“Le origini della famiglia Haborym si perdono nelle leggende goblin, un antico tomo rilegato in pelle di nano, è costudito gelosamente dai Sacerdoti di Fear Keep, il manoscritto fa riferimento alle imprese di un certo Hado Haborym, possibile capostipite della famiglia, energumeno che venne nominato Hob fin da giovane.”

Nel corso degli anni Hado ebbe numerose relazioni con femmine della sua razza, ma non si legò mai a nessuna di queste, perseguiva la via del guerriero in quell’epoca contraddistinta da numerosi scontri all’interno di sotterranei e cunicoli, contesi tra nani e la sua razza.
Ormai maturo dell’esperienza che veniva con l’età, l’Hob non amava parlare di se stesso, anzi, non amava parlare affatto, questo tratto l’aveva contraddistinto lungo tutta la sua perigliosa esistenza, spesso meditabondo, una caratteristica decisamente insolita per un goblin; individuo inconsueto per la sua razza e dalle origini misteriose, egli non parlava mai della propria famiglia e gli anziani più ci pensavano e più non si capacitavano del fatto che sembrava esser apparso dal nulla.
Negli ultimi anni di vita si dedicò ad addestrare le truppe goblinesche cedendo il titolo di Hob, visse tranquillamente dedicandosi alla stesura del suo diario, che nelle ultime pagine si scoprì essere ben più di questo, affidando un gravoso compito alle generazioni future, ma le pagine che illustravano in cosa consisteva erano mancanti. Fece anche scavare nei numerosi cunicoli circostanti Fear Keep un sepolcro con il suo nome, per questa impresa non badò a spese, in essa avrebbe trovato spazio il suo immenso tesoro, accumulato in anni di battaglie e razzie, i migliori tra gli “eruditi” goblin, se così si possono definire, costellarono l’intero sepolcro di trappole mortali, nessuno avrebbe mai varcato quel luogo sacro di riposo.
Nel corso degli anni che seguirono la morte di Hado, furono pochi i tentativi da parte dei “tombaroli” per depredare la sua fortuna, alcuni morirono ed altri desistettero in fretta. Così quel luogo, lentamente ,con lo scorrere inesorabile del tempo, venne dimenticato dai più.

Passarono moltissimi anni dall’era in cui Hado Haborym era conosciuto tra i Goblin, fino a che, per caso o per destino l’ancora giovane Braturis incappò nell’antico sepolcro, la curiosità e la sete di avventura , lo portarono ad esplorare quel luogo dimenticato, fu facile accorgersi delle antiche trappole, alcune di queste non funzionavano, gran parte dell’artigianato goblin non era fatto per durare tutto quel tempo e molte componenti di quelle arcaiche trappole erano più che usurate. Dopo diverse ore finalmente Braturis, non privo di qualche ferita riuscì ad accedere nella stanza principale del sepolcro, si trattava di una piccola stanza circolare, molto alta ,sorretta da spesse colonne di pietra, al centro vi era un grande trono, era tutto ricavato dalla roccia, era spoglia, priva di qualsiasi priva di qualsiasi forma d’arte, tutto dalle dure forme geometriche, sull’imponente trono giaceva come posizionato, lo scheletro di un goblin, in vita doveva essere molto imponente vista la grandezza delle ossa, tra le mani stringeva una grossa mazza chiodata, molto rovinata, probabilmente oltre alle intemperie aveva affrontato molti nemici. Braturis avvicinandosi alla salma, affaticato e scontento per la vana impresa, colpì con forza il grosso trono scolpito nella roccia e la vibrazione fece muovere lo scheletro, che perse la presa della mazza lasciandola cadere, ma la cosa sorprendete fu che come impattò il suolo il manico si spezzò rivelando una cavità contenente alcune pagine ben conservate di un manoscritto.
Il giovane prese quel misero bottino e tornò in patria per farlo esaminare da un esperto shamano che conoscesse quell’antica forma di scrittura, e finalmente dopo generazioni qualcuno scoprì il testo di quelle antiche pagine dimenticate: queste raccontavano di una profezia che ebbe in sogno da giovane Hado Haborym, in quel viaggio onirico incontrò lo spirito di Graak-El che gli raccontava di come la sua discendenza imbastardita dopo numerose generazioni di goblin, ed inconsapevole delle proprie nobili origini, non si sarebbe indebolita, bensì avrebbe racchiuso in se il vigore dei vari lignaggi di Fear Keep , rendendo questa stirpe elitaria, destinata a dominare su Sosaria. Gli eletti si potevano riconoscere da un marchio sul petto, all’altezza del cuore, un H, segno della dinastia Haborym.
Braturis ,colpito da quelle parole, rimase interdetto, fino al momento in cui lo shamano gli disse che avrebbe consegnato gli scritti blasfemi ai sacerdoti, a quel punto il giovane goblin strappandosi la maglia mostrò il petto, indicando lo strano simbolo tanto simile ad un H, lo shamano sconvolto da quella rivelazione prese in seria considerazione il contenuto di quella profezia, e decise di aiutare Braturis rubando dal tempio l’antico manoscritto di Hado, ma le cose non andarono come previsto e durante l’impresa, dopo aver trafugato il libro, allarmò le guardie e durante la fuga venne trafitto da una freccia, in qualche modo raggiunse Braturis e prima di morire a causa della ferita mortale gli consegnò il manoscritto.
Ci volle qualche anno di ricerca per ricostruire un quasi perfetto albero genealogico partendo da Hado e riuscì a rintracciare altri tre eletti che portavano il simbolo della dinastia sulla pelle, forti nel numero e certi del destino che li attendeva Braturis, Greedo, Abruptum e Thudoom cominciarono il loro viaggio, avrebbero trasformato il loro popolo una nuova razza, forte e dominatrice, lasciando una volta per tutte alle spalle il passato di schiavitù e soprusi, l’avrebbero reso un popolo davvero libero e fiero.


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BRATURIS HABORYM
Il Primo Profeta