Results 1 to 1 of 1
  1. #1
    Newbie Member


    Join Date
    Apr 2013
    Age
    36
    Posts
    35

    Default Il mago dei Fiordi - Cronache dalla fine di un era


    Daniel


    "In un tempo lontano, sotto una torre crollata ruggiva una dragonessa,
    regina decaduta dei fiordi.

    L’alleanza nordica l’aveva sconfitta ed impotente essa guardava i suoi
    più acerrimi nemici, i tre spiriti e l’erede.
    I suoi occhi incontrarono quelli del mago e vi vide la stessa apprensione.

    -Daniel…- disse la voce. - io...noi siamo parti stesse del problema ...
    dobbiamo farlo!-"


    Daniel si svegliò di soprassalto e senza fiato, come se avesse fatto una corsa.
    Ansimò a lungo con quella voce che rimaneva nitida nella sua testa. Un ricordo,
    o forse solo un’eco, di una persona scomparsa da lunghi anni.
    Si guardò intorno stranito, infine, non ricordando dove si trovava ma ,nelle nebbie
    della stanchezza, il suo cervello gli venne in aiuto. Era in una tenda, in cima ad
    una montagna e attendeva di poter parlare con il capo del clan delle aquile, suo
    cugino Ila.

    - Carogna maledetta.- sentenzio seccato il mago, riferendosi al suo illustre parente
    e come per enfatizzare quel insulto lanciò lontano una delle pelli del giaciglio.
    Erano giorni che stava in quella tenda e cominciava a spazientirsi. Non era stata
    una sua decisione recarsi dal clan delle aquile e francamente detestava quel posto,
    la gente che lo abitava, le regole che seguivano e tutto quello che rappresentava.
    Richard, però, gli aveva chiesto di partire e il fatto che fosse re aveva reso la richie-
    sta un ordine. Chiaro e preciso.
    Come chiaro e preciso avrebbe dovuto essere anche il messaggio per il capo clan.
    Ila delle aquile era stato scelto per sedere al tavolo dei cavalieri, l’organo consultivo
    del regno dei Fiordi. Questo in virtù di un nuovo dettame che voleva al tavolo anche
    dei rappresentanti dei clan delle montagne, invece dei soli Jarl delle pianure.
    Si trattava di un grande cambiamento, molto discusso da entrambe le parti e si era
    pensato ad Ila perché godeva di grande stima in tutta la terra dei fiordi.

    -E ovviamente, come in ogni richiesta di sua altezza reale tutto deve complicarsi- mormorò
    con rabbia mentre si toglieva le pesanti pellicce e si alzava dal giaciglio.

    Osservò per un attimo l’ambiente in cui si trovava, e sospirò. Quella maledetta tenda
    non era sembrata così male all’inizio, ma a distanza di giorni aveva cominciato a detestarla.
    Lì dentro passava le ore ad aspettare, ad annoiarsi e a prendere del gran freddo.
    Anche in quel momento, sentiva l’aria colpirlo come una pugnalata e non poteva fare
    altro che coprirsi con una delle pelli che aveva usato per dormire. Tutto ciò, per lui,
    aveva dell’assurdo. Nel corso degli anni aveva sviluppato mille soluzioni per non sentire
    freddo e più di una volta, durante quei giorni, aveva desiderato di poter usare almeno
    uno dei suoi amuleti magici .
    Ben sapendo, però, quanto i clan delle montagne fossero diffidenti nei confronti degli
    arcanisti, re Vask era stato categorico: niente magia per nessun motivo.
    Daniel aveva cercato di protestare ma uno sguardo del primo consigliere, lo sciamano
    Xander, lo aveva fatto desistere. Aveva lasciato ogni oggetto magico in suo possesso
    nella sua stanza ed era partito. Tutti, tranne uno, un piccolo anello che teneva in tasca.

    Si allontanò dal letto e prese il suo pesante mantello dal tavolo su cui aveva posato
    i suoi appunti. Se lo strinse addosso mentre lanciava un’occhiata speranzosa al foco-
    lare da cui non giungeva alcun tepore, nemmeno da una piccola brace.
    Forse avrebbe potuto tenersi il suo anello del viandante che lo avrebbe protetto dal
    freddo di quella terra, ma mai se quei montanari se ne fossero accorti lo avrebbero
    considerato ancor più straniero di quello che era. Perchè alla fin fine essere uno degli
    eroi della caduta di Morte Gelida, uno di quelli che li aveva liberati dal giogo di quel
    mostro e che aveva sacrificato ogni cosa per la causa, non era bastato.
    Per loro sarebbe sempre stato lo straniero del sud, il figlio degli elfi e quant’altro.
    Rimase fermo così per qualche istante preso dai suoi malumori, poi indossò i suoi
    stivali e uscì dalla tenda.
    La notte era luminosa e tersa. Una mezza luna, enorme un cielo, illuminava il picco
    ghiacciato e la valle sotto di esso. Il villaggio delle aquile sorgeva su un pianoro roccioso,
    un immensa difesa naturale accessibile solo da uno stretto sentiero.


    Daniel poteva osservare il villaggio nella sua interezza dalla posizione in cui si trovava.
    Le case basse dal tetto di ardesia, le strette vie illuminate da lanterne e fiaccole scosse
    dal vento e la palizzata che le avvolgeva.
    La sua tenda sorgeva al di fuori del centro abitato, in un anonima collinetta coperta di
    erba gialla e rinsecchita. Durante la notte era confinato lì e non poteva nemmeno avvi-
    cinarsi al villaggio. Nella complicata "etichetta" del clan, l'ospite era trattato con tutti i
    riguardi, mangiava alla tavola del capo ed era tenuto in gran considerazione ma non
    poteva dormire nel villaggio. In molti, come ovvio che fosse, vedevano quest’usanza
    come un affronto e anche Daniel, benchè fosse a suo agio fra silenzio e solitudine, era
    esasperato.
    Il sogno di quella notte, poi, lo aveva scombussolato portandogli alla mente cose che
    preferiva dimenticare. Ricordi che erano come avvertimenti, che arrivavano quando
    qualcosa non tornava e quella situazione, quei tre giorni di attesa da parte di Ila erano
    qualcosa che mai si sarebbe aspettato. Perché se anche si tralasciava la sua parentela
    e l'importanza della missione suo cugino non lo avrebbe mai trattato con una tale scortesia.
    Lo sciamano del villaggio, Sivius, aveva spiegato in un lungo giro di parole che il capo clan
    era partito per un importantissima battuta di caccia. Il che poteva anche essere vero ma
    quale battuta di caccia poteva essere così importante da preferirla ad un messo reale?
    Una caccia sacra era stata la sibillina risposta dello sciamano e, in effetti, conoscendo la
    natura religiosa e scaramantica di Ila poteva anche starci ma non era vero.
    Le caccia sacre avvenivano sempre durante le fasi di luna piena e luna nuova e mai in
    assenza dello sciamano. Mai, senza eccezioni.
    Sivius, nella convinzione di parlare con uno straniero aveva mentito e dimenticava il fatto
    che Daniel e Ila avevano combattuto insieme, spalla a spalla. Per tre anni. Non era, quindi,
    solo un cugino ma un compagno d’armi, qualcuno con cui aveva vissuto le esperienze più
    esaltanti e tragiche della sua vita. Anche se erano passati anni, anche se non si erano
    parlati dal giorno della caduta, Ila lo avrebbe aspettato a braccia aperte.
    Se non lo aveva fatto voleva dire che era successo qualcosa di molto grave. Daniel tirò fuori
    l’anello dalla tasca e cominciò a giocherellarci. Alle sue spalle una civetta lanciò il suo
    grido stridulo. Il mago, rabbrividì e non potè fare a meno di sputare per terra. Era un gesto
    assolutamente automatico, svuotato ormai di ogni significato scaramantico ma in quel
    momento, per qualche ragione, aveva sentito il bisogno di farlo.
    Last edited by Vash83; 10-03-2018 at 02:39.
    Dan Isden - Il Lupo Bianco Entara 1

    Artemis Isden - L'ombra nordica Entara 2

    Ex DM Vash.

Posting Permissions

  • You may not post new threads
  • You may not post replies
  • You may not post attachments
  • You may not edit your posts
  •