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  1. #1

    Post Finestra sul vuoto

    "La vita terrena è preziosa in sé stessa. La mia vita e quindi la mia felicità non hanno prezzo, per questa ragione tutte le vittime che mieto durante il mio percorso sono un giusto prezzo per il fine che mi sono predisposto: la mia personale soddisfazione, su cui si basa il mio desiderio di vivere"

    Neanche la piuma aveva finito di scorrere e l'inchiostro di asciugarsi che presi la pergamena e l'accartocciai, gettandola fra le braci. Nell'aria della stanza, un profumo piuttosto pesante aveva lottato con l'odore di fumo della pipa e aveva perduto. Però, quantunqe sconfitto, era ancora presente.
    Tornai di sotto, comprai mezzo litro di vino, rientrai in stanza e mi sedetti sul bordo del letto fissandomi i piedi e succhiando il rosso dalla bottiglia.
    Proprio come uno dei soliti ubriaconi solitari.
    Quando ebbi bevuto abbastanza da confondere il cervello e smettere di pensare, mi svestii, andai a letto e dopo un po' mi addormentai. Ma non abbastanza presto

    - - -

    Il sole era già alto e nel piccolo paese pareva festa, da quanta gente c'era. Sensazione strana, di certo spiacevole. Camminai sulle pietre piatte infisse nel verde prato per segnare il sentiero, un muricciolo di mattoni correva dalla facciata della locanda all'inizio del viale. Qui, su una colonnetta di pietra era dipinto un moretto in calzoni da cavallerizzo, con la giacca verde e il berretto rosso. Aveva una frusta in mano e ai suoi piedi, nella roccia, era infisso un anello per legare i cavalli. Aveva una faccia triste, il moretto, come se fosse rimasto lì in attesa per parecchio tempo e ora cominciasse a scoraggiarsi. Mentre aspettavo che passasse qualcuno do interessante, gli andai vicino e gli diedi una pacca amichevole sulla testa.

    - - -

    Il risveglio al tempio fu piuttosto traumatico, mi ritrovai sverso come uno straccio buttato lì; sensazione nuova, quasi piacevole. quasi.
    La piccola spedizione in miniera era finita come prevedibile, come prevedibile se fossimo stati avvertiti del pericolo. Ma tant'è, ci sono rimasto sotto, stupido. E' di certo una storia curiosa, niente da dire; sono sicuro ci saranno risvolti interessanti, sta a me restarci dietro, anche visto che sembra il fatto sia diventato una priorità a Ondachiara. Inoltre, come diceva l'altro.. è una questione di principio. principio. Quando torneremo la sotto, andrà diversamente.


    Cosa importa dove si giace quando si è morti? In fondo a uno stagno melmoso o in un mausoleo di marmo alla sommità di una collina?
    Si è morti, si dorme il grande sonno e ci si dimentica di certe miserie. L'acqua putrida e la terra umida sono come il vento e l'aria per noi. Si dorme il grande sonno senza preoccuparsi di essere morti male, di essere caduti nel pantano. Quanto a me, avrei evitato di condividerne una parte, d'ora in poi, per quanto possibile.


    Pazienza, Decisione, Abilità, Acciaio.
    Last edited by Paperboy; 28-03-2011 at 18:08.
    Adar Valigran - incoming
    Sul fu entara2: Glimrick in primis, Meldon in mezzo, Lugnar lo zozzo e Zach sul finale. Molta fuffa nel mezzo.
    Sul fu entara3 beta: er bardo Khalan.
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    susu, basta con le ciance! Sono caldo come il tanga di Belèn

  2. #2

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    Come se il fatto di essere attaccato da un branco di lupi vicino alle mura del villaggio non fosse già cosa di cui tener conto. Lo scuro, Galador e.. la Fiamma fummo presi d'assalto ma l'imprevisto sembrava passato

    - - -

    Mi sentii percorrere da un disagio sempre più intenso, come se qualcosa di inesprimibile ed orrendo fosse presente in quella radura, al mio fianco. L'aria intanto, sembrava vibrare leggermente; scossi violentemente il capo per richiamare le forze poi l'ululato:

    Le mie viscere si contorcono come serpenti in fuga, un putrido vapore mi brucia gli occhi e mi punge la pelle come fosse un acido. Mi afferra con facilità in una morsa poderosa, cingendomi il collo.
    Cerco di mantenere un respiro leggero, cadenzato; e aspetto. Ma sotto la mia lingua cresce un uovo duro, liscio, nervoso... Come se la paura usasse un piccolo becco per rompere il suo guscio e riempirmi la bocca.
    Mi strozzo di piume puzzolenti, soffocando il pulcino appena nato. La tensione cresce, ma mi costringo a tenere gli occhi aperti, sudo gemme di terrore sulla fronte. Ma poi un tanfo pesante, pungente... un cane caldo, bagnato, appena ingozzatasi di carne.

    - - -

    Mi sentivo davvero esausto, tanto da non riuscire a raccogliere in una visione lucida delle cose, dall'euforia alla noia. Uscito un attimo sul balcone contemplai la manciata di tetti che avevo di fronte, immersa in un silenzio profondo. Si era levato un vento secco e sostenuto che faceva oscillare tutte le cime degli alberi, dando alle ombre il movimento e l'aspetto di un confuso corpo di ballo.

    Rimasi disteso sul letto e attesi che si facesse scuro. Era una stanzetta, con un letto duro e un materasso poco più spesso della coperta di tela che lo ricopriva. Proprio sotto di me c'era una grossa scheggia di legno che mi penetrava in un fianco. Tuttavia restai lì sdraiato, lasciandomi tormentare da quella scheggia. Iniziai a mormorare una melodia, ma quasi subito il sonno mi travolse, pesante e ristoratore.
    Last edited by Paperboy; 30-03-2011 at 02:43.
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  3. #3

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    Pioveva di nuovo il mattino dopo, una pioggia grigia e obliqua, come una tenda di frammenti di vetro. Alzandomi, mi sentivo addosso stanchezza e apatia, e mi affacciai alla finestra. Avevo ancora un sapore acre in bocca. I sette giorni appena trascorsi così, come se nulla fosse, occupavano i miei pensieri totalmente e senza lasciarmi spazio per fantasticherie o simili, sensazione nuova e fastidiosa.

    - - -

    Si era trovato a galleggiare su una massa di sensazioni e fantasie sfocate. Odori, visi abbozzati, situazioni confuse. Era se stesso solo quando si trovava lontano da tutto ciò. Si sentiva libero e onnipotente. Aveva timore di tutto quanto esisteva fuori da quella stanza, ma sapeva anche di poter dominare il pericolo. Nessuno era astuto quanto lui. Nessuno era forte quanto lui. Era una belva furba e determinata, capace di soggiogare chiunque. Le altre belve erano solo branco, le vittime non erano nessuno. Lui era forza e rabbia unite.
    Rabbia per cosa? Non lo sapeva e non gli importava. Era cresciuto in un ambiente ostile, odiato da tutti e odiando tutti.
    Quando carezzava quei pensieri tonificanti, spesso cadeva nel delirio, e la sua stessa mente diventava una minaccia dai mille occhi. Si riscosse per tempo. Le dita raggiunsero subito la cicatrice, sfiorandogli il collo; era tutto vero.


    "Siamo bachi di falene, chiamiamo farfalla ciò che il mondo definisce morte”



    prova e senza scuse, prova...
    non avere pietà
    con chi non l'ha avuta,
    non avere rimorsi
    con chi non li ha avuti,
    non perdonare
    chi non ha perdonato;
    il tuo grido sia vendetta
    il tuo grido sia vendetta
    la tua vita sia vendetta,
    senza scuse sciocche,
    senza inutili coscienze,
    senza freni,
    vendetta la tua anima
    vendetta la tua morte...
    Last edited by Paperboy; 11-04-2011 at 16:14.
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  4. #4

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    La stanza aveva l'odore indistinto, spietato, non del tutto sporco nè pulito nè totalmente umano che hanno sempre i locali di quel genere. Date a qualsiasi arcanista uno stabile completamente nuovo e in pochi mesi tutte le stanze avranno quell'odore. Dev'esserci qualcosa di simbolico. Quando si oltrepassa il portone di una biblioteca, si lascia il mondo di tutti i giorni per addentrarsi in una regione ultraterrena, al di là della legge.
    L'elfo sedeva in una stanza che, a parte la scrivania di legno scuro intarsiato, qualche mobile in legno lavorato ed un grande candelabro acceso, aveva esattamente l'aspetto di un salotto aristocratico. Conteneva scaffali a parete ricolmi di libri, alcune poltrone con l'intelaiatura di quercia lavorata e spalliera di velluto rosso. Sulla mensola del camino di marmo grigio verdastro c'era un candelabro in oro, la cui fiammella danzava pigramente illuminando i dintorni. Alcuni fiori in un vaso di terracotta facevano bella mostra di sé, sopra ad un grande tavolo rotondo dal piano di duro legno e dalle gambe arcuate, lunghe ed eleganti.
    Dalle finestre penzolavano lunghe tende di tessuto rosso. La stanza era rivolta a sud e c'era luce in grande abbondanza. L'elfo alto, dalla pelle chiara e la bella testa adorna di lunghi capelli neri mi indicò la sedia di fronte a lui facendo cenno di accomodarmi. I suoi lineamenti erano improntati ad una pensosa severità, posso scommettere che non lo si vedrà mai ridere di gusto.

    - - -

    La conversazione proseguì di buon grado, raramente mi sono comportato in modo così ossequiante, neanche a farlo apposta.. strano. Perlomeno queste due parole porteranno a qualcosa di nuovo e ciò non mi sorprende; in ogni parola che ha pronunciato il mago si creava una sorta di aspettativa, quasi qualcosa di mistico, ma prima o poi ci abitueremo, tutti.

    Scesi le scale, salutai l'assistente con un sorriso falso cortese e mi presentai sullo spiazzo davanti al palazzo, immergendomi nella luce del sole ormai alto.
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  5. #5

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    La stessa sera dello spettacolo, rinviato.. annullato. Khalan aveva trascorso comunque la serata come sempre, nulla di strano a vedersi, ma qualcosa ribolliva la sotto.

    - - -

    Certo, pensavo, certo... il mio bisogno di scoprire un perché, il mio perdurante sospetto ci sia qualcosa di più di quello che vedo. Ma poi pensai: perché dedicare loro tutte queste riflessioni? Perché tanta voglia di condividere? Sei così curioso solo perché qualche volta qualcuno ha applaudito le tue parole?
    Perché aggrapparsi a loro? Che ti piglia? Qui c'è soltanto quello che vedi. Tutti vogliono essere guardati. E' sempre stato così. Non è un trucco, tutta questa verginità. Tu cerchi abissi che non esistono. Tutti loro, sono l'incarnazione del nulla.

    Da oggi conosco meglio il mio istinto primordiale, maligno e santo nello stesso tempo; un fardello troppo pesante da portare sulle mie esili spalle.
    Loro ripudiano i miei occhi pieni di verità che non riescono a vedere, odiano la mia voce che non riescono a sentire, disprezzano la mia essenza, che non possono raggiungere.
    Questi luridi cani non si sono ancora accontentati della mia opera. Calpestano la mia somma dignità con i loro zoccoli sporchi, da capre che rappresentano.
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  6. #6

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    Il cielo notturno di Ondachiara è un nero sterminato. E' come se, girando una pietra, avessi portato alla luce il senso della mia vita. La nostra ombra falcia una città nuova.
    Un luogo benedetto dal mito e dalla leggenda. In questa terra fertile, ora drappeggiata da gelide lenzuola virginali, io stesso sono pronto a risorgere.
    L'avventura sta cominciando, come se nessuno fosse mai partito da qui. Il morbo caduco del terrore, che tanto le aveva eccitato la lingua col suo nettare, ora è appassito e si riduce in polvere, coprendo ogni cosa.

    E' stato tutto vero, o solo un sogno?
    O è esistita solo questa ragazza, questa bambina, questa figlia?

    Il movimento attorno a sè, le baruffe, le chiacchiere inutili, non lo toccavano come in principio. Era come se tutto intorno a lui agisse secondo altri canoni; più velocemente, distrattamente, più per inerzia che per bisogno. Come se una patina opaca coprisse il resto, immagini riflesse, di sfondo e non curanti dei dettagli.
    Una spessa coltre di nubi copre l'intero molo, mentre all'orizzonte balenano fugaci lampi misti fra il grigiore del cielo e il profondo blu delle acque lontane. In basso fervono i preparativi di chi va a dormire e di chi comincia la giornata mentre su al crinale la calma di chi è fermo. Certo le distrazioni non mancano, non ha più però il bisogno di ritrovarsi in locanda per, grazie a qualche canto o filastrocca, racimolare qualche moneta. Ora se capita è solo per piacere. Il giusto per avere la mente libera di pensare, il giusto per svuotarla dalle preoccupazioni di ogni giorno che altro non fanno che distrarti dai tuoi di giorni... "Un Fato da vivere / e pensare come se fosse / ogni giorno un nuovo giorno"
    Per molto ha sentito di stare Bene. Nessun desiderio. Ma così come era accaduto, così è scomparso col tempo, lasciando spazio a nuove strade che ora sentiva di voler percorrere. Le cose non migliorano o peggiorano mai. Nella migliore delle ipotesi fanno per cambiare.

    Sono in pochi a pensare veramente alla morte. I folli se ne preoccupano senza comprenderla davvero. Le vittime di uccisioni o incidenti fatali non hanno il tempo per pensarci. Ci pensi veramente solo se ti prendi il tempo per farlo; e il tempo te lo prendi solo se sai che sta per succedere. E' allora che il pensiero della morte prende il controllo di ogni tuo pensiero cosciente... che altro c'è da fare?

    ...Qualcosa si muove. Invisibile... qualcosa succhia l'aria viziata, e stride. Si muove con grazia antica, restio a ritirarsi come i suoi fratelli; occhi abbaglianti, non toccati da amore o gioia o dolore... alito ardente dal sapore di nemici vinti, il fetore di cose morte, di cose dannate. Il superstite più feroce, il guerriero più duro. risplende di odio, vuole che sia suo. Immensa, vuota, silenziosa come una chiesa in attesa, come il ragno... E ora le ragnatele si espandono e la polvere si ispessisce qui, come dentro me...
    Last edited by Paperboy; 22-04-2011 at 12:36.
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  7. #7

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    “Mi si rizzano i peli sul collo, sento gli aghi nella colonna vertebrale e ne sento l'odore, quell'odore! Voglio saltargli addosso con tutta la mia rabbia, ridurlo a brandelli e scannare quella bestia viscida, ma... non sono qui per questo. Riprenditi. Tira fiato e riprenditi, già... Al diavolo!”

    Il mezzosangue afferra le spada alla cintura e ne stringe il manico fino a farsi male, mentre rabbioso fissa la sua preda. Gli si avvicina dal fianco, senza preoccuparsi di non farsi notare, ormai riesce a distinguere il respiro raschiato di quell'essere... “Crepa” borbotta a labbra strette mentre si lancia all'attacco.
    Un primo colpo di slancio col braccio più leggero, dritto al tendine dietro al ginocchio, la bestia cerca di impugnare la lancia schiumante di rabbia, ma non fa in tempo a voltarsi che l'intero taglio della spada, impugnata a entrambe le braccia gli apre un lungo squarcio lungo il petto. Gorghi di sangue scuro e denso ricoprono il filo della lama, pronta a colpire di nuovo. Un ultimo impeto d'ira e poi il silenzio. Andato.

    "Il metallo urla. Qualcosa mi colpisce in pieno in mezzo al petto. Non c'è sopra o sotto. Galleggio privo di peso.
    Non ricordo nulla.
    Ah, non sembra niente di buono. Come ci sono finito qui? Cos'ho combinato... e perchè?"


    Nei pressi della palude, la condensa dell'aria umida della sera ha ricoperto il piatto della spada, dev'essere passato parecchio dunque... Khalan è accasciato a terra, supino e ferito gravemente, con piccoli sforzi riesce ad alzarsi, un breve esame delle ferite e tira fuori bende e unguenti

    "Non riesco a ricordare, per quanto mi sforzi. A giudicare dalla ferita possono essere passate circa quattro ore. Non ricordo come me la sono presa. Per quanto mi sforzi non riesco a ricordare.
    Fai un respiro profondo. Espira lentamente. Rilassati. Pensa. Rimetti insiemi i pezzi, uno a uno. La palude, cosa può avermi portato fin qua?"


    Stringe le bende con decisione. I denti digrignano per il dolore, ma un dolore più caldo si fa strada dietro la nuca. Le mani si spostano con calma. Un bozzo è spuntato da sotto la cute "una bella botta, ora capisco" i ricordi riaffiorano poco a poco. Ricorda di avere abbandonato il gruppo con cui ha passato la nottata, mentre tornavano in città.

    "Cerco di stare calmo. Cerco di non pensare a quello che sto facendo. Sanno che sto per arrivare, attaccare sarebbe rischioso e pericoloso.... stupido. Ma voltarmi indietro ed allontanarmi... no, vincerebbero loro.
    So esattamente cosa fare. So esattamente dove andare. Questa volta non lotterò contro gli odori... nè contro i ricordi. Inghiottirò tutto come fosse un nettare, lasciando che mi fortifichi, rendendomi sicuro e deciso"


    Una voce impastata di ghiaia bagnata gracchia dall'interno della grotta, il tono è così alto che mi arriva in pieno volto. Una risata lugubre e profonda.

    Il resto è ancora poco chiaro e nebuloso...

    "Una furia si avventa all'ingresso della tana. Come sospettava, lo stavano aspettando...Grida e ombra... spade che si levano e ricadono. Nella luce tremolante sembrano demoni che danzano o lupi affamati. Il bardo ricorda altri fuochi, altre grida... e la gioia perversa che suscitano. Le sue labbra si piegano in un cupo sorriso."


    Poi ricorda la fuga, imbrattato di sangue, solo in pochi sono usciti a rincorrerlo... lo hanno lasciato andare... e il sorriso scompare in un istante, lasciando spazio ad un ghigno rabbioso, un urlo squarcia il silenzio ovattato della palude.
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  8. #8

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    I tamburi risuonano con rabbia,
    e in quel rumore c’è la mia speranza,
    suonate ancora, non vi fermate,
    siate con me fino alla fine.

    Un solo passo, un solo rumore,
    un tamburo che ci onora,
    grinta sprigionata ad ogni colpo,
    paura che fugge lontano.

    Sguardi fissi verso il nemico,
    sguardi fissi sempre in fronte,
    suona ancora tamburo,
    allontana il buio dal mio cuore.

    E quando gridando correrò sul nemico,
    suona ancora tamburo,
    canta per chi non ti potrà più sentire,
    che il loro ricordo diventi la tua musica.
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  9. #9

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    Più si facevano frequenti le ronde in foresta più mi sentivo a mio agio nel mezzo della ressa. Il timore dei primi passi aveva col tempo lasciato spazio ad un ardore esaltante: la voglia di gettarsi nella mischia spada in pugno, urlante, pronto a prenderne quanto a darne. Sento di passare ad un livello superiore quanto combatto, non c'è altra condizione simile a quella; tutto una volta finito, in confronto sembra distante. Nonostante ciò ogni tanto la prudenza dei tempi andati fa capolino, ma non è quasi più un problema. Quando ci penso basta far scorrere le dita sulla cicatrice che porto, ormai senza più problemi, come monito per i miei sensi e per le mie paure. Il potere dei ricordi.

    - - -

    Invece di fermarlo, l'uccisione gli aveva dato ispirazione; dopo, invece di sentirsi paralizzato dalla proprio coscienza, Khalan si era liberato di ogni residua paura e rimorso. L'orrore di aver ucciso, un uomo normale, magari l'uomo migliore che avrebbe mai potuto conoscere, non gli aveva insegnato nulla su quell'importantissimo divieto che, cosa abbastanza stupefacente, non aveva imparato ad osservare. Ammazzarlo confermava solamente il suo innato ardore di idealista e rivoluzionario che non rifuggiva dall'adottare qualsiasi mezzo, per crudele che fosse, per attaccare chi gli si poneva contro.
    E si tornava da capo, ma Khalan non poteva farne a meno, non quando ricordava come quella giornata di parecchi anni fa, gli si aprirono gli occhi. Come poteva permettere che i suoi sentimenti prendessero un altra forma, immaginare si salvarsi, come facevano in molti?
    E non poteva dire di odiarsi per ciò che aveva fatto: magari! Se solo, invece di vivere caoticamente nel mondo che poteva essere, avesse potuto arrivare a odiarsi abbastanza per non volerne sapere più del suo mondo, allora o adesso... Se solo avesse potuto tornare a pensarla come tutti gli altri, a essere ancora una volta un uomo totalmente naturale invece di questi straziato ciarlatano della sincerità, un falso Khalan bonaccione e sorridente che copriva completamente il Khalan sepolto vivo. Se solo avesse potuto essere ignaro, come certe persone credevano che fosse. Se solo lui avesse potuto essere inconsapevole, se solo avesse potuto dirsi – Odio questa vita - e tornare ad essere il giovane che a malapena ricordava. Ma come poteva pensarlo? Quella carognetta balbuziente e sputacchiante! Che credeva di essere?

    Per lui non aveva altro significato: nessun altro significato avrebbe potuto essere attribuito a quel fatidico passaggio. Sì, siamo soli, profondamente soli, e in serbo per noi, sempre, c'è un altro strato di solitudine ancora più profondo. Non c'è nulla che possiamo fare per liberarcene. No, la solitudine non dovrebbe stupirci, per sorprendente che possa essere farne l'esperienza. Puoi cercare di tirar fuori tutto quello che hai dentro, ma allora non sarai altro che questo: vuoto e solo anziché pieno e solo. Nonostante ciò col tempo ad Ondachiara qualche legame si stava creando; nulla di cui essere troppo felici ma di certo un passo avanti rispetto al resto della plebaglia. Midnortel e Bartus in particolare. Il primo lo incuriosiva per i suoi modi di fare così diversi e i confini sempre più labili fra di essi, il secondo lo incuriosiva per quanto sembrasse normale, così ostentatamente normale da non sembrarlo affatto.


    Mostrami il tuo volto
    mostrami il tuo volto
    sia tu mio amico o mio nemico
    mostrami il tuo volto
    faccia a faccia

    Non ho paura dell'oblio
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  10. #10

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    Era esile e delicata, ma pareva in grado di reggere la prova, camminava come fluttuando. Le sopracciglia erano sottili, dritte e più scure del pelo, quasi castane.
    Era una donna, un'animale, con la faccia e il mento molto imponenti, un naso duro, adunco, e due grandi occhi umidi che avevano l'espressione comprensiva delle pietre bagnate. Sospirai di nuovo e stropicciò i piedi a terra, facendo frusciare l'erba alta fra gli stivali, mostrai i denti in una poco riuscita imitazione di un sorriso, chinandomi attratto dallo sguardo della fiera.

    La strada verso il vulcano era stata interessante, più di certo del motivo del viaggio o della compagnia. Avanzando in coda al gruppo continuavo a chiedermi se questo fosse davvero il mio posto, la battaglia interruppe possibili riflessioni a riguardo.
    Lamette di nervosismo mi incidono la pelle. Ho fatto poche bravate folli come questa.
    La affronto la battaglia, la mia rabbia splende. Un veloce movimento, per colpire con tutta la mia foga, colpisco a fondo, senza fermarmi.

    Si faceva più scuro. Io riflettevo; i pensieri mi si muovevano con una specie di timidezza nel cervello, come se ad osservarli ci fossero occhi ironici e cattivi. Pensavo alle facce brune di quegli orsi che fissavano il cielo, con ferite grondanti di sangue. Pensavo che sarebbero tornati, sarebbero riapparsi inevitabilmente. Pensavo a me stesso in questi giorni, avevo paura senza nemmeno sapere bene di che, ma ero abbastanza intelligente per capire che qualcosa non andava e troppo inetto e stupido per capire che cosa non andasse. Pensavo invece a vecchi caproni che avevano smesso persino di provarci. Pensavo ad Ondachiara ed al suo noioso destino.
    Feci un cenno d'assenso, come a me stesso, e mi lasciai cadere contro lo schienale della sedia con un'aria soddisfatta, mi passai una mano sulla faccia e la riabbandonai sulle ginocchia. A quanto pare, c'era da arrovellarsi parecchio. Annuii nuovamente guardando fuori dalla finestra della locanda, ormai le mura del villaggio sembravano distanti.



    ti sento, ma non ho paura di te

    Padre, dov'è la mia spada
    ora che la guerra è cominciata
    Oh, lasciami andare da solo
    Non ho bisogno di nessuno
    Ho detto, non ho bisogno di nessuno

    Ma oh dei, sta arrivando
    ed è troppo buio per riuscire a colpire
    e ora veloce, più veloce
    ancora una volta sono in fuga
    e sento dire

    Oh, figlio mio testardo
    so che hai detto
    che non hai bisogno di nessuno
    ma non si vede nulla
    pericolo, pericolo
    verso l'oblio
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  11. #11

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    Aveva deciso di tenere quegli stracci bruciacchiati e ormai inservibili, come monito e ricordo. La sarta non aveva fatto altre domande, dopo il rifiuto alla proposta di riparare l'abito, e ne aveva prontamente preparato un altro.
    E poi l'onda di ricordi...

    L'accampamento di fortuna si trovava fra le colline ad ovest di Ondachiara, poco lontano dal bosco. Venne tirato su in breve tempo dagli stessi abitanti ed era destinato a durare poco, non era altro che un ammasso di baracche fatiscenti in piedi per miracolo. Gli occupanti del campo erano tra i più diversi, di sicuro nessuno lì per scelta. I più fortunati andavano e venivano. Molti vi restavano una vita intera, prigionieri della povertà e dei pochi mezzi a disposizione. Le loro occupazioni erano sopravvivere, allevare i figli e sognare una vita migliore. L'essere in pochi e pieni di problemi focalizza l'attenzione su Khalan, che viene usato spesso come valvola di sfogo, bistrattato. Impara la pazienza, l'odio prospera in lui, lo nutre mentre cresce e gli dà la forza di andare avanti.

    Fino a quel giorno. Quel giorno memorabile che Khalan ancora nel profondo ringrazia. Il momento della svolta che ancora ringrazia, in nome della Dea.

    I piccoli ragazzini sono creature selvagge. A volte ne capitano alcuni in cui la collera ribolle e urla, e con quelli arriva il caos. E per i bambini il caos è fatto di pietre e sangue. Era tranquillo e riservato, perché pensava che così l'avrebbero lasciato in pace, aveva imparato a vivere in quel modo. Si era rassegnato all'apatia più totale; e loro lo odiavano per questo.
    Portarono la bolgia nel suo piccolo mondo ordinato. Lo scovarono quando era da solo. Gli altri lo tennero fermo, e il capo prese un pezzo di vetro e disse “Una stella per Khalan.” Il gruppo vide il fuoco negli occhi del loro capo. Alcuni erano spaventati, altri eccitati, comunque continuarono a tenerlo stretto. E lui fu tagliato cinque volte, cinque solchi sul fianco del collo. E urlò così forte che la sua voce divenne un'altra da quel giorno in poi. E nella notte convulsa che passò aprì gli occhi e non li socchiuse più.
    Durante il periodo di convalescenza qualcosa si fece spazio nella sua mente. Pensieri che prima non gli appartenevano spuntarono come niente, forgiandone l'indole. Non disse una parola, si rifiutò di fare i nomi, di accusare, non disse nulla dell'intera faccenda. Aveva visto il fuoco negli occhi del suo mutilatore. Forse aveva capito qualcosa sulla natura del caos; aveva visto che poteva essere domato e aveva idee proprie a riguardo.
    Forse voleva essere sicuro che niente avrebbe creato un legame fra quei giovani, se non la tragedia che li avrebbe colpiti tutti.


    Appagato dalla sua memoria giaceva soddisfatto, accarezzandosi con lieve estasi la cicatrice, come ne avesse avuto davvero bisogno in fondo. Da oggi cambiava ancora, da oggi era sì più maturo, ma sapeva di esserlo e sapeva grazie a chi. Avrebbe fatto del suo meglio, per servire al suo meglio, per la sua, di lui soltanto, soddisfazione. Accanto a sè quello che vedeva come i suoi nuovi strumenti: la lama, nuova di forgiatura, i pezzi della nuova armatura, accantonati a terra. Nulla però in confronto del potere del suo pensiero e della sua lingua.

    Tutto quello che ci vuole è un giorno diverso per rendere discordante l'uomo più sano mai visto.
    Ecco quanto il mondo è distante da me. Solo un giorno diverso.
    Last edited by Paperboy; 15-05-2011 at 17:40.
    Adar Valigran - incoming
    Sul fu entara2: Glimrick in primis, Meldon in mezzo, Lugnar lo zozzo e Zach sul finale. Molta fuffa nel mezzo.
    Sul fu entara3 beta: er bardo Khalan.
    Quote Originally Posted by Mynor8 View Post
    susu, basta con le ciance! Sono caldo come il tanga di Belèn

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