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View Full Version : La cittá che dominava i mari



joecondor
29-10-2007, 19:24
Il racconto appare anche nella storia di Jacho (nel post ad egli dedicato). Lo riporto qui per dare modo agli altri compagni di avventura di partecipare, qualora lo volessero.

La cittá appare completamente devastata. Giá dall´esterno i bagliori delle fiamme e le colonne di fumo nero non lasciano dubbi circa la gravitá della devastazione. Le porte poi, i primi passi nelle strade, le grida, i rumori, giungono distintamente alle orecchie, da ogni angolo, da ogni luogo.
Ovunque si guardi uno spettacolo agghiacciante, la maggior parte degli edifici é bruciata, o brucia ancora, sangue ovunque, sulle strade, raccolto in ampie pozze brune, sui muri. Cadaveri in strada, mutilati, parzialmente bruciati, corpi pendono dalle finestre, si intravedono attraverso gli usci spalancati. Qualcuno é ancora vivo, molti si aggirano come pazzi, vaneggiano, pronunciano frasi sconnesse, senza senso. Ridono, piangono, alcuni sono feriti e perdono sangue, urlano a squarciagola litanie fanciullesche, folli, prive di significato, o solo il loro dolore, la disperazione.
Qualcun altro si muove piú rapidamente, lo intravedono con la coda dell´occhio. Veloci spariscono alla vista, o rimangono in mezzo ad una strada immobili, a fissare qualcosa di imprecisato.
Jacho é in qualche modo scosso. L´atmosfera é carica di tensione e violenza, Samar sembra malata, resa folle d´improvviso, sconvolta. La tensione é forte, i sensi sono all´erta per un pericolo che sente presente, immediato, ma non riesce a decifrare.
L´odore del sangue, la disperazione, risvegliano qualcosa in lui che mai aveva provato, ma che sente appartenergli da sempre, sopito in un qualche luogo profondo e nascosto della sua natura. Un´eccitazione, un fremito, bassi, appena percepibili, il battito del cuore che accelera, i movimenti che si fanno piú scattanti, la vista piú acuta.
Questi altri uomini, pazzi anch´essi, si muovono decisi, con la coscienza di ció che fanno, o forse solo con un istinto. Sono aggressivi, hanno un aspetto bestiale, come deformato da un male terribile, sporchi e insanguinati. Alcuni hanno delle armi, attaccano con una ferocia inimmaginabile, non sentono dolore e si fermano solo quando la vita li abbandona.
Ogni incontro con tali esseri é cruento. Il gruppo si muove ora sempre piú svelto, quasi incurante della copertura offerta dalle macerie, dalle ombre, é una caccia. Sono cacciatori e sono prede per gli esseri che essi stessi cacciano. Il sangue chiama sangue.
Non vi é nessun altro, che non sia folle o furioso o morto.
Due cose attirano l´attenzione di Jacho e dei suoi compagni, il drow e lo studioso Tiefling: un edificio piú maestoso degli altri, cinto di mura, ed una statua singolare.
Il palazzo sembra essere stato un edificio governativo, potrebbe contenere documenti, resoconti che aiutino a comprendere l´accaduto, ma la porta é irraggiungibile, sbarrata da una barricata data alle fiamme. Non vi é modo di entrare, devono allontanarsi perché rimanere all´aperto immobili é pericoloso. Chi ha creato quella barriera é riuscito nel suo intento, sia che volesse tenere qualcuno fuori, sia che volesse esiliare qualcuno all´interno.
La statua raffigura uno strano essere, un demonio, un Tiefling, un uomo cornuto, grasso e feroce. Alla base sangue dapertutto, rappreso e piú fresco. Una pira brucia, carbonizzando alcuni corpi mutilati, infilati su pali di legno.
Che l´elfo intendesse mostrargli questo ? Che intendesse mostrarlo a Evren ? Perché mai ? La statua ha attratto subito la loro curiositá: col sangue ed i corpi offre uno spettacolo blasfemo e crudele. Tutto sembra organizzato, non frutto di follia, ma non c´é nessuno che assista alla scena, nessuno che nemmeno vi volga uno sguardo a parte loro. Per tutto il tempo che rimangono nella cittá, rivolgeranno sempre ad essa gli sguardi rapiti, ovunque si trovino, come se non potessero farne a meno.