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    Capitolo 1 - Lettera al sindaco

    http://www.gamesnet.it/showthread.ph...ezione-di-Wind

    Capitolo 2 - La mia razza contro


    "Ehi, Vengard. Vieni qui, so che ti sei andato ad informare."
    Era Ralevith che mi aspettava nascosto dietro un muro nei pressi della mia dimora. Coperto da un manto e un cappuccio nero era pressocchè invisibile all'ombra e sulle superfici scure dell'Underdark.
    "Si ero vicino a trovare un indizio importante, ma manca una pagina con il nome di alcune famiglie. E' stata presa anni fa."
    "Ti consiglio di andare nei dintorni di Trinsic, li troverai chi fa al caso tuo. Ora devo andare, preferisco non stare tanto tempo qui a Wind."
    "Come si chiama questa persona, cosa devo dirgli e sopratutto chi è?" domandai.
    "La riconoscerai subito. Il suo nome è andato perso da anni, ora si fa chiamare l'eremita. Devo andare."
    Così dicendo, guardingo e sfuggente, si allontanò da Wind imboccando i cunicoli che portano in superficie.

    Rientrai in casa.
    La luce del candelabro illuminava la mappa di Sosaria al piano terra alla quale rivolsi più occhiate nervose.
    Decisi di rilassarmi inalando le spore dei miei funghi. Inalai più del dovuto, la mappa appesa alla parete sembrava espandersi su tutte le mura per poi stringersi a me soffocandomi, corsi verso le scale, salii al piano superiore, a quello ancora dopo e fu ancora peggio. Le ossa di Dominik si ricomposero e presero vita inseguendomi, le forge alzarono la voce sputando fiamme dai loro ventri e i bauli sembravano aprirsi pronti a mordermi in ogni istante. Anche l'orso era un problema, si rivolse a me ruggendomi in volto.
    Non ptevo rimanere li. Corsi sul tetto.
    Fu li, ammirando i palazzi tipici di Wind, che mi rilassai circondato dai miei tesori.
    Svenni.
    Last edited by vengard; 17-05-2019 at 16:56.
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  2. #2
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    L'immagine della mia morte mi svegliò. Al mio fianco un teschio coperto di cera.
    Il freddo pavimento dell'attico mi spingeva verso l'alto dandomi la forza e la lucidità di alzarmi tra mille difficoltà. Con fatica riunii i pezzi di una giornata intensa e ricordai delle parole di Ralevith, così, ancora intronato, aprii un libro fino alla pagina marcata nei pressi di Trinsic.
    "Kal Ort Por"
    La strada sterrata che portava a Trinsic era in stato di abbandono: sterpaglie ai bordi della strada, briganti nelle foreste, avamposti presidiati da guerrieri tutt'altro che bene intenzionati e creature informe nei pressi di un sacro altare e nelle paludi.
    Dopo tanto girare nei boschi alla ricerca di qualcuno che avrei dovuto riconoscere realizzai che stavo sbagliando qualcosa.
    "Perchè devo cercare qualcuno che, vista la situazione, non vuole farsi trovare come se invece lo volesse?"
    Sterzai dalla strada e attraversando il bosco mi diressi verso la palude. Ogni sorta di creatura usci dal terreno fangoso protendendosi verso di me con versi, salti e zanne voraci. Tirai dritto per uscire da quello che sembrava un girone infernale.
    Fu proprio dopo aver attraversato la palude che trovai chi dovevo: l'eremita.
    "Ti aspettavo Vengard, Ralevith mi ha avvisato che saresti venuto."
    "Che sta succedendo? Chi è Ralevith? Chi sei tu?"
    Sospettoso si levò il cappuccio e disse "Che sta succedendo non posso ancora dirtelo per il bene tuo, di Ralevith e mio." Prese fiato e proseguì "Ralevith è un tuo parente che per anni ha vissuto esiliato ed è tornato perchè pronto a rimettere piede a Wind. Per quanto mi riguarda sono un suo amico di superficie, come dite voi, e sono colui che ha la pagina del libro che cerchi."
    "Cosa? Stai scherzando?"
    "No. E' una lunga storia che un giorno forse ti racconterò. Ho bisogno di un favore prima di spiegarti tutto e consegnarti la pagina del libro. A causa del mio furto una squadra di drow è stata assoldata per impedirmi di tornare a Wind, trovarmi ed uccidermi. Uccidili prima che lo facciano loro e ti darò tutto quello che ho, tutto quello che cerchi"
    "Non ucciderò drow solo perchè una coppia di pazzi dice che sono miei parenti."
    "Se hai a cuore Wind e il proliferare dei dark elf è necessario che tu venga a conoscenza di questa storia e mi aiuti a salvarmi. Se diversamente ignorerai me e Ralevith, sappi che è disposto ad uccidere chiunque pur di tornare libero a Wind. Ormai è una città che accoglie i drow, seppur solo quelli, e non mi sembra il caso di farla ripiombare nella stessa situazione della Guerra dei Ragni."
    Rimasi interdetto.
    Dopo averci riflettuto decisi di approfondire la situazione e di dichiararmi colpevole dei miei omicidi qualora questi non servissero a preservare il quieto vivere di Wind.
    "Quanti sono?"
    "40."
    "Tu sei pazzo.. Lo farò."


    https://imgur.com/nZKToH8
    Last edited by vengard; 12-03-2019 at 17:09.
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  3. #3
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    Ero teso.
    Essere consapevole che uscire di casa era sufficiente per essere l'obiettivo di assassini e che mi sarei dovuto comportare allo stesso modo era una sensazione conosciuta, ma mai la avevo provata senza sapere per cosa uccidevo.
    Chiusa la grigia porta di casa alle mie spalle sentii tutti i miei averi, i miei ricordi, la mia vita allontanarsi quasi risucchiati da uno spazio che non rivedrò mai più.
    Mi recai verso l'uscita di Wind, dove i soldati drow costituiscono la prima difesa contro gli invasori della superficie.
    Si presentò un problema: non sapevo chi era coinvolto nella caccia all'uomo.
    Mi avvicinai alla prima guardia. "Vedui". "Vedui" rispose.
    "Ho catturato chi ha rubato la pagina del libro di storia drow" Esordii.
    "Cosa? Di che stai parlando?". "Scusa ho sbagliato elfo, siamo tutti così simili.."

    "Come va il pattugliamento?" "Tutto tace" rispose il secondo.
    "Lo sai che hanno ritrovato la pagina del libro.. Sai quella missione di assassinio di un ladro.."
    Lui mi guardava interdetto con la tipica faccia di chi aveva la testa tra le nuvole e ci era rimasto. "I colori della superficie gli hanno dato alla testa" pensai.

    Continuai così, ma senza risultato.
    E' proprio nel bel mezzo dei cunicoli labirintici per entrare a Wind che venni assalito alle spalle. "Cosa sai dell'eremita?" Il coltello puntato alla mia gola era freddo e affilato. Giurerei che ci fosse del veleno. "Ne so molto poco. Per questo voglio saperne di più".
    "Non devi sapere proprio nulla".
    L'aria era cambiata, era pesante. La sensazione di morte che si avvertiva era fortissima. Reagii a quelle sensazioni prima di trovarmi un coltello aprirmi la giugulare. La colluttazione fu breve e decisa, le nostre intenzioni si sfidarono in un incrocio di sguardi e solo dopo aver estratto la spada mi accorsi di essere circondato.
    Tra gli assalitori scorsi i volti di coloro con i quali avevo già parlato. "Allora qualcosa sapete"
    "Tutti qui si stanno dedicando alla missione. Mi spiace Vengard, ma non uscirai da qui sulle tue gambe che ti piaccia o no"
    Lo guardai divertito.
    "Adesso è diventata una questione personale. Mi hanno detto che siete 40. Giusto?"
    Annuì.

    Ero accerchiato da 5 individui che si lanciarono contro di me con pugnali, spade, lance e magie. Un sesto scese dalle pareti rocciose cavalcando un ragno.
    Ero in difficoltà. Non soffrivo ancora la loro superiorità numerica, ma non riuscivo a prendere vantaggi odagli scambi di colpi. Stallo.
    Affondai la mia spada con un colpo più deciso dei precedenti che non andò a segno, bensì costrinse un avversario a sbilanciarsi all'indietro e ad inciampare su un sasso ai bordi del viale. Si era aperta una via di fuga nella quale mi ci lanciai continuando a combattere.



    La battaglia contro quegli elfi durò qualche decina di minuti, poi a darmi manforte arrivo Geminy.
    "E' un piacere vederti Gimmi, stavo giusto facendo prendere aria alla mia compagna"
    "Un giorno smetterai di chiamarmi Gimmi?"
    "No!"
    Sbuffando afferrò la lancia e lo scontro volse finalmente a nostro favore. "Come mai sei qui ad uccidere dei soldati drow?"
    "Bella domanda, non lo so neanche io.."
    "Andiamo bene amico. Spero che sai quello che stai facendo"
    "Ti ho appena detto che non lo so" ribadii.

    Con trappole, magie e stordimenti riuscimmo ad uccidere tutti i restanti guerrieri assoldati per trovare ed uccidere l'eremita. Alcuni di loro prima di incontrarli erano intenti a consultare strane pietre verdi. Non me ne preoccupai e con Gimmi li uccidemmo.
    Non vi erano più elfi oscuri celati nelle ombre dei labirintici cunicoli per Wind. Ricontammo insieme i corpi, erano 40.
    "Dobbiamo nasconderli.."
    E fu così che tra un Kal Vas Flam ed un demone evocato per mangiarne i cadaveri di quei silenziosi assassini non rimase nulla.
    "Però mi dovrai dire che succede quando saprai qualcosa di più"
    "Certo. Spero solo di non fare troppi danni. Fammi dormire da te che ho bisogno di riprendermi lontano da Wind. Domani andrò a Trinsic"

    Last edited by vengard; 12-03-2019 at 23:12.
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    Capitolo 3 - L'eremita

    "Devo sapere"
    Appena svegliato mangiai della frutta secca lasciata sul tavolo da Geminy che non era in casa bensì alla corte di Serpent's Hold.
    L'aria era fresca, il cielo sgombro da nuvole ed il tutto era circondato dalla tranquuillità, quella che giorni fa aveva mi aveva abbandonato.
    Mentre sistemai la sella mi accorsi di essere ancora sporco di sangue. Il guanto destro in particolare. Non me ne curai.

    Usai la magia runica per arrivare a Trinsic il più velocemente possibile e percorrere nuovamente la strada che mi avrebbe condotto dall'eremita. Questa volta non seguii il sentiero il che mi permise di evitare assalti di banditi, quelli senza arte ne parte che rubano per mangiare, creature magiche e qualsiasi altra diavoleria ci fosse in giro.
    Di nuovo la palude. Naga, basilischi e serpenti, alcuni più grandi di 5 metri, seguivano voraci il galoppo del mio cavallo senza mai raggiungerci.

    "Ci siamo, ho ucciso tutti e 40 gli elfi che ti davano la caccia."
    "Veramente?" chiese sbalordito.
    Gli mostrai il guanto sporco di sangue "Mi è servito un piccolo aiuto, ma sono tutti morti. Andiamo al punto." dissi concisamente.
    "Certo, accomodati."
    La sua non era una casa, era una capanna e anche piccola. Accomodarsi voleva dire riuscire ad incastrare le proprie gambe con quelle delle sedie e del tavolo; bisognava essere dei contorsionisti per entrare in più di due persone li dentro.
    Mi porse la pagina strappata dal libro della biblioteca di Wind e nonostante gli anni passati era stata perfettamente conservata "Ha un grande valore immagino". Per me era solo un banale elenco di casati drow tra i quali la casata Do'Urden evoca vivide memorie ancora oggi.
    "Queste casate sono antiche, esistevano ancor prima dell'avvento di Lloth"
    "Cosa è questo nome accanto ai casati? Li ho già sentiti" chiesi incuriosito.
    "Questa pagina censisce le 20 più importanti famiglie drow dalla più importante alla meno e quei nomi accanto son i nomi degli dei che erano venerati dalle rispettive casate. Dovresti aver letto i loro nomi sul libro della pagina mancante"
    "E' vero, ora ricordo qualcosa" dissi senza esserne troppo convinto; ero maggiormente convinto che quel fungo avesse tirato un colpo basso.
    "Credo che sia meglio che qualcun'altro ti dica quello che vuoi sapere"
    Dopo queste parole entrò Ralevith. Rimase sull'uscio più che altro poichè gli spazi erano eccessivamente angusti.
    Decidemmo di uscire.

    "Bene Vengard." Prese una pausa e proseguì "Sai che sono tuo parente, tuo cugino per l'esattezza e sa il mio nome, Ralevith appunto, quello che non sai è il mio cognome. Questa è la storia della quale ormai, purtroppo, è rimasto pochissimo di quel periodo che va dal censimento di questo foglio alla supremazia di Lloth."
    Lo osservavo con attenzione.
    "Tutto è iniziato quando.."
    Trascorsero quasi 7 ore prima della fine del racconto e di ora in ora il mio volto raggiunse la massima espressione di incredulità e confusione che si potesse pretendere da un elfo oscuro.
    Alla fine del racconto ero stremato, mi appoggiai ad un albero proprio dietro la capanna cercando di riordinare tutte le informazioni ricevute in un tempo così breve.
    Passai alcuni minuti in silenzio con la compagnia del respiro del mio cavalle e del fischiare delle foglie.
    "Ralevith" esordii "se tutto quello che mi hai detto è vero pensi che i seguaci di Lloth permetteranno il tuo rientro?"
    "Non lo so, ma sono un drow e sono stanco di vagare in superificie. Non sono come Drittz o te, ho bisogno dell' underdak"
    "Dammi un paio di giorni per organizzarmi e troverò il modo per farti rientrare pacificamente a Wind per il bene di tutti."
    Annuì.
    "Grazie di tutto amico mio" concluse l'eremita.

    Li lasciai indietro e di nuovo grazie alla magia runica tornai a Wind. Nessuna battaglia, nessun astio poteva essere stancante quanto le notizie ricevute.
    Liberai il cavallo dal peso continuo della sella, lo lasciai libero e lanciai i guanti e gli indumenti sporchi nella tinozza dell'acqua così da poter dedicare tempo a leggere nuovamente quella pagina e a riflettere su quello che potrà accadere. Così tra un pensiero ed un altro, tra immagini di pace e di morte mi addormentai sul tavolo bianco al tepore e alla luce soffusa della candela che per diverso tempo ancora avrebbe illuminato quella pagina.
    Last edited by vengard; 17-05-2019 at 17:01.
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    Capitolo 4 - Una lunga attesa

    Passarono i giorni necessari a finchè le idee presero ordine.
    Di nuovo mi trovai a richiedere udienza al casato più potente di Wind.

    "Caro sindaco,
    le letture nella vostra biblioteca e i recenti avvenimenti hanno reso necessario un nostro incontro.
    Noi elfi, che viviamo secoli, sappiamo che in passato le famiglie drow smettevano di esistere in una frenetica ascesa verso il favore di Lloth. Per un'ossessione verso il potere che questa conferisce a chi rientra nelle sue grazie.
    I tempi sono da anni cambiati.
    Nutro un forte interesse per farmi raccontare da voi, primo casato di Wind, conoscitore delle scure trame che muovono Wind, le passate vicende e porvi domande alle quali non ho risposte.
    In fede
    Vengard figlio di Wind"


    Ripercorsi la stessa strada che percorsi giorni, settimane fa per chiedere udienza più calmo e più consapevole dell'ultima volta.
    Di nuovo il nero cancello innanzi ai miei occhi. Le stalagmiti e le stalattiti intrise di magie erano rimaste inquietanti. Anche se gli occhi rossi che permettevano la vista nel buio profondo erano gli stessi, in realtà non lo erano.
    Ad aprire lo spiraglio del portone sempre la stessa guardia.
    "Vedui, ancora qui? Hai dormito o sei imbalsamato?"
    Mi rivolse il suo sguardo carico disprezzo anche se le nostre abilità in combattimento non potevano essere paragonate "Vengard questa lettera potrebbe non giungere mai al sindaco lo sai?"
    "La tua testa non si poserà mai più su di un cuscino lo sai?" gli occhi rossi cominciarono a brillare trasudando impazienza per una lotta. La guardia trasalì e si affretto a chiudere lo spiraglio. Rimasi fuori dal portone per qualche istante certo che la mia ira venisse percepita dal mio nemico per diversi metri di distanza. Rinsavito tornei con il solito passo verso casa e all'altezza delle scure ombre dietro i muri dissi "Vedremo"
    Ralevith era nascosto li, come l'ultima volta e per un fruscio o forse perchè le mie recenti battaglie avevano sensibilizzato i miei sensi riuscii a percepirlo.
    L'agitare l'aria del suo mantello segnalava la sua corsa verso l'uscita di Wind nuovamente.
    Last edited by vengard; 17-05-2019 at 17:02.
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    Il tempo passava inesorabile.
    La risposta che aspettavo dagli amministratori di Wind non sapevo se sarebbe mai arrivata e ogni secondo, ogni minuto, le domande pervadono la mia mente rafforzando la storia raccontata da Ralevith che, perfettamente logica e dettagliata, non lasciava adito a dubbi.
    Ero li che camminavo pensoso per casa quando il fabbro mi presentò una nuova arma. Le mani di Ashant of Camelot, nomina per vecchi meriti, reggevano l'arma la quale giaceva su un pezzo di stoffa comprato tempo addietro dai nani. Era, come dire, particolare. Un piccolo anello alla sua base che continua con un breve manico avvolto dal più infimo dei tessuti, giusto per non far scivolare l'arma in momenti di concitazione, per concludersi con la forma di un rombo appuntito.
    La guardavo curioso.
    "La chiamano kunai e può essere usata nel corpo a corpo e come arma da lancio" mi guardò incuriosito per poi proseguire "Se ne possono portare più di una e sono molto silenziosi"
    Ashant non poteva immaginare che la mia mente di elfo oscuro aveva già pensato ad innumerevoli modi per usarli. Presi l'arma per legarla ad una lenza. Uno scatto improvviso fece trasalire Ashant che si trovò a trattenere il respiro per diversi secondi. Il kunai era conficcato nella parete dietro di lei ed era passato a pochi centimetri dal suo volto. Un secondo scatto fece tornai il kunai nelle mie mani facendogli fare esattamente lo stesso percorso del primo lancio.
    "Interessante" commentai.
    "Puoi farmene 40? 20 li userò per studiarli"
    "E gli altri contro chi li userai?"
    "Gli altri li userà qualcun'altro"
    Ashant mi guardò confusa, ma si mise subito al lavoro.

    Passò qualche ora prima che i kunai fossero pronti.
    Ne presi 20, li legai in un fagotto e li misi fuori dalla porta, con gli altri, come promesso, iniziai degli esperimenti e mentre continuavo a farmi domande ed aspettare la risposta alla mia lettera i kunai continuavano a conficcarsi nella parete.
    I miei occhi rossi iniziavano lentamente a brillare.
    Last edited by vengard; 31-03-2019 at 12:51.
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    Filler 1 - Le ombre si muovono

    I kunai posati fuori la porta erano spariti, al loro posto un incisione con la magia sul pavimento. Chi doveva era passato a raccogliere ciò che gli serviva lo aveva fatto.
    L'appuntamento con il sindaco era in previsione. "Sono sicuro che ci vedremo presto" pensavo.
    La tranquillità e la sicurezza con le quali mi sarei presentato all'appuntamento erano molto maggiori rispetto al precedente incontro perchè le informazioni che ero riuscito a raccogliere avevano fatto chiarezza su una parte di storia perduta della mia famiglia.

    ____________________________________


    "Tenete, questi sono per voi" disse Ralevith mentre distribuiva le armi craftate da Ashant.
    Tre mani scure ed affusolate si avvicinavano impazienti al fagotto pronte e curiose verso quel tipo di arma.
    "Presto torneremo a Wind, presto non saremo più fuggitivi. Torneremo tra i dark-elf, a Wind, che piaccia o no."
    I quattro drow, nascosti dal sole in una caverna nei pressi di Wind, erano pronti per ritornare nella loro terra natia avvalendosi della parentela con Vengard.
    Da quel momento il piccolo manipolo di elfi oscuri decise di parlare esclusivamente con il linguaggio silenzioso drow, una serie di gesti articolati in grado di espriemere ogni parola e stato d'animo perchè sapevano che la magia che pervade Wind avrebbe potuto captare parole che al momento nessuno doveva conoscere.

    ____________________________________



    Clanck Clank
    Martello e cacciavite sbattevano sulla targa apposta fuori casa. Rientrato in casa con questa sotto al braccio Ashant aveva immaginato che in casa, molto presto, ci sarebbero stati dei grandi cambiamenti. L'epitaffio riferito al riconoscimento di Vengard su Sosaria era pronto per essere cambiato.
    Last edited by vengard; 17-05-2019 at 17:03.
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    L'invito a tornare dal sindaco era arrivato. Avevo l'arduo compito di portare al cospetto della matrona Awaade la cruda realtà che un altra famiglia e un'altra matrona era in vita pronta ad offrire i suoi servigi a Lloth.
    Mi avviai con l'invito al cancello più volte visto *TOC TOC* bussai.
    La solita guardia, Picchio è il suo nome, mi aprì e dopo qualche convenovelo di rito mi accompagnò nello studio del sindaco Darken. Nel tragitto il cristallo viola, raccoglitore di anime per Lloth era rigoglioso e contornato di pietre preziose e cimeli degli avversari, teste per lo più. La magia che pervade le stanze della setta è incredibile e la mano di Lloth stringeva con forza le menti di quegli elfi oscuri totalmente assoggettati al suo volere.
    I muri sono pervasi dalla magia ed emanano una luminescenza azzurra e argentea.

    La scorta che mi accompagnava al cancello era rilassata e non mostrava nessun intento ostile anche se le armi e le armature che indossavano potevano sembrar dire il contrario. Rispetto al primo incontro dove mi era stato solo concesso di leggere alcuni testi questo secondo prevedeva qualcosa di inaspettato e decisamente diverso.
    La guardia che mi aprì il portone si accomodò su invito di Darken a trascrivere tutto ciò che venisse detto.
    Mi recai centro dell'altare nero per trovarmi ad un uguale distanza tra il sindaco Darken e lo scriba Picchio. Superati i convenevoli il tema dell'incontro venne fuori.
    Il ritorno a Wind di una famiglia sopravvissuta in superficie, ma creduta morta dai vecchi storici. La famiglia Idreus.

    "Gli Idreus, stando al racconto di Ralevith, scapprono durante la guerra che portò Lloth in cima al Pantheon dei drow in quanto veneratori di Vhaeraun il figlio maschio. Le famiglie in guerra sconfitte dai seguaci di Lloth vennero torturate e massacrate estinguendosi nel giro di pochi anni. Tra queste alcune riuscirono a fuggire prima nei cunicoli di Wind poi, a causa dell'onnipresenza delle tele di Lloth, in superifcie dove vissero relegati nelle caverne per secoli. Una di queste è la famiglia Idreus, la mia famiglia."
    "Ti ascolto" disse Darken "e tu scrivi tutto" disse guardando con superiorità lo scriba.
    "Come abbiano fatto a sopravvivere così a lungo non lo so, ma la nott.."

    Improvvisamente una nuova figura apparve nella stanza.
    Era Awwade De'Xyran, unica matrona di Wind e voce diretta di Lloth. Al suo arrivo tutti si inchinarono chi per devozione e chi per educazione.
    L'atteggiamento di Awaade era il tipico atteggiamento di una femmina drow, in più matrona, che controllava ed intimoriva tutti i presenti forte del supporto della dea ragno.
    Esercitava una pressione così forte che lo stesso scriba iniziò a balbettare e a scrivere in modo distratto il che non fece altro che innervosirla maggiormente.
    Ripresa e raccontata la storia a più riprese i drow con i quali parlavo non erano del tutto convinti della veridicità delle mie parole, d'altronde neanche io lo ero al 100%. La matrona stessa era riluttante ad avere una concorrente all'interno della sua città nonostante le promesse di non guerra e l' evidente diversità di potere.



    "Matrona Awaade, torneranno a Wind al seguito della matrona Malice certi che Lloth sia favorevole ad un nostro ritorno. So che nel tempo passato in superficie gli Idreus hanno ucciso diverse decine di elfi silvani i quali gli hanno assegnato il nome Agarwaenor ovvero macchiati di sangue. Si scrive Agarwaenor, si legge Agaruenor."
    "Lascerò solo che si compia il volere di Lloth, se la tua matrona, Malice, è tra le sue grazie allora il suo ritorno è ben accetto" disse saggiamente e continuò dicendo "Un normale altro elfo oscuro probabilemte sarebbe uscito di qua senza la testa e per sempre avvolto nell'oscurità. Darken, però, mi ha avvisato del fatto che la tua fama in superficie è nota a molti e le tue esperienze possono essere utili per ricostruire molte delle verità perse. Ricorda Vengard forse Agarwaenor Idreus sei sempre un maschio drow per quanto tu possa aver viaggiato, ricorda il tuo ruolo."
    "Il mio ruolo è chiaro e al momento non sarò costretto nei bui cunicoli di Wind per portare a termine un lavoro del quale la stessa Lloth sarà entusiasta"
    "Non so perchè la matrona di cui tanto parli non è venuta, ma nel prossimo incontro vieni con lei e con qualcosa di degno per il favore di Lloth. Cercheremo nei libri e aggiorneremo i vecchi scritti non troppo accurati con gli ultimi dettagli. Ora va via, la riunione è conclusa"



    "Andui" dissi e con la magia tornai a casa contento di essere uscito sulle mie gambe dalla rete del ragno.
    "Ci siamo quasi pensai"
    Le mi scure palpebre coprirono lentamente gli occhi facendomi cadere in un sonno profondo.
    Last edited by vengard; 09-04-2019 at 14:42.
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    Xche pensi di poterlo fare anche tu liberamente?
    Ma chi ti conosce... occhio.
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    Non tirare troppo la corda Vengard.

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    Filler 2 - Un incontro necessario, gli Agarwaenor Idreus sfidano gli Elves

    http://www.gamesnet.it/showthread.ph...tro-necessario




    Filler 3 - Diopside e Pain, la maledizione

    Maledirò in eterno il giorno in cui il gelo nei cuori e le spade che ci allontanarono da Wind.
    Iniziò tutto in una forse sera d’estate della superficie, a Wind il sole non batte. Soldati camminavano per le strade, gli stregoni studiavano nelle accademie e le pattuglie di esplorazione partivano per tenere sicuri i cunicoli fuori Wind, almeno questo era quello che ci dicevano.
    Finita la cena, tutti si erano preparati per sbrigare i loro impegni: chi andavaalla ricerca di funghi magici, chi affilava le lame e chi ovviamente pregava Lolth. I piccoli drow, però, erano più agitati del solito: non avendo sonno si misero a giocare con dei coltelli di allenamento fatti di ossa di goblin che non avevano un impugnatura ne dei rinforzi. Erano semplicemente ossa levigate dalla forma di un coltello elfico. Passata un’ora Pain, stanco, volle smettere di giocare. Diopside, tuttavia, non aveva sonno così cercò di tenere sveglio il suo gemello, ma arrivata la mezzanotte questi non resistette più e si addormentò. Così Diopside si sdraiò sul letto e pensò a come avrebbe potuto passare il tempo, visto che il sonno ancora non arrivava. “Se non hai sonno conta le pecorelle. Si! Questo mi dice sempre la mamma!” pensò, così iniziò a contare le pecorelle. "Ma cosa sono le pecorelle?" si chiese. Allora decise di contare monete d'oro e, senza quasi accorgersene, chiuse gli occhi, si addormentò ed iniziò a sognare.
    Sognò di essere uno dei goblin squagliati per ottenere dei coltellio da allenamento. Sognava però di essere speciale e che l'arma costruita con le sue ossa fosse indistruttibile e in grado di farlo tornare in vita come elfo oscuro. Nel sogno un drow prese il coltello d'ossa e come per magia questo iniziò a brillare di viola uccidendo l'elfo oscuro che lo aveva impugnato e ridando la vita a Diopside che, con il peso rivolto in avanti, raccole le sue vecchie ossa legandolese alla cintola pronto ad affrontare ogni avversità. Un vento gelido gli scompigliò i capelli, un vento inaspettato che suscitò in lui uno strano senso di inquietudine. In quel momento, un attimo prima di svegliarsi, vide in lontananza una persona grande e forte che impugnava un’arma più grande, più forte e sicuramente più letale della sua. Si svegliò di colpo.
    Solo in quel momento capì il perché del freddo: la finestra era aperta e le correnti provenienti dai cunicoli intorno Wind quella sera odoravano di morte.
    Cercò di svegliare Pain, senza riuscirci, così decise di uscire silenziosamente in giardino. Prese un anello di grimaldelli dagli attrezzi del padre e, reduce dal sogno, il coltello di ossa usato prima di coricarsi.
    Il vento continuava a soffiare e per le strade di Wind il tempo sembrava essersi fermato.
    Diopside si spaventò, strinse forte il coltello e si guardò attorno. Era impaurito, ma nonostante la tensione non notò nulla di strano. Arrivò dove il vento spirava meno, per vedere se si trattasse di uno scherzo o di una maledizione di qualche stregone.
    D’un tratto sentì un rumore, si voltò e da lontano vide un'ombra dirigersi dentro casa sua e chiudersi la porta alle spalle. Diopside era terrorizzato, tremava per il freddo e la paura, ma si fece coraggio: era l’unico sveglio, l’unico che potesse avvertire la sua famiglia di un eventuale pericolo. Tornò in fretta alla casa, aprì cautamente la porta e osservò l’interno. Ogni cosa era in ordine, esattamente come si ricordava, nessuno aveva rubato nulla. Anche se poco, si sentì rassicurato.
    Richiuse con la porta cercando di non far rumore, questa volta a chiave. Non poteva esserci un momento peggiore per farlo.
    Nel tornare in camera sua si trovò di fronte un drow sconosciuto. Sembrava molto più anziano di lui, ma il suo corpo era muscoloso e reattivo come quello di un drow di mezza età. Poi notò i suoi occhi.
    Erano occhi paurosi, sembravano due braci rosseggianti. Diopside si pietrificò. Dopo qualche secondo, vedendo che il vecchio non si muoveva né parlava, raccolse il poco coraggio che gli era rimasto e si decise a dire qualcosa. “Chi sei? Cosa vuoi?” sussurrò.
    “Ah, mio piccolo amico, vorrei avere la tua anima! Vorrei che tu fossi legato a me per la vita, vorrei che tu mi servissi, che combattessi per me![/COLOR]” disse il vecchio con voce cupa e tuttavia stridente.
    Ma io non posso! Non voglio! La mia vita, i miei genitori i miei fratelli sono qui e non li lascerò mai!” sbottò Diopside.
    “Infatti, tu hai una scelta. Prenderò la vita tua, del tuo gemello per quella dei tuoi genitori perchè questo è il volere di Lolth”
    Il giovane drow perse le forza in un solo istante. Il suo sguardo vagò disperatamente per la stanza in cerca di Pain, ma invano. Quindi diresse il suo sguardo verso l'altare di Veneharum per poi rivolgersi verso l'intruso.
    Fissò per qualche istante il vecchio signore, poi con voce tremante chiese "Cosa devo fare per salvarli?".
    La risposta che il vecchio gli diede lo stupì. Per salvare la vita dei suoi cari lui e Pain avrebbero dovuto donare al vecchio la loro vita nel mondo dei vivi e lui in cambio avrebbe dato loro una nuova vita, ma da drider questa volta. "Vivrete te e il tuo gemello esiliati, segregati nelle più oscure caverne di Wind. Avrete metà corpo di ragno e metà di drow, mentre la vostra mente piano piano cadrà portandovi alla pazzia e alla totale sottomissione a Lloth. Due drider gemelli saranno molto apprezzati dalla Dea Ragno".
    Detto ciò il vecchio lasciò il giovane pensare pochi minuti e, nel frattempo, si diresse nella casa vicina.

    Improvvisamente dalla finestra un'altra figura si lanciò verso Diopside. Era Dinin, un loro cugino tornato da un pattugliamento "Dobbiamo andarcene da Wind, la guerra è piombata su noi. Lolth questa notte reclamerà il suo dominio su Wind. Sveglia tutti. Dobbiamo andarcene."
    Dinin era un elfo uscito pochi anni prima dall'accademia dei guerrieri, ma nel corso degli ultimi 3 anni aveva avuto molte esperienze con il corpo di esplorazione.

    Diopside lo ascoltò e corse dal fratello e dai genitori per svegliarli e avvertirli del pericolo. Un istante dopo dalla casa vicina si levarono grida, così come dall'altra parte di Wind e nelle vie traverse. I brividi gelidi percorsero la schiena di tutta la famiglia Idreus.
    I genitori dei gemelli si diressero verso l'altare del loro Dio maschio, figlio di Lolth, utilizzatore di coltelli e protettore dei viaggiatori, presero un foglio e lo diedero a Diopside. Era meglio non parlare.



    ”La tua famiglia non vedrà il suo futuro morire qui, ora.
    Non vedremo i vostri cadaveri,
    Scappate, nessuno vi fermerà”




    Tremando, Diopside strinse il pugnale legato alla cintola. Prese per mano suo fratello e seguirono Dinin. Credendo che il vecchio sarebbe tornato di li a poco per completare il suo compito quindi si sbrigarono a lasciare la loro dimora passando per la finestra rivolta verso Sud, verso l'uscita più vicina da Wind.
    La porta d'ingresso si aprì silenziosamente. Era tornato.

    Piangendo Diopside, che sapeva cosa sarebbe successo ai suoi genitori, alzò il pugnale d'ossa e raccogliendo tutta la sua forza lo strinse giurando a se stesso che sarebbe tornato colmo di odio a Wind.

    "Cosa dovevo fare?" disse sottovoce l'elfo oscuro ormai scosso e tremolante "Una vita di dannazione certa, la perdita del futuro, dell'immaginazione della mia famiglia per...".
    Dinin lo interruppe "I tuoi genitori sarebbero comunque stati uccisi. Vi stava ingannando per farvi combattere come mostri per Lolth. Non ha mai avuto intenzione di adempiere al patto, voleva solo ottenere altri combattenti per la sua causa".
    "Ora siamo costretti a combattere per l’eternità in superficie per tornare a Wind, con noi anche Pain e gli altri Idreus. Tutti ingannati da Lolth e tutti da sempre caduti nella sua agnatela"
    "Il nostri cuori appartengono a Wind, ma i nostri corpi ora non sono i benvenuti. L’obiettivo di quel vecchio è ben lungi dall’essere raggiunto" disse Pain sorprendendo il fratello ed il cugino "Per ora non facciamo altro che combattere, continuamente, ininterrottamente per la nostra salvezza sapendo che Lolth non abbandona le sue prede" concluse.
    Solo una cosa aveva Diopside per ricordare la vita precedente: un coltello in osso di goblin. Anche se sa che tutti sono mossi da zampe invisibili e fili bianchi che giocano con le nostre vite, o quel che ne resta, in una guerra senza inizio né fine.

    Imboccato il cunicolo verso il cancello esterno di Wind Dinin nascose i due piccoli drow e disse "Cercherò gli altri membri della famiglia, se non entro 6 ore andatevene via di qua". In un attimo sparì e i due gemelli si sentirono improvvisamente soli ed infreddoliti.
    Intanto grida di dolore, esplosioni magiche e incroci di spade si levavano sopra Wind come una maledizione.
    Last edited by vengard; 17-05-2019 at 17:04.
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    Capitolo 5 - La dimora prende vita

    Non era da molto che i membri degli Agarweanor erano tornati a Wind.
    La dimora che gli accoglie che un tempo era fredda, solitaria e alienante si è trasformata in un posto pieno di vita dove i drow, attenti ad organizzare le loro attività, risiedevano.
    Il terzo piano di casa, una volta usato come magazzino e in attesa di tempi migliori si era trasformato in una catacomba con teschi, cadaveri appesi e teste mozzate sull'altare per Lloth. Si, un'altare.
    Da Malice ad Agrael tutti si erano adoperati per la costruzione di un altare per venerare la Dea Ragno, altare del quale anche io, Vengard godrò.

    "Chi lo avrebbe detto" pensaio salendo le scale dal piano terra.
    "Tutti questi anni certo di essere solo se non fosse per i miei compagni di gilda ed ora scopro che la mia famiglia è ancora viva, sopravvissuta per tutto questo tempo in superficie"
    Arrivato al secondo piano mi accorsi di una sacca lavica deformata ed controllai curioso. Sorrisi divertito vedendo il risultato delle ultime uscite degli Agarweanor Idreus, poi richiusi la sacca e continuai verso il terzo piano.

    Questo è completamente scuro, se non fosse per un paio di lampade appese ai muri. I teschi più alti delle fila erano ricoperti di cera sciolta, consumata durante il sacrificio di Dinin per illuminare completamente la stanza e avvisare tutta Wind della presenza di qualcosa di nuovo. Camminai lungo tutto il perimetro del piano assaporando l'aria che si respirava, passando le mani sopra i teschi, osservando le ossa di Domink e giocando con il manichino appeso per il collo continuamente mosso dal vento, che dava quel tocco di macambro in più. Raggiunsi il tavolo da scrivano nel quale erano annotati i racconti che hanno riportato gli Idreus Wind e li lessi con avarizia.
    Infine dinnanzi al quadro raffigurante Lolth mi inginocchiai chiusi i miei occhi rossi e lasciai che le zampe di Lolth frugassero voracemente nella mia mente e nel mio cuore.
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