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    Default [Background] La Via della Luce

    Richiusi i Sacri Testi mi alzo, e mi incammino verso il Refettorio: non ho molta fame ma una tazza di latte di Goat credo che comunque mi farà bene.
    Sono inquieto, ogni volta che mi ritrovo a meditare sugli scritti di Melbeth il Veggente mi rendo conto di quanto siano fragili le nostre vite, di quanto male alberga sulla superficie e nelle caverne di Sosaria, e di come Corruzione sia sempre in agguato, pronta a cogliere anche le vite dei giovani, a deviare anche lo spirito dei più forti sulla strada della perdizione, e a spingere al Male anche le creature più miti.
    Una cena silenziosa, la sala è deserta perché è già molto tardi, oggi è il 36 di Sacrificium, un mese propizio ai raccolti ed in cui le prime foglie iniziano a cadere silenziosamente sui viali della nostra cara città.
    Mi ritiro nelle mie stanze, questa notte non mi sento di rientrare a Jhelom, sono troppo inquieto, preferisco riposare al sicuro tra le mura della Scuola dei Templari di Zoe, città indipendente di Magincia, quella che ormai da tanto tempo considero davvero come la mia casa.
    Mi spoglio, prendo la brocca con l’acqua e riempio il bacile, mi lavo silenziosamente e mentalmente recito un’orazione alla nostra Madre Zoe, che mi accompagni durante il cammino del sonno, portandomi ad incontrare il sole che sorgerà domani, poi indossata una tunica leggera di lino di Occlo, soffio sulla candela e mi sdraio sul pagliericcio.
    Vedo brillare nel buio le scaglie metalliche della mia armatura, che appesa al muro sembra un soldato appostato di guardia: questa visione è in un certo qual modo rassicurante, e mormorando il nome di Zoe i miei occhi si chiudono piano.
    Nel sogno sto camminando in un giardino, i viali sono estremanente curati ed i fiori che sbocciano di mille colori diversi mi dicono che si tratta certamente di una casa signorile della città dorata: solo a Nujhel’m si possono ammirare fiori così particolari, e colori tropicali così sgargianti.
    Verso la fine del vialetto scorgo una sagoma , cammina ricurva rasentando le aiuole fiorite, mi precede di venti passi almeno, e seppure lentamente mi sta distanziando.
    Accelero il passo e lo raggiungo, accostandolo ed accenno ad un saluto: lui mi risponde da sotto il cappuccio della tunica con un forte accento straniero, che tradisce la sua razza Goblin: porta sulle spalle un pesante sacco che manda un tintinnio metallico.
    La foggia dei suoi vestiti e gli ornamenti d’oro che porta sugli abiti ed alle dita delle mani mi dicono che si tratta di un mercante, di un ricco mercante che prosegue nei suoi affari senza mostrare interesse per la mia persona.
    Allora faccio un cenno con la mano per congedarmi ed il mercante si ferma come colpito dal fulmine: vedo i suoi occhi giali che mi fissano, anzi fissano il mio petto, su cui pende un antico medaglione che ricevetti in dono in epoca lontana.
    “Signore!” la voce del mercante mi fa quasi trasalire, con la sua cantilena Goblin, “Signore che stupendo monile portate al petto, vorreste cedermelo in cambio di qualsiasi somma?”.
    Spalanco gli occhi stupito, si tratta di un medaglione di antica fattura, ma di certo non è un gioiello di valore, anche se per me ha un enorme significato, e non sarei disposto a rinunciarvi per niente al mondo.
    Rispondo con gentilezza, ma anche con molta difidenza, di no, ed il mercante si fa più insistente: mette la mano alla cintura, ed io d’istinto porto la mia alla spada, non so perché: quello ha un sussulto, scosta lentamente il mantello, stacca una borsa rigonfia di monete d’oro dalla cintola, e me la porge con aria significativa.
    Vi ringrazio , ma come ripeto, il mio medaglione non è in vendita!
    Dalle dimensioni del sacchetto credo possa contenere una somma corrispondente ad un anno della paga di un soldato, ma la cosa mi lascia indifferente.
    Il mercante cambia espressione, mostrandosi adirato e sta per dire qualcosa ,ma odo distintamente il trillo di un cardellino, si alza da un cespuglio alle nostre spalle: è un suono improvviso, che mi costringe a voltarmi.
    Vedo il piccolo uccello sbucare dal fogliame e dirigersi dritto verso il sole: il tempo di girarmi, e del mercante non c’e’ più traccia, sembra evaporato nell’aria.
    Magia? Chi puo dirlo, ma una cosa stranissima cattura la mia attenzione.
    Dove poggiavano i piedi del Goblin l’erba è completamente secca, ingiallita, ed i fiori nelle vicinanze stanno appassendo ad una velocità mai vista: ne colgo uno, lo osservo, ed osservandolo questo mi di disfà tra le mani, diventando prima nero, poi polvere, e poi scompare, come se non fosse mai esistito.
    Il rintocco dell’ora terza mi sveglia d’improvviso, dimenticando il sogno mi alzo e mi preparo a vivere un’altra giornata, nel nome di Zoe.
    Solo più tardi mi rammento delle immagini notturne, dello sguardo avido del mercante e dei fiori morti all’improvviso tra le dita
    Che cosa avrà voluto dire un sogno così strano?

    Stiamo cavalcando nei pranti antistanti alle caverne di Covetous: qualcuno ha riportato una mappa antica che indica il luogo in cui si dovrebbe trovare un tesoro, che casualmente è proprio nelle vicinanze di quel terribile luogo. Un Novizio vedendo l’entrata mi domanda: “Maestro, che luogo è mai quello?”.
    Gli rispondo che si tratta delle grotte di Covetous, che in una lingua antica e a noi sconosciuta significa “Avidità”, è popolato da mostri feroci e riserva sorprese sempore sgradite a chi decide di avventurarsi li dentro.
    Ad un tratto, mente facciamo una breve sosta per far riposare i cavalli, sento un trillo argentino.
    E’ la voce di un cardellino, che si spande nell’aria: come un lampo che squarcia le tenebre mi ritorna alla mente il sogno di qualche notte prima: “Ma certo Covetous, Covetous è l’avidità, è il mercante che cupidamente vuole per sé tutto quanto vi è di prezioso in questo mondo!”
    “Cavalieri di Zoe: montate a cavallo, c’e’ un cambio di programma!”
    Pronuncio magiche formule di protezione, brandisco l’Heavy chain, e, ruotandolo nell’aria mi lancio al galoppo verso l’entrata della prima caverna, e mi arresto solo un attimo sulla soglia: i miei uomini non capiscono, ma sono tutti dietro di me, intorno a me, con le spade sguainate, con le balestre imbracciate: come un’onda che spazza la riva entriamo nell’antro in cui troveremo, e sconfiggeremo, l’Avidità che vi dimora.
    Last edited by 44rgo; 28-09-2011 at 20:59.
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    Il Tempo non ha fretta, ne pietà . Quindi verrà il giorno, e quel giorno, Tu Crederai di Ridere.
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  2. #2
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    Finalmente il momento tanto atteso era giunto: i miei uomini si stavano radunando nel cortile della Scuola Templare di Magincia : eravamo molto numerosi, e tutti ansiosi di servire al meglio la Luce di Zoe che ci ha chiamato a questa prova durissima.
    Li conosco ad uno ad uno, e ad uno ad uno li chiamai per nome, esortandolo a seguirmi: sapevo che ciascuno di loro avrebbe dato anche la vita per amore di Zoe, ed anche se il pericolo incombeva ero stranamente sereno, cosa che non avrei creduto possibile.


    sarebbe stato un grande momento, e quindi sentimmo il bisogno di prepararci al meglio rivolgendo una preghiera alla nostra Dea: raggiungemmo quindi il tempio a lei dedicato, ed entrammo nella immensa Catterdale......



    non pronunciai troppe parole, in certi momenti non ce n'è bisogno: ci limitammo semplicemente a pregare Zoe, ciascuno a modo suo, e ciascuno di noi chiese la forza di combattere, ma Niente per Noi, come il Giuramento dei Templari recita.

    NON NOBIS, NON NOBIS ZOE

    niente per noi, ma per la sola goria del tuo Santo Nome.........



    Eravamo pronti, usciti dal tem pio risalimmo a cavallo, ed ognuno pronunciò parole d'incantamento, o trangugiò pozioni rinforzanti, impugnammo le armi ed i notri maghi aprirono il varco che ci avrebbe condotto alle porte dell'inferno, che ha nome Covetous.
    Li avremmo trovato e sconfitto il Demone dell'avidità, perchè era li che sapevo si sarebbe nascosto: purtroppo non avevamo idea della sua forma incarnata, e quindi decidemmo di procedere con metodo, affrontando qualsiasi abominio si parasse sul nostro cammino.
    Si sa, è meglio eccedere negli scupoli, che tralasciare qualcosa e magari poi pentirsene in seguito.
    Fu così che antro dopo antro, stanza dopo stanza, non lasciammo dietro di noi che cadaveri devastati, cancellando ogni forma di vita da quelle grotte impure.







    come un'onda di piena travolgemmo quelle bestialità una dopo l'altra, senza provare una briciola di pietà per gli schiavi dell'avidità, senza provare un minimo di commozione nello spaccare schiene, trafiggere gole, incendiare pellicce e squartare le loro pelli viscide e squamose.......
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    Man mano che si procedeva i mostri sembravano sempre più forti e numerosi: solo la presenza di spirito, e l'incollabile fede in Zoe ci aiutò a non cedere,a non fuggire da quelle bestie così feroci e teterminate ad avere la nostra pelle, e la nostra anima.
    Nel corpo dei più forti scoprimo delle piccole chiavi dorate, tre, quattro forse, e ciascuna chiave apriva un'enorme porta di quercia che conduceva ad altre stanze, ancora più pericolose, ancora più strette e buie, dove i Templari di Zoe faticarono a mantenere saldi i nervi, e riuscirono a malapena a sopravvivere.....



    sempre avanti, fino alla fine o fino alla morte: ciò che conta è combattere ler la tua Gloria, o Zoe, e finchè avremo fede avremo vita.......



    ... la nostra tenacia fu premiata, riuscimmo a giungere nella stanza finale dove stava il demone dell'Avidità, che aveva sembianze umane di cavaliere: di lui conservo solo questa immagine sfocata, mi stava attaccando e sferrava colpi devastanti, ma ora che è stato distrutto spero che torni nell'oblio da dove è venuto.



    Che Zoe ci protegga sempre da tali blasfemìe: lo uccidemmo dopo un tempo che parve lunghissimo, e fu Ko Joe, uno dei nostri fratelli migliori, a sferrare il colpo di grazia.
    Dopo tanto combattere le nostre forze erano alo stremo, ma ce l'avevamo fatta, ed anche questa volta Zoe aveva trionfato.
    Lasciammo quell'antro maledetto, e ci ritrovammo tutti nella Taverna di Zoe, che prossimamente verrà anche aperta al pubblico, per una lieta bevuta, in comunione con tutti i Fratelli e Sorelle che avevano partecipato alla missione.
    Che Zoe ci illumini e benedica lungo le vie di questo nostro grande mondo.



    Zoe sia lodata!
    Last edited by 44rgo; 02-10-2011 at 13:36.
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    Amor, 31 giorno 384

    Ormai la temperatura non e' più così mite, ma siccome non rinuncio a tenere la finestra socchiusa, dormo meglio con una coperta leggera di lana, tessuta da Meghelo Bel Dur, un artigiano che ormai da parecchio tempo è al mio servizio, e che spesso mi ha riparato le armi, le armature, e che riesce a foggiare con poche risorse quanto mi basta per il mio personale fabbisogno.
    E' molto tardi, sento la stanchezza piegarmi le palpebre mentre mi rigiro sul tavolaccio, ma la mente è ancora troppo, troppo sveglia.
    Non faccio altro che pensare al cadavere martoriato di Fratel Polo, e a quel sangue nero che sgorgando dal petto macchia indelebilmente i colori del nostro abito di Gilda.
    Stringo i pugni, e mormoro una preghiera a Zoe per l'anima di Polo: dobbiamo recarci al più presto a recuperare la sua salma, per dargli degna sepoltura, e funerali che si addicano allo scomparso Sacerdote del Tempio di Zoe.
    Finalmente il sonno arriva, la mente si spegne ed il respiro del Tessitore di Trame si fa piu regolare, profondo.
    Tutto intorno è silenzio, il rumore delle onde attutito culla il mio sonno: scivolo piano piano giù per la scala del sogni, fino a quando il buio nella mente inizia a prendere vita, a popolarsi di forme e di colori, di rumori e calore.
    E' giorno pieno, sto camminando lungo uno stretto sentiero, a tratti paludoso, e odo il canto di volatili che solitamente vivono a latitudini meridionali, tropicali.
    Anche la vegetazione mi è piuttosto familiare, probabilmente mi trovo nelle foreste a Sud di Trinsic, una delle città più graziose di Sosaria, e con un clima che prediligo da sempre.
    Dietro ad un gruppetto di alberi scorgo un viottolo che ricordo di avere già percorso molto tempo fa: so dove conduce, e credo che mi recherò in quel luogo di meditazione per passare un pò di tempo in preghiera.
    Accelero il passo, l'elmo legato al fianco sbattendo sulla corazza manda suoni metallici ma delicati, è di prezioso Platino, un elemento tanto raro in natura da essere oggetto di scambi sostenuti, e persino nelle bramosie dei ladri più lesti, che ne sottraggono in quantità notevoli ai minatori meno esperti delle miniere di Minoc.
    Sono quasi giunto, vedo il bagliore scaturire dal fogliame, e sento il sibilo che ben conosco: pronuncio alcune formule di incantamento e brandisco la mazza.
    Strisciando velocissimi ecco sbucare dal fogliame tre serpenti giganti, che subito mi attaccano.
    Sferro colpi uno dopo l'altro, mentre mormoro un'altra potente formula che ha il potere di paralizzare uno dei tre rettili, mentre il ppiù vicino è ormai caduto sotto i colpi del mio martello.
    Riesco a centrare il cranio del secondo, e schivando il corpo che cade a terra arrotolandosi su se stesso, attacco l'ultimo serpente, che però si trova ormai in fin di vita, e che quindi corre a ripararsi nel fitto della foresta, sparendo per sempre alla mia vista.
    Riprendo il cammino e tendo l'orecchio ai rumori del sottobosco, il bagliore azzurro si fa più intenso, e scorgo le pietre del piccolo tempio che stavo cercando.
    Un altare modesto, con una pietra verde incastonata nel pavimento che reca scolpito un calice d'oro: è il tempio dedicato all'Onore, una delle virtù difese dai cavalieri Order di Lord British.
    Poso le armi a terra, mi avvicino e mi inginocchio sulla pietra verde, chiudendo gli occhi prego il nome di Zoe ed inizio la mia meditazione.
    D'un tratto però odo come il rumore di un tuono spaccare a metà la foresta, ed una visione dolorosa si presenta ai miei occhi.
    Vedo davanti a me la caverna di Shame, il tempio della Vergogna, e dalle mie labbra esce il nome del mio povero amico e compagno Polo.
    Il tuono del sogno ha il potere di scuotermi dal sonno e di svegliarmi, e mi ritrovo seduto sul letto con la coperta scivolata a terra, ed un sudore freddo mi bagna la fronte.
    Basta! Non c'è più tempo!
    Domani al tramonto saremo là, troveremo i resti di Polo, e li riporteremo a casa, come è giusto che sia.
    Che Zoe ci assista.
    Argo [ZoE] Tessitore di Trame
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    Amor, 40 giorno 384

    Rispondendo alla chiamata i Templari di Zoe si presentarono uniti e determinati, schierandosi ordinatamente di fronte a me: spesi soltanto poche parole, per ricordare il compito che ci attendeva, e che non sarebbe stato facile.
    Dovevamo ritrovare il corpo del nostro fratello Polo, che giaceva nei sotterranei di Shame, e distruggere il demone della vergogna che si annidava sempre in quei cunicoli.
    Correvamo un grosso rischio, ma mesi e mesi di addestramento, e la Fede incrollabile in Zoe ci avrebbero aiutato a cavarcela anche in quella circostanza.
    Il nostro grido di battaglia si levò in alto nel cortile della scuola

    NON NOBIS, ZOE!


    raggiungemmo le caverne della vergogna attraverso un portale magico, e ci precipitammo subito dentro, ansiosi di combattere, di liberare il corpo di Polo dalle spire del demone che lo tratteneva li senza l'onore di una sepoltura, e subito incrociammo le armi con gli esseri malvagi che dimorano nel sottosuolo......







    in quelle stanze strette, su quei ponti malandati e dentro a quei cunicoli apparentemente senza fine si udiva soltanto lo scalpitare dei cavalli, il clangore delle armi, e le grida bestiali di quegli esseri, che cadevano falciati ad uno ad uno dall'onda dei Cavalieri Templari.
    I TdZ combattevano in silenzio, concentrati e seri in viso: alcuni erano feriti, anche gravemente, ma non udii alcuno lamentarsi, ne scorsi alcuno che cercava di mettersi al riparo nelle curve dei corridoi, o dietro le anse naturali che il terreno offriva: ero quasi spaventato dalla furia cieca con cui avanzavamo, menando colpi, lanciando incantesimi, squarciando carne maledetta degli esseri immondi che popolano, anzi, che popolavano quelle caverne.
    Come già a Covetous, anche a shame sul terreno dopo il nostro passaggio lasciavamo cumuli di carcasse sanguinolente, e nessuno di quegli esseri avrebbe mai più respirato la fetida aria di quelle grotte.
    Passavamo di stanza in stanza, di cunicolo in cunicolo e di ponte in ponte come passa l'alluvione, lasciando solo detriti e morte dietro al nostro cammino.







    combattemmo per circa due ore, fino a giungere, dopo avere attraversato l'ennesimo ponte, ad una grotta sbarrata da enormi massi, che però aveva due strani portali magici posti sul davanti.
    Il rumore di mascelle e le grida disumane che provenivano al di la dei massi avrebbero fatto rizzare i capelli a più di un essere vivente, ma non ai Templari di Zoe: sapevamo che avremmo attraversato quelle porte magiche anche se forse indietro non avremmo mai più potuto tornare......

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    ci radunammo davanti alle porte magiche, alcuni ne approfittarono per strigere le fasciature, per tamponare le ferite più profonde e per meditare e recuperare il prezioso mana utilizzato negli incantamenti di attacco e difesa.
    Ci guardammo l'uno con l'altro, i volti segnati dalla stanchezza, le armature incrinate dal combattimenti ed i cavalli sfiancati dalla corsa infernale di quella notte senza fine.
    Gli esseri malvagi al di la dell'ostacolo avevano fiutato l'odore del nostro sangue, ed i loro grugniti spaventosi si alzavano nell'aria.
    Mi feci più vicino al magico portale, mi voltai verso i miei uomini e sorrisi:

    Per Zoe!

    dissi, e l'onda di piena si gonfiò, divenne altissima e incontenibile, ci precipitammo nel portale senza indugiare oltre, le grida disumane al di la dell'ostacolo ora erano tutte intorno a noi, la battaglia infuriava di nuovo, ed io continuavo a sorridere, sferrando colpi con la mazza chiodata: vidi che i Figli e le Figlie di Zoe sorridevano anche loro, mentre gli esseri che credevano di essere i padroni di quelle caverne iniziarono a cedere il passo, uno dopo l'altro.





    Quando ecco che, dopo la stretta curva del cunicolo giungemmo all'ultimo ponte che avremmo attraversato.......
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    ... dall'altro lato del ponte stava un cavaliere sconosciuto, cavalcava uno strano essere luminescente, ed il nome di quel cavaliere, da lui stesso declinatoci, ci fece capire che era lui, quello che stavamo cercando: lo apostrofai gridandogli di farsi da parte, e li beffardamente gridò:

    Shame non vi teme, morirete tutti!



    e poi rise selvaggiamente: levò un involto dalla sella delal sua cavalcatura e lo gettò a terra, proprio sul ponte, poi si diede alla fuga sparendo nella profondità della grotta.
    Sul ponte si vedeva una sagoma riversa, non capivamo cosa fosse, e l'oscurità si era fatta più profonda....
    Ci avvicinammo, poi capii che cos'era quel fagotto gettato con noncuranza Da Shame: era il cadavere del nostro povero Fratello Polo, orrendamente mutilato.
    Scesi da cavallo, coprii il corpo di Polo con il mio mantello ed ordinai a due scudieri di prenderlo in consegna, e di riportarlo al più presto a Magincia: finalmente Polo avrebbe avuto i suoi funerali!
    Ma noi... no dovevamo ancora avere la nostra vendetta!



    .. ci gettammo all'inseguuimento di Shame, e lo scovammo: era fortissimo, i colpi del suo battle staff erano devastanti e molti di noi se li ricorderanno per sempre.
    Inoltre la sua velocità era sorprendete, era quasi impossibile da colpire, mentre i suoi colpi andavano, purtroppo, sempre a segno....



    non voglio scendere nei particolari, fu uno scontro che parve davvero interminabile, ma con pazienza e coraggio, colpo dopo colpo, incantesimo dopo incantesimo, riuscimmo a scrivere la parola fine per la vita di questo demone maledetto.
    Shame non esiste più, ed è con una punta di orgoglio che posso dire di essere stato io a sferrare il colpo di grazia a quell'essere....
    Ma come si vede chiaramente dalle immagini, non è stato per niente facile....



    ce l'abbiamo fatta, Polo ritorna a Magincia con noi, e potrà riposare nella cripta del tempio che tanto ha amato quando era in vita.
    Mentre voltavamo i cavalli casa si avvicina un giovane scudiero, che da pochi giorni è entrato nella Scuola Templare: si leva il guanto metallico e mi porge la mano.
    Glie la stringo forte e lui mi dice "Grazie Maestro!".
    Il suo nome è Hirluin Pole figlio di Polo Of Magincia, giunto da Papua per seguire le orme di suo padre, e per vendicarne il nome.
    Lego la mazza alla sella del cavallo, sciolgo l'elmo, ed a piccolo trotto insieme ai miei Fratelli torniamo a casa.
    Zoe sia Lodata.
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    All'accademia di Magincia il ricordo del gran Sacerdote Polo era ancora vivo. Ogni mattina Althea, la giovane templare, si incamminava verso il tempio di Zoe che lo scomparso cavaliere aveva sapientemente riportato all'antico splendore. Fino a poche lune fa, all'arrivo c'era sempre Lui: all'alba Polo era solito riordinare la cattedrale. In modo quasi maniacale puliva ogni utensile conservato in quel luogo sacro. Diceva sempre che la Dea avrebbe potuto scendere sulla terra in ogni momento e che al suo arrivo tutto doveva essere in perfetto ordine. Alla morte del sacerdote Althea si era assunta questo ruolo e ogni mattina andava a svolgere l'operato quotidiano.
    Quella mattina, appoggiando la chiave per aprire il pesante portone della cattedrale, si accorse che era aperto Eppure la sera prima era stato chiuso. Si ricorda benissimo che Argo lo chiuse con cura. Entrò; tutto sembrava normale ad un primo sguardo, ma poi un rumore proveniente da dietro l'altare la insospettì. Corse verso l'abside e vide due creature raccapriccianti che stavano staccando i bassorilievi d'oro che ornano l'altare di Zoe.
    Althea gridò. Non saprebbe dire neanche lei se l'urlo venne causato dalla vista di quelle creature immonde oppure dall'azione blasfema che i suoi occhi videro.
    Disturbati, i due esseri striscianti si fecero su di lei che indietreggiò fino ad inciampare nei gradini di marmo e cadere. La bava viscida di uno di questi esseri imbrattò parte della veste della templare e l'alito fetido dell'essere stava quasi per farla svenire, quando un rumore di passi in avvicinamento interruppero le bestie che velocemente si allontanarono.
    Erano Argo ed Erik, entrarono nella cattedrale senza incrociare le due bestie e si avvicinarono ad Althea che ancora giaceva riversa sul pavimento.
    Argo preoccupato chiese:
    - Come stai? Cos'è successo? Vieni ti aiuto ad alzarti...
    Una volta raggiunta la panca più vicina, la giovane iniziò a raccontare l'accaudo. Argo, dopo aver ascoltato con attenzione, concluse:
    - Giovane Althea, per fortuna abbiamo sentito le tue urla e siamo accorsi. Perdere un alto templare sarebbe stato insostenibile. Da come li hai descritti i due mostri sono degli esmplari di Slayer; disumane creature che vivono nel buco di Hythloth. Il loro gesto blasfemo sarà punito e il maltolto sarà riportato qui nella cattedrale. Erik, prepara le armi e riunisci i templari che trovi, stanotte quelle caverne saranno ripulite.

    Althea si alzò di scatto, nei suoi occhi il desiderio di recuperare il bottino aveva scacciato lo spavento di essersi trovata di fronte a quelle bestie:
    - Argo, lascia che io mi riprenda, aiutami a far crescere la mia forza: guiderò io la spedizione a Hythloth!!
    Argo sorrise in segno di approvazione.

    bg a cura di Bruce of Yew
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    Il Tempo non ha fretta, ne pietà . Quindi verrà il giorno, e quel giorno, Tu Crederai di Ridere.
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  9. #9
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    Ormai è consuetudine che alla chiamata i Templari di Zoe rispondano compatti e lestissimi.
    Anche quella sera infatti ci radunammo sul ponte, davanti alla Scuola di Magincia: non eravamo molti, a causa dei molteplici impegni civili, militari e diplomatici che ormai coinvolgono tutta l'Accademia, ma sicuramente saremmo bastati allo scopo per cui eravamo li.
    Non sprecammo nemmeno parole inutili, sapevamo dove ci avrebbe portato il nostro viaggio, e la casa della Blasfemia, che in antica lingua si chiama Hythloth, sarebbe stata conquistata dalle spade dei Templari.





    Però c'era qualcosa di strano nell'aria: fin dal nostro ingresso provammo la netta sensazione che ci stessero aspettando ( 0_0 )




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  10. #10
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    Hythloth è un luogo umido, fatto di cunicoli di pietra e suddiviso in molte stanze, e ad ogni stanza che attraversavamo, ad ogni svolta di corridoio, trattenevamo il fiato.
    Quel luogo un tempo era stato concepito come una prigione, dove i peggiori criminali di Sosaria venivano rinchiusi a scontare le loro pene.
    Quando era un funzione si narra che mai nessuno fosse riuscito a fuggire da li, ma ora è ormai la casa di esseri malvagi, immondi, che stanno nascosti nell'ombra in attesa di qualche avventuriero.
    Hythloth è anche conosciuto come "Lo scalone per la morte".
    Uniti ed in silenzio iniziammo ad esplorare ogni corridoio, in cerca dell'essere che li governa.



    Tra le altre mostruosità, curiosamente ci capitò di incontrare ( ed uccidere ) anche il feroce demone Ugetto: un nome che però apparteneva anche ad un valoroso cavaliere di Trinsic che conoscevo personalmente molti, molti anni fa.
    Che stranezze ci riserva l'esistenza a volte......







    Finalmente dopo innumerevoli stanze e corridoi, iniziammo ad incontrare i primi Schiavi di Hythloth, creature mostruose, e con una formza spaventosa, che sferravano colpi a volte anche mortali.
    Alcuni dei miei uomini erano feriti, ed i cavalli incominciavano a sudare, sbuffando e picchiando gli zoccoli sulla pietra dei pavimenti antichi.
    Era un succedersi di stanze sempre più tetre, piene di rottami di strumenti di tortura, di catene spezzate, pareva quasi di udire i rumori delal rivoltà dei detenuti che scoppiò poco prima della chiusura, e che fu sedata nel sangue dai carcerieri Drow....




    il manipolo di testa dei TdZ era guidato da Althea of Magincia: era stata una sua precisa richiesta quella di mettersi alla testa del gruppo avanzato, voleva lavare l'onta subita nella chiesa di Zoe da parte di quelle creature blasfeme.
    La guardavo combattere con foga, il viso celato dall'elmo, e ripensavo con simpatia al momento in cui si presentò da me per chiedermi di poter far parte della spedizione: quella fanciulla non riesce a pronunciare più di tre parole in fila senza arrossire, credo sia molto timida... ma in compenso ha una forza davvero notevole.
    Spesso inoltre la osservo quando si allena, senza che lei se n'avveda, e noto in lei una determinazione ed una volontà che a molti maschi mancano addirittura: si, sono convinto che questa Novizia farà molta, molta strada......
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  11. #11
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    ... e via al galoppo, al trotto, altri corridoi ed altre stanze, e altri nemici grossi e feroci, uno dopo l'altro cadevano sotto alle nostre armi come il grano cade chinandosi alla falce, perchè è venuto il suo momento.....





    ... certo che ora. al caldo del mio studio e chinato allo scrittoio a stendere l resoconto di quella notte sembra sia stata una passeggiata. ma non fu così: ci furono momenti in cui ho temuto che non avremmo mai piu rivisto la luce del sole.....



    ... ed ancora corridoio, questa volta più stretti e popolati di creature feroci, immonde: pregavo Zoe in silenzio, menavo colpi di mazza e pronunciavo formule d'incantamento per proteggermi ed attaccare..... fu una notte lunga, ed indimenticabile....





    .. eravamo quasi alla fine delle gallerie, sentivo che stavamo per scovare il nostro nemico, ed incitai i miei uomini alla battaglia finale: c'eravamo quasi.....

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  12. #12
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    ... ed infatti finalmente arrivammo nelle stanze in cui quell'essere si nascondeva, circondato da demoni al suo servizio.
    Montava una cavalcatura rossa, ed era armato di una lunga bardica, che perforava il metallo delle nostre armature, e le nostre carni.......



    .... il merito di dare a Hythlotyh il compo di grazia va questa volta a fratel Geronimo, che ringraziamo per ovvi motivi.......








    ... preghiamo Zoe che ha guidato i nostri passi sul sentiero, la Via della Luce prosegue, perche Zoe lo vuole, e le nostre gambe giammai si stancheranno di procedere lungo il sentiero che ha tracciato per noi.
    Zoe sia lodata.

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  13. #13
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    In tutte le città di Sosaria si diffondevano i racconti sugli eventi che insaguinavano le miniere di Minoc. Il Dio Terra creò una montagna che per millenni darà preziosi materiali a coloro che la tratteranno con rispetto e i Nani, più di ogni altro popolo, la sanno amare. Delle leggi terrene difendono quei luoghi: nessuno può infatti permettersi di uccidere un minatore. Non ha importanza la razza, quello che è importante è che un minatore bagni la montagna con il proprio sudore. Noi templari sappiamo che non esiste maggiore nobiltà di quella espressa da un crafter che con la propria arte e con il proprio impegno creano i manufatti che identificano i popoli di Sosaria: i libri di Liche che raccolgono la parola di Zoe vennero creati da un antico artigiano di cui la storia ha perduto il nome; la prima pipa che un elfo fumò nei boschi di Yew venne ideata da un onesto lavoratore; così come le pellicce che proteggono dal freddo i barbari di Northgard. Ed è proprio per questo che riteniamo che la legge dei nani è una legge giusta.
    Un giorno non tanto lontano, anche tra le mura dell'accademia di Zoe, giunse notizia di un evento funesto. Nella sala degli artigiani, Mastro Ozer non riusciva a mantenere la concentrazione: le armi che stava creando non erano plasmate con la solita perizia. Bruce, dalla bibblioteca sentiva il crafter lamentarsi e lo raggiunse.
    - Mastro, racconta cosa ti tormenta...
    L'artigiano, con il viso turbato appoggiò a terra gli strumenti e iniziò:
    - Mio maestro, ormai la miniera creato dal Dio Terra e difesa dalle leggi umane non mi infonde più la tranquillità di un tempo. Un mio compagno, uscendo dalla miniera è stato attccanto e le guardie non hanno potuto fare nulla. La legge dei Nani è riconosciuta da tutti poichè tutti hanno bisogno di ciò che la montagna di Minoc offre...
    - Esperto Ozer, non permettere che questi eventi influenzino la qualità di ciò che crei. Termina in pace le armi per Lord Finarfin of Magincia, consegnagliele e chiedigli di accompagnarti alla miniera...
    Detto questo, il druido pronunciò delle parole magiche grazie alle quali Mastro Ozer sentì le proprie forze raddoppiare e la propria destrezza triplicare. Il martello, con ancor maggiore veemenza, plasmava la forma accuminata della lama.
    Il giorno dopo, Mastro e Lord Finarfin giunsero alle miniere di Minoc, l'armatura scintillante del cavalliere rifletteva i raggi del sole che proprio in quei momenti albeggiava. Appena superato il ponte che congiunge la città alla miniera, gli occhi dei due templari videro una di quelle scene che si raccontano tra i popoli. Un paio di assassini stavano inseguendo con le armi sguainate un indifeso artigiano proprio là nei luoghi dove le leggi dei nani non lo permettono. Finafirn scosse le briglie e il suo urlo attirò l'attenzione dei due malviventi, e uno di questi, con un sorriso beffardo, gridò:
    - Avanti cavaliere: perirai sotto la mia spada come hanno fatto le guardie dei nani!!
    Il templare non si fece intimorire, alzò la spada e attaccò per primo. Sicuro di avere la meglio, il rivale rimase fermo in attesa di colpire il templare al fianco, ma un raggio di luce intensissimo si rispecchiò nella lama della spada di Finafirn e accecò l'assassino che, immobilizzato, non potè che soccombere.
    Finafirn incredulo rimase fermo a guardare il corpo dell'avversario che giaceva a terra.
    L'altro fuorilegge, vista la scena, salì in groppa al proprio cavallo e corse via al galoppo. Un antico detto elfico dice che chi viola la legge di Minoc, non può trovare pace neanche nelle città abitate dai peggiori assassini di Sosaria: egli dovrà ripararsi a Wrong. E i Templari di Zoe termineranno il lavoro iniziato da Lord Finafirn...


    bg a cura di Bruce of Yew [TdZ]
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  14. #14
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    Verum, 60 anno 384

    .....vivessi cent'anni non dimenticherò mai la scorsa notte!
    C'era fin da subito qualche cosa di strano nell'aria, ma i TdZ si stavano radunando ordinatamente disposti su due file: schierati davanti a me c'erano i migliori Figli di Zoe, uomini e donne che hanno giurato di servire il Suo Santo Nome fino alla morte, e di seguirmi ovunque.
    Forse i cavalli, che a volte sentono cose che noi non avvertiamo, volevano lanciarci qualche segnale, avvisarci di non procedere oltre, ma avevamo una meta chiara, ed un obiettivo.
    Fu così che entrammo a piccolo trotto nelle caverne di Wrong...
    Capimmo fin dai primi assalti che la via sarebbe stata difficile, pericolosa, ma non ci saremmo mai tirati indietro: Zoe lo vuole, e la sua volontà per noi è legge, su questo non si discute.
    Incontrammo una resistenza insospettata anche dai guardiani minori, creature stupide ma dotate di forza e zanne sufficienti a rallentare la nostra marcia: le torce illuminavano quelle stanze infide, e varcammo due magiche soglie, protette da parole segrete di incantamento che però conoscevamo bene, non essendo nuovi di quel posto.
    Ma qualche cosa nonandava per il verso giusto, i cavalli nitrivano in continuazione, alcuni di noi accusavano la fatica di molte battaglie in un così breve lasso di tempo.... ma andavamo avanti, e avanti ancora, finchè non giungemmo a quella porta maledetta.
    Udivamo i ruggiti provenire da dentro, e capivamo che oltre quella porta non avremmo più trovato scampo: d'altro canto era l'unica via percorribile perchè l'altro corridoio era bloccato da un crollo recente, e macerie accatastate impedivano di procedere in quella direzione.
    Pregai in silenzio Zoe perchè mi desse la forza di guidare la mia gente oltre quel portone, brandii la mazza e gridai "Dentro, Zoe lo vuole!"...
    Entrammo, i TdZ mi seguirono uniti, gridando ed agitando le armi sopra la testa: il portone si richiuse alle nostre spalle con un tonfo sordo, ed udimmo distintamente una risata satanica, agghiacciante: fu li che capii che eravamo finiti in una trappola.
    Il locale era buio, stretto, i cavalli non avevano spazio per manovrare, e due di noi caddero subito, incornati dal Gaman e calpestati dai suoi zoccoli.
    Vdi lo sguardo terrorizzato dei miei uomini e non riuscii ad evitare un artiglio che squarciò la mia cotta di maglia all'altezza del petto, disarcionandomi.
    Il mio pony venne sbranato all'istante dal demone piu grande che comandava il gruppo: alcuni gettarono le torce negli angoli per avere le mani libere, e sentivo soltanto grida di dolore, colpi di mazza e di lancia, sibilare di frecce che però si spezzavano contro la corazza dei guardiani di Wrong, dei suoi schiavi maledetti.
    Uno dopo l'altro i miei uomini cadevano, come falciati da un vento irresistibile, ma anche a piedi si continuava a combattere, a resistere, mentre le nostre forze andavano assottigliandosi, i nostri scudi si infransero uno dopo l'altro, le lance si ruppero una dopo l'altra, e ci ritirammo in un angolo, stretti uno all'altro e preparandoci per l'assalto finale.
    Non so chi ebbe la prontezza di aprire un varco magico, mi girava la testa e notai distrattamente che dallo squarcio dell'armatura usciva un rivolo di sangue, capii che si trattava del mio quando sentii cedere le gambe e poi tutto si fece buio: scivolai a terra piombando nella notte di Wrong.

    Ci siamo salvati solo grazie alla fortuna, ed alla mano di Zoe che per un attimo è intervenuta dandoci il tempo di fuggire da quella trappola nera: fortunatamente la ferita non è grave, duole un po ma è stata ricucita in tempo, e tra pochi giorni rimarrà soltanto un'altra cicatrice fra le tante.
    Tra pochi giorni: cinque lune al massimo, e torneremo la.
    Tra cinque lune al massimo avremo la nostra vendetta, o moriremo nel cercarla: sconfiggeremo l'antivirtù di Wrong perchè l'abbiamo giurato, ed i giuramenti non si rinnegano, ne si disattendono!
    Prendo un bastone da passeggio, mi aiuta a tenermi in piedi, e farò un salto a trovare i feriti: devono sapere che sono orgoglioso di averli come fratelli, prima ancora che come uomini fidati.
    Devono sapere che Zoe non ci ha abbandonato, e che presto avremo la nostra rivincita.
    Wrong, aspettaci, la resa dei conti è soltanto rimandata.
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    Questa mattina l'aria è fresca, più pulita del solito, ed anche se la stagione fredda è ormai giunta , si sta d'incanto.
    Passeggio senza fretta sulla piazza di Magincia, annuso il profumo del pane provenire dalla bottega di un baker qui vicino, e sorrido quando un gruppetto di bambini passa di corsa quasi travolgendomi.
    Il bastone mi aiuta ancora a sostenere il peso del corpo, perchè la ferita al petto stenta a rimarginarsi, ma ormai le fitte dolorose si sono diradate, ed il pericolo di infezione sembrerebbe scongiurato.
    Mi soffermo all'incrocio, e noto che la gente si sta radunando davanti alla bacheca appesa fuori dalla banca principale.
    Non ho bisogno di sapere quale novità stanno apprendendo dal comunicato affisso: l'ho stilato io stesso, ed i miei uomini lo stanno inchiodando su tutte le bacheche della città.
    Altri emissari stanno recando la stessa missiva alle corti di Sosaria, ad amici e alleati che di certo seguono con attenzione gli eventi che si svolgono sotto ai nostri cieli, e che ci vedono coinvolti, impegnati allo spasimo in un cammino che ci porterà molto, molto lontano.
    Riprendo la mia passeggiata, saluto con un cenno un capitano della guardia che sta pattugliando le vie cittadine, e lui ricambia il mio gesto con un saluto militare.
    Mi recherò al Tempio, ho bisogno di pregare, di ringraziare Zoe per la vita che mi ha dato, e che ogni giorno merita, in ogni suo respiro, di essere vissuta.
    Sia lode a Zoe.

    Last edited by 44rgo; 26-10-2011 at 18:41.
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