La pioggia torrenziale non sembrava placarsi e l’intera Kudres era avvolta da nuvole nere e minacciose. Dall’alto della torre di guardia, il mio maestro Sylvaern scrutava il paesaggio sottostante.
“Questa pioggia è un cattivo presagio Uvaldon, quando il cielo versa le sue lacrime significa che qualcosa di brutto sta per accadere…”
“Perlomeno una giornata movimenta..”
Un’occhiata dura e gelida di Sylvaern mi colse di sorpresa
“E’ meglio vivere in pace e quiete, anche se noiosa per noi ombre che vivere in guerra e disperazione..”
Mi limitai ad annuire e tornai a guardare la città sottostante. Una carovana di almeno 20 elfi stava arrivando in città. Viaggiavano in fila indiana portando con loro dei carri coperti con dei teli bianchi e candidi trainati da cavalli possenti. Imboccarono la prima curva a destra dopo le mura di cinta e li vidi sparire per un attimo dietro ad un palazzo, poi li rividi affiorare nuovamente nella piazza principale della città. Si fermarono e si disposero in cerchio con le carovane in modo da inglobare i tranquilli cittadini di Kudres. Io e Sylvaern saltammo da un tetto all’altro fino a raggiungere un edificio adiacente la piazza, rimanendo accovacciati nel buio e nell’oscurità del temporale.
“Venite messeri e dame, venite. Accorrete per acquistare le magnifiche merci provenienti direttamente dal cuore dell’isola più bella di questo mondo, direttamente da Cala Azzurra le più pregiate armi e gioielli del continente!”
La folla, incuriosita dalle grida di un elfo alto e smilzo accorreva ai carrozzoni trepidante per guardare la merce cosi tanto rinomata di Cala Azzurra.
“Avete l’autorizzazione per questa vendita, signori?” Una guardia cittadina si avvicinò per chiedere spiegazioni all’elfo.
“Veramente no, siamo poveri commercianti provenienti da Cala Azzurra, onestamente non sapevo nemmeno che sarebbe servita un’autorizzazione…”
D’un tratto, scorsi una delle tende di una carovana rigonfiarsi lentamente per poi tornare alla normalità, qualcosa di sottile e appuntito aveva intaccato appena il morbido telo candido.
“Maestro, c’è qualcosa di strano in quegli elfi e in quegli imponenti carrozzoni che si portano dietro, ho appena…”
“Zitto e osserva, parleremo dopo…”
Redarguito, mi limitai ad osservare ancora la scena senza muovere un muscolo.
“… e comunque avete bisogno dell’autorizzazione, non potete vendere nulla. Quindi vi prego di andarvene o di chiedere l’autorizzazione prima di poter vendere la vostra mercanzia”
D’un tratto, almeno trenta pugnali lucenti e affilati squarciarono le tende, dai carrozzoni balzarono giù molti elfi alti con in mano spade e pugnali pronti alla battaglia. Uno di questi, scaltro e veloce, aggirò la guardia puntandogli un pugnale alla gola e dicendogli “Questa è la nostra autorizzazione, idiota!”. Detto questo, squarciò con un taglio netto la gola della guardia che cadde a terra senza vita in una pozza di sangue rossastro.
La folla cominciò a dileguarsi urlando mentre vidi quello che sembrava essere il capo dei banditi gridare agli altri “Veloci, ai forzieri!”. Lo spettacolo a cui stavo assistendo aveva dell’incredibile, gente che scappava terrorizzata, banditi con in mano spade e pugnali saccheggiare la città mentre le guardie accorrevano numerose da tutte le vie cittadine, circondando la piazza. Erano molto più forti quei banditi di qualunque combattente avessi mai incontrato o visto combattere prima. Le guardie numerose, ad una duna cadevano sotto i colpi incessanti di quelle spade veloci e prepotenti, tingendo il pavimento della piazza di un colore rosso cupo. Fu a quel punto che il mio maestro decise di intervenire, sguainò la spada e mi lanciò un’occhiata fredda e decisa, poi saltò giù dal cornicione e si disperse nella folla cominciando ad uccidere i banditi. Non avevo mai preso parte ad una battaglia di tale entità, la mano mi tremava e le tempie mi pulsavano forte per l’emozione e per la paura, lo ammetto, ma mio malgrado saltai giù raggiungendo il mio maestro. La battaglia fu dura e cruenta, ma ad ogni testa mozzata mi sentivo meno pavido, più spavaldo e sicuro di me. Vidi un brigante scappare in un vicolo e gli corsi dietro, il tutto sotto una pioggia fitta e battente che impregnava il mio corpo fino alle ossa. Il bandito cadde a terra inciampando contro una cassa di legno e subito gli fui addosso, sguainai il mio pugnale e lo trafissi alla gola. Fu proprio allora che una mano mi sfiorò la spalla destra, preso dall’eccitazione della battaglia e dall’adrenalina, senza nemmeno guardare roteai la spada e trafissi gli intestini del malcapitato… quando mi girai non potevo credere ai miei occhi… Di fronte a me, con la spada ancora infilzata nel ventre, vi era una giovane elfa ben vestita. Non scorderò mai i suoi occhi vitrei e la sua bocca distorta in una smorfia di dolore mista a paura. Aveva poggiato le mani sull’elsa della spada e mi guardava, pallida e indifesa. Estrassi la spada senza la minima esitazione e la presi fra le braccia, imbrattandomi mani e vestiti del suo sangue purpureo.
“Mi dispiace,io… io… pensavo che tu… che…” Una solitaria lacrima gonfia di dolore mi scese giù dal ciglio mentre il corpo della ragazza diventava più freddo e rigido. Rimasi cosi per un po’ di tempo, in lacrime e con il corpo senza vita fra le braccia finchè Sylvaern mi raggiunse nel vicolo. Lo stridio di spade che si incrociavano era finito da un pezzo e la calma era tornata nella piazza centrale di Kudres.
“Hai ucciso tu questa ragazza?” La voce impietosita del mio maestro mi trafiggeva il cuore come mille lame affilate.
“E’ stato un errore di valutazione…”
“Lo immagino… adesso hai imparato l’ultima lezione che ti serviva per essere un’ombra danzante, mai essere troppo sicuro delle proprie abilità e mai essere superficiale in qualsiasi situazione, dalla più stupida alla più complicata… adesso bisogna far sparire il corpo perché questa ragazza è la figlia di un nobile casato di Kudres e se le guardie ci vedess…” Le parole gli morirono in bocca quando dall’altro lato del vicolo, un manipolo di guardie stava accorrendo.
“Fermate l’assassino! Ha ucciso Elidora, arrestatelo!”
Poggia il corpo delicatamente, mi alzai e lanciai una sola occhiata a Sylvaern, lui ricambiò e mi fece un cenno con la testa. Corsi più veloce che potevo superando guardie e ostacoli ma senza uccidere né ferire nessuno, avevo già commesso uno sbaglio enorme e mi sentivo un verme per aver trafitto un’innocente, anche non volendo. Corsi più veloce del vento d’estate che soffia tra le spighe di grano e riuscì a scavalcare il muro di cinta che circondava Kudres, sparendo nella foresta fitta e umida. Rimasi lì per la notte, poi l’indomani tornai in città camuffato da avventore e notai che il mio volto e il mio nome erano su tutti i muri di Kudres con una scritta di un giallo ocra che risaltava la parola “RICERCATO”. Non potevo più rimanere nella mia città e il mio maestro lo sapeva bene, perciò me ne andai vagando per il mondo antico, di città in città in cerca di lavori come mercenario o mercante. Affinai le mie arti del sotterfugio e della spada riuscendo ad essere autonomo e indipendente, i miei genitori non seppero mai che fine avessi fatto e più nessuno seppe che fine avesse fatto Uvaldon Fuinur. Adesso, sono costretto a vagare sotto falso nome per non essere catturato ed ogni mio passo poggia sulle carcasse dei miei nemici che hanno cercato di assicurarmi alla giustizia. E cosi credo che rimarrà la mia storia nel tempo. Adesso ho un’incubo ricorrente quasi ogni notte; rivivo sempre la stessa scena e rivedo il volto splendido di quella ragazza prima sorridermi, poi trasformarsi nel volto di un demone che ride disgraziatamente e si agita sotto le mie mani tremanti…
Ma qualcosa di buono c’è ancora in me… ogni tanto sogno di quando ero a casa con i miei genitori, il calore del focolare, gli allenamenti incessanti con il mio maestro e la gente cortese e gentile di Kudres… tutte cose che purtroppo non potrò mai più avere indietro…