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  1. #1

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    Quella mattina di fine estate l'oceano di Archavion era una distesa d'acqua calma ed invitante. Perrin Aybara, affacciandosi dalla sua camera, pensò alle strane voci che si succedevano nel continente... di recente uno stato di inquitudine aveva preso a turbare le sue notti, che passavano insonni... Si decise infine a dare seguito al suo intento. Il perduto galeone degli Esploratori, la "Revenge", sottratto da un dio malvagio al controllo dei suoi uomini, doveva tornare nelle sue mani.

    Da tempo lui ed i suoi uomini, gente di ogni razza uniti dalla passione per l'avventura ed il pericolo, si erano mollemente dedicati ai frutti dei loro sforzi, gustandosi gli agi e le comodità della Fortezza dei Mari. Erano nati pirati ma con Perrin al comando avevano messo da parte la loro ferocia negli arrembaggi dedicandosi invece all'esplorazione di terre perdute e di profondi fondali marini, sempre ricercando fama, gloria e ricchezze. Infine si erano uniti ai Cavalieri Erranti nella continua lotta contro le gilde assasine che minavano la libertà degli abitanti di Archavion.

    Adesso voci mal celate mettavano in dubbio il suo comando e le sue capacità...Basta, occorreva rimettersi in gioco, darsi un obiettivo... niente di meglio che recuperare il loro simbolo perduto!!

    Nel frattempo alcune delle vedette degli Esploratori avevano avvistato il Galeone perduto in un punto di mare tra i ghiacci e le distese infinite del mare del Nord, in navigazione solitaria, apparentemente deserto.

    Ma tutti loro conoscevano bene le oscure presenze che infestavano il veliero... Radunati coloro che ancora avevano desiderio d'avventura, e notò che erano una nutrita schiera, diede inizio ai preparativi per la partenza. In dieci giorni la sua flotta fu pronta a salpare. Decisi a dare il meglio di sé, gli Esploratori delle Acque Profonde partirono quindi per il lungo viaggio che li separava dal loro obiettivo.

    Il viaggiò fluì sereno per due settimane. Il sedicesimo giorno di navigazione, scorgendo le coste della città di Hope, fumi neri si levarono in cielo. Ciò li inquietò, ma proseguirono senza indugi. Andò tutto bene fino al ventritreesimo giorno, quando si trovarono in vista del porto di Despair: un lungo ed assordante boato precedette un terremoto che devastò la città e sconvolse le acque dell'oceano. Le loro navi ressero l'urto con le onde ma il dubbio serpeggiava e già alcuni sussurravano parole frasi con "Armageddon" o "Ragnarok"... A ciò seguirono di lì a poco terribili sconvolgimenti delle terre che si profilavano davanti ai loro occhi e da lontano poterono ammirare la nascita di incredibili vulcani e la terra che si frantumava ed esponeva le sue viscere.

    Poi sembrò tornare la calma.

    Perrin temeva per il morale dei suoi e convocò il suo Comando al castello di prua. Uno ad uno fissò i suoi amici e compagni di mille avventure: Red Dragon, Eneru, Aluthyra, Thalion, Balmas, Saladin, Aladin, Violence, Dracy, Marthor, Ducan. Nei loro occhi un accenno di tensione... ma sapeva che aveva il loro appoggio, cosi parlò apertamente:"Il Galeone ci ha nuovamente salvati, risparmiandoci inspiegabilmente dalla collera degli dei. Continueremo a cercarlo affidandoci alla loro clemenza!!"

    Confermato il consenso dei suoi, il viaggio continuò, seppur con difficoltà.

    La terra, ed ora anche l'oceano, erano sempre più instabili. Nessuna notizia od informazione poteva giungere loro sul destino di Archavion e dei loro cari. E poi avvenne: una vedetta scorse un mastodontico veliero solitario, con le vele strappate e consunte. Avvicinandosi, si accorsero che la Revenge irradiava un'aura maledettamente ostile. In lontananza si udivano urla mostruose e strazii disumani.

    La terra si sollevò dunque dalle acque, mettendo a dura prova le piccole navi già malconce, e li spinse verso il Galeone. Affrontando il loro destino, gli Esploratori occuparono la Revenge e si scontrarono con forze sconosciute e malvage per ore, forse per giorni, senza mai che una parte o l'altra prevalesse.

    Infine, per il capriccio di un dio o per semplice fortuna, il portale si illuminò improvvisamente quando oramai i poveri marinai erano stremati ed una forza immane, catturandoli, li fece sprofondare in un limbo lucente e rassicurante, perdendoli nei loro sogni. A quanto pare il dio che credevano malvagio e che aveva loro sottratto il Galeone in realtà li aveva predestinati per essere gli unici sopravvissuti di Archavion.

    Fu cosi che dopo un tempo indefinibile, increduli, si svegliarono in un nuovo mondo che in cuor loro sapevano già chiamarsi Sosaria. Sosaria... nella sua mente ancora intorpidita, Perrin cercò di mettere a fuoco i suoi ricordi, rimestando nelle sue memorie, e capì che la terra in cui adesso erano giunti era la terra dei loro avi, perduta dopo che un pari cataclisma ne aveva sconvolto le fondamenta in un lontano passato.

    Ma come era possibile tutto ciò? Solo loro erano scampati al fato di Archavion? E chi o cosa era l'artefice di questo miracolo?
    Si ripromise di andare più a fondo nella questione in un secondo momento.Guardandosi attorno si accorse che Sosaria era meravigliosa, ricca di fauna e flora variopinte di sgargianti colori e di specie mai viste.

    Lieto di essere vivo ed in salute, radunò i suoi, rapiti ma spaesati e smarriti come lui da questo nuovo mondo: doveva dar subito loro qualcosa da fare.
    Si accordarono quindi per costruire un campo, scavarono fossati e latrine. Poi, spinti dal loro innato senso d'avventura si divisero in piccoli gruppi ed esplorarono quella terra misteriosa, lasciando i più di guardia all'accampamento.

    All'imbrunire, il gruppo di Eneru raccontò di aver trovato segni di civiltà in un avamposto fortificato a nord-ovest, chiamato Northgard. Il gruppo di Red Dragon informò Perrin di aver incontrato un uomo dall'aspetto rude, che parlando in uno strano accento, aveva offerto loro cibo ed amicizia dichiarando di essere un Figlio dei Ghiacci.

    Black Sun, questo era il suo nome, aveva inoltre insistito per un incontro con il loro jarl Tristano, colpito dalle storie di questi uomini stranamente abbigliati e male in arnese. Balmas ed i suoi riportarono infine che, fermatisi a riposara in una locanda, avevano sentito meraviglie su una città dell'ovest chiamata Camelot.

    Perrin fu contento di apprendere tali notizie. Nonostante la dovuta cautela in casi come questo, poter contare su un aiuto valido era molto più di quanto potesse mai sperare. Dentro di lui si scatenò un cocente desiderio di rinascita ed affermazione. Ricominciare di nuovo dal nulla era una sfida irripetibile per lui ed i suoi.

    Niente sarebbe cambiato: avventura, gloria e libertà sarebbero stati sempre gli ideali che ardevano nei loro cuori e che avrebbero mosso le loro future azioni, sempre nel rispetto ed in difesa delle libere genti di Sosaria.

    Rincuorati, gli Esploratori quella notte riposarono serenamente con un occhio aperto e ben vigile, consapevoli dei pericoli che li circondavano ma grati di essere sfuggiti al triste destino di Archavion.

    Dopo pochi giorni furono ricevuti a Northgard da Tristano e dai Figli dei Ghiacci. Accolti come amici e fratelli dalle fiere genti del Nord, stipularono un solenne giuramento di alleanza e di reciproco sostegno, sancito infine da ricchi e festosi banchetti.

    Una nuova e promettente vita iniziava quindi in un continente sconosciuto ma di sicuro ricco di sorprese e misteri da scoprire. Niente di meglio per un vero SeeK!!
    Last edited by ilmastro79; 12-11-2016 at 20:07.


    Perrin Aybara Uth Vayler - GM SeeK e Sindaco della splendida Camelot
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  2. #2
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    Benvenuti a noi Seekers!

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    Lord della casata Stark
    [PP] Aladin Stark [HoD] - Grand Master of Dawn

  3. #3
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    CAPITOLO I

    410 Zoe 8
    Dopo i grandi festeggiamenti che sancirono l'alleanza tra gli Esploratori ed i Figli dei ghiacci, tutto tornò lentamente alla normalità.
    Con grande generosità, Tristano aveva donato loro un'ala della sua immensa Dimora e gli Esploratori non disdegnarono, dopo tanto tempo, un degno riposo al riparo dai pericoli.
    Qualche giorno dopo, Perrin riunì nuovamente il Quadro per fare il punto della situazione con i suoi.
    Red Dragon esordì dicendo:

    "Amici, a lungo in questi giorni di festa Perrin, me stesso ed Ithan abbiamo discusso.
    Ebbene, dopo essere stati in balìa del Fato per giorni e giorni, adesso la Fortuna ci sorride tributandoci le nostre sudate ricompense.
    E' però giunto il momento di riprendere la nostra Via.
    Le nostre perdite sono state ingenti ma la nostra risolutezza supera di gran lunga le nostre preoccupazioni.
    A due mesi da adesso daremo inizio alla Cerca!".
    Furono tutti lieti di ascoltare tali parole e, ansiosi di poter esplorare finalmente Sosaria, tornarono alle loro faccende quotidiane con cuore sollevato.
    Grazie alle risorse concesse nel frattempo dallo Jarl dei Ghiacci, e dopo essersi definitivamente ristabiliti, Perrin inviò i Suoi per mare con quattro navi guidate dai suoi Ambasciatori, armati e pronti ad ogni evenienza, seguendo i quattro punti cardinali.
    Trascorsero alcune settimane e gli Esploratori fecero ritorno a Northgard.
    Il gruppo guidato da Aladin giungeva da Nord e riferì che dopo aver percorso i Mari ed affrontato numerose bestie marine, aveva deciso di fare ritorno senza aver mai scrutato terra all'orizzonte.
    Telarin, proveniente da Sud, riferì di aver fatto tappa su due isole, Moonglow e Nujel'm e di aver visitato le rispettive magnifiche città, godendo della ospitalità degli Akritoi e dei MeF. Terre però fortemente occupate.
    Da est fece ritorno Ithan raccontando di un'isola ghiacciata a poche leghe da Northgard chiamata Asgard, fredda ed inospitale.
    Per ultimo da ovest arrivò la nave di Balmas, malmessa.
    Balmas era un uomo schivo e di poche, ma utili, parole. Quella volta il suo rapporto fu un fiume in piena:

    "Dopo alcuni giorni di navigazione - ci imbattemmo in una terra prospera e ricca.
    Subito mi fu chiaro che si trattava della terra di Camelot di cui ci avevano detto i Figli dei Ghiacci.
    Approdati a distanza di sicurezza dalla città, a stento trovammo segni di civiltà sul nostro cammino verso Camelot.
    La terra era splendida ma qualcosa di grave era accaduto ed adesso versava in uno stato pietoso: strade dissestate, villaggi abbandonati, terre incoltivate.
    Deciso a chiarire l'enigma, ho guidato avanti i miei uomini con l'aiuto di San Ducan e di Ragnar. Giunti in vista delle mura ho mandato avanti questi ultimi in esplorazione.
    Dei dodici uomini inviati, solo in sei fecero ritorno sulle proprie gambe.
    Matoriv e Kentar riferirono di essere stati attaccati senza alcun preavviso.
    Giunti in una Camelot deserta furono assaliti da uno squadrone di uomini vestiti di nero e guidati da potenti stregoni che scgliarono su di essi i più micidiali attachi che avessero mai visto fino a quel momento.
    Non pronti a tali eventi dovettero fuggire.
    Perrin, Camelot è perfetta per i nostri scopi ma questo male deve essere epurato.
    Inoltre la città gode di una posizione strategica all'interno di una vallata, circondata da montagne ricche di minerali e risorse".
    Fiero dei suoi, Perrin annuì.
    Era ora di tastare veramente il polso dei nuovi alleati. Decise dunque di chiedere udienza a Tristano, il quale ebbe conferma dei suoi sospetti: Camelot era veramente caduta nelle mani degli Ebon Hand.
    Era un fatto inaccettabile ed i Figli dei Ghiacci avrebbero dato con onore man forte agli Esploratori, se Perrin avesse deciso di scacciarli dalla città.


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  4. #4
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    Default Capitolo ii

    CAPITOLO II

    410 Probitas 10

    Diverso tempo era trascorso dall’ arrivo degli Esploratori nelle terre di Sosaria e quest'ultima era divenuta ormai a tutti gli effetti la loro nuova dimora.
    Riorganizzati ed aiutati dalle rozze tribù barbare, erano cresciuti in numero riunendo tutti i dispersi.
    Albano, Destroyer, Chronos, Sara e Lucinda furono ritrovati nell'isola di Moonglow da Telarin e si unirono a quest’ultimo nel suo viaggio di ritorno a Northgard.
    Molto era andato perduto e sarebbe stato quasi impossibile poter cancellare il ricordo di Archavion, ma la speranza era lì, ancorata agli animi di ciascuno di quei coraggiosi avventurieri.
    Quel giorno Perrin Aybara, Red Dragon ed Ithan Iscariota eran riuniti al fianco di Tristano: in discussione vi erano la presa di Camelot ed i recenti problemi con i barbari.
    In vero, dopo l'iniziale accoglienza di questi ultimi, cominciarono a generarsi degli attriti; attriti che sfociarono presto nel secco diniego da parte del Quadro all'unificazione sotto lo stendardo dei Figli dei ghiacci. Per troppo tempo gli Esploratori avevano dettato il bello ed il cattivo tempo su Archavion e benché grati ai barbari, fieramente intendevano mantenere la loro indipendenza.
    Con un` unica eccezione.
    Dopo essere stato a lungo tra quelle genti, infatti, Sun Ducan decise di arrendersi agli ambiziosi progetti di Perrin e i suoi e di unirsi invece alla compagnia dei Figli dei Ghiacci. Tale decisione fu ampiamente contestata tra le fila degli Esploratori che, risentiti della sua scelta, lo bollarono immediatamente come disertore.

    Negli ultimi tempi il contrasto con la leadership degli Ice diventava sempre più diretto, abituata questa a modi differenti di affrontare le situazioni e a ragionamenti il più delle volte diametralmente opposti. Gli ideali che un tempo sembravano accomunare le due compagnie erano difatto decaduti, lasciando il posto a sempre più rari cordiali dissensi e ad una convivenza chiaramente non più gradita.
    Con tali presupposti, Perrin si rese conto che mai sarebbe potuta durare un'alleanza, giammai una fusione.
    Così, per evitare che i rapporti potessero incrinarsi ulteriormente e dopo averne a lungo riflettuto con i suoi fedeli compagni, avvertì Tristano che l’indomani sarebbero partiti per intraprendere la marcia su Camelot. Non furono necessarie molte spiegazioni: Perrin in cuor suo auspicava che qualora ce ne fosse stato bisogno, gli ex alleati sarebbero accorsi e così, quasi a voler suggellare un tacito accordo di reciproco aiuto, alzò il calice per brindare. Attese che gli altri facessero lo stesso: ma, vista la grande esperienza dovuta ad anni e anni di comando ed essendo ormai abituato a gestire persone dai caratteri più disparati, si accorse immediatamente che il clima nella stanza non era dei migliori. L’intesa era stata appena accennata e dovette così sollecitare lo Jarl a prendere una posizione più netta. Le rassicurazioni arrivarono ma pur prendendone atto, Perrin in cuor suo dubitava fortemente di quelle promesse. Si congedò e, insieme al suo fedele quadro di comando, fece ritorno tra i Seek, mormorando preghiere protettive e scongiuri contro le preoccupazioni che infestavano le loro menti.


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  5. #5
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    Default Capitolo iii

    CAPITOLO III

    410 probitas 24

    Fu così che gli esploratori abbandonarono Northgard per seguire le proprie ambizioni.
    Sebbene salutati con tutti gli onori dai Figli dei Ghiacci, in molti di essi gli Esploratori notarono astiosi sguardi di disapprovazione.
    Ad una lega dalla città li aspettava un personaggio incappucciato che non volle rivelare la sua identità ma li avvertì degli ingenti movimenti di truppe nei pressi di Camelot e consigliò loro di non fidarsi di nessuno e fare affidamento soltanto sulle proprie forze pregando Dei e Antenati di proteggerli dalle forze oscure dell’esercito della Mano d’Ebano.
    Ithan Iscariota ringraziò lo sconosciuto viandante e ripartirono per il loro viaggio.
    “Non fidarsi di nessuno”, Perrin ripensava a quelle parole mentre camminavano e la sua mente andò a poco tempo addietro quando Ithan, nelle sue perlustrazioni solitarie, aveva incontrato delle vecchie conoscenze di Archavion giunte a Sosaria con altri portali che, in seguito allo shock del viaggio, erano diventati degli assassini spietati e che lo avevano avvertito sulle truppe, armamenti, fortezze e personaggi chiave della Mano d’Ebano e sulla maestosità delle mura di Camelot con anche le vie d’accesso che erano riusciti a scovare per accedervi.
    Tutti li aiutavano e tutti gli dicevano di non fidarsi di nessuno, quali erano allora i consigli da seguire e quali delle trappole mortali?
    Roso dal dubbio continuò il viaggio verso la città.
    Giunti in vista della roccaforte, le vedette degli Esploratori si imbatterono in un mercante che diceva di chiamarsi Rutha.
    Aveva un incedere incerto di chi si dedica al vizio ed uno sguardo malizioso, invitò gli Esploratori a visitare la città consigliando locande e luoghi di ristoro.
    Rincuorati dalla possibilità di mangiare qualcosa e di poter godere del tepore caldo di un camino dopo tutto il freddo patito nelle terre di Northgard, seguirono il consiglio e, dopo aver lautamente ricompensato la viandante, entrarono nella città ma solo alcuni notarono la stranezza di trovare le porte aperte e non vedere nessuna guardia a presidiarle.
    Tra questi vi era Albano, rinomato bardo, il quale era abituato ad affrontare mostri che si divertivano a giocare con la mente dei poveri malcapitati quindi decise di intonare una delle sue canzoni spezza-sortilegi: “ Che il mio liuto vi sia d’aiuto, che la mia arpa sia la guida, con il tamburo io vi apro gli occhi!”
    Appena finito di cantare la compagnia si ridestò e notò come l’infida Rutha era scomparsa e potevano udirne solamente la malefica risata ma il loro problema attuale era che si ritrovavano circondati da una moltitudine di guerrieri della Mano d’Ebano.
    Cominciò un’estenuante battaglia tra i vicoli della città, gli Esploratori avevano dalla loro la grande esperienza dovuta alle decine e decine di battaglie che si erano trovati ad affrontare, d’altro canto la Mano d’Ebano poteva contare su una quantità spropositata di truppe che non esitavano a sacrificare la loro misera vita pur di toglierla agli altri.
    Gli arcieri, capeggiati dall’abile Red Dragon, si appostarono sui tetti e tra le finestre delle case subissando i nemici di frecce in modo da tenerli sempre sotto pressione.
    Più in basso i prodi Rufus, Telarin, Whiskeyjack e Destroyer erano in prima fila a spaccare crani e spezzare rotule mentre l infaticabile Perrin dava ordini di volta in volta per falcidiare al meglio i nemici mentre era protetto da Ithan che nel frattempo scagliava anche dardi infuocati contro gli stolti che osavano avvicinarsi troppo a lui.
    Sul far della sera le truppe erano stremate ma se gli Esploratori avevano l’obbligo di resistere a costo della loro vita i vili della Mano d’Ebano fuggivano appena si presentava l’occasione ma ecco che dalle retrovie si udì un terribile latrato e il cielo si oscurò.
    Perrin diceva ai suoi di restare uniti e che se fossero periti, non ci sarebbe stato giorno migliore per farlo trovandosi l’uno accanto all’altro.
    Videro avvicinarsi i soldati nemici che poco prima erano fuggiti a gambe levate ma questa volta si gettarono, con il terrore negl’ occhi, contro il quadrato di lance, spade e scudi che era stato formato dagli indomabili Marinai.
    Poco dopo capirono il motivo.
    Ecco che davanti a loro si stagliava il Comandante Generale Supremo della Mano d’Ebano.
    Si udirono ancora le risate malefiche di Rutha come all’ inizio della battaglia e il Comandante cominciò a roteare la sua mazza chiodata squarciando le fragili carni dei soldati che si trovavano in prima fila e a cui poco servivano le armature create dagli abili fabbri dei Seek.
    Perrin notava lo sguardo di terrore negli sguardi dei suoi uomini e ammirava lo sforzo di Ithan che stentava a tenere aperto un portale da cui sperava ardentemente uscissero i barbari di Northgard che avevano promesso di aiutarli in caso di bisogno. Ad un certo punto ci fu un bagliore accecante, Perrin stava per essere colpito dal Comandante avversario quando apparve Black Sun che con la sua magia riuscì a bloccare l’arma del suo nemico che lo guardò con fare sprezzante dicendo: “Puoi anche fermarmi ma per quanto tempo pensi di resistere? Io sono immortale e non puoi farmi niente!”.
    “E qui ti sbagli!”
    Black Sun si girò verso i suoi stregoni, che nel frattempo erano giunti in battaglia, spronandoli a spezzare le difese magiche del nemico. Questi intessero un incantesimo che spezzò le difese del Comandante che poco dopo cadde rovinosamente al suolo, colpito a morte.
    Ormai senza un briciolo di forze residue gli Esploratori si rifugiarono all’interno del castello che una volta dominava dall’alto tutta la città e osservarono orgogliosi il lavoro che avevano compiuto.
    Black Sun richiamò i suoi e si preparò a far ritorno a Northgard. Perrin lo avvicinò manifestandogli la sua gratitudine per l'aiuto concesso, ma fece anche notare come solo pochi, della moltitudine dei barbari, erano venuti.
    A queste affermazioni gli fu risposto dai barbari che avevano scoperto come fossero stati aiutati da alcuni spregevoli assassini e ciò non poteva essere tollerato dal loro punto di vista.
    Proprio in quell'istante si aprì un portale e ne uscì uno sconosciuto barbaro che diceva di chiamarsi Intes Tyno il quale, guardando in cagnesco Black Sun, offrì dei miseri doni agli Esploratori come aiuto dopo il massacro appena avvenuto.
    Perrin, Red, Ithan, Telarin, Smaug e tutti i Seek rimasti, allibiti, riconobbero in lui la recluta che poco tempo addietro era stata accolta nei Figli dei Ghiacci.
    "Torna pure alla tua casa, inutile recluta, con te ho già concluso perchè è meglio io non inizi. Le mie mani sono ancora sporche di sangue ed il mio orgoglio ribolle. Riferisci al tuo signore che un affronto simile non sarà mai dimenticato" esclamò Perrin.
    Tutti i barbari fecero ritorno alle loro terre mentre gli Esploratori, con il sole che stava calando su quella lunghissima giornata, si affacciarono alle finestre del palazzo che avevano conquistato notando come ci fosse solamente qualche sbandato del defunto esercito della Mano d’Ebano che girava per le strade buie della cittadina, il più era stato compiuto!


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  6. #6
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    Capitolo IV
    E Guerra Sia

    Molti mesi erano passati ormai da quella battaglia, gli Esploratori si erano dati un gran da fare e ognuno si rendeva utile come meglio poteva.
    Per Perrin però le giornate non scorrevano serene, viveva in uno stato d'inquietudine e la sua mente ritornava sempre all'affronto che avevano dovuto subire per mano dei barbari.
    Mentre passeggiava sulle mura dell'ex Municipio di Camelot ad un certo punto si fermò, si rivolse verso il mare e disse: "Non abbiamo mai chinato la testa e, anche se in questo momento non siamo ancora al massimo delle nostre capacità, non possiamo passar sopra ai soprusi di cui siamo stati oggetto. Non possiamo farci vedere vulnerabili sennò in queste lande nessuno ci porterà mai rispetto e non potremo mai vivere come desideriamo....Liberi e Felici!"
    Ripresosi da questo monologo interiore si girò alla sua sinistra e notò un gabbiano appollaiato su una delle feritoie che lo guardava con aria perplessa e capì che era giunto il momento di rendere partecipe delle sue idee il Quadro di Comando e sapere se anche loro erano intenzionati a lottare per poter ammirare ancora le onde che si infrangono contro gli scogli o il volo dei gabbiani sopra le navi dei pescatori in attesa di procurarsi un lauto pasto con il minimo sforzo.
    Scese al piano di sotto dove si trova la sala riunioni e mandò a chiamare a raccolta i suoi fedeli generali che si precipitarono da lui e, una volta sedutisi ognuno al suo posto, calò un silenzio glaciale scalfito solo dall'incessante rumore proveniente dai sotterranei dove Nawfall stava creando armature e armi perchè "Possono sempre servire e bisogna averle quando ne avremo bisogno".
    Perrin arrivò subito al punto senza tergiversare: "Generali, compagni, amici vi ho convocato qui oggi, con così poco preavviso, perchè dopo molto pensare sono giunto alla conclusione che dobbiamo ritrovare l'antico spirito che ci animava e che non ci avrebbe mai fatto accettare un tale sopruso da un'altra gilda. Ho deciso di dichiarare Guerra agli ICE".
    Guardò tutti i presenti e notò che una piccola luce si accese nei loro occhi e i bordi delle loro bocche si girarono all'insù mostrandogli che anche loro pensavano la stessa cosa e che lo avrebbero seguito un'altra volta sul campo di battaglia. Fianco a fianco. Per il loro onore e la loro libertà!
    Dopo che tutti ebbero espresso il loro consenso ad intraprendere la guerra Red Dragon si alzò e chiese di parlare, cosa che gli fu concessa: " Ammiraglio, io ti seguirei fin nelle profondità marine dove neanche la luce del sole riesce ad arrivare, devo avvertirti però che gli animi e i muscoli dei nostri marinai non sono più reattivi e scattanti come una volta, il nostro equipaggiamento è ancora di molto inferiore a quello dei barbari, come faremo?"
    "Mio caro Red" rispose Perrin "Affido a te il compito di ridestare il fuoco che giace sopito nell'animo di ogni marinaio e anche di allenarli il più possibile allo scontro fisico contro quei nerboruti uomini del nord".
    Red Dragon annuì e chiese il permesso di correre ad avvertire la ciurma, Perrin lo congedò insieme a tutti gli altri gridando a Gengis mentre aveva quasi chiuso la porta: " Gengis vai da quel pelandrone di Nawfall e digli che finalmente potremo vedere se tutto il rumore che abbiamo sopportato in questi mesi sarà servito a qualcosa!"


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  7. #7
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    CAPITOLO V (GUERRA AGLI ICE)

    412 Amor 9

    L'indomani Perrin era affacciato al balcone della sua camera e vide il suo Vice Red Dragon arrivare di gran carriera al portone d'ingresso della Sede dei Seek, fare un rapido cenno di saluto in risposta a quello di Cesa e Bri Bro che erano momentaneamente di corveè per la loro indisciplinatezza, e salire a due a due i gradini del palazzo per raggiungere le sue stanze.
    Perrin indossò il mantello e la tunica coi colori della gilda e si preparò a riceverlo.
    Red, una volta entrato, era euforico e pronunciava frasi senza neanche riprendere fiato:

    Ammiraglio tutta la ciurma si sta allenando nella piazza d'armi", "Nawfall ha i calli sulle mani da quante armature sta creando", "Chi prima bivaccava sulla spiaggia in mutande ora sta facendo pesi sollevando i Gaman"...

    Perrin lo interruppe e disse:
    "Noto con piacere che questa guerra ha ridestato gli animi dei marinai ma non credi che manchi qualcosa? Noi non siamo assassini e dobbiamo informare i nostri futuri avversari dell'imminente guerra che vogliamo portare nelle loro terre"

    "Giusto Ammiraglio", rispose Red.

    "Bene allora fai redigere da quel topo di biblioteca di Ruglud una dichiarazione di guerra e poi avverti Destroyer che prepari una scorta armata, questa sera consegnerò io personalmente la Dichiarazione di Guerra."

    Red rimase stupefatto ma, conoscendo l'Ammiraglio, sapeva bene che non avrebbe mandato l'ambasciatore a consegnare la missiva, lui nelle decisioni importanti era sempre presente.
    Red si congedò e prese la via della Biblioteca dove trovò Ruglud sommerso da libri che parlavano di Balron, Golden Dragon e Wyrm. Tirò un calcio alla sedia facendolo quasi cadere per terra, Ruglud mise subito mano alla mazza ma quando vide Red si mise sull'attenti e chiese quale evento importante richiedesse la presenza del Vice Ammiraglio in quel posto buio e deprimente.

    "Ruglud, a breve entreremo in guerra con gli ICE, mi serve una dichiarazione di guerra da consegnare al loro Jarl. Vedi di metterti subito all'opera, questa sera gliela consegneremo".

    Ruglud non proferì parola, fece un cenno col capo e prese pennino e calamaio per scrivere sulla pelle Zulu usata solamente nelle occasioni importanti.
    Red si girò e si diresse verso la piazza d'armi dove trovò Destroyer a torso nudo, con gli addominali in vista, che stava sfidando un troll davanti ad una platea di donne adoranti che sussultavano ogni qual volta il troll stava per colpire il loro idolo che prontamente schivava e feriva l'avversario.
    Quando Red chiamò il prode guerriero questi, sapendo che doveva essere una cosa importante, trafisse con un balzo la gola del mostro che stramazzò al suolo zampillando sangue. Ripulitosi il più possibile per rendersi presentabile al Vice Ammiraglio chiese quali notizie avesse per lui.

    "Destroyer il nostro Ammiraglio questa sera consegnerà la missiva con la Dichiarazione di Guerra ai barbari, ha ordinato di preparare una scorta armata per andare fino a Northgard".

    "Va bene Vice Ammiraglio, per questa sera troverà la scorta che ha comandato davanti alle porte di Camelot, pronta a partire."

    Finiti i suoi impegni giornalieri Red si diresse verso le sue stanze per concedersi qualche ora di lettura con dei libri suoi mostri marini che aveva preso poco prima nella biblioteca...

    Dichiarazione di guerra:




    La sera, dopo aver consumato una cena veloce, Perrin salì sul suo lama e si diresse fuori Camelot.
    Arrivato vi trovò Destroyer insieme a molti dei suoi Marinai, più di quelli che aveva richiesto il pomeriggio, che si erano offerti volontari per non lasciarlo andare da solo.
    Salutati tutti con un veloce cenno del capo prese dalle mani di Red Dragon la pergamena e si incamminarono verso la città glaciale.



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  8. #8
    ZHI Guild Masters

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    CAPITOLO VI: LA CONQUISTA DI CAMELOT

    412 Verum 18

    Mentre a Camelot fervevano i preparativi per la ormai prossima guerra ai vecchi alleati, gli esploratori udirono delle grida di aiuto provenire dalla piazza antistante alla loro sede.
    Tutti i presenti si scapicollarono fuori e videro quello che sembrava essere un mercante tentare con tutte le forze di non soccombere contro alcuni Ebon Hand che, avendolo accerchiato, vibravano minacciosi i loro fendenti. L'uomo era molto spaventato e, come se non bastasse, non aveva alcuna arma ed armatura a proteggerlo.
    In men che non si dica i Seek gli si precipitarono addosso e staccarono di netto le teste ai malvagi combattenti, portando così in salvo il mercante.
    Ripresosi dallo shock e dopo aver tracannato un boccale di sidro, l'uomo rivelò ai marinai di essere stato attaccato con i suoi compagni mentre percorreva un sentiero nei pressi della città. Nessuno era riuscito a salvarsi fatta eccezione per lui che, fuggendo dall'agguato, aveva cercato riparo presso Camelot, sapendo della presenza costante dei Seek nella città.
    Questi ultimi si armarono così di tutto punto e partirono alla volta delle miniere, seguendo le indicazioni del mercante che accompagnatoli sul luogo decise poi saggiamente di ritirarsi.



    Giunti sul posto, la situazione che si mostrava dinanzi non era delle migliori: l'ingresso alle miniere era completamente infestato da bestie demoniache e orde di mostri inferociti ben peggiori dei vili Ebon Hand.



    Dopo diverse ore di scontri all'ultimo sangue, i marinai riuscirono finalmente ad avanzare e raggiungere l'interno della miniera dove però si imbatterono in uno strano cristallo nero che emanava un potere oscuro potentissimo...
    Lo sprovveduto Ruglud, che trascorreva ultimamente troppo tempo in biblioteca, senza porsi troppe domande si avvicinò al cristallo e colto da un bagliore improvviso, vide apparire davanti a sè la sagoma di un enorme Demone Antico dalle intenzioni tutt'altro che amichevoli...

    In pochi attimi sopraggiunsero anche tutti gli altri e con un abile gioco di squadra attirarono il mostro fuori dalla miniera così che il prode Destroyer potesse prestare soccorso al compagno Ruglud, come molte volte era già successo anche in passato. Non appena Ruglud riacquistò nuovamente le forze, i Seek intrapresero una sanguinosa battaglia conil terribile Demone. Il mostro fece ricorso a tutti i suoi poteri per far fuori il gruppo di avventurieri ma questi ormai avevano cominciato a sviluppare una forte intesa in battaglia, soprattutto grazie agli allenamenti e alle mirabolanti avventure che ogni giorno vivevano in giro per le terre di Sosaria. Lo scontro durò a lungo e non con poche difficoltà ma alla fine vide trionfare i coraggiosi Seek. L'Antico Demone fu sconfitto e cadde stremato al suolo mentre cercava di ritornare nelle profondità della miniera.



    Ma le sorprese non erano ancora finite. Non appena la bestia cadde al suolo, un bagliore investì nuovamente l'antro della miniera e fu a quel punto che accadde qualcosa che mai nessuno dei presenti si sarebbe aspettato.
    Dinanzi agli occhi increduli di tutti venne a liberarsi l’anima dell’Ultimo Guardiano di Camelot, rimasta imprigionata da tempo sotto il controllo del cristallo nero che apparteneva al Demone. Inizialmente confusa e disorientata, essa spiegò ai presenti che Camelot non era una città come le altre, il suo peso era determinato dall'equilibrio precario tra le forze del bene e del male, rappresentate simbolicamente da una sfera nera ed una sfera azzurra. Ma i Seek ormai da tempo vivevano a Camelot e avevano dimostrato in più occasioni di tenere alle sorti della città; i combattimenti quotidiani con la mano d'Ebano o la stessa sconfitta delle orde di demoni avvenuta poco prima erano solo l'ennesima prova dell'attaccamento degli avventurieri a quelle terre. Così il Guardiano volle premiare il coraggio e l'audacia dei Seek facendo loro un dono, il dono di una promessa: essi avrebbero combattuto e preservato l’equilibrio di Camelot anche a costo della loro stessa vita ma, qualora fossero venuti meno a tale responsabilità, sarebbero accadute cose molto spiacevoli.



    Non sarebbe stato semplice. Per poter garantire un futuro stabile alla città i Seek avrebbero dovuto dapprima ritrovare la sfera nera e la sfera azzurra, e poi nel mentre custodire e difendere la terza sfera, quella grigia, all'interno della quale il Guardiano scelse di racchiudere ciò che rimaneva della sua stessa anima. Solo con l'aiuto di quest' ultima gli avventurieri sarebbero riusciti a scacciare definitivamente la mano d'Ebano dalla città e così, immolando se stesso per un ultima volta, il Guardiano accompagnò col suo spirito gli impavidi Seek al castello, i quali, al grido di di "Un Solo Credo, Camelot!", spazzarono via una volta per tutte quei messi del male.



    A quel punto, stanchi ma contenti per la recente impresa, si riunirono nella stanza principale del castello dove magicamente apparve dinanzi loro la Sfera dell'equilibrio: essa, da quel momento, sarebbe diventata la loro guida per le azioni future.



    "Non esiste il Bene, non esiste il Male, esiste solo Camelot".


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  9. #9
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    EPILOGO

    ''Solo.. Ormai sono rimasto solo!''

    Ogni mattina, da ormai innumerevoli notti, era questo il pensiero fisso con il quale concludevano i miei sogni.

    Non avevo pace. Non riuscivo a darmi una spiegazione di come fossimo arrivati a questo punto. Avevamo lottato tanto per ottenere tanto e improvvisamente, come un soffio di vento che proviene dai ghiacciai tutto era sfumato.. Ed ormai solo!

    Non sapevo realmente cosa fosse accaduto ai miei compagni di avventura di una vita, ero solo sparito da qualche giorno come mio solito per esplorare nuove terre, quando feci ritorno in quel dì dal cielo oscurato tutto era tornato come il primo giorno in cui approdammo sulle terre di Camelot. Gli Ebon erano nuovamente li.

    Decisi di rifugiarmi nella mia umile dimora di Britain e da allora non sono più uscito di casa..

    ''Dove sono finiti tutti quanti?

    Saranno ancora vivi? Forse sono scappati e rifugiati altrove!

    Li rivedrò mai?

    Cosa posso fare adesso?


    Queste ed altri mille interrogativi mi tenevano inchiodato su quella mia poltrona posta davanti alla finestra di camera che affacciava sul maestoso ma disabitato Castello della capitale.. La mia anima era in perfetta sintonia con essa, anche io mi sentivo forte dei valori che avevo, ma disabitato nelle forze che mi erano rimaste..

    ''Chissà se riuscirò mai a ritrovare vita dentro di me! Mi chiesi sottovoce.

    Una cosa era ormai certa, dei Seekers sarebbe sempre rimasto il ricordo di quello che eravamo riusciti a fare e dei valori di Amicizia, lealtà e Giustizia che abbiamo dimostrato.

    Forse sarei rimasto li a pensare per il resto della mia vita.. Anche se più osservavo quel Castello e più riuscivo a trovare pace interiore e più speranza per il futuro..

    - Una nuova Alba sta per risorgere! -

    Lord della casata Stark
    [PP] Aladin Stark [HoD] - Grand Master of Dawn

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