quando in qua sono affollate anche le fogne?!” ribatte’ il mendicante “non si puo’ star tranquilli piu’ da nessuna parte…” aggiunse.
    Osservandolo da capo a piedi come non fosse altro che una seccatura la giovane leonide rispose
    “da quando.. le guardie sono diventate cosi’ irose e poco tolleranti” ingiunse lei.
    Il mendicante si massaggio’ il ginocchio, coperto dalla lunga tunica che lo copriva per intero ascoltando la leonide mentre aggiungeva con tono schifato “ma pare in effetti che le fogne siano degne del loro compito”
    “non sono mai state molto gentili…” disse il mendicante ovviamente riferendosi alle guardie.
    La giovane cerco’ di lisciarsi il pelo con una zampa come per tenere lo sporco delle fogne lontano dalla propria pelliccia.
    “beh, qui sotto non c’e’ lo sfarzo di cui un essere umano potrebbe desiderare, ma... Si trovano meno scocciature” disse il mendicante in direzione della leonide.
    “non ho intenzione di attaccar briga vecchio, quindi va per la tua strada e io andro’ per la mia, non mi interessa cosa si trova qui sotto, mi basta tenere la pelle addosso per ora” rispose la giovane.
    Il mendicante la guardo’ con fare perplesso, “…perche’, qui sotto cosa si trova?”
    “speravo pace” rispose
    “hum…..” eclamo’ il mendicante
    “dimmi vecchio, per qualche moneta, sai dirmi quali cunicoli evitare? Non vorrei invadere il territorio di qualcuno senza saperlo, oggi non e’ giornata” rispose lei con aria pensierosa, scrutandolo da capo a piedi.
    Il mendicante si avvicino’ piano piano, tenendosi la gobba con una mano per il dolore che gli provocava, andando verso di lei. “potrei dirvi cosa evitare, se sapessi bene cosa volete andare a trovare…”
    Lei si gratto’ un braccio nervosamente, con fare attento, come soppesando e valutando il mendicante e le sue parole. “mi basta trovare un posto tranquillo, dove aspettare che si calmino le acque di sopra” disse pulendo del sangue dalla lama del proprio pugnale, utilizzando uno straccio, rinfoderandolo poi con calma, decidendo che il vecchio non era un a minaccia.
    “eppure le guardie non mi sembravano in tumulto quest’oggi, sicura che vi state nascondendo da loro? Rinbrotto’ il mendicante.
    La leonide lo osservo’ per qualche lungo istante, la coda che sferzava l’aria con fare nervoso. “beh credo che a uno come te posso dirlo… di certo non andrai a raccontarlo in giro”
    Il mendicante provo’ ad alzare la spalla destra, l’unica che avesse ancora quelle sembianze come in un cenno di ovvieta’, “dove volete che vada , ridotto cosi’?”
    “beh le guardie saranno in tumulto tra poco, appena scopriranno il cadavere di quel mercante della zona est che mi sono lasciata dietro” disse lei con una scrollata indifferente.
    “L’avete assassinato!?” eclamo’ il mendicante con fare apparentemente sconvolto.
    “ho fame, sono stanca e tutto quello che voglio e’ un po’ di riposo, e comunque, assassinato, non e’ il termine piu’ corretto, diciamo che… ho posto fine alle sue lamentele circa un mio ipotetico furto”
    “…allora …..voi……v.. vo…voi… siete…” comincio’ a dire il mendicante facendo due passetti indietro, accostandosi vicino alla parete. “siete….” Cerco’ di continuare lui indicando la leonide con la mano sinistra, che inizio’ a tremare piu’ di quanto gia’ non stesse facendo prima.
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    • #3
      “una persona molto stanca, che non ha intenzione di sprecare altre energie a chiudere la tua bocca balbettante” ringhio’ lei sommessamente con tono tuttavia stanco.
      “..me..meno male…” si lascio sfuggire con un sospiro il mendicante
      “quindi, sai mostrarmi un posto sicuro?” ripete’ lei con impazienza
      Il mendicante degluti’ a vuoto, da sotto il cappuccio che copre il suo viso riflettendo sul da farsi. “beh, credo di si…, questa si puo’ dire che sia la mia casa… e’ l’unico posto dove si puo’ star bene senza dover rendere conto a nessuno”
      La leonide sembrava stanca, affamata e nonostante il suo pelo fosse giovane e fulvo era macchiato di sangue e lurido dello sporco delle fogne. “non avevo dubbi a riguardo, ed e’ tutto cio’ che mi interessa” disse stancamente in risposta al mendicante…”
      “…se non al padrone di casa…” aggiunse dopo una piccola pausa ad effetto il vecchio, ridacchiando sotto il cappuccio.
      “esige un pedaggio? Non intendo pestare altri piedi quest’oggi” chiese lei
      “non si sa, ogni tanto si sente il rumore di catene in lontananza, in qualche tunnel della fogna, qualche ombra che avanza di soppiatto, qualcuno dice sia un fantasma che non ha trovato pace nella vita terrena” inizio’ a raccontare il mendicante con voce melliflua, come stesse narrando una storia. Gli occhi della leonide erano fissi su di lui, come se credesse ciecamente a quello che gli stava raccontando, e non mettesse in dubbio le sue parole. “ed e’ sicuro che non rischio di irritarlo con la mia presenza?” chiese
      “Qualcuno dice che siano tutte menzogne, semplice frutto dell’immaginazione o della suggestione” rispose lui
      “Non desidero altri guai per oggi vecchio, preferisco credere a quel che la gente racconta, c’e’ sempre un fondo di verita’ in quel che dicono, percio’ come posso evitare di incrociare il suo passo?”chiese
      “beh, se io sono riuscito a viverci da tre lune a questa parte, credo che possiate riuscirci anche voi” disse lui annuendo piu a se stesso “io non l’ho mai incontrato, infatti, non credo che esista, qui si incontrano solo scarafaggi e topi..”
      “non si sa mai “ disse lei annuendo lievemente rassicurata dalle parole del mendicante; prendendo qualche moneta dal borsello la getto’ malamente verso di lui, che le prese al volo senza problemi. “Portami in un luogo sicuro” gli ripete’.
      Il mendicante avvicino’ al cappuccio una delle monete con fare sospetto e gli diede un morso per vedere se fosse vera, annuendo poi soddisfatto. Lei si passo’ la lingua sulle labbra, come avesse sete, e il rumore del suo stomaco ancora brontolante invase il tunnel per un istante prima di quietarsi.
      “va bene leonide… sembrate una tipa strana, ma in fondo, chi non lo e’ qui’…” accenno’ lui iniziando a zoppicare verso il condotto che portava a ovest.
      “strani e disperati tendono a comportarsi nel medesimo modo a volte, ora, smettila di parlare a vanvera e fa’ quel che ti ho chiesto” brontolo’ lei quasi piu’ a se stessa.
      “spesso sono disperati, spesso curiosi che non sanno evitare i guai..” seguito’ a punzecchiarla mentre camminava con passo malfermo, voltandosi di tanto in tanto per vedere se lei lo seguiva.
      “non farmi pentire di averti risparmiato la vita vecchio..” minaccio’ lei con un roco ringhio gutturale che le saliva lento alle labbra. Il mendicante sollevo’ la spalla buona con fare sconcertato tornando a camminare lentamente senza smettere di mormorare qualcosa sotto il cappuccio, ora cosi’ piano da non farsi sentire.
      La giovane leonide segui’ per qualche interminabile minuto il vecchio, che con passo incerto e zoppicante la condusse con calma lungo tunnel e per decine di svolte, in quello che sembrava un labirinto infinito di dedali tutti uguali. Melma appiccicosa e putrida colava dalle pareti, alternandosi solo di tanto in tanto a qualche strato di muschio putrescente dove qualche famiglia di topi aveva fatto la tana. Camminarono in silenzio, senza scambiarsi altre parole, e mano a mano che si inoltravano nelle fogne, lei perdeva sempre piu’ la cognizione di dove stessero andando. Ad un tratto il vecchio si fermo’ quasi avesse incontrato un ostacolo e si giro’ a guardarla.
      “Siete sicura che posso proseguire? Qui si fa piu’ buio…”
      Lei si diede un occhiata alle spalle e percorse per intero il tunnel con lo sguardo annuendo poi lentamente “andiamo, voglio potermi riposare in santa pace..”
      “va bene, ma statemi dietro e cercate di non perdervi” rispose continuando a camminare seppur zoppicante, con la stessa sicurezza di qualcuno che si trovi alla luce del sole, su un sentiero ben tracciato, nonostante l’unica fonte di luce ad illuminare il tunnel fosse quello di una vecchia candela che reggeva nella mano tremolante. Si fecero largo tra qualche strettoia, mano a mano che si addentravano il vecchio smise di controllare se lei lo stesse seguendo, muovendosi con sicurezza in quella che sembrava davvero essere casa sua. Arrivarono di li’ a poco in quello che sembrava essere un vicolo cieco. Voltandosi poi maldestramente e posando la mano su una tubatura li’ vicino.
      “Se siete stanca possiamo fermarci qui, altrimenti possiamo proseguire” le disse massaggiandosi con fare dolorante la gobba, quasi fosse piu’ un suo bisogno quello di riposare.
      Mentre stava per ribattere, un forte suono come di artigli sul terreno arrivo’ come un eco lontano dal lato da cui erano giunti.
      “io non sono stanca, andiamo avanti, ma attento a non fregarmi… c’e’ ancora spazio per il tuo sangue sulla mia lama” rispose drizzando le orecchie, il pelo che cominciava a formicolarle per l’inquietudine.
      “Io? Ma come potrei?” chiese con aria sconvolta il mendicante, ruotando la testa come se non fosse proprio convinto “Con una giovane leonide come voi, potrei solo che prostrarmi e chiedervi pieta' nel risparmiare un povero vecchio alla fine dei suoi miseri giorni.”

      Mentre stava facendogli cenno con il capo di proseguire si senti’ la terra tremare sotto i piedi, come scossa da un piccolo terremoto, mentre dal lato da cui prima si erano sentiti quegli strani rumori, giunse un suono cupo e rimbombante, come di colpi dati con violenza al suolo.
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      • #4
        I due girarono la testa contemporaneamente, voltandola nella direzione da cui provenivano gli inquietanti rumori.
        “Che cos’e’ stato?” “Ma che e’ stato…” esclamarono all’unisono con voce preoccupata.

        La leonide volse di scatto la testa a osservare il mendicante con espressione dura, estraendo il pugnale rapidamente e usandolo per indicare l’altro “tu stai cercando di fregarmi!”
        “Beh solitamente qui non c’e’ tutto questo baccano” disse il mendicante sollevando le mani davanti a se’ come in segno di resa, sollevando al contempo un po’ la spalla malconcia.
        “mi pare provenisse da li’…” cerco’ di aggiungere indicando con un braccio tremolante il tunnel ad est dal quale erano appena passati.

        Lei segui’ con lo sguardo in quella direzione, l’espressione cupa e i muscoli tesi come una corda di violino “che cosa c’e’ qui sotto?! Portaci subito via di qua!!” la coda guizzante che fendeva l’aria con ampi movimenti.
        Non vedendo una risposta rapida del mendicante, la leonide gli si accosto’ rapidamente, il pugnale il mano in segno di minaccia mentre il viso si trasformava in una maschera di terrore misto a determinazione di uccidere se necessario.
        “Fammi uscire da qui! O quanto e’ vero iddio non vedrai nuovamente l’alba di un nuovo giorno!”
        “ma….ma ….. ma…” balbetto’ lui iniziando a tremare da capo a piedi.
        La leonide fece un altro passo, come con l’intenzione di spintonare e scuotere il mendicante per ottenerne una reazione, il pelo ritto e gonfio per la tensione.

        “Piano.. piano.. forse era solo qualche topo..” provo’ a dire lui
        “che fa tutto questo baccano??!?!” invei’ lei con aria sull’orlo dell’esasperazione osservandolo con espressione cupa.
        “E’ meglio andare a vedere,…. non vorrei che qualcuno ci stesse pedinando….” Propose il vecchio, sollevandosi e risistemandosi la tunica a coprire il proprio corpo.
        “O ti sbrighi a portami fuori di qui’, o quello che sta’ arrivando, sara’ l’ultimo dei tuoi pensieri ed un sollievo per te in confronto a quello che ti faro’!!!” gli disse con voce sempre piu’ inferma per la tensione.

        Con passo malfermo il vecchio inizio’ a zoppicare verso il tunnel dal quale provenivano i rumori, il passo altalenante, senza controllare che lei lo seguisse.
        Riuscirono a fare solo qualche metro quando si udi’ rimbombare l’eco di voci provenienti da quella direzione, unitamente al rumore delle armature che sferragliano e i tonfi di passi in corsa.

        “Sono sicuro che sia da queste parti! Ho visto una leonide scendere qui sotto” si senti’ urlare da una prima voce roca e dal tono iroso
        “Ma non penso…. E poi ho paura di scendere da queste parti! Non hai sentito cosa dice la gente?” si senti’ dire da una seconda voce, con tono meno sicuro di se’.

        Tendendo l’orecchio il mendicante continuo’ a camminare verso le voci, con andatura lenta e tranquilla “ecco ecco… ” disse seguitando a condurre la leonide e facendole segno di seguirlo.
        “non di li’! sono le guardie che mi stanno seguendo, mi devono aver vista!” sibilo’ a denti stretti lei.
        Le sue proteste furono bruscamente interrotte da altri strepiti.
        “Non essere sciocco, cosa vuoi che succeda, ecco vieni… da questa part… MA COSA DIAVOLO!!” l’inprecazione della guardia fu interrotta da grida di terrore puro che fecero accapponare la pelliccia alla leonide mentre il mendicante cerco’ di espirare, ma quello che ne usci’ furono solo quelli che sembravano piccoli respiri rotti dalla paura.

        Il rumore di prima si fece piu’ vicino ed intenso allorche’ le grida riempirono il tunnel, da prima urla di sgomento, mano a mano sostituite da quelle di terrore e di agonia.
        Gli strepiti e gli strazi durarono per quelli che sembravano ore, pur essendo solo una manciata di secondi, e poi tutto si fece nuovamente silenzioso.
        L’aria era greve e carica di tensione, i sensi all’erta a tesi della leonide le facevano formicolare la nuca. Annusando l’aria senti’ un aroma che le era famigliare, un odore indimenticabile, l’odore del sangue.

        Con passi lenti e incerti segui’ il mendicante che non sembrava volersi fermare, spinto non si sa bene se dalla curiosita’ o dalla stupidaggine, lei si guardo’ attorno, come cercando un alternativa a quella follia, qualsiasi cosa avesse messo a tacere le guardie, di certo non era qualcosa che voleva incrociare sul suo cammino, ne oggi ne mai. Ma dinanzi al suo sguardo si aprivano miriadi di cunicoli e canali fognari tutti identici, se avesse cercato di procedere da sola non sapeva se ne sarebbe mai uscita, decise allora di seguire il mendicante, nonostante tutto il suo corpo le urlasse a gran voce di non farlo.

        Dopo poche svolte arrivarono in una zona piu’ ampia, il canale fognario si fondeva con quella che sembrava essere una cavita’ naturale abbastanza grande da ospitare tranquillamente un drappello di guardie e tanto alto da permettere anche ad un gigante di stare dritto in piedi. Lungo tutte le pareti e sul terreno grossi solchi come di graffi si aprivano come mute cicatrici nella roccia. Dal lato opposto a dove erano arrivati i due, ammassati in maniera scomposta, c’era un groviglio sanguinolento di corpi e arti che prima erano appartenuti a tre di quelle che parevano essere guardie cittadine, le armature dilaniate da quelle che sembravano unghiate.
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        • #5
          Le braccia di uno erano state strappate dal corpo come una bambola rotta e giacevano in una pozza di sangue che si allargava costantemente, mentre il sangue ancora caldo colava lentamente fuori dai corpi esanimi. La testa di uno dei malcapitati era ruzzolata di lato, fino a fermarsi contro la parete, lo sguardo vitreo per la morte in cui era impressionato per sempre un muto sgomento.

          L’odore del sangue era talmente forte da farsi sentire sulla lingua, come un gusto metallico e ferruginoso. Nel vedere la scena che si parava innanzi ai loro occhi i due trattennero il fiato.
          “santi dei!... ma cosa diavolo e’ successo…” esclamo’ tutto d’un fiato il mendicante fermandosi al limitare della pozza di sangue.
          La leonide si avvicino’ cauta, osservando con disgusto la scena raccapricciante aprendo la bocca come in un imprecazione silenziosa.
          “siete stata voi???” proruppe il mendicante indicandola con un dito tremolante.
          “stupido! Ti pare che sarei stata in grado di fare tutto questo solo con i miei artigli?” gli invei’ contro lei, chinandosi a osservare la scia di sangue che partendo dai corpi sembrava continuare lungo uno dei tunnel laterali, come prodotta da qualcosa di grosso che si trascini. “E’ qualcosa di grosso…” disse, aggiungendo dopo una pausa di qualche secondo “e con grossi artigli, molto grossi…”
          A quell’affermazione il mendicante segui’ con lo sguardo i solchi che segnavano il terreno e le pareti, non riuscendo a trattenere un brivido.

          Lei si chino’ a bagnare le dita con il sangue, sfregandolo tra pollice e indice mentre esaminava le ferite e le lacerazioni prodotte sulle corazze delle guardie. Con una lieve scrollata di spalle disse “beh, quanto meno non mi seguiranno piu’..”
          “non che la cosa mi rassicuri molto….” Disse il mendicante deglutendo a vuoto sotto il cappuccio, il volto sempre celato.
          “Non avevi detto che era un posto tranquillo?” chiese lei con tono quasi di scherno voltandosi a lanciare uno sguardo penetrante al mendicante tornando poi a seguire la scia di sangue che partiva dai corpi.
          “lo e’ sempre stato!” cerco’ di giustificarsi lui con un tono di voce un po’ troppo acuto, quasi isterico.
          La leonide storse il labbro in un ghigno disgustato e ingiunse sotto voce “non urlare… la cosa che ha fatto questo potrebbe sentirti e tornare indietro a finire il suo lavoro”.

          Nel mentre stava terminando la frase, una gran quantita’ di topi inizio’ a correre, provenienti dal tunnel dove la scia continuava nel suo macabro percorso. Il mendicante rimase di sasso, osservando quella marea pelosa zampettare squittendo come da una nave che affonda.
          “muoviamoci via di qui’, non e’ sicuro indugiare” sussurro’ lei cercando di non farsi prendere dal panico, il cuore che le martellava forte nel petto.
          Mano a mano che i secondi passavano la quantita’ di topi aumentava, gli occhietti rossi guizzavano lungo il tunnel mentre si accalcavano gli uni gli altri alla ricerca di una via di fuga, salendo sopra il tumulo di corpi delle guardie, nel passarci oltre senza riguardo, erano talmente tanti che per lunghi istanti coprirono interamente con i loro corpicini pelosi quell’ammasso di carne dilaniata.
          Seguendo la massa di topi in fuga la leonide comincio’ a tornare sui propri passi, voltandosi solo per lanciare un secco ordine verso il mendicante “corri ora!” gli ingiunse, tornando a voltarsi e correndo dietro le bestiole fino alla zona dove si trovavano quando avevano udito per la prima volta quei rumori.
          Il mendicante arrivo’ subito dopo, cercando di fare del suo meglio, trotterellando e mezzo zoppicando dietro la leonide.

          Lei si volto’ verso di lui, le pupille dilatate per la tensione “c’e’ un uscita da queste parti? Un posto per risalire in superficie lontano da occhi indiscreti!?” gli chieste, muovendosi nervosamente a scatti rapidi, come impaziente di seguitare il cammino.
          “uhm ecco…si, si… mi pare di si…” inizio’ lui, “allora portamici in fretta, o ti lascio indietro a intrattenere quello che ci sta’ seguendo per guadagnare tempo!” lo interruppe la leonide con urgenza crescente.
          “ma non mettetemi fretta… o non mi ricordo!” fece lui di rimando, con un atteggiamento che sembrava essere timoroso e agitato “un attimo, un atttimo…..!”
          Altri topi giunsero a drappelli, saettando con le zampette rapidi nella loro fuga, passando tra le gambe dei due senza nemmeno guardarli, seguitando a scappare lontano lungo il tunnel.
          Il mendicante osservo’ a bocca aperta la massa vibrante di topi in fuga, come preso completamente dal panico.

          La leonide si avvicino’ con un solo balzo rapido al mendicante e prendendolo per la collottola inizio’ a strattonarlo come per riportarlo alla realta’. “PENSA IN FRETTA!” gli grido’ lei a un palmo dal cappuccio calato sul volto con un tono di voce colmo di tensione.
          “non li ho mai visti fare cosi’….” Balbetto’ il mendicante con fare apparentemente sconvolto e impaurito
          “io so cosa significa quando fanno cosi!” fu la risposta secca di lei continuando poi con urgenza “dove allora? Nord o sud?” chiese indicando due dei cunicoli che si dipartivano da quella zona.
          “…ehm … non lo so, non mi ricordo!” comincio’ a biascicare lui come preso dal panico osservando ora un tunnel ora l’altro, come se cercasse una risposta che evidentemente non voleva arrivare.
          Lei lo guardo’ con occhi dilatati dalla paura, il pelo completamente ritto lungo tutto il giovane corpo e i muscoli tesi e guizzanti per gli spasmi dell’adrenalina.
          “Calma, calma!” cerco’ di tranquillizzarla lui.
          Un ruggito cupo ed eccheggiante riempi’ il tunnel, saturando l’aria, riverberando nella testa e nelle orecchie dei due nel medesimo momento in cui il tunnel tremo’.
          “porco Kaileb!” si lascio’ sfuggire dalle labbra la leonide, guardando poi il mendicante con espressione attonita.
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          “Fiumi di parole su pagine di fragile follia”
          - Sharyel - ElghinN - SsinsS - Earithil - Sharenor - Layle - Phylith - Kea - Laira - Nashia - Anahel - Veldriss -

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          • #6
            “forse e’ la presenza!, quella di cui vi accennavo!” disse il mendicante, “non mi importa di cosa diamine si tratta! Voglio solo che mi porti fuori di qui’ immediatamente!” rispose, guardandosi attorno come alla ricerca di un indizio sulla strada da prendere, per capire verso dove andare.
            Vedendo che il mendicante non sembrava volersi riscuotere dal torpore la leonide l’afferro’ per un braccio e trascinandolo a forza verso la direzione presa dai topi gli disse “seguiamo i topi, il loro senso di sopravvivenza pare migliore del tuo..”
            Il vecchio notando che lei rischiava di seguire sentieri sbagliati e pericolosi cerco’ di protestare “ma non sai nemmeno dove stai andando!”
            Lasciandogli andare bruscamente il braccio, come volesse strattonarlo un ultima volta lei replico’ “allora fai strada tu! Gran conoscitore di questo lurido posto! O pensi di aspettare tremante che quella cosa ci venga addosso?”
            I topi seguitavano a correre dritti, gli uni seguendo gli altri zampettando veloce, ma mano a mano che il tempo passava, la marea andava scemando, ormai solo i piu’ ritardatari guizzavano rapidi tra le loro gambe, i piccoli baffetti vibranti e le luride codine dritte per mantenere l’equilibrio in corsa.
            “cos’e’ pensi di poterla affrontare vecchio? Hai visto cosa ha fatto a quelle guardie???” gli chiese con aria sconvolta, guardandolo con espressione corrucciata come se fosse impazzito del tutto.
            Uno strano rumore come di metallo trascinato lungo le pareti di roccia interruppe quel battibeccare tra i due, non era lo stesso rumore potente e vibrante di prima, piuttosto sembrava qualcuno che tenti malamente di trascinarsi a terra.

            La leonide lancio’ uno sguardo in direzione di quel rumore prima di rivolgere la sua attenzione al vecchio con aria preoccupata.
            Il mendicante sembro’ smettere di tremare tutto d’un tratto, sbuffo’ seccato qualcosa, prima di dire con voce ferma, dura e completamente diversa al balbettare tremante che aveva usato fin’ora.

            “Questo non l’avevo proprio previsto…”

            Da sotto la tunica di lui emerse uno strano ringhio gutturale, per nulla umano che sali’ lentamente di potenza mano a mano che la figura, che prima sembrava essere uno storpio claudicante con la gobba si raddrizzava, rivelando la sua vera altezza.
            Con un rapido gesto si tolse la logora veste, sotto cui si era nascosto fin’ora, celando la sua reale identita’ e alzandosi in tutta la sua prestanza.

            “odio quando le cose non vanno come dico io….” disse quello che ora appariva agli occhi di lei come un fiero e forte esponente della sua razza, un leonide dall’aspetto duro e possente, muscoli ben definiti e guizzanti che ne lasciavano trasparire la reale potenza. La sua voce calma e ferma completamente diversa alla farsa balbettante che aveva finto fin’ora.

            Lei lo osservo’ sbigottita per lunghi istanti con un misto di emozioni che si alternavano rapide sui suoi giovani lineamenti, stupore, irritazione, ammirazione, attrazione, timore, prima di riprendere a osservare inebetita il cunicolo da cui proveniva il rumore di armatura trascinata.
            Per un solo istante si concesse di pensare a quello che sarebbe potuto accaderle se non fossero stati interrotti da quella situazione, a cosa avesse avuto in mente lui per fingere in quel modo, in quale trappola avesse voluto condurla, ma cosi’ come erano affiorati alla mente, quei pensieri furono accantonati come secondari.
            “tu, …. cosa……, non ho tempo per pensare a qualcosa di tagliente da dire ora!” fu tutto quello che le riusci’ di dire verso di lui, il tono non piu’ cosi’ sicuro e provocatorio come quello che aveva usato fino ad allora.

            “per una volta avete detto qualcosa di saggio” le rispose lui con voce profonda e cupa.

            Per fortuna, o quasi, la tensione tra i due fu spezzata da un ruggito terrificante, seguito da quello che sembrava essere un soffio proveniente direttamente dagli inferi, coprendo completamente tutti gli altri rumori.

            “spero per te che tu sia il miglior cacciatore di draghi di tutta Ardesya!” disse lei osservandolo con espressione ora quasi timorosa.
            Lui la ignoro’, bofonchiando tra se qualche parola a mezza bocca e aguzzando le orecchie.
            “chi sono io non deve importarvi, cercate solo di non essermi di impaccio” fu tutto quello che le disse.
            Lei si scopri’ a osservarlo con insistenza, non riuscendo a togliergli gli occhi di dosso, provando al contempo ammirazione e timore nei confronti di quel leonide che cosi’ abilmente l’aveva tratta in inganno con i suoi atteggiamenti ed il suo travestimento innocuo.

            Sbuffo’ seccato, mentre la temperatura nel tunnel si faceva mano a mano piu’ calda mentre il pavimento iniziava a tremare lievemente sotto il rumore di alcuni passi. Ignorando il caldo assotiglio’ lo sguardo spingendolo verso sud per sbirciare lungo il tunnel, annusando poi silenziosamente l’aria e ignorando la giovane leonide. Lei arretro’, guardandosi attorno, senza sapere dove andare, la situazione si faceva sempre piu’ complicata. Osservo’ con titubanza il prestante leonide. I loro sguardi si incontrarono, quello di lui serio e freddo, non sembro’ guardarla nemmeno, si limito’ a dire con un tono di voce che non ammetteva repliche “andiamo a sud”
            “sei impazzito?!” si lascio’ sfuggire lei dalle labbra quasi come un lamento.
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            • #7
              Lui parve non registrare nemmeno la voce di lei, come fosse solo un ronzio di sottofondo, nulla piu’ di qualcosa di fastidioso da ignorare, e inizio’ a risalire il cunicolo con passo sicuro e flessuoso, le zampe che si muovevano con sicurezza e la coda che sferzava l’aria come un serpente inquieto. Dopo un istante lei gli trotterello’ dietro suo malgrado, la temperatura che aumentava mano a mano che si inoltravano dentro il tunnel. Gli si avvicino’ rimanendo tuttavia dietro di lui, per nulla desiderosa di avventurarsi in avanscoperta e sussurrando piano “spero per gli dei che sai quello che stai facendo..”
              Lui la zitti’ con un occhiata penetrante ribattendo “oltre che parlare sapere nascondervi?”
              Un altro ringhio riempi’ con le sue note agghiaccianti il cunicolo, zittendo la leonide che abbassando le orecchie in segno di sottomissione annui’ sfruttando le ombre e le zone buie del tunnel per celarsi.

              Gli rivolse uno sguardo silenzioso, mesto, la coda adesa alle lunge e flessuose zampe, tenendosi in disparte e osservandolo timorosa. Passi sempre piu’ forti si udirono avvicinarsi, uniti al rumore di armatura sferragliante, una guardia cittadina arrivo’ arrancando e mezzo inciampando lungo il tunnel, ansimante e ricoperto di sangue, la corazza squarciata da cui colava qualche rivoletto di sangue. Incespico’ qualche passo ancora, tentando di rialzarsi e guardandosi continuamente alle spalle come un animale braccato. Cadde a terra a pochi passi di distanza dal leonide, senza accorgersi della sua presenza. Lui osservo’ la guardia senza fare il minimo rumore, rimanendo celato.

              La giovane cerco’ con lo sguardo il compagno di quella strana situazione senza osare muovere un muscolo, ma nel buio del tunnel non riusci’ a scorgere dove si era nascosto.
              “AIUTO!!” arrivo’ un grido da quella che probabilmente era una guardia dell’altro drappello sceso nelle fogne.
              Il guerriero che si trascinava davanti ai due, ignaro della presenza dei leonidi si trascino’ ancora qualche passo gemendo “nooo… noooooo” tento’ di alzarsi, ma la caviglia slogata non resse il suo peso e rovino’ nuovamente a terra in uno sferragliare di pezzi di armatura che cozzavano contro il pavimento.

              Il leonide senza muovere un passo disse con voce impietosa al’indirizzo della guardia a terra “chi e’ stato?”. La sua compagna di ventura osservo’ con noncuranza la guardia, stando ben attenta a non far rumore per non svelare la posizione del suo nascondiglio, sperando in cuor suo che l’olfatto dei draghi non fosse poi cosi’ buono. La guardia sobbalzo’ per lo spavento rimanendo supino a quattro zampe, e cercando alacremente con lo sguardo nella direzione da dove aveva sentito provenire la voce.
              “chi … chi sei!” disse con aria terrorizzata “CHI SEI!!” grido’ con angoscia, la voce isterica per il terrore.
              Al gridare della guardia il raspare si fece piu’ forte come se si stesse avvicinando piu’ rapidamente, richiamato dallo schiamazzo.

              Con un movimento fluido ed aggraziato il leonide usci’ dal suo nascondiglio e prima che la guardia potesse reagire le porto’ una zampa alla bocca per tappargliela. “shhhhh” fece.
              La guardia mugugno’ qualcosa, cercando di urlare appena vide il leonide, ma la zampa attuti’ il tutto in uno sbuffo. Gli occhi dell’umano erano dilatati per il terrore, la fronte imperlata di sudore e corrucciata tanto da farlo sembrare una maschera di paura.

              “ditemi solo cosa c’e’ di la’, se non volete vedere la morte prima ancora di quanto immaginiate …” disse il leonide con aria cupa e perentoria.

              La guardia rimase in silenzio per alcuni secondi, cercando di calmarsi e annuendo poi lentamente.
              Come apparso dal nulla, l’uomo si trovo’ un pugnale alla gola, e dopo che il leonide si fu accertato che avesse ben capito gli tolse la zampa dalla bocca annuendo con il capo.
              “Parlate. E in fretta” gli ordino’ con voce calma ma dura, fissando cupamente la guardia cittadina.

              “un serpente” inizio’ sussurrando la guardia con voce acuta per la paura “un enorme serpente rosso… con gli artigli…. Enorme…. Enorme vi dico,…. Li ha dilaniati tutti… ahhhhh…” aggiunse poi tutto d’un fiato “ha le ali…. Le ali! Scappiamo… scappiamo!”
              Il leonide osservo con aria stranita la guardia rivolgendo all’altra uno sguardo fisso e tetro, seguito da un ringhio sommesso di nervosismo.

              “Dannazione..” impreco’, lanciando il pugnale verso il muro con forza, facendolo sibilare vicino alla testa della guardia. “non ci voleva…”
              La leonide si sposto’ dal nascondiglio guardando preoccupata verso il tunnel dal quale era giunto la guardia.
              Avvicinando il muso al viso dell’uomo fino a portarlo a pochi centimetri di distanza il leonide gli ringhio’ in faccia “siete sicuro di quel che state blaterando?”
              “uccidilo, ci rallentera’” gli chiese lei avvicinandosi con aria tesa, ricevendo in risposta dall’altro un cenno di attendere.
              La guardia annui’, il viso terrorizzato. Con apparente calma il leonide estrasse il pugnale conficcato nel muro per la foga del lancio di poc’anzi sbuffando seccato come se avesse compreso il tutto. Girandosi verso di lei le disse
              “E’ lui”.

              “lui chi’?” chiese lei,
              “..il Drago…” fu la risposta serafica del leonide mentre socchiudeva lentamente gli occhi come ponderando la situazione.
              “oh bene, mi consola sapere che gia’ vi conoscete… e sai come evitare di diventare il suo prossimo pasto?” chiese lei con tono piu’ provocatorio di quello che aveva inteso usare.
              Il leonide osservo’ un istante una cicatrice che portava sul braccio destro, come rievocando alla memoria qualcosa.
              Al sentire la parola drago la guardia cittadina svenne.
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              • #8
                “possiamo uccidere questa misera creatura che ci rallenterebbe e levarci da qui?” chiese lei con sprezzo rivolgendo uno sguardo di disgusto verso l’uomo svenuto a terra.
                “ormai e’ carne da macello, non serve a nulla” le rispose lanciando una rapida occhiata verso di lei, portando poi l’attenzione al cunicolo “in questo momento ucciderla non ci e’ di nessuna utilita’”.
                “come vuoi..” disse lei avvicinandosi alla guardia fino a portavisi accanto.
                “quello che mi preme ora e’…. lui” disse il leonide indicando con un cenno del capo la direzione da dove molto probabilmente si trovava il drago.
                Chinandosi con rapidita’ e approfittando del fatto che fosse svenuta, la leonide taglio’ la gola della guardia con un rapido gesto impietoso “a me preme che non vi siano occhi a ricordarsi che mi stanno cercando…”.
                Il rumore di qualcosa di molto grosso che sbatteva contro una parete riempi’ il cunicolo coprendo il ringhio arrabbiato del leonide per il gesto della compagna.
                “Non sopporto le insubordinazioni, leonide…”, “non pensiate che risparmi la vostra vita solo perche’ siete della mia specie…” le ringhio’ contro con tono freddo e tagliente.
                Lei sollevo’ le zampe come a chiedere scusa serrando le labbra e rimanendo in silenzio , abbassando leggermente le orecchie in segno di sottomissione non volendo scatenare una reazione violenta da parte di lui.
                Per tutta risposta lui aggrotto’ le sopracciglia per un istante sospirando poi lungamente cercando di tornare in se’ e placare il proprio nervosismo.
                Come un ombra scura passo’ per un istante lungo il cunicolo ad est, come una figura immensa che si fosse mossa, richiamando l’attenzione dei due.
                “Se ora avete finito di giocare, abbiamo un problema ben piu’ grande” disse lui seriamente, rivolgendole uno sguardo duro. “Nascondiamoci” le ordino’ seccamente, “non metto in dubbio che forse potresti ucciderlo… ma non ci fiutera’?”.
                Cosi’ come era apparsa l’ombra scura che occultava il tunnel spari’ alla vista, mentre la temperatura finalmente si riabbassava lentamente.
                “C’e’ troppo odore di sangue qui in giro, forse non ci riuscira’” rispose con calma apparente lui,
                “mi fido del tuo giudizio..” mormoro’ piano lei, guardandosi attorno come a cercare un buon nascondiglio.
                “E’ l’unica cosa a cui ora potete aggrapparvi” ribatte’ lui, mimetizzandosi con molta piu’ facilita’, quasi fosse lui stesso solo un ombra del tunnel.
                “andiamo” disse sottovoce, muovendosi in silenzio di ombra in ombra, facendole cenno di seguirlo.
                Con passo felino e sfruttando le ombre i due seguirono il tunnel, alla volta di dove era scomparsa la figura che prima avevano intravisto verso la fine del condotto.

                La temperatura aumentava mano a mano che si avvicinavano fino a quando raggiunsero uno slargo, in mezzo, un fiero e spaventoso drago rosso stava raspando al suolo qualcosa, come intento a distruggere e dilaniare qualcosa con le sue immense zampe artigliate.
                Il corpo immenso e il respiro caldo e fremente, con un roco vibrare che faceva tremare le pareti riempiva l’aria rendendola quasi irrespirabile.
                Lui le fece cenno con una zampa di fermarsi, per evitarle di proseguire oltre, in modo da non attirare l’attenzione della bestia. Lei porto’ una zampa alla bocca, trattenendo il fiato per timore che il suo stesso respiro fosse troppo forte.

                Con uno scatto l’imponente il drago giro’ la testa verso i due leonidi, socchiudendo le pupille verticali come quelle dei serpenti e fiutando l’aria per interminabili istanti. L’unico rumore percepibile era il sommesso ringhiare cupo e sordo che proveniva dalla sua gola, alternato a piccoli sbuffi di fumo dalle narici. I secondi che seguirono furono i piu’ lenti che la leonide avesse mai sperimentato di vivere, ma dopo quello che sembrava un tempo infinito il dragone chino’ nuovamente il capo, riprendendo quello che stava facendo.

                Il leonide lancio’ un occhiataccia verso di lei chiudendo un istante gli occhi per riprendersi dallo spavento. Lei era pietrificata, non osava muovere un solo muscolo, gli rivolse un muto sguardo straziante e silenzioso come a chiedere cosa fare.
                Tra un unghiata e l’altra i due videro che i grossi artigli erano ricoperti di sangue, che colava in rivoletti carmini lungo le sue squame.
                Il leonide inizio’ ad avvicinarsi lentamente verso il drago, cercando di non fare rumore con i suoi passi, ammortizzando il proprio incedere con i morbidi cuscinetti delle zampe, fino a portarsi proprio vicino a lei e sussurrandole piano “a quanto pare ha trovato qualcosa con cui divertirsi”.
                Proprio in quell’istante il drago si volto’ nella direzione dei due, avvicinandosi, anche se parve non accorgersi della loro presenza. Lui con abilita’ sgattaiolo’ rapido, arrampicandosi in silenzio sul soffitto reggendovisi con i forti artigli, mentre lei cerco’ di muoversi il piu’ cautamente possibile, rimanendo nascosta, cercando di non far rumore, ma non essendo altrettanto abile, non riusci’ a muoversi altrettanto rapidamente per sottrarsi all’incedere della bestia.
                Il drago si fermo’, la testa si mosse di scatto nella direzione della leonide, annusando l’aria. Senza riflettere il leonide sgancio’ gli artigli di una zampa dal soffitto, reggendosi solo con l’altra, i muscoli tesi e gonfi per lo sforzo notevole, con rapidita’ prese una moneta dal sacchetto e la lancio’ lontano lungo il tunnel per distrarre il drago.
                Lei rimase immobile nel punto in cui si trovava nascosta, pietrificata, non osando sbattere nemmeno le ciglia.
                Il drago sbuffo’ come infastidito da qualche cosa, e nel farlo emise una nuvoletta di fumo che riempi’ quasi interamente il passagio. La leonide fece appello a tutto il suo autocontrollo per non tossire, gli occhi le lacrimavano copiosamente per il calore di quella esalazione mefitica.
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                • #9
                  Come se nulla fosse il drago si volse verso il tunnel e ando’ in quella direzione, continuando per la propria strada.
                  Non riuscendo a vedere un granche’ per il fumo che si era addensato nella parte alta del cunicolo il leonide aspetto’ che l’aria si rischiarasse per vedere cosa fosse successo. Vide la leonide ancora ferma, come una statua di sale, che osservava il tunnel verso il quale era andato il dragone. Scese dal soffitto con un aggraziato balzo e le ando’ accanto, posandole una zampa sulla spalla come per tranquillizzarla.
                  Parlando sottovoce disse “chissa’ se questo drago sa parlare, non ho mai avuto il tempo di ..conversarci”
                  Con uno sguardo strano negli occhi, forse esaltazione, forse gusto per il pericolo, la guardo’ e le disse “seguimi..” senza darle il tempo per replicare infilo’ il tunnel verso dove era sparito il drago.

                  Senza nemmeno capire il perche’, troppo rintronata e impaurita per capire bene quel che stava facendo lei lo segui’ cercando di tenere il suo incedere impaziente.
                  Aumentando un po’ il passo lei gli si avvicino’ sussurrandogli “per amore degli dei, potresti scoprirlo in un altro momento se parla? Lo so che le mie suppliche non cambieranno la tua decisione…. Ma ti scongiuro, possiamo evitare di conversare amabilmente con lui ora?” la voce implorante.
                  Ignorando le sue proteste il leonide le rivolge uno sguardo in cui si leggeva curiosita’ e audacia, si volto’ a guardarla e con tono convincente le sussurro’ “…vediamo dove va”.

                  Senza aspettare risposta il leonide continuo’ a muoversi rapidamente lungo i tunnel, seguendo la scia lasciata dal drago fino a giungere nuovamente alle spalle di questi, la mole del corpo squamoso che riempiva quasi per intero il grande tunnel fognario.
                  Sospirando esasperata la leonide si affretto’ a seguirlo in silenzio.
                  Il drago non parve accorgersi di loro continuando a muoversi silenziosamente verso la propria meta.
                  “forse sta’ andando nella sua tana” sussurro’ il leonide all’altra con tono speranzoso.
                  Per un istante il drago sollevo’ il capo come se avesse sentito qualcosa, riprendendo tuttavia subito a muoversi. Il leonide fece cenno di mantenere la calma alla compagna che in risposta abbasso’ le orecchie senza muovere null’altro. Prima di proseguire si sciolse un bavaglio che teneva legato alla caviglia e se lo porto’ alla bocca, per tenere almeno un po’ lontano i fumi prodotti dalle fauci del drago e le fece cenno di seguirlo.
                  “Dobbiamo proprio seguirlo fino alla sua tana?” fu tutto quello che riusci’ a sussurrare sbuffando lei, prima di essere costretta ad accelerare il passo per raggiungere il compagno che era gia’ corso avanti.
                  Non appena lei l’ebbe raggiungo le disse sottovoce e con cupidigia “non lo sai che custodiscono tesori?”
                  “ti importa piu’ di un tesoro che della nostra vita?” sibilo’ lei a denti stretti cercando di non parlare a voce troppo alta per l’irritazione.
                  Senza risponderle il leonide si affretto’ a percorrere un altro dei dedali di quegli interminabili tunnel sotterranei tirandosela dietro.

                  Non appena svoltarono l’ennesimo angolo arrivarono in un ampia camera, non c’era traccia del drago, eppure le sue orme terminavano proprio in questo punto, come fosse svanito nel nulla. L’ampia volta dello slargo immersa nel buio non permetteva allo sguardo di apprezzare per intero l’estensione di quella cavita’. I due leonidi si fermarono osservandosi attorno.

                  L’aria era immota e uno strano silenzio cupo aleggiava nell’aria rendendola tetra e pesante. C’era qualcosa che non andava. I senti tesi ed in allerta dei due li fece sobbalzare nell’udire una voce cupa, cavernosa, quasi proveniente da un antro esclamare vibrante e potente.

                  “A quanto pare altri insetti sono venuti a cercare la mia tana”

                  La leonide fu percorsa da un brivido non appena la voce del possente drago l’investi’ in pieno con la potenza della sua intensita’ mentre l’altro si immobilizzo’ di colpo.

                  “qui non vi sono altri odori a nascondervi” aggiunse sibilando il drago.

                  Il leonide smise di muovere anche la coda e prese un breve respiro uscendo dalle ombre digrignando leggermente i denti, mentre l’altra rimaneva dietro le sue spalle tremando leggermente.
                  “immaginavo che te ne fossi accorto.. in fondo, il mio odore non e’ la prima volta che lo senti” disse il leonide con aria quasi di sfida, dando una veloce occhiata alla cicatrice sul suo braccio destro.

                  Temendo per il peggio la leonide si porto’ le zampe alle orecchie avvinghiando la propria coda stretta contro il corpo, osservando in silenzio teso la scena.

                  “non sono il solo drago da queste parti, con chi hai avuto il piacere di fare conoscenza misero leonide?” rispose il drago scendendo lungo la parete dove si era abilmente celato, sostenendosi con gli artigli fino a calarsi dinanzi ai due, la mole enorme che occultava quasi per intero lo spazio.

                  “con un altro essere della tua specie..” rispose con fare apparentemente controllato il leonide fissando il drago dritto negli occhi.
                  Notando quell’atteggiamento di sfida, la leonide emise un soffuso miagolio di timore.
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                  “Fiumi di parole su pagine di fragile follia”
                  - Sharyel - ElghinN - SsinsS - Earithil - Sharenor - Layle - Phylith - Kea - Laira - Nashia - Anahel - Veldriss -

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                  • #10
                    “Ho gia’ avuto a che fare con un essere come te, drago… ma in quell’occasione le parole furono davvero poche…” aggiunse con tono calmo e sicuro di se’ il leonide, portando una zampa ad accarezzare il pugnale che portava al fianco sinistro.

                    “Non sei molto furbo leonide… affatto” proruppe con voce cavernosa il drago, scatenando un piccolo ghigno in reazione da parte del leonide.
                    “E’ furbo chi sopravvive” rimbecco’ quest’ultimo.
                    “Potrei dilaniarti con un colpo dei miei artigli in un solo istante, piccolo come sei,… e sfrontato” ringhio’ il drago, gonfiando il petto per l’orgoglio e facendosi piu’ grande, accompagnando il tutto con una manifestazione di potenza e soffiando dalle proprie fauci un ondata di fiamme che annerirono la parete verso cui erano state indirizzate.
                    La leonide si porto’ istintivamente una zampa alla bocca , osservando con le pupille dilatate il grande drago, non osando proferire parola, e lanciando uno sguardo timoroso verso il compagno di ventura, che invece pareva cosi’ sicuro di se’.

                    Questi si zitti’ un istante, senza pero’ evitare di mostrare un’aria di sfida verso il drago.
                    “non ti e’ bastato divertirti con quell’accozzaglia di armature senza cervello?” gli chiese.
                    Lei sembro’ voler dire qualcosa, aprendo la piccola bocca, ma poi richiudendola immediatamente rimanendosene rannicchiata a pochi passi dal compagno, pronta per scattare in una fuga se le cose si fossero messe male.
                    Il drago annuso’ l’aria verso i due, avvicinando il muso quasi a volerli sfiorare, il suo alito carico di odore di zolfo e di sangue, bollente come le fiamme che sapeva generare.
                    “come mai ti sei spinto fin qui’?” chiese il leonide “questi cunicoli li conosco come le mie tasche, non e’ mai salito cosi’ in superficie un drago”
                    Allontanando la testa con uno scatto il drago emise un soffio che pareva uno sbuffo di scherno.

                    “Non mostrarti troppo intuitivo di fronte a chi ti e’ superiore” disse con un tono volto a mettere in guardia il leonide, tirando un artigliata terrificante sul terreno a pochi passi da dove si trovava quest’ultimo.

                    Questi, sfidando la sorte non si mosse di un passo, non accennando nemmeno a muoversi.
                    La compagna osservo’ il leonide ostentare tutta quella sicurezza, e benche’ in parte ne trasse conforto e coraggio, dall’altro comincio’ a pensare a tutto quello che avrebbe voluto fare nella vita, certa che non avrebbe visto il prossimo sorgere del sole.

                    Come sorpreso da tanto coraggio il drago comincio’ a dondolare la testa come indeciso sul da farsi.
                    Il leonide lancio’ un istante uno sguardo alla compagna dietro di se.
                    Seguendo lo sguardo di questi, il drago disse “la tua compagna mi sembra molto piu’ ben disposta ed intelligente”
                    “chi lei?” chiese il leonide indicandola con un cenno del capo e emettendo un suono divertito riportando lo sguardo sul drago.
                    In tutta risposta lei si appallottolo’ come volesse scomparire mentre il drago muovendo la coda con fare nervoso sembrava pensieroso, mentre osservava in silenzio i due leonidi, gli occhi gialli le cui pupille nere si stringevano fino a formare due fessure.

                    Prendendo coraggio la leonide si passo’ la lingua riarsa sui baffi, deglutendo a vuoto, la bocca asciutta per la tensione.
                    “ti prego … grande e saggio drago..” comincio’ incerta, sollevando piano la testa, senza osare pero’ incrociare lo sguardo con quello del drago.
                    Con uno scatto da serpente il drago si volto’ verso la leonide osservandola con espressione curiosa.
                    “tu che appartieni alla razza dei saggi, la tua stirpe e’ la piu’ potente, e nessuna creatura e’ in grado di opporsi a te” continuo’ lei con voce timorosa.
                    Il leonide sospiro’ alzando gli occhi verso l’alto, nell’udire le parole dell’altra, come se stesse imprecando silenziosamente.

                    “non e’ adulandomi che avrai salva la vita piccola leonide” ringhio’ gutturalmente il drago.

                    “non e’ mia intenzione adularti” rispose sinceramente lei “ti chiedo solo un patto”.

                    “un patto?” chiese il dragone, la voce cavernosa quasi divertita.

                    “per aver risparmiata la vita” disse la leonide, “lasciaci andare e ti porteremo un grande tesoro in cambio”
                    La risata del drago che segui’ a quelle parole riempi’ l’aria, vibrando potente e roca lungo tutti i tunnel, facendo scappare gran parte dei suoi abitanti. Il drago ridacchio’ ancora per qualche istante, in quelli che sembravano ora quasi colpi di tosse divertiti.

                    Il leonide bisbiglio’ qualcosa di incomprensibile a mezza bocca, parlando tra se’ e se’. Aprofittando del momento di distrazione del drago, la leonide rivolse uno sguardo silenzioso a compagno, come a volerlo mettere al corrente delle proprie intenzioni, il suo sguardo che sembrava rendere ovvio il tentativo di distrarre il drago per dare il tempo al compagno di escogitare qualcosa.
                    Questi l’osservo’ mentre aggiungeva “un tesoro di cui non hai mai visto l’eguale, una gemma molto preziosa che potrebbe far invidia ai tuoi simili”.

                    “saro’ io a proporvi un patto” proruppe con voce cavernosa il drago.
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                    • #11
                      La leonide lascio’ andare la coda, sollevandosi lentamente e muovendosi piano, come si dondolasse da un piede all’altro, mentre l’altro tese i muscoli, come se volesse prepararsi a qualsiasi situazione si presentasse.

                      “quale, possente drago?” chiese lei, agitando la coda e sferzando l’aria a destra e a sinistra, come per attirare l’attenzione su di se.

                      “il mio padr…” comincio’ a dire il drago, correggendosi immediatamente con uno sbuffo innervosito.

                      “Sto’ cercando una cosa, ma uscire di qui mi crea sempre problemi” disse ringhiando quasi infastidito dall’idea.

                      “cosa cerchi?” chiesero la leonide ed il compagno quasi all’unisono.

                      Il drago dondolo’ la testa da un lato all’altro, come valutando le parole piu’ corrette da usare.
                      I due leonidi si guardarono per una frazione di secondo, lei come se volesse valutare le intenzioni dell’altro e lui come se volesse farle capire di prendere tempo.

                      “Noi draghi siamo conosciuti per la nostra riconoscenza verso chi ci aiuta” disse il drago con voce cavernosa.

                      “io conosco i draghi solo per le stragi che fanno e per la loro potenza” ribatte’ il leonide mordendosi leggermente il labbro inferiore come soppesando le parole del drago.

                      “ e la loro saggezza, e la pazienza limitata…” aggiunse l’altra abbassando la coda nel smettere di muoverla.

                      “prima di chiedervi cio’ che cerco, dovrete dimostrarmi di potermi essere utili..” seguito’ il drago come non li avesse nemmeno sentiti, “a questo mondo ci sono delle piccole sfere, che voi umani usate come luci, portatemene una che protegga dal freddo e un’altra dal fuoco, le desidero”

                      Il leonide si guardo’ attorno perplesso, riflettendo sul da farsi senza allentare la tensione sui muscoli, non essendo certo di aver scampato il pericolo. L’altra lo guardo’ dubbioca, deglutendo a vuoto.

                      “Se vi mostrerete capaci di portarmele, vi diro’ cosa cerco e vi ripaghero’ profumatamente” ringhio’ il drago, sollevandosi a ostentare la sua mole.

                      Alzando un istante gli occhi come pensieroso, il leonide rivolse un occhiata al drago chiedendogli “dove potremmo trovare queste sfere che ci hai menzionato? Non mi pare di averne mai sentito parlare, quanto meno la mia memoria non annovera simili artefatti”

                      Con voce antrale e cupa il drago ribatte’ quasi seccato “Sta a voi cercarle, sciocco, altrimenti come proverete la vostra capacita’! sembrate deboli…. debolissimi..”

                      “Non eravamo a conoscenza di tali artefatti, ma la nostra saggezza non e’ paragonabile alla tua, tuttavia questo non significa che non siamo in grado di trovarle, se esistono te le porteremo” intervenne con voce incerta la giovane.
                      “Vedremo…attendero’ due giorni a partire da domani” tuono’ il drago
                      “due giorni??” esclamo’ la leonide inorridita, mentre il compagno osservava il drago con espressione altrettanto stupita, “due giorni e’ un tempo impossibile! Non faremo mai in tempo a viaggiare ..” cerco’ di protestare lei, ma il drago la zitti’ con uno sguardo e un ringhio gutturale dicendo “e’ quanto tempo vi serve…”

                      Il leonide annui’ leggeremente, pensieroso, riflettendo sul da farsi mentre lei trattenne il fiato non osando controbattere ulteriormente le parole del drago per timore di scatenare la sua furia.

                      “Per farvi correre piu’ veloci, vi diro’ che sarete ampiamente ricompensati” proruppe ancora il drago, strappando un lamentoso gemito alla leonide mentre l’altro serrava i pugni, ormai consapevole che non esistevano alternative se non assecondare quella richiesta.
                      “Nel frattempo, per assicurarmi che svolgiate il vostro compito…” inizio’ il drago, portando poi la zampa sinistra alle fauci e strappandone due piccole scaglie rosse.
                      Il risposta la leonide mosse un passo indietro drizzando inconsapevolmente il pelo nel vedere le zanne del drago e senza accorgersene si passo’ la lingua sulle proprie, come a volerle confrontare.
                      Ancora sbigottiti i due accettarono le scaglie che il drago spinse, con il muso, loro davanti. Le osservarono per qualche istante con riluttanza, come incerti se raccoglierle o meno, avvicinandosi entrambi con sospetto, le osservarono in silenzio, mirando le sfaccettature e lo scintillio che emettevano.
                      “alla fine del compito me le restituirete” tuono’ il drago “con queste potro’ scrutare su di voi e seguirvi attentamente, sempre…”
                      “odio essere controllato..” ringhio’ a mezza bocca il leonide, mentre la luce proveniente dalle scaglie illuminava fiocamente il tunnel con un colore rossastro cangiante.
                      Con un ringhio profondo e potente il drago artiglio’ il terreno dinanzi a se’, aprendone profondi solchi, come fosse stato burro.
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                      • #12
                        Il leonide bisbiglio’ qualcosa a mezza bocca, e poi disse “va bene… va bene..”.
                        Se mai prima avesse preso in considerazione di buttare via la scaglia appena uscita da quel posto, la leonide parve ripensarci un attimo a quello scoppio di potenza e si limito’ a prenderla in silenzio.
                        Il compagno fece altrettanto, facendola scivolare in un sacchetto che portava al fianco, con aria quasi scocciata.
                        “Sara’ meglio per voi che vi muoviate subito” ringhio’ il drago, zittendo le proteste dei due, e senza attendere oltre, con un poderoso baldo supero’ i due atterrando con potenza alle loro spalle, facendo vibrare per un attimo tutto attorno.
                        “ ci rivedremo presto leonidi…” pronuncio’ come ultime parole il drago, prima di andarsene e lasciarli soli, immersi nuovamente nella normale e confortante penombra delle fogne.
                        I due rimasero in silenzio alcuni istanti, il cipiglio sullo sguardo di lui era evidente, sembrava scocciato della situazione, e per nulla contento della piega che avevano preso i fatti.
                        Osservando la scaglia e rigirandola in mano lei disse “beh almeno fa luce..”
                        “che gran conforto” ribatte’ lui sarcastico, per tutta risposta lei si passo’ una zampa sul viso per allentare la tensione e indicandolo poi gli disse con fare accusatorio “e’ tutta colpa tua comunque, chi e’ che ha voluto seguire il drago fino nella sua tana?! Eh? Se tu non ci avessi cacciati in questo guaio!” ringhio’ lei aprendo le braccia.
                        Lui diede un piccolo calcio ad un sassolino sbuffando come se non l’avesse sentita, nel vedere la sua indifferenza lei si giro’ verso la parete e la prese ad unghiate per sfogare la tensione fino quasi a consumarsi gli arigli, ringhiando e agitando la coda come una forsennata.
                        “risparmiati le energie” le disse pacatamente il leonide con aria pensierosa
                        “Ti prenderei a calci nel sedere se non sapessi che mi manderesti al creatore” ribatte’ lei con fare stizzito indicandolo con una zampa con fare accusatorio.
                        Tutto cio’ che ebbe in ricambio fu un occhiata dura e penetrante che le fece scorrere un brivido lungo la schiena, ma non le impedi’ di aggiungere “ma tu no! Tu sei fottutamente pazzo! Pazzo! hai capito?”.
                        “La tua presenza inizia quasi a infastidirmi quanto quella di quel folle drago..” le disse con tono che non lasciava presagire nulla di buono.
                        In risposa lei abbasso’ le spalle rassegnata, non aveva senso litigare con quello strano leonide ora, per giunta essendoci obbligata a passare i prossimi due giorni. Inspirando a fondo per riprendere il controllo di se’ lo guardo e con calma gli chiese “Beh posso sapere almeno come ti chiami?”.
                        Lui la guardo’ con sprezzo sollevando un sopracciglio con fare scocciato “e’ importante saperlo?” le chiese di rimando.
                        Lei abbasso’ le orecchie, girando la testa di lato come offesa e lui rincaro’ dicendole “mi pare cha ci siano cose ben piu’ importanti al momento”, “se dovro’ passare le prossime quarantotto ore con te, sentendo lo sguardo di un drago sul mio pelo, si, e’ importante saperlo” tento’ ancora lei.
                        “se non ci sbrighiamo, il mio nome non durera’ ancora molto su queste terre..” tento’ lui seccato.
                        Lei lo osservo’ ancora qualche istante, altrettanto nervosa e poi gli diede le spalle per non dover sopportare quel suo sguardo di superiorita’ bofonchiando a mezza voce “non ti disturbare a dirmelo…”, poi si mosse guardandosi attorno, come se fosse intenzionata ad andarsene per conto suo e aggiunse con voce distaccata “come si esce da questo posto?”
                        Lui la osservo’ qualche istante, impossibile dire a cosa stesse pensando, o cosa vedesse in lei, ma le disse “chiamami come mi chiamano tutti, …la Volpe Grigia”.
                        Lei si volto’ lentamente, osservandolo per un istante con espressione piu’ calma, quasi pacata e disse semplicemente e con voce ragionevole “non credo che tutti possano dire di aver conversato con un drago assieme a te… Volpe Grigia”.
                        Mise leggermente un po’ piu’ di enfasi nel pronunciare il suo appellativo, quasi volesse sottolineare il distacco che provava verso quel modo freddo di chiamarlo.
                        Lui annui’ leggermente con il capo dicendole “ma se puoi evitare di chiamarmi, e’ meglio ancora”, tossicchio’ come se sottointendesse che gli pesava averla al seguito.
                        “E come dovrei chiamarti?” sbotto’ lei, di nuovo sull’orlo dell’esasperazione, continuando con tono caustico e provocatorio “ti dovrei chiamare, sua maesta’ inseguitore impavido di draghi?
                        “staremo appiccicati per due interi giorni… hai necessita’ di chiamarmi? Rispose lui sbuffando vistosamente seccato.
                        “allora… Coso, sai come uscire da qui? Lo provoco’ lei
                        “non e’ che possa andare tanto lontano con questo addosso…” cerco’ lui di dire con pragmatismo, mostrando la scaglia rossa che teneva nel sacchetto con aria scocciata.
                        “perche’…..Coso… io non lo so” continuo’ lei imperterrita, mettendo a dura prova la sua pazienza
                        “sai … Coso… il mio nome e’ Phylith” seguito’ lei con tono sempre piu’ provocatorio.
                        Lui si passo’ una zampa sul muso, per evitare di parlare e prendere drastiche decisioni, solo gli dei sanno cosa trattenne il suo pugnale dall’aprire in due il petto di quella giovane leonide e con un grande autocontrollo emise uno sbuffo ed esclamo’ “Bha! Al diavolo! Chiamami Seht, e non una parola di piu’ intesi”, per enfatizzare il tutto le punto’ un dito davanti alla faccia, guardandola con fare minaccioso.
                        Lei parve quietarsi immediatamente, come l’aria dopo un temporale e lo guardo’ mite “grazie” gli disse con sincerita’ “da dove iniziamo?”.
                        Lui sospiro’ per scaricare la tensione, agitanto la coda lentamente e le rispose “cosa vuoi che ne sappia”.
                        Con tono di voce calmo e per niente provocatorio, come se niente di prima fosse mai accaduto, Phylith chiese a Seht “dovremo chiedere in giro, so che sai uscire di qui, iniziamo da questo”
                        “Ovvio che so uscire da qui” ribatte’ lui con orgoglio “non l’ho mai messo in dubbio, o non avrei seguito la tua coda in bocca ad un drago” gli rispose lei con sincerita’.
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                        • #13
                          “Ci sono dei saggi” aggiunse dopo qualche attimo di silenzio “potremmo chiedere anche ad un maestro elementalista” aggiunse lui come se stessero prendendo in considerazione varie ipotesi, “si, credo sia una buona idea” rispose lei pensierosa, la coda flessuosa che si muoveva al ritmo di quella di lui.
                          Seht alzo’ la zampa per cercare di dimenticare quanto gli era accaduto fino ad ora e incrocio’ lo sguardo di Phylith che lo guardava con una sorta di ammirazione e di speranza. “pensiamo al da farsi, non perdiamoci in inutili chiacchiere, e vedi di stare al mio passo, non sopporto chi rallenta i miei lavori” le disse.
                          “allora andiamo, ci sara’ tempo per chiacchiere, ne ne avrai voglia” gli rispose con aria tranquilla aggiungendo poi “non ti rallentero’ il passo” e dicendo questo gli si mise al fianco come pronta per andare.
                          Seht alzo’ gli occhi al cielo pensando a qualcosa che tuttavia non espresse e le fece cenno di seguirlo, mormorando solo “lo spero…”
                          Phylith lo guardo’ con orgoglio dicendo “ e’ una promessa”, “spero, o diventera’ una mia minaccia…” le disse con tono piu’ duro di quanto avesse inteso usare, sbuffando nervosamente.
                          Senza scambiarsi altre parole i due percorsero in un teso silenzio i dedali di fogne, Seht si muoveva con passo sicuro, quello in fondo era il suo regno, niente avrebbe potuto fargli mettere un piede in fallo, molti anni erano passati dalla prima volta che era sceso in quel posto, e ormai lo conosceva come le sue tasche, quello era il suo posto, la sua casa.
                          Senza indugio riporto’ entrambi alla luce del sole, prima di risalire dal tombino che portava in una delle stradine di Knesya estrasse qualche abito da una sacca e con perizia e rapidita’ si cammuffo’ con gli indumenti tipici di quella citta’, calandosi bene il cappuccio sul viso per non farsi riconoscere. Con una zampatina sistemo’ il finto seno e provo’ ad assumere un tono di voce femminile. Lei lo osservo’ sbalordita assumere tanto facilmente sembianze del tutto diverse, la sua abilita’ nel camuffarsi era straordinaria, credeva che se non avesse saputo chi fosse in realta’ non l’avrebbe distinto di certo dalle altre comari di quella citta’.
                          Cerco’ a sua volta di calarsi il cappuccio sul viso e di nascondere il suo fulvo pelo sotto il mantello, ma era certa che anche un occhio piu’ attento , avrebbe di certo scoperto la sua messinscena, guardandolo ancora una volta, si disse che in fondo, aveva molto da imparare da quell’individuo cosi’ strano e annuendo, lo segui’ in silenzio.
                          Lui li guido’ rapido e infallibile tra le strade di Knesya, scegliendo sempre quelle meno frequentate, dove avrebbero incontrato meno guardie, e presto furono fuori dalle porte cittadine. Misero una bella distanza tra loro e le mura della citta’, portandosi fuori dalle strade carovaniere comuni.
                          Appena fu certo di essere in un luogo tranquillo si disfo’ degli abiti con cui si era camuffato e li rimise con cura nella borsa da viaggio.
                          “sicuro che non hai idea di cove trovare queli artefatti? Sembri uno che la sa lunga, possibile che non ne hai mai visto uno” gli chiese Phylith abbassando a sua volta il cappuccio sulle spalle, e liberando la giovane criniera alla brezza serale.
                          “a dire il vero si… l’ho barattato per uno scambio … un po’ di monete” ammise lui sbuffando con aria scocciata.
                          “che bel tempismo.. e ricordi a chi l’hai venduto?” gli chiese passandosi una zampa dietro l’orecchio e sospirando.
                          “che vuoi che ci facessi con una sfera di quel genere..” le rispose Seht con aria pensierosa.
                          “se trovassimo a chi l’hai venduta, potremmo riprenderla, barattando qualcosa d’altro” propose lei con espressione carica di aspettative.
                          “Se non erro quando l’avevo incontrato aveva espresso le sue intenzioni di recarsi a Tyrosh e di fermacisi per qualche mese, se non ha cambiato piani, dovrebbe trovarsi ancora li’” disse lui sovrapensiero.
                          Notando l’indecisione di Seht lei chiese “bene, allora facciamo rifornimento e andiamoci, cosa stiamo aspettando?”.
                          Il leonide parve quasi in imbarazzo, e tossicchio’ falsamente
                          Phylith lo incalzo’ “Dovremmo farcela entro la notte a raggiungere la citta’, una volta li’ avremo tutto il mattino per cercarlo, anzi ne sono sicura”
                          “sono anni che non mi reco in quel luogo..” cerco’ di spiegare lui in con un tono strano.
                          “hai problemi a Tyrosh?” chiese lei come non capendo dove volesse andare a parare.
                          “Io? No.. “ cerco’ di dissiumulare Seht “allora? Andiamo, saremo li’ in un paio di ore al massimo” chiese lei di rimando sollevando un sopracciglio.
                          “e’ che… mi muovo spesso di notte” tento’ di spiegare lui con voce che lasciava intuire che non stava dicendo tutto.
                          Phylith lo osservo’ da capo a piedi senza farsi vedere, comprendendo ora dove volesse andare a parare e per guadagnarsi un po’ di fiducia decise di non obbligarlo ad ammettere che non ricordava la strada per arrivarci.
                          “a dire il vero io non sono abituata a percorrere lunghe distanze senza sosta, percio’, ti dispiace se faccio io il passo, in questo modo non ti importunero’ con soste eccessive”, “naturalmente seguiro’ le tue indicazioni sulla strada piu’ diretta, se mi vedrai sbagliare sentiero” aggiunse poi per metterlo in una posizione di comando comunque.
                          “per me va bene, cosi’ non dovro’ girarmi per vedere a che punto sei…” ammise lui con tono duro, come se volesse rimarcare la propria superiorita’.
                          Non aggiunsero altro, sistemandosi il mantello sulle spalle Phylith si mise in cammino, badando a scegliere sentieri meno battuti almeno fino a quando furono usciti dalle terre knesyane, fecero tappa lungo la strada in un piccolo villaggio al confine dove presero delle provviste, mangiarono e si dissetarono e dopo essersi dati una rapida ripulita si misero in viaggio in silenzio.
                          Non si scambiarono parole mentre camminavano, lei teneva un buon passo, controllando di tanto in tanto la loro posizione nello scrutare le stelle. Si dovettero fermare solo una volta, una volta superate le colline che dominavano la pianura in cui sorgeva la citta’ di Tyrosh.
                          Phylith si fermo’ a riprendere fiato, sedendosi su un masso bevve un sorso d’acqua dalla borraccia, e posando la schiena sul tronco d’albero alle sue spalle si soffermo’ a osservare Seht.
                          “ da quanto tempo non hai compagnia?” gli chiese
                          “compagnia?” ribatte lui osservandola in piedi, senza mostrare cenno di aver bisogno di fermarsi.
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                          “Fiumi di parole su pagine di fragile follia”
                          - Sharyel - ElghinN - SsinsS - Earithil - Sharenor - Layle - Phylith - Kea - Laira - Nashia - Anahel - Veldriss -

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                          • #14
                            “ti comporti come uno che non e’ mai stato piu’ di tanto con qualcuno di cui si fidasse” gli disse Phylith guardandolo con espressione tranquilla.
                            Seht si sedette pensieroso, incrociando le braccia e le ginocchia, senza rispondere.
                            “apprezzo che tu mi abbia detto il tuo nome” gli disse lei rivolgendogli uno sguardo calmo e mite.
                            “io mi fido solo delle mie zampe, e solo perche’ ce le ho attaccate” rispose lui dopo un po’ bruscamente.
                            “si anche io…” rispose lei girandosi dall’altro lato e osservando la pianura che si apriva davanti ai loro occhi, alle prime luci dell’alba il paesaggio appariva stranamente quieto, avvolto solo dalla fioca nebbiolina mattutina che lentamente andava disperdendosi mano a mano che i raggi del sole riscaldavano l’aria.
                            “beh andiamo allora…” disse lei, alzandosi poi senza aggiungere altro, con un espressione forse un po’ mogia.
                            Seht si morse il labbro, ripensando a quel che aveva fatto, e perdendosi in pensieri che non rese manifesti, e sbuffando leggermente la segui’.
                            Arrivarono a scorgere le grandi mura difensive della citta’, enormi blocchi di pietra che superavano i trecento piedi nei punti piu’ alti, quattro imponenti portoni serravano le entrare principali, da cui frotte di mercanti passavano con i carri per portare la loro mercanzia da terre lontane.
                            Appena giunti in prossimita’ di quelle alte mura Phylith cedette il passo a Seht, senza bisogno che glielo chiedesse e con fare tranquillo gli si mise al fianco, lasciando che fosse lui a decidere da che parte incominciare la ricerca.
                            Da quanto avevano scorto la citta’ avevano impiegato quasi un ora a raggiungerla, ora i raggi solari lambivano le alte guglie dei bianchi palazzi, rischiarando la strada. Tra tutte le capitali del regno questa era sicuramente la piu’ vasta, innumerevoli quartieri e altrettante persone popolavano questa fortificazione.
                            Senza indugio i due iniziarono a percorrere le sue strade, che mano amano andavano sempre piu’ riempiendosi di gente e di chiacchiericci. Mercanti, visitatori e cittadini, si riversarono sempre piu’ nelle strade, mano a mano che la citta’ si svegliava.
                            “ricordi com’e’ la persona che stiamo cercando?” chiese Phylith a Seht guardandosi attorno con circospezione, la vastita’ di quella citta’ la metteva a disagio.
                            “Il mio fiuto dice che e’ da queste parti, e certo che me lo ricordo…” ribatte’ lui con fare concentrato, scrutando con attenzione ogni via mentre camminavano fianco a fianco.
                            Percorsero in lungo e in largo la citta’, senza sosta e senza parlare, la frustrazione di lui era evidente ad ogni altro passo inconcludente, e l’inquietudine di lei si faceva sempre piu’ alta mano a mano che i minuti scorrevano troppo veloci per i gusti dei due.
                            Con riluttanza, come se sperasse in una risposta negativa Phylith propose “se me lo descrivi… possiamo dividerci e cercarlo in due..”
                            “sarebbe troppo lungo descrivertelo, faccio prima ad affidarmi al mio naso, so che e’ qui” rispose Seht con fare nervoso.
                            Lei annui’ sollevata dal non doversi separare da lui e riprese a camminare a mezzo passo dietro seguendolo in silenzio.
                            Dopo qualche altra svolta inutile per le viuzze cittadine, Seht accelero’ il passo, quasi avesse finalmente scorto una traccia di colui che stavano cercando.
                            Trotterellando lei cerco’ di stare al passo e lo segui’ svoltare per un altro numero imprecisato di vie e stradine innoltrandosi in uno dei quartieri piu’ infimi. Girato l’ultimo angolo Seth si fermo’ di colpo, in mezzo alla strada c’era un mezz’elfo.
                            Lei rimase dietro a Seht che invece si avvicino all’individuo con un cenno di saluto “ci incontriamo di nuovo, mezz’elfo” gli disse avvicinandosi lentamente e con fare sicuro.
                            Phylith per contro rimase in posizione subordinata rispetto a Seht, tenendo le orecchie basse, mentre la cosa si muoveva lenta e sinuosa in risposta ai movimenti di lui.
                            “e si, salve” rispose con tono strano il mezz’elfo osservando Seht
                            “se non sbaglio…. Si… mi pare siete voi il mezz’elfo con cui avevo fatto lo scambio di quella merce..” inizio’ il leonide come pensieroso, poggiandosi una zampa sotto il mento e aggiungendo dubbioso “si, dovete essere voi”.
                            “si guardi pero’, io l’ho venduta a un viandante purtroppo non la tengo piu’” disse il mezz’elfo con aria incerta, aggiungendo dopo un po’ con aria stranita “l’ho venduta a un viandante, quindi purtroppo non la tendo piu’”
                            Phylith osservo’ in silenzio e con perplessita’ quello strano individuo che sembrava poco sveglio a parer suo per poi spostare lo sguardo su Seht, chiedendosi cosa avrebbe fatto.
                            Il leonide rimase in silenzio un istante, stringendo i pugni con frustrazione e chiese poi con voce piu’ dura e tagliente di quanto avesse inteso “voi avete fatto cosa?”.
                            Seht tossicchio’ per riprendere il controllo di se’ cercando di trattenere le altre parole che gli stavano per affiorare alla bocca, evitando di vomitarle addosso a quel piccolo mezzo omuncolo e mezzo elfo inutile.
                            “le posso dire dove trovarla pero’, guardi la puo’ trovare in una grande citta’ assediata” disse con tono di voce semplice il mezz’elfo, quasi volesse prendere per i fondelli il leonide.
                            Phylith osservo’ con preoccupazione la tensione del compagno, sperando per il meglio, ma questi si limito’ a fissare duramente l’altro dicendogli “starete forte scherzando spero..”
                            “il viandante non riusciva a trovarla, quindi l’ha comprata da me” disse con tono sciocco come fosse un ovvieta’ il mezz’elfo.
                            Nella strada prima deserta il silenzio fu rotto da un bambinetto del luogo che rincorrendo una palla fece un po’ di schiamazzo. I nervi tesi del leonide cedettero e con un rapido gesto impietoso lancio’ un pugnale verso il bimbo, uccidendolo sul colpo e ringhiando in tono di minaccia verso il mezz’elfo attonito “non ho tempo da perdere mezz’elfo!”
                            Preoccupata per le conseguenze di quello sbotto di rabbia Phylith si avvicino’ con calma a Seht come per metterli la mano sul braccio, ma desistette dal toccarlo nel sentire il roco ringhio gutturale proveniente dalla sua gola, temendo che avrebbe ucciso anche lei in quel momento.
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                              “quell’oggetto mi serve e anche in fretta!” ringhio’ cupamente Seht in direzione del mezz’elfo, che era rimasto ancora stupidamente con la medesima espressione dipinta sul volto.
                              Facendosi coraggio Phylith sussurro’ piano a Seth “ti prego.. non perdere la calma, ci rallenterebbe se le guardie accorressero..” andando poi a occultare con rapidita’ il piccolo corpicino esanime, senza mostrare cenno di rimpianto.
                              “fate in modo di recuperarlo il prima possibile” ingiunse Seht senza staccare gli occhi assassini dal mezz’elfo, le zanne snudate e il viso contorto per la tensione, “o la vostra testa sara’ piu’ leggera di quanto non abbiate mai sentito” aggiunse poi con un tono di minaccia.
                              Passo’ qualche istante di cupo silenzio in cui il solo rumore era quello di Phylith che finiva di disfarsi del corpo del bambino gettandolo dentro un tombino a lato della strada.
                              Seht cerco’ di placare il suo desiderio di risolvere facilmente le cose con un lungo sospiro senza staccare gli occhi di dosso dal mezz’elfo, le zampe sempre pronte a sferrare un attacco mortale.
                              “una questione che riguarda lei, non me” disse quest’ultimo con vocetta sciocca e irritante che gli valse un ringhio da parte del leonide.
                              Lesta e senza pensare alle conseguenze Phylith si porto’ al fianco del compagno e gli pos’ una mano sul braccio sussurrandogli piano all’orecchio per placarlo “ti scongiuro…. Se lo uccidi ora non sapremo mai…”
                              Non fece in tempo a finire la frase che da dietro un angolo della strada un cittadino notando il sangue a terra, che solo ora Phylith si accorse di aver dimenticato di pulire nella concitazione del momento, urlo’ e se la diete a gambe, richiamando l’attenzione sui tre.
                              La leonide si porto’ le zampe al viso sospirando, sentendo aria di guai imminenti, mentre il suo compagno si limito’ a ringhiare arrabbiato per la frustrazione.
                              “fate in modo di trovare quell’oggetto che vi ho smerciato!” ordino’ con urgenza al mezz’elfo.
                              “cerchiamo di sbrigarci” interruppe la leonide con tono allarmato “qui’ tra poco sara’ pieno di guardie..” aggiunse guardandosi attorno con apprensione.
                              “mi sta venendo in mente un sistema molto sbrigativo” ringhi’ tra i denti Seht osservando con espressione dura il mezz’elfo che seguitava a sorridere con espressione ebete.
                              La minaccia del leonide non ebbe tempo di fare effetto che un drappello di guardie armate giunse dal lato principale della strada, con passo baldanzoso e audace “che succede qui’! chi siete?” chiesero malamente in direzione dei tre.
                              Seht lancio’ una rapida occhiata alle guardie, mormorando tra se’ un imprecazione e sollevando un sopracciglio perplesso nell’udire il mezz’elfo dire “guardie, mi stanno minacciando a morte”
                              Senza perdersi d’animo e rigirando la situazione il leonide disse con il tono piu’ convincente che gli riusciva “guardia, questo mezz’elfo mi ha derubato!”, inizio’ una serie di battibecchi e di accuse dall’una e dall’altra parte che si zittirono quando una delle guardie mise a tacere tutti urlando” INSOMMA SILENZIO! Deponete le armi! Tutti!” ingiunse, puntando a sua volta la lancia verso i tre.
                              “deporre cosa? Cercare piuttosto di far valere la legge in questo posto!” sbotto’ Seht indicando il mezz’elfo con aria corrucciata.
                              La guardia ripete’ l’ingiunzione di disarmarsi aggiungendo poi “bene ed ora ci seguirete!”
                              Phylith rinfodero’ lentamente il proprio pugnale, mostrando le zampe nude in segno di resa, mentre Seht borbottando nervosamente tra se’ fece altrettanto annuendo lentamente.
                              “non vogliamo creare guai, avremmo fretta, che il mezz’elfo ci dia il maltolto e ce ne andiamo” disse Phylith con calma, tenendo sempre le mani ben in vista, conscia che se le guardie li avessero obbligati a un interrogatorio avrebbero perso tempo prezioso.
                              “andate a Hellerrion, forse troverete quel che vi occorre” disse il mezz’elfo.


                              ..... to be continued...
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