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Diario Ilia - Uvaldon {Cammiando tra luci e ombre}

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  • Diario Ilia - Uvaldon {Cammiando tra luci e ombre}

    1. L'incontro a Mallia

    Tempio di Syriel - Knesya -

    "Ilia, il sacerdote Archeus ha bisogno di parlarti"
    Camminando lungo la navata del tempio pensavo ai possibili motivi di tale convocazione, non credevo di aver mancato in qualcosa, eppure raramente venivo convocata dal priore Archeus e quando accadeva era per una mia mancanza o per discutere del mio futuro.
    "Ilia, accomodati, oggi ho per te grandi novita', ho parlato dei tuoi doni con il maestro degli evocatori che risiede qui a Knesya, purtroppo lui non e' in grado di seguire i tuoi studi, ha molti allievi quest'anno ma ti ha raccomandata al maestro evocatore di Mallia. Partirai oggi stesso per incontrarlo, una consorella del tempio ti scortera' fino all'accampamento dei grifoni. Ti auguro di dare il meglio di te negli studi e ricorda che qui sarai sempre la benvenuta"
    Mallia!
    Cosa dovevo andare a fare a Mallia io non ero mai uscita da Knesya e ora mi spedivano in una città lontanissima. Oh! Syriel! Cosa mai avro' fatto per meritare una cosa simile!
    Alla fine del colloquio con il sacerdote Archeus, Lyriel la prima consorella era gia' fuori dalla porta ad attendermi con un piccolo fagotto contenente le mie cose. Al mio sguardo che probabilmente le sara' apparso impaurito o forse sgomento il suo sorriso si accese e cercò di rassicurarmi circa il mio futuro.
    "Ilia, sappi che fratello Archeus conta molto su di te, egli e' assolutamente convinto che il tuo dono servira' a servire Syriel e la luce, ti manda a Mallia affinche' la tua conoscenza del mondo si ampli, conoscerai persone, costumi, abitudini che qui a Knesya ti sarebbero preclusi, confida sempre nella nostra Signora e nel tuo istinto. Possa Syriel guidarti e farti trovare tanti amici!"
    Mentre mi parlava avevamo gia' oltrepassato i cancelli della città le guardie cordiali ci salutarono augurandoci ogni bene, ero fuori da Knesya, ero fuori dalla città che mi aveva accolto, protetto per tutta la mia vita.
    I campi erano estesi, di un verde lussuregiante, in lontananza vedevo i contorni sfocati delle mura di una città che sapevo essere Anthais, la città fortino di Levhian, mi guardavo intorno, incuriosita ed emozionata, sentivo che la mia mente non riusciva a cogliere tutto quello che il mio sguardo vedeva ed ero delusa, avrei voluto soffermarmi a vedere tutto. Colsi con la coda dell'occhio una strana creatura dalla pelle verde che si nascondeva tra gli alberi, una driade mi disse la consorella, una creatura della natura molto legata ad essa.
    L'accampamento dei grifoni era stranissimo, un recinto in cui erano governati molti esemplari occupava la maggior parte del terreno, di fianco un laghetto con un acqua molto trasparente, mi ero soffermata a guardare il mio riflesso in esso quando la consorella Lyriel richiamo' la mia attenzione. Il grifoniere aveva preparato una cavalcatura alata per me, mi aiuto' a salire, non ebbi nemmeno il tempo di salutare che ero gia' in volo. Vedevo il terreno allontanarsi velocemente, per l emozione credo di aver stretto fin troppo le redini di quella povera creatura che mi trasportava, eppure ella, probabilmente abituata a cio' non si lamento'. Non so con precisione quanto duro' il viaggio, scorsi montagne, fiumi, mari, probabilmente duro' delle ore che per me trascorsero come fossero minuti, mi ero appena abituata al grifone che eccolo pronto a prepararsi all'atterraggio. Mallia, diventava sempre piu' chiara a nord, arroccata nelle vicinanze del mare mentre a sud i campi si perdevano a vista d'occhio.
    Il grifone atterro' nelle vicinanze della porta nord di Mallia, con una certa difficoltà nonche' malagrazia lo ammetto, lascai quella povera creatura, che probabilmente sollevata dall'aver terminato il suo incarico si librò in aria scomparendo con la stessa velocità di un battito di ciglia.
    L'ansia mista all'emozione accompagnarono i miei primi passi all'interno della città, una guardia fu cosi' gentile da accompagnarmi presso colui che sarebbe diventato tutore dei miei studi. L'incontro, bizzarro devo dire, si svolse velocemente e senza molti convenevoli, probabilmente ciò fu dovuto anche alla presenza di alcuni studenti che richiedevano la sua attenzione, certamente avrei preferito essere una di esse ma egli pensò che non ne avessi la necessità.
    Oh, quanto si sbagliava! Mi spiegò alcuni rudimenti, mi consiglio di riposare e di presentarmi nella palestra il giorno successivo, dove avrei potuto mettere in pratica gli insegnamenti della giornata.
    Non ebbi molta difficoltà a raggiungere la taverna che vidi essere frequentata da molti avventori, alcuni accompagnati da strane creature. La locandiera Silly, fu gentile nel mostrarmi la mia stanza, era l ultima di un lungo corridoio. Poco prima che raggiungessi l'alloggio che mi era stato riservato da una stanza adiacente ne usci un elfo, l'altezza era simile alla mia, ma i suoi capelli erano neri come la notte priva di stelle, mentre lo sguardo che incrociò il mio, per poco perche' ebbi il buon gusto e l'educazione di abbassare lo sguardo, era di un verde simile ai campi che dall'alto avevano ispirato il mio cuore.
    L'incontro non fu altro che un attimo, un battito d'ali, eppure mi rasserenò poiche' credevo, non avendo visto ostilità nel suo sguardo, che le persone residenti in Mallia fossero cordiali. La locandiera mi mostrò la mia stanza dicendomi di non preoccuparmi visto che la palestra era proprio di fronte alla locanda e quindi non avrei tardato, l'indomani ad iniziare i miei allenamenti. Spossata, ma anche emozionata mi ritirai in quella che sarebbe stata la mia casa per i prossimi mesi, pronta a mettere in pratica quanto imparato.
    L'alba mi ridesto' dal mio sonno di malagrazia, in sincerità le emozioni del giorno prima avevano agitato il mio animo che aveva tardato ad acquietarsi e a far riposare la mente oltre che il corpo. Non riuscivo ancora a crederci ero a Mallia, da sola, lontana dalla sicurezza del tempio e mi apprestavo ad allenare i miei poteri.
    Prima di entrare in palestra, mi consigliarono di compare due cani che potessero aiutarmi negli allenamenti, non avevo mai posseduto degli animali, ed ero entusiasta della prospettiva di non essere totalmente sola in questa avventura. I mastini, questa era la razza che mi aveva consigliato la proprietaria erano molto affettuosi, ma si dimostrarono implacabili nel proteggermi. Quando mi presentai la seconda volta nella palestra mi indicarono un area dal tappeto verde dove uno alla volta si presentavano degli avversari. Credo di essermi allenata per molte ore, quando in un attimo di stanchezza, la situazione precipitò, non riuscivo ad oppormi ad una falena gigante e credo che sarei di sicuro rimasta ferita se l'elfo del giorno prima non fosse comparso e prontamente mi avesse aiutato con essa. Lo sguardo di quell'elfo mi scrutava e non capivo quali fossero le sue intenzioni, certamente gli ero grata di quanto aveva fatto, ma era tenebroso per cui questo mi rese titubante, poi lui sorrise e quel sorriso gli illuminò il volto, l'ombra che avevo visto o creduto di vedere era scomparsa. Non ricordo bene cosa mi disse, ricordo solo che sorrisi e gli tesi la mano ringraziandolo dell'aiuto, lui la trattenne per un attimo e poi si presentò dicendo "Salve io sono Uvaldor Fuinur".
    Ainu Anie Culnamo
    Tellerryn Earwen Tasardur, della Quiete il Sussurro
    Cleindori Claddath Ilharess [Matrona]
    Yisa, Paladina di Myreck
    Willow di Garenwood --,--'-@ La Cantastorie @-'--,--
    Ilia Annael Calien [ Dono di Luce ]


  • #2
    Camminavo per le vie di Mallia, il volto camuffato da un cappuccio per non farmi riconoscere dagli occhi indiscreti dei miei inseguitori e la testa a Kudres, alle sue estese foreste verdi e bellissime, all’odore di muschio fresco dopo una giornata di pioggia e alla mia famiglia, mia madre, mio padre e mio fratello minore Shun… chissà se l’avrei più rivisto un giorno… D’un tratto delle urla riempirono l’aria, mi girai verso la mia sinistra e percepì dei versi animaleschi provenire dagli anfratti bui della palestra d’allenamento. Senza esitare, sfoderai la mia lama e mi fiondai all’interno. Su un grande tappeto verde, una falena gigante stava per avventarsi su un’elfa minuta. Corsi verso la falena e scivolando sotto di essa gli tagliai l’addome con la mia lama, sentendo il rumore del sangue e degli intestini dell’animale che cadevano a terra seguiti da un tonfo sordo. Mi alzai e mi voltai verso l’elfa… occhi profondi e bellissimi mi guardavano impauriti… Le sorrisi per fargli capire le mie intenzioni pacifiche e il suo sorriso luminoso sfiorò per un attimo la mia anima facendomi rimanere esterrefatto.. era davvero bellissima…

    “Grazie…” disse timidamente.

    “Vi ho visto in difficoltà e ho pensato che aveva bisogno di aiuto…”

    “Ero solo molto stanca e stavo per perdere il confronto con quella falena”

    Annuì lentamente, rifoderai la mia spada dopo averne pulito la lama accuratamente e mi avvicinai all’elfa. Gli tesi la mano e mi presentai come Uvaldon Fuinur. Di riflesso, mi strinse la mano delicatamente, in modo femminile e mi rispose

    “Piacere mio, il mio nome è Ilia”

    Persino la sua voce sembrava celestiale e aggraziata come tutto il resto, eri rimasto ammaliato dal suo fascino sincero e pulito e dai suoi occhi… quegli occhi profondi e colmi di tristezza celata nel suo cuore… Da quel giorno, Ilia ed io cominciamo a combattere insieme condividendo quasi tutto, come se fossimo anime affini, due stelle luminose in una notte buia e senza luna…

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    • #3
      I giorni si susseguivano l’uno dietro l’altro, gli allenamenti, le lezioni di incantesimi, lo studio, l’unica cosa che dava una pausa piacevole a tutto ciò erano le passeggiate quotidiane che facevo con Uvaldon nei dintorni di Mallia, spesso capitava che ci venissero affidati degli incarichi da svolgere presso gli accampamenti degli elfi, oppure al villaggio delle lucertole. Nel nostro peregrinare avevamo trovato un bosco, abitato principalmente da elementari, esseri composti di magia e natura, che al nostro passaggio si eclissavano discretamente come se non volessero disturbare o essere disturbati.
      Spesso la meta delle nostre passeggiate era una vecchia cattedrale, un luogo pacifico in cui vivevano animali ed un elfa del bosco, ci siedevamo di fianco ad una fonte e parlavamo, Uvaldon era solito raccontarmi per ore della sua terra natia, di Kudres, della sua famiglia ed io da parte mia gli parlavo degli anni trascorsi presso il tempio di Syriel, gli anni passati con gli altri orfani e di come avessi appreso la mia storia.
      Io ero l’unica sopravvissuta alla distruzione di un villaggio di elfi nei territori confinanti tra Kragen e Hellerrion, da quello che ho potuto studiare sono due nazioni con una storia molto triste alle spalle, storia fatta di guerre, conquiste, stermini. Non credo di essere l’unica ad aver subito un tale destino, forse sono una delle poche ad essere stata allevata in un tempio così lontano dalla propria terra natia.
      Allenarmi al fianco di Uvaldon ben presto mi insegnò a credere maggiormente nelle mie capacità, lui credeva in me e mi spronava ad essere sicura delle mie forze, un giorno ricordo che provò ad insegnarmi ad usare uno spadone a due mani, in effetti sorrido ancora pensando a quanto fosse pesante quell’arma e a come sono caduta rovinosamente a terra nel momento in cui lui lasciò le mie braccia.
      La mia arte deriva dalla mente e non dal corpo, non posso certo dire di essere diventata con il tempo più forte eppure non mi è mai stato possibile padroneggiare l’arte delle armi da guerra, credo che il massimo a cui ho potuto sempre aspirare fu l’utilizzo di pugnali o tutt’al più di qualche bastone, eppure lui non rise dei miei goffi tentativi, mi aiutò ad alzarmi e nei suoi occhi potei vedere solo gentilezza.
      Fu in quei giorni che mi accorsi che non lo guardavo più con occhi da amica, il mio sguardo si soffermava, a volte più del dovuto, sulla forma del suo viso, o quando pensavo che non potesse scorgere il mio sguardo osservavo quel corpo così forte, più di una volta mi aveva difeso quando le mie forze erano venute a mancare e più di una volta ci siamo trovati a doverci accampare nei boschi, e mai una volta mi sono sentita in pericolo, mai una volta ho dubitato di lui. In quei momenti quando il calare della notte rende tutto più intimo, quando la luce di un fuoco riscalda non solo il corpo, ci si trova a far vagare la mente, laddove probabilmente alla luce del giorno non ci si soffermerebbe più di tanto. Ed ecco che i miei pensieri volano, la mia mente immagina come sarebbe se anche lui smettesse di guardarmi come un’amica, chissà se anche lui sogna, chissà se anche lui pensa a come saprebbe il sapore delle mie labbra. Ed ecco che mi riscuoto dai miei sogni ad occhi aperti perché lui mi chiede se ricordo cosa è accaduto quel giorno, quando abbiamo incontrato il mago W., sono incerta riguardo alla sua domanda ho dei ricordi vaghi di quanto accaduto eppure il suo sguardo mi scruta.
      Cerco di ricordare quanto è accaduto, ma l’unica cosa che mi viene in mente è l’aura che avvolgeva quel mago, quello e una voce, una voce lontana. “Cosa è accaduto, io ho un ricordo confuso, sinceramente” Uvaldon mi prende una mano e inizia a raccontarmi che mentre ero sotto l’influsso degli incantesimi del mago W. I miei occhi avevano cambiato colore e un’altra persona o entità aveva parlato attraverso di me, all’inizio sono sincera pensavo volesse prendermi in giro, eppure lo sguardo era sincero, preoccupato e questo probabilmente spiegava anche la reazione del mago, che di punto in bianco aveva sentenziato che io ero malvagia e che non voleva più avere nulla a che fare con me, con noi.
      Un’altra persona aveva parlato attraverso di me, ma non era possibile.
      Il tempo mi avrebbe smentita.
      Quella notte dormimmo vicini, non ci fu nulla di sentimentale come magari si potrebbe dedurre dalla situazione che vivemmo, le uniche intenzioni di Uvaldon erano quelle di tenermi al caldo, al caldo e protetta. Quella notte non dormii, non potevo fare a meno di godermi la sensazione delle sue braccia intorno al mio corpo, del battito ritmato del suo cuore, fu poco prima dell’alba che cedetti al sonno, per poi sentire le sue carezze sul viso e la sua voce farsi strada tra le nebbie del sonno per richiamarmi indietro, dovevamo tornare a Mallia.
      Ultima modifica di Ainu2006; 14-11-2010, 11:04.
      Ainu Anie Culnamo
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