Ayrhia.
Alzai lo sguardo, verso le alte fronde degli alberi secolari. Rimasi in silenzio, acquattata come un puma, mimetizzandomi tra il sottobosco ed i cespugli.
nulla si muoveva.
Percepivo il crepitare delle foglie al passaggio di piccoli insetti, il vento passare tra le foglie con mani gentili, il sibilare dell'aria tra le fessure dei tronchi vuoti.
Chiusi le palpebre con lentezza, allargando la mia capacità di percezione.
Ayrhia.
Strinsi forte l'impugnatura della mia spada, ma non aprii le palpebre.
Era una voce che scorreva nel vento e ne seguiva le pieghe, leggera come una piuma di cardellino, ma cosi profonda e antica da riuscire a sentirne l'odore.
Una voce nè maschile nè femminile, eterea, intoccabile eppur così vicina... ebbi la tentazione di sporgere la mano, per tentare di sfiorarla.
Ma rimasi immobile, i muscoli doloranti per la tensione, i nervi tesi.
Ayrhia. Perchè ti nascondi?
Sollevai le palpebre. La luce obliqua della sera mi abbagliò per un istante. Mi affrettai a guardarmi attorno, ma non vidi nessuno. da dove veniva quella voce? Sembrava attorno a me, tutta attorno, eppure allo stesso tempo dentro di me.
Ayrhia. Guarda oltre la tua mortalità.
Tentai di rilassarmi. Era chiaro. L'essere da cui proveniva la voce conosceva l'arte della lettura della mente.
"Mostrati!" dissi ad alta voce, quasi urlando, per calmare la mia paura.
Vi fu silenzio. Per alcuni minuti tutto ciò che si riusciva ad udire era il mio respiro, troppo rapido per esser normale.
Credi che io sia fuori di te? Cerca la tua verità. Perchè la temi? Perchè la fuggi? Tu non sei quello che tenti di apparire agli occhi di te stessa. Non è vivendo in questo modo che scoprirai chi sei.
Disorientata, cercai di riflettere facendo allontanare la paura. Perchè quella voce stava lacerando i veli del mio dubbio, come se mi conoscesse da sempre?
Respirai a fondo, poi pronunciai queste parole, con molta attenzione.
"Chi sei tu, che venendomi incontro sulla mia strada, conosci i miei più segreti pensieri? Dimmi il tuo nome, affinchè io possa sapere chi sei"
Ma tu il mio nome già lo conosci, Ayrhia. Guarda dentro te stessa.
Queste parole furono seguite da una risata sottile, appena percettibile.
Mi alzai in piedi, stanca della posizione, e mi passai la mano tra i capelli. Tentai di concentrarmi, e di riflettere. Ricordai l'eco della sua voce, il suono cupo, eppure così leggero...
Dimentichi già le tue origini giovane elfa?
La voce sembrò avere un tono di sorriso.
Alzai il viso di scatto, e cercai attorno a me la provenienza di quella voce, riconoscendola anche se non l'avevo mai udita prima.
Il mio canto è in ognuno della tua razza, Ayrhia. Per questo riconosci la mia voce. Il mio canto è dentro di te, è la penna con cui ho aiutato a creare la tua esistenza.
Pronuncia il mio nome.
Sussurrai, a fior di labbra: "Menion"
Nell'istante in cui la mia bocca pronunciò il suo nome, egli mi apparve davanti. Era come nei racconti che udivo da bambina, di sera, attorno al fuoco. Un elfo alto, vestito completamente di nero, un cappuccio calato sul viso a celarne il volto.
Le mie ginocchia cedettero rapide. Conoscevo le storie su di lui, perchè mia madre, Sayla, ne era particolarmente devota. "Confida in lui, e ti aiuterà a trovare le risposte che cerchi", diceva sempre.
Ayrhia. Sei cresciuta saggia e inquieta. Dov'è la via che hai perduto?
Chinai il capo, sapendo bene di cosa egli parlava.
Non essere severa con te stessa. Sai quel che devi fare. Tu lo sai. Segui la tua strada, senza temere di abbandonare il passato, smetti di inesguire una via che non è la tua.
Non parlai. Significava lasciare la famiglia e la gente conosciuta, che stava per migrare in terre al di là dell'oceano, per seguire un maestro di arti druidiche che mi avrebbe indicato il mio cammino. Perchè era così difficile accettare il mio desiderio?
Ayrhia, guardami.
Alzai lentamente il capo, timorosa di quello sguardo che io non potevo vedere.
Il destino compie scelte per noi, e nessuno può pensare di fare altrimenti, se non violando il corso di ciò che deve essere e pagarlo con la non-realizzazione. E' stato tessuto un progetto per te, che ti appartiene, perchè è precisamente ciò che tu sei portata ad essere. E tu sai a ciò che mi riferisco, Ayrhia.
Annuii, mordendomi il labbro. Guardai Menion intensamente, e annuii di nuovo.
Le strade della vita sono incomprensibili e impronunciabili per una razza mortale, ma sono tante quante ne puoi immaginare, e ancora di più. Non legarti ad un futuro che non ti appartiene, Ayrhia. Un futuro segnato da altri. Il futuro è tuo, e devi seguire ciò per cui sei in cerca, ora.
Per molti secondi vi fu silenzio, e io non levai gli occhi da lui. Ora ero certa di cosa fare.
Alzati Ayrhia, io ti dico, tu sarai una fiamma di luce nell'oscurità e nella menzogna se non verrai mai meno al tuo compito. Questa è la mia benedizione.
Non feci in tempo a guardarlo di nuovo, che egli si dissolse nell'aria. Ma il mio cuore non si raffreddò mai, dopo quell'incontro.
Ed è ancora caldo.


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