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View Full Version : [Background] Amberyl's Guardians



Eriol89
21-12-2010, 22:29
È da molto che non mi siedo a scrivere.
Troppi impegni, doveri e imprevisti mi hanno tenuto lontano da una delle poche cose che per molto tempo mi ha concesso un po’ della pace interiore che mi è stata ora donata.
Quand’ero più giovane credevo che la via della spada fosse quella che più mi si addiceva; iniziai a imparare le sue regole ma più mi avvicinavo allo stato di maestro di spada, più mi rendevo conto che non avrei ottenuto la pace che cercavo; le regole e gli insegnamenti mi avevano insegnato a controllare il mio tumulto interiore, ma non sarei mai riuscito a liberarmi dalle preoccupazioni che avvolgevano il mio animo.
Un giorno, mentre vagavo per i boschi incontaminati di Yew, incontrai un mago; egli mi mostrò come una mente ben allenata potesse controllare ciò che la circondava. Ovviamente rimasi subito affascinato da tale potere, la capacità di modificare ciò che mi circondava, di migliorare il mondo con la forza della mente, e incominciai a farlo mio.
Pensavo che questo nuovo potere mi avrebbe liberato dall’oscurità che vedevo nel profondo del mio animo, da quella capacità di togliere la vita che avevo affinato negli anni attraverso la spada.
Non mi ci volle però molto per capire quanto mi sbagliavo.
Guardavo mio fratello Icarium e in lui vedevo una pace e una sintonia con la natura che tanto sognavo ma che non riuscivo ad ottenere.
Iniziai dunque a viaggiare.
Speravo di trovare un luogo in cui qualcuno potesse aiutarmi, un luogo in cui potessi finalmente ottenere la pace che tanto volevo: trovai ciò che cercavo a Camelot.
Anche se sono passati anni, riesco ancora e rievocare ciò che provai la prima volta che i miei occhi si posarono sulle bianche mura della città: soggezione e rispetto; nell’aria percepivo un potere così grande da sfidare il tempo stesso, come se in quel luogo sarei stato testato per vedere se ero degno di appartenere a qualcosa di più grande.
Per molti anni rimasi al servizio della città e del suo Re e, con il passare degli anni, riuscii ad ottenere un po’ di quella pace che cercavo.
In quegli anni ebbi modo di parlare spesso con Lord Arthur, diventai Cavaliere ed egli mi concedette la carica di Ambasciatore, ma furono le parole scambiate durante il nostro ultimo incontro a segnare per sempre ciò che sono.

Eriol89
21-12-2010, 22:31
Era stato un brutto periodo per Camelot. Il Re era diventato molto più debole e il tradimento aveva iniziato a prendere piede nella Bianca. Voci di alleanze con assassini, testimonianze di aggressioni da parte di soldati che portavano le vesti del regno, avevano scosso profondamente il Re e tutta la corte.
C’era un presentimento nell’aria, reso ancora più vivido dalla dichiarazione di eresia promulgata dai fedeli di Zoe: a Camelot non rimaneva molto tempo; una frase che permeava l’aria stessa ma che nessuno fedele al Re e al suo Regno aveva il coraggio di pronunciare.
Quel pomeriggio il Re aveva convocato le più alte cariche del Regno nella sala del trono per ricevere degli aggiornamenti sull’attuale situazione a Camelot: ma c’era qualcosa di diverso dal solito, l’atmosfera era cupa e non un rumore giungeva dall’esterno; era come se in quel momento i presenti si trovassero in un altro luogo dove le regole del tempo non sussistevano.
Lord Arthur rimaneva zitto con lo sguardo rivolto verso la vetrata che dava sulla piazza mentre i quattro lo aggiornavamo.
<< Amici miei – il Re aveva aspettato che i quattro terminassero di parlare – venite con me. Voglio mostrarvi una cosa. >>.
In quattro seguirono il loro Sovrano verso i piani superiori del castello e giunsero infine sul tetto dello stesso: un grande piazzale all’aperto, il punto più alto di tutta Camelot.
Lord Arthur si diresse verso i merli che decoravano le mura e vi si appoggiò per guardare meglio la città che si estendeva intorno al castello.
<< Sapete, un tempo, molti secoli fa, Camelot non esisteva. C’era solo il castello e per molti decenni fu così – si voltò un attimo per osservare i quattro e riprese – non è una storia molto conosciuta; d’altronde sono passati secoli da allora e probabilmente sono uno dei pochi a conoscerla nella sua interezza, anche se leggende al riguardo vengono cantate da tempo immemore. >>.
Il Re rimase fermo a guardare l’orizzonte per qualche secondo.
<< Ad ogni modo, come ho detto, un tempo c’era solo il Castello; un castello, una fortezza costruita dai nani per un solo uomo: Merlino, il Primo Druido, che lo chiamò Castello di Magna Cameltoe.
Per anni studiosi di tutto il mondo vennero qui in cerca di saggezza, ma non trovarono mai Merlino e io stesso, che sono stato suo allievo, non so cosa fece in quel periodo.
Informazioni attendibili ricominciano con Mab la Strega e la lotta che ebbero proprio qui, dove ci troviamo noi ora, per cinque intensi, lunghi giorni al termine dei quali Merlino la sopraffece facendola sparire da questo mondo.
Passarono altri anni e il commercio iniziò ad arrivare fino a qui; edifici iniziarono a sorgere intorno al castello dando vita a una città: Cameltoe. >>.
Lord Arthur tracciò con il braccio un arco che voleva avvolgere tutta la città.
<< Esatto amici miei: Cameltoe, che con i secoli è diventata Camelot la Bianca. >>.
I quattro rimasero zitti in attesa che il loro Re continuasse.
<< Sapete, fu proprio in quegli anni, quasi mille anni fa’, che le nostre strade si incrociarono. La mia e quella di Merlino – Lord Arthur distolse lo sguardo dalla città per volgerlo al cielo e dopo un sospiro riprese – la prima volta che lo vidi non ero altro che un ragazzino come tanti altri; avevo perso la mia famiglia, ero solo in un mondo che non ero pronto ad affrontare.
Un giorno però Merlino mi vide e mi riconobbe come erede dei Pendragon, mi prese con se e iniziò a farmi da precettore. >>.
<< Uno dei periodi più felici della mia vita – il Re fece un altro sospiro – nessun responsabilità, nessun dovere se non quello di imparare e ascoltare il mio maestro. E durante quegli anni conobbi e strinsi una forte amicizia con Ilven De Rash; diventammo come fratelli e da lui imparai molte cose. – un sorriso triste comparve sul volto di Lord Arthur al ricordo dell’amico – Fu lui a introdurmi ad Eanna e fu sempre lui a consegnarmi, per volere della Dea stessa, la mia spada, Excalibur. Non dimenticherò mai come ne venni in possesso: Ilven mi aveva portato sulla spiaggia e con la mano mi aveva indicato una forma proveniente dal mare; si trattava di una piccola barca senza equipaggio, che si dirigeva verso di noi. Al suo interno Excalibur, con la quale ho combattuto molte battaglie nell’arco di molti secoli. >>.
<< Nello stesso periodo Merlino si allontanò lasciando il governo di Camelot a me, nominandomi Re – Lord Arthur sorrise al pensiero di Merlino – Sapete, a volte penso che lo abbia fatto solo per avere più tempo per i suoi studi, ma ovviamente lo avrebbe negato. Ad ogni modo, con Ilven e con Excalibur in mano, combattei molte battaglie; ma, come tutti, anch’egli morì e di Merlino non si ebbero più notizie. >>.
<< Rimasi solo e con il tempo iniziai a notare che il mio corpo non invecchiava; avevo ricevuto un Dono dagli Dei, la Mesophetamenos, la Vita Eterna – il volto del Re si fece triste – un dono si, ma una maledizione al tempo stesso. >>.

<< Ora amici miei – il Re posò lo sguardo sui quattro – vi starete chiedendo come mai vi ho portato qui e vi ho raccontato queste storie. Ebbene, volevo che le sentiste direttamente da me; esse sono il mio passato, e anche il vostro come di tutta Sosaria, ed è vostro compito ricordarle e tramandarle a chi verrà come io ho appena fatto con voi. >>.
Nei quattro iniziò a giungere la comprensione, e la cosa li spaventava.
<< Vedete, Cameltoe non è più il mio sogno; è ora che altri prendano il mio posto, è giunta l’ora che io mi ritiri da questo mondo, è giunto il momento che io vi liberi dai vostri giuramenti. Ora figli miei, siete liberi di fare come preferite, ma se poteste, vorrei che ascoltaste le ultime richieste di questo vecchio. >>.
Lord Arthur sorrise ai quattro, e questi sentirono che in quel momento, dopo aver ascoltato quelle parole, le loro vite e quelle di tutti gli abitanti del regno, sarebbero cambiate per sempre.
<< So di chiedervi molto ma, dovrete abbandonare il Castello che verrà chiuso e la magia che lo pervade non permetterà a nessuno di entrarvi. Forse un giorno arriverà qualcuno degno di aprirne le porte, ma potranno volerci anni.
Dovrete inoltre portare con voi Excalibur e il Graal come ricordo mio e di Ilven e vi prego di averne cura negli anni a venire; essi sono stati con me per secoli e ora li affido a voi.
Infine vi prego di continuare a vivere come vi ho insegnato, con Amore, Rispetto, Coraggio e Speranza; così da non aver mai rimpianti.
Cosa mi dite? Rispetterete le mie ultime volontà? >>.
I quattro risposero all’unisono inginocchiandosi di fronte al loro Re per un’ultima volta.
In quel momento si sentirono come avvolti da un velo e nel profondo delle loro anime percepirono la pace. Erano rinati.
Quando alzarono lo sguardo davanti a loro non c’era più l’uomo maturo che avevano conosciuto, ma un vecchio con lunghi capelli grigi e occhi azzurri.
<< È fatta figli miei – la voce era più profonda ora che era invecchiato – ho rinunciato al mio Dono e, con esso, vi ho liberato dall’oscurità che avvolgeva Camelot. Ora siete veramente liberi; siete tornati puri. Questo è il mio Dono per voi tutti. >>.
Il Re tornò a girarsi verso la città per dare un ultimo sguardo al luogo che aveva amato per molti secoli.
<< Andate figli miei, non ho rimpianti. Mi sto per ricongiungermi agli amici e ai cari che mi attendono da molto tempo, troppo tempo. Vi auguro una lunga e felice vita e quando sarà giunta anche la vostra ora, fra molti, molti anni, sarò ad aspettarvi dall’altra parte. >>.
I quattro si alzarono e senza dire una parola si diressero verso l’interno del castello.
Furono però raggiunti da un’ultima frase del loro Re.
<< Cavalieri di Camelot! È stato per me un onore conoscervi e guidarvi. Vi ringrazio. >>.
Istintivamente i quattro si girarono verso Lord Arthur, ma lui non c’era più.
Era sparito e con esso terminava il Regno di Camelot.

Un singolo cavaliere si avvicinò al parapetto del castello, con le lacrime agli occhi prese un bel respiro e urlo con tutto il fiato che aveva in petto.
<< Il nostro Sire, Lord Arthur Pendragon è morto per salvarci tutti. Che il suo nome e il suo ricordo possano vivere per sempre! >>.

Eriol89
21-12-2010, 22:32
Ed eccomi ora, seduto qui alla mia scrivania, nel mio studio, all’ultimo piano del castello che sto per abbandonare, con la piuma in mano, che scrivo ciò che i nostri occhi hanno visto e che le nostre orecchie hanno sentito così che ciò che è accaduto non venga mai dimenticato.
Egli se ne è andato.
Ha salvato noi tutti e ora siamo liberi.
Ora dobbiamo ricominciare.
Un altro luogo, un altro scopo, un nuovo viaggio…

La porta dello studio si aprì e nella stanza entrò Dafne.
<< Eriol, sei pronto? Gli altri stanno aspettando. >>.
<< Si. >>.
Il Cavaliere posò la piuma, soffiò sul libro per far meglio asciugare le ultime parole scritte; aspettò qualche secondo e lo chiuse.
<< Lo hai finito? >>.
Dafne lo stava aspettando sull’uscio.
<< Questo capitolo si. Ma ce ne saranno molti altri e non li scriverò solo io. >>.
Eriol prese il libro e lo pose con cura nel suo zaino insieme alle altre cose che si sarebbe portato con se.
<< Possiamo andare >>, disse rivolto a Dafne spegnendo la candela.
Quando uscì dalla porta la richiuse senza chiuderla a chiave.
<< Ci penserà il Castello stesso a sigillare queste stanze in attesa di un nuovo inizio. >>.
Insieme percorsero le scale che portavano ai livelli inferiori del Castello ormai vuoto; già da alcuni giorni i vari abitanti dello stesso si erano allontanati e anche molti Cavalieri avevano deciso di intraprendere dei viaggi personali ora che il Re era morto.
Ai due il Castello sembrava ora freddo, molto diverso da come lo conoscevano di solito.
<< Lo stesso Castello ha percepito il cambiamento. È pronto a chiudersi. >>.
Quando giunsero dal portone trovarono ad aspettarli, appena oltre la soglia, i loro compagni: quelli che avevano deciso di rimanere uniti e di intraprendere il nuovo viaggio insieme. Gli ultimi Cavalieri di Camelot, gli ultimi ad aver visto il Castello di Magna Cameltoe ancora aperto.
Attraversando il portone Eriol percepì nel cuore e nell’anima che con quel gesto si sarebbe chiusa per sempre una parte della storia, ma non ci fu esitazione nei suoi passi; come aveva detto Lord Arthur prima di morire: << E’ giunto il momento. >>.
E il portone si chiuse dietro di loro nel silenzio e nel buio che accompagnava le notti di Camelot.
Solo quando il portone si chiuse definitivamente, Eriol osservò meglio i suoi sette compagni. Tutti con lo zaino pronto, armature leggere addosso e le armi appese o alla cintura o alla schiena.
Dafne si avvicinò al suo zaino e da quello tirò fuori un cofanetto di fattura straordinaria; al suo interno, Eriol sapeva che era stato riposto il Graal; Excalibur invece era stata avvolta in un telo di seta verde e si trovava ora tra le mani di Venticello, fino a poco tempo prima Campione del Re.
<< Siamo pronti? >>.
Il gruppo assentì con un cenno della testa.
<< Molto bene. Andiamo dunque. >>.

Nel buio della notte il gruppo si diresse non verso le porte della città, ma le oltrepassò.
La loro destinazione era invece la Cattedrale un tempo consacrata ad Eanna e ora ad Amberyl.
L’edificio di due piani era una meraviglia architettonica di archi e colonne con un’enorme sala centrale in cui i fedeli si trovavano per pregare.
Quando il gruppo salì i pochi gradini che conducevano all’entrata, trovò ad aspettarli una curatrice della Cattedrale.
<< Benvenuti Cavalieri. La Sacerdotessa vi attende. >>.
Il gruppo non fece domande e seguì la curatrice all’interno della Cattedrale; non un fedele era presente e le curatrici dovevano già essersi ritirate nei loro alloggi.
Si fermarono davanti alla prima fila di panche mentre la curatrice andava a riferire il loro arrivo alla Sacerdotessa che arrivò subito dopo.
Il gruppo si inchinò al suo arrivo.
<< Figli. Alzatevi vi prego, voi siete i Cavalieri di Camelot. >>.
<< Non più Sacerdotessa, il nostro Sire ci ha liberato dal nostro giuramento, ora siamo liberi e in cerca di un nuovo scopo. >>.
<< E lo siete venuti a cercare nella Chiesa di Amberyl. >>.
<< Si. Siamo liberi, ma la nostra fede in Amberyl è rimasta. Desideriamo porci al suo servizio. >>.
<< Comprendete che Amberyl è la protettrice della Vita? Voi, seppur purificati dal sacrificio di Lord Arthur, siete quasi tutti guerrieri e maghi, come pensate di poter servire la Amberyl? >>.
<< Sacerdotessa, abbiamo riflettuto a lungo prima di presentarci qui davanti a voi ed eccovi la nostra risposta: Noi saremo lo scudo e la spada che proteggeranno gli innocenti. Continueremo a vivere come Lord Arthur ci ha insegnato e desideriamo farlo sotto la guida di Amberyl. >>.
La Sacerdotessa sorrise.
<< Molto bene. Nella nostra Chiesa non esiste però una posizione per dei guerrieri – un altro sorriso – a quanto pare dovremo crearla. >>.
<< Vi ascoltiamo. >>.
<< Come avete detto voi, voi sarete la scudo e la spada, ma non solo. Voi sarete gli occhi e le orecchie della Dea; porterete il suo tocco guaritore dove sarà necessario e combatterete per proteggere, non per ferire. E sarete conosciuti come gli Amberyl’s Guardians. >>.

Eriol89
27-01-2011, 19:53
Secondo mese dalla fondazione dell'Ordine

È strano come gli eventi ci travolgano nei modi più inaspettati.
Non è poi passato molto da quando, lasciato il nostro passato alle spalle, a me e i miei compagni è stato concesso l’onore di servire la nostra Dea, Amberyl, come sui Guardiani.
Abbiamo abbandonato il luogo che chiamavamo casa e ci siamo stabiliti in una fortezza in un’isola a nord, dove la neve e il freddo ci hanno accolti.
Non senza problemi ci siamo riuniti: vecchi amici che avevano saputo della disgrazia ci hanno raggiunti unendosi ai nostri ranghi e nuovi fedeli hanno chiesto di entrare nell’ordine.
Finalmente sento che ci stiamo riprendendo dalla ferita che abbiamo sofferto e sebbene ora affacciandomi dalle mura non veda più la piazza e le case di Camelot, ma una distesa di neve interrotta da qualche casa o albero sparso, mi sento in pace.
Tutto questo grazie ad Arthur che ci ha salvato, e ad Amberyl che ci ha dato un futuro.
Non so però per quanto ancora le cose potranno andare avanti così; è da qualche tempo che l’inquietudine mi assale, non durante la foga della battaglia, ma durante il sonno; non so spiegarlo ma a volte, guardando il cielo mattutino, mi sembra di vedere un’ombra provenire dal continente.
Forse dovrei parlarne con i miei compagni, ma non vorrei farli preoccupare proprio ora che abbiamo conquistato un po’ della pace che cercavamo.

Eriol89
27-01-2011, 19:56
Prima settimana del Terzo mese dalla fondazione dell'Ordine

È successo. I miei timori sono stati confermati.
Questa sera, per rafforzare il rapporto con i Templari di Zoe, ci siamo uniti alla caccia di tesori nei pressi di Trinsic.
Abbiamo affrontato vari scontri con mostri che se ne stavano nascosti nella foresta, ma, insieme, abbiamo prevalso ogni volta.
Alla fine di uno scontro mi è però successa una cosa strana: ho iniziato a sentire una voce; era come se mi stesse chiamando, anzi, mi stava chiamando.
Senza rendermene conto avevo spronato il mio cavallo al galoppo. Oltrepassai la foresta dirigendomi ad ovest, deviando poi verso nord, superai Radek e presi il sentiero che superava le montagne.
Sempre al galoppo proseguii sul quel sentiero fin quasi ai confini di Yew, dove sentii che dovevo dirigermi nuovamente verso la costa ovest; e infine arrivai.
Erano le rovine di una casa credo, i muri erano diroccati e non c’era altro.
Fui ben presto raggiunto dai miei compagni e dai Templari, preoccupati per la mia improvvisa galoppata mi avevano seguito e furono con me quando, da quelle rovine, apparve lei.
Una donna, o almeno questa era la sua forma, ci stava aspettando. Ci chiamò per nome e si presentò come Gaja, messaggera delle due Dee, le nostre Dee.
Ma l’incredulità ben presto fu rimpiazzata dal timore del messaggio: “I portali si sono riaperti e molto presto il chaos si riverserà sulle vostre terre. I morti torneranno dalle tombee gli eserciti della luce dovranno riunirsi per fronteggiare il nemico.” e le mie preoccupazioni trovarono conferma.
Nel messaggio c’era però altro, una speranza: l’unione degli seguaci della Luce in un’alleanza che potesse fronteggiare i pericoli all’orizzonte.
E poi, com’era apparsa, se ne andò chiedendo solo un cavallo.
Nei minuti seguenti ci fu una discussione sul significato di quell’incontro e infine mi ricordai di quanto mi era stato detto da Bruce alcune settimane prima: Argo aveva avuto un sogno su Amberyl, Zoe e tutti noi.
Il significato divenne chiaro e Argo propose la formazione dell’Alleanza.
Felice che anche Argo avesse avuto la mia stessa interpretazione prima ancora che parlassi, scesi dal mio cavallo come aveva fatto lui, e, toltimi i guanti d’arme, gli porsi la mia mano.
I miei timori sono stati confermati, ma ora sento che c’è speranza.
La Luce sta tornando a sorgere